"La carità è un dono che Dio fa a coloro che osservano i suoi comandamenti."
Don Orione

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Mercoledì, 22 Novembre 2017

Il ricordo di Don Carlo Sterpi

<<All’alba del 22 novembre si recitarono le preghiere degli agonizzanti. Tremava la voce a chi gli suggeriva: “Gesù, Giuseppe e Maria… spiri in pace con voi l’anima mia” E don Sterpi rispondeva in un soffio parola per parola e baciava il Crocifisso che gli veniva accostato alle labbra.
Verso le nove l’Arcivescovo di Tortona venne ancora una volta a confortarlo della sua presenza e della sua preghiera. C’erano tutti i superiori maggiori, i sacerdoti delle Case di Tortona, la Madre superiora e la Vicaria delle Suore. Parecchi dei presenti non sapevano trattenere le lagrime quando il respiro del morente si fece affannoso e le contrazioni del volto segnarono l’imminente transito.
Ai capi del letto vennero accese, come da suo antico desiderio, le quattro candeline benedette della Madonna, da lui custodite con cura gelosa per la sua ultima ora. E così, mentre dagli astanti si mormorava il santo Rosario, gli occhi fissi su quel volto reclinato, alle undici del 22 novembre l’amato padre affidava la propria anima alle braccia materne di Maria SS. da lui teneramente invocata.
Pochi istanti dopo, don Zanocchi lesse la singolare invocazione contenuta in una lettera sigillata di don Sterpi da aprisi solo dopo la sua morte: "E prego la Madonna, mia buona madre che, come essa ha voluto essere presentata al tempio, così voglia presentare la mia anima al suo Divin Figlio, affinché per la sua intercessione la ammetta nel tempio della gloria”.
Lo scritto portava la data del 21 novembre 1948, festa della Presentazione di Maria SS. al Tempio.>>
Così racconta commosso un testimone della morte di Don Carlo Sterpi, che ricordiamo oggi 22 novembre 2017.


Don Carlo Sterpi fu il primo successore di San Luigi Orione alla guida della Piccola Opera della Divina Provvidenza, della quale è considerato anche co-fondatore, non nel senso di portatore del carisma di fondazione, ma in quanto stretto e determinante collaboratore di Don Orione con il quale visse in totale e costante sintonia.
Di grande personalità umana e spirituale, Don Sterpi volle identificarsi proprio come "primo discepolo e collaboratore di Don Orione", del quale tradusse in formazione e organizzazione pratica gli ideali spirituali e le grandi aperture apostoliche. Da parte sua, Don Orione lo ricambiò con stima e affetto singolari. Alla partenza per la prima visita nell'America Latina, nel 1921, scrisse: "Se Iddio mi dicesse: «Ti voglio dare un continuatore che sia secondo il tuo cuore», io gli risponderei: Lasciate, o Signore, poiché già me lo avete dato in Don Sterpi". A conferma della loro fraterna amicizia, vale quanto Don Orione confidò alla vigilia della sua morte: "Sono più di quarant'anni che Don Sterpi ed io ci conosciamo e ci vogliamo bene veramente, bene grande".
Il 12 marzo 1940 Don Orione morì e, il 13 agosto successivo, il primo Capitolo generale elesse unanimemente Don Sterpi quale Direttore generale della Congregazione. Egli si sottopose in quegli anni a una estenuante mole di lavoro nel nuovo incarico affidatogli e, inoltre, dovette fare fronte ai disagi, alle difficoltà e alle preoccupazioni provocate dalla guerra che insanguinò l'Italia dal 1940 al 1945. Manifestò capacità organizzative, lungimiranza e un sacrificio di sé commovente. Ebbe la consolazione di ricevere, il 21 gennaio 1944, l'approvazione pontificia della Congregazione. Quel "decretum laudis" sulle Costituzioni veniva a suggellare 50 anni di lavoro, di sacrifici e di preghiere. Don Sterpi era raggiante, ma non volle celebrazioni esteriori, ma chiese preghiera e fedeltà: "Nelle Costituzioni, su cui è posato il sigillo della Santa Sede - scrisse - è Don Orione che continua a rimanere in mezzo a noi, con tutto il suo spirito".


Pubblichiamo QUI un documento per il dies natalis di Don Sterpi, raccoglie varie bibliografie e frammenti di storia che lo riguardano da vicino.

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Martedì, 21 Novembre 2017

Seregno - Nonni al giropizza

Giovedì scorso, alla pizzeria Infinity di Seregno, cena e brindisi con il gruppo del laboratorio di ergoterapia: dopo l'impegnativo lavoro di assemblaggio, ecco che ci si può dedicare un meritato "giropizza". La giornata è stata piovosa, ma nemmeno la pioggia ha fermato la voglia di festeggiare e stare insieme. Tra una fetta di pizza e l'altra si è potuto ridere, parlare, ricordare esperienze di vita. È stato un momento di vicinanza e di amore che ha rallegrato gli ospiti e gli educatori, che sono usciti dalla pizzeria non solo con la pancia piena ma anche con il cuore colmo di gioia!
Questa è l'ultima uscita prima della prossima primavera, ma non mancheranno certamente altri momenti piacevoli da passare insieme!

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Giovedì, 16 Novembre 2017

Bergamo - Benvenuto Don Alessio

Venerdì 3 novembre 2017 alle ore 10.30, il Centro Don Orione di Bergamo, dà il benvenuto al nuovo Direttore: Don Alessio Cappelli e lo fa con una bella festa, organizzata in “Sala vetrata” dagli ospiti e dal personale tutto che numeroso era presente all’evento.
Commovente la lettera di benvenuto scritta e letta da Angela, un’ospite, che rispecchia il sentire di tutta la
Comunità di Bergamo e che trascriviamo qui di seguito.

Illustrissimo Sig.  Don Alessio
Direttore dell’Istituto Don Orione

Tutti noi del Don Orione: ospiti, personale sanitario, amministrativo e ausiliario, La preghiamo di accogliere le nostre più vive felicitazioni per la Sua nomina a direttore di questo Istituto.
Ci è stato riferito che già da Roma si occupava dell’Opera Missionaria del Don Orione. Questa notizia ha illuminato la nostra mente: “Al Don Orione è arrivata la luce della Verità e dell’Amore.”
Speriamo che Lei ci accolga coi nostri pregi e i nostri difetti. Le assicuriamo che qui regna il rispetto, l’aiuto, la comprensione, la collaborazione e l’Amore, il vero Amore.
Vicino all’eccellente opera sanitaria, per cui niente passa inosservato (sempre vigile), non manca la cura dello spirito mediante musica, gioco, lettura del giornale, feste, corsi di pittura, di ginnastica, coinvolgimento di persone estranee al Don Orione per attività ludiche.
Tutto serve per far sorridere ancora alla vita.
Non a torto c’è chi ha chiamato il Don Orione “l’Istituto degli Angeli Custodi”.
Le siamo vicini con la nostra stima e il nostro Amore, perché la sofferenza è la scuola dell’Amore.
Le auguriamo che il Suo cielo sia sempre azzurro, illuminato dalle stelle e che nessuna nube “osi” oscurarlo.

Angela con tutti del Don Orione

La terra ridona in fiori, il bacio della pioggia del cielo

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Il giorno 21 ottobre presso il Santuario del Volto Santo di Manoppello si è tenuta la giornata di inizio anno dell’istituto Don Orione di Pescara - Avezzano. Alla presenza del sac. Don Bruno Fraulin e del responsabile di struttura Renato Di Fiore si è tenuta una conferenza da parte di Sua Eccellenza Mons. Giovanni D'Ercole sull’attualità del messaggio di San Luigi Orione.
Mons. D’ercole ha messo in risalto vari punti importanti sia per la vita spirituale che lavorativa.
Ha evidenziato la virtù dell’uomo  cristiano, che è colui che è saldo nella speranza contro ogni speranza; poi ha fatto riferimento a San Luigi Orione, che era un uomo di preghiera e ogni giorno aveva bisogno della parola di dio, della preghiera.

“Qualsiasi cosa avvenga io mi fido della parola di dio”.

Nella nostra vita fidarsi di dio è sempre l’origine di tante cose che noi non possiamo neppure immaginare per la loro bellezza.

Infine ha sottolineato che:

- Il Volto Santo è quel volto di dio che ci guarda e in cui è impresso il volto degli uomini carichi di bisogno.

- Il lavoro presso il Don Orione non è un lavoro per il salario anche se necessario, ma deve essere una vera missione!!! Andare incontro agli uomini nel loro bisogno, agli ultimi, ai poveri.

Chiedendo così tra tutti i collaboratori, volontari, operatori un clima di solidarietà, di comprensione e di aiuto reciproco.

All’incontro erano presenti 150 persone e dopo la conferenza è stata celebrata la santa messa, a cui è seguito un momento di pranzo insieme che è stato una grande occasione di familiarità e fratellanza.

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Sabato 11 novembre, presso la Chiesa parrocchiale di “San Pietro Apostolo” è stato presentato il libro del sacerdote orionino Don Arcangelo Campagna. Alla cerimonia erano presenti il vescovo diocesano Mons. Vittorio Francesco Viola che ha iniziato proprio in questo contesto la visita pastorale nella suddetta parrocchia, per la congregazione orionina il vicario generale Don Oreste Ferrari, il direttore provinciale Don Aurelio Fusi e alcuni consiglieri.
Oltre alle autorità civili numerosi sono stati i fedeli che hanno preso parte a questo importante anniversario. Il parroco Don Loris Giacomelli ha avuto parole di ringraziamento per tutti i suoi predecessori e per coloro che hanno contribuito in diversi modi per il bene della parrocchia augurando di continuare sempre al meglio la strada che il Signore giorno dopo giorno ci indica.
Molte sono le testimonianze che si possono citare per dare un titolo a questo tratto di storia e così è bello pensare ad un “filo della carità che percorre la storia della salvezza” e la parola che viene sempre ripetuta fino ai giorni nostri è la parola “sogno”. Dal sogno di Don Orione, “una schiera di giovani preti” proprio in quella stanzetta nell’allora Convento dei Frati Francescani ad oggi dove Papa Francesco ci dice e il vescovo Mons. Viola ha sottolineato nella lettera pastorale: “sogno una scelta missionaria capace di asformare ogni cosa”. Sono passati molti anni ma la Chiesa persegue sempre questo obiettivo di “trasformare il sogno in una realtà concreta” come quello della carità verso il prossimo, che nei Santi Francesco d’Assisi e Luigi Orione troviamo un esempio concreto.
“Ci unisce la fede e questo ci fa sentire una comunità in cammino”, ha detto il vescovo Mons. Viola, riferendosi a questo allora Convento ed ora Parrocchia, passata dai frati agli orionini: “una continuità della carità insegnata dai due santi e noi siamo immersi sulla scia di Don Orione e dobbiamo sentire questo come un dono e una responsabilità”. Il dono è la testimonianza di Don Orione nella sua attenzione ai piccoli e ai poveri e pertanto la nostra responsabilità è il vivere questa dimensione che lo Spirito ci ha suggerito attraverso il santo della carità. “Questo libro ci aiuta a sentire la presenza di Don Orione in questi luoghi, in queste strade e nel volto di molte persone”. Riferendosi a questi giorni di visita pastorale aggiunge come “l’incontrarsi con i diversi gruppi e persone sia un’occasione preziosa di conoscenza rallegrandoci insieme delle cose belle che la comunità vive”. Ed infine una domanda provocatoria che interroga la nostra fede: “Se Don Orione fosse qui che direzione darebbe alla nostra pastorale comunitaria? Ascoltare cosa ci dice il Signore attraverso quella strada che si chiama carità”.
Il vicario generale dell’Opera nel suo saluto ha evidenziato come “a Voghera ci sia una delle radici più importanti dell’albero della famiglia orionina”. E prima dell’intervento dell’autore del volume, ha preso la parola il direttore provinciale Don Aurelio Fusi, che con voce molto commossa, dà una sentita testimonianza, come questo luogo sia “la casa del sogno” e narra due sogni indicati da un confratello e dalle linee pastorali diocesane di quegli anni che si sono realizzati nella sua vita proprio in questa parrocchia dove ha potuto con grande paternità svolgere il ministero di parroco: l’attenzione ai poveri e una conoscenza più profonda della Parola del Signore. “Parola del Signore e poveri, ha rimarcato, sono le due braccia della parrocchia sostenute dal cuore senza confini del santo fondatore”. Anch’egli ha concluso con un interrogativo: “qual è il sogno per il futuro? Saperci consegnare a quella storia che Lui ci ha dato fin d’ora e continua a tracciare. Una storia bellissima, un sogno concreto che si fa storia e che entrerà nella vita e nel cuore di ognuno di noi”. Ed infine è bello e doveroso che la conclusione della narrazione di questo percorso, che non è finito ma ha solamente sostato per ringraziare il Signore venga tratto dalle parole dell’autore don Arcangelo Campagna: “Questa pubblicazione è la consegna di una preziosa eredità della presenza orionina, una storia che aiuta a continuare a credere alla presenza e alla forza del bene; una storia che incoraggia a valorizzare il passato per continuare ad aprirsi ai tempi nuovi e lavorare con la stessa passione per rispondere ai problemi e alle richieste di oggi”.

 

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In questo fine settimana il Don Orione di Ercolano ospita gli atleti d'elite della nazionale italiana di atletica leggera FISDIR. Oggi, 10 novembre ospitano i nuotatori. Il direttore Don Nellusco ha dato il benvenuto a tutta la delegazione nazionale infatti oltre agli atleti ci sono il tecnico nazionale Mauro Ficerai, il medico federale dott.ssa Piera Marchettona, il responsabile federale del progetto il consigliere Francesco Ambrosio.

Per saperne di più consulta QUI la convenzione Don Orione Ercolano e FISDIR.

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Sono passati cinquant’anni dall’Ordinazione sacerdotale di Don Diego Lorenzi nella moderna e maestosa cattedrale di Liverpool. A celebrare la ricorrenza, nella più modesta ma molto bella parrocchia di San Pietro Valdastico (VI), c’erano molti confratelli di Don Diego, parenti e amici venuti anche da lontano.
Il Vicario provinciale Don Gianni Giarolo, tenendo l’omelia, ha ricordato alcuni momenti di questa lunga e generosa fedeltà al Signore, fino a quello ultimo nel quale Don Diego aveva offerto la propria disponibilità per un ulteriore servizio nella missione delle Filippine. La Provvidenza però aveva altri disegni.
Ringraziando i partecipanti, Don Diego ha citato la fiducia incrollabile della sorella Antonietta che, nel momento della prova dovuta all’incidente occorsogli, ha mobilitato un gran numero di persone per dare “l’assalto al Cielo”.  E il Cielo ha dato la sua risposta, dal momento che abbiamo potuto celebrare insieme questa bella festa di famiglia.

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Si è conclusa la terza ed ultima giornata del Convegno Amministrativo dal tema “Il buon amministratore”, quinto giorno della settimana dei Convegni Amministrativi: la giornata è stata vissuta con uno spirito più marcatamente carismatico e di famiglia, con la presentazione ai presenti di quattro testimonianza di “Nuove Opere”. Si tratta di attività portate avanti dalla provincia Religiosa, o da associazioni ad essa vicine, caratterizzate da una gestione snella, da un numero leggero di operatori e che rispondono ad emergenze ed esigenze del nostro tempo:
Emanuele Ferragatta ha presentato il progetto D’HORO (Don Orione Housing) che la sua associazione, in collaborazione con la Caritas Diocesana, sta portando avanti a Torino; si tratta di housing sociale che vede la convivenza di studenti universitari, famiglie sottoposte a sfratto per morosità incolpevole (per perdita del posto di lavoro) e qualche singolo svantaggiato.
 Katia Landi ha illustrato il SEMINARIO DELLA VITA, altra realtà di housing a Campocroce di Mirano che accoglie Mamme in difficoltà e nuclei familiari svantaggiati.
Giorgio Muzioli, ha parlato del BORGO MADRE DELLA TENEREZZA, realtà Genovese che affianca alla tradizionale accoglienza dei genitori di bambini ricoverati una nuova forma di ospitalità volta ad aiutare singoli o famiglie in situazione di disagio economico e sociale.
Raffaele Besutti, infine, ha portato al convegno il nuovo Asilo Nido di Fumo di Corvino, letteralmente; a presentare le attività sono stati due “piccoli alunni” de “La Coccinella”, accompagnati dalle loro mamme e dalla coordinatrice della scuola, un momento allegro e tenero.
Per non perdere di vista gli aspetti legati alla Buona Amministrazione, Demetrio Patrevita ha presentato il nuovo progetto promosso dall’Economato Provinciale, “TUTTAPOSTO”; un monitoraggio attento e sistematico di alcuni aspetti amministrativi che tutte le case dell’Opera sono chiamate ad ottemperare.
Il Convegno si è concluso con i saluti ed i ringraziamenti dell’Economo Provinciale, il pranzo di chiusura, a cui sono seguiti abbracci e saluti, con l’impegno di tanti a mantenere i contatti e a collaborare anche tra case diverse per perseguire il bene comune.
Nel pomeriggio, partiti tutti i convegnisti, si è svolto l’incontro del Segretariato Amministrativo, team promotore ed organizzatore di questo evento, per un primo scambio di impressioni “a caldo” e per cominciare a pianificare le tappe che porteranno al 24° Convegno, che vedrà come location Roma a novembre del prossimo anno.

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FARSI PROSSIMO: IL TALENTO DEL SERVIRE. INCONTRO CON DON FAUSTO BRIONI
Seconda tappa genovese per l’anno di formazione carismatica inaugurato, lo scorso 25 settembre al Paverano, dal Direttore Provinciale don Aurelio Fusi. Il tema indicato da Don Aurelio per l’anno 2017/18, «Guardiamo il futuro con concretezza e ottimismo: le opere di misericordia», è stato declinato da Don Fausto Brioni in un incontro con il personale delle Case genovesi, centrato sulla parabola dei talenti (Mt 25, 14-30) e sulla parabola del buon samaritano (Lc 10, 25-37).
Il sacerdote chiavarese (Parroco di San Giacomo di Rupinaro a Chiavari e Direttore di Telepace) ha incontrato nel mese di ottobre gli operatori delle Case di Genova del Piccolo Cottolengo (12 ottobre: Paverano, Von Pauer, Boggiano Pico e Molassana; 18 ottobre: Camaldoli; 19 ottobre: Castagna).
“Da dove è partito Don Orione in tutto quello che ha fatto nella sua vita?”  ha domandato don Fausto dialogando con gli operatori. “Dal Vangelo, Don Orione aveva gli occhi del Vangelo, ha fatto quello che ha fatto perché vedeva il mondo con gli occhi del Vangelo. E anche a noi fa bene questo, anche noi per andare a lavorare il lunedì con concretezza ed ottimismo abbiamo bisogno di avere questi occhi, di avere queste motivazioni”.
Entrando nello specifico della parabola dei talenti, Don Fausto ha detto che i talenti di cui Gesù parla nella parabola non sono tanto e soltanto alcune particolari abilità umane: “essi sono i beni di Dio, i beni che gli appartengono, i beni che Dio ci ha dato. Questi beni propriamente di Dio li abbiamo ricevuti nel Battesimo, sono la Fede, la Speranza e la Carità. E ce ne accorgiamo quando una persona a noi vicina ha questi talenti (e come se ce ne accorgiamo!), quando una persona nel luogo di lavoro è agli occhi di tutti una persona di fiducia, o una persona capace di infondere speranza o una persona di vera carità. Abbiamo bisogno di stare vicini a queste persone, si sta bene con loro, così come in certi luoghi come Assisi o Medjugorje si sta bene, ci si dice “c’è qualcosa qui che dà pace, che ispira la preghiera!”.
I talenti – ha proseguito don Fausto – bisogna non sotterrarli, bisogna viverli, rischiarli, non puoi dire a tua moglie o a tuo figlio «per una settimana mi prendo una pausa, ne ho bisogno, non ti amo…ma solo per questa settimana!». I doni di Dio non puoi conservarli, devi usarli sempre, non puoi congelarli e usarli dopo. Sono sempre per il qui ed ora. Se non li usi, se non li rischi, li perdi”. Don Fausto ha individuato poi nella neutralità il principio di sotterramento dei talenti.
Il contrario della neutralità è il partecipare, “partecipare con amore alla vita dell’altro e alla croce dell’altro, come fate voi ogni giorno qui con la vostra presenza, la vostra relazione, il vostro lavoro. Chi invece fa il neutrale seppellisce i talenti. Ma non si può essere neutrali sulle cose che contano, voi qui con le persone che assistete e che hanno bisogno, come potreste essere neutrali?”.
Entrando poi nello specifico della parabola del buon samaritano, Don Fausto ha osservato che la domanda posta a Gesù, “Chi è il mio prossimo?”, rischia di essere la tipica domanda di chi pur sapendo benissimo la risposta vuole buttarla sull’intellettuale. La vera domanda non è “Chi è il mio prossimo?”, la vera domanda è “chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. È in base al punto di vista del bisognoso, del sofferente, che si individua chi è il prossimo e il prossimo è chi ne ha avuto compassione, relazionalmente e concretamente. “Concretamente vuol dire amare pur con il poco che siamo e che abbiamo…ma con tutto quel poco: tutto! Per il samaritano il poco era rappresentato da un po’ di vino, un po’ d’olio, il trasporto fino alla locanda, il denaro lasciato all’oste… Sia così anche per ognuno di noi: non saremo mai perfetti e spesso non abbiamo l’ottimale che occorrerebbe per questa o quella situazione di bisogno, ma possiamo amare sempre con quel poco che abbiamo, nelle circostanze concrete nelle quali ci troviamo, senza cedere alla maledizione di rimandare il bene, magari con la buona intenzione di organizzarci per farlo meglio …domani”.

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Vi presentiamo il saluto del Direttore provinciale rivolto ai partecipanti al Simposio ecumenico del 19 ottobre scorso ad Elbasan, in occasione del 25° anniversario degli orionini in Albania.

Gentili autorità civili e religiose,
Pregiatissimi fratelli di altre confessioni e religioni,
Carissimi confratelli e amici,

Mi unisco volentieri a tutti voi che partecipate al 25° anniversario della presenza orionina in Albania. Se confrontati con la storia cristiana del vostro Paese, 25 anni sono veramente poca cosa, ma, nel microcosmo della storia orionina, si tratta di un traguardo significativo, dove la carità di Don Orione si è espressa con iniziative di bene. Infatti, nei primi anni dopo la caduta del regime, i religiosi della Piccola Opera si sono distinti nell'ambito della carità con gesti in favore degli ultimi, come il fondatore ha loro insegnato. Di conseguenza, ricordare la storia orionina in Albania significa celebrare un rendimento di grazie a Dio che ha reso più bella la Congregazione e apprezzata per le sue opere. Ricordare oggi questa storia di bene “è indispensabile per tenere viva l’identità, così come per rinsaldare l’unità della famiglia religiosa” (Francesco, A tutti i Consacrati,1).

In verità gli orionini erano giunti una prima volta nel Paese delle Aquile a metà degli anni trenta, rispondendo positivamente all'invito, più volte reiterato, del Cardinale Fumasoni Biondi, Prefetto della Congregazione di "Propaganda fide". Nemmeno 10 anni dopo, nel 1943, essi dirigevano un orfanotrofio maschile di 100 alunni a Scutari, un'azienda agricola a Bushati, una scuola professionale e la chiesa di san Paolo a Durazzo, una parrocchia a Zoimeni, un incipiente Piccolo Cottolengo a Tirana e un piccolo seminario nella "casa Ceka" presso Scutari. Ben 24 religiosi lavoravano in queste comunità, guidati da Don Sante Gemelli.

Le violenze della guerra e del regime comunista, pur volendo sopprimere ogni segno di umanità e di fede, non sono riuscite nel loro intento per cui, dopo il lungo inverno, la primavera è tornata e gli orionini sono giunti a Elbasan per collaborare alla riedificazione non di case e strade, ma della coscienza e della fede, abbruttite da un regime disumano. In quel contesto difficile, sono giunti i primi missionari, armati di generosità, di fede e di una certa ingenuità, preziosa amica per superare tante difficoltà.

Alcuni religiosi "della prima ora" sono tornati in Italia, mentre altri sono giunti in un secondo momento. Solo Don Giuseppe De Guglielmo è protagonista in prima persona di questa lunga storia che egli ha vissuto per intero. Per questa ragione, la festa del 25° che ha il sapore più di un nuovo inizio che di un traguardo raggiunto, si trasforma in un ringraziamento profondo dell'intera Provincia religiosa a questo confratello che ha annunciato il Vangelo, ha promosso iniziative per i giovani, ha "combattuto la buona battaglia" (2Tim 4,7) della fedeltà in una nazione dove ha dato il meglio della propria esperienza umana, cristiana e sacerdotale.

La ricorrenza dei 25 anni è anzitutto occasione per guardare il passato con gratitudine; infatti, dopo il pronto soccorso dei primi anni, la presenza degli orionini si è consolidata con le due parrocchie di Elbasan e di Bardhaj, l'oratorio, le stazioni missionarie e le tante attività di bene verso i giovani, specie i corsi professionali. Ma la più grande opera di Dio, segno della sua benedizione, sono i tre confratelli Don Dorian, Don Pavlin e il ch. Dritan. Essi sono il segno più grande che il carisma di san Luigi Orione si è ormai radicato nei cuori degli albanesi.

La rilettura sapienziale del passato mette in risalto la fedeltà di Dio che si è manifestata come misericordia. Attraverso di essa, Egli ha reso visibile la sua onnipotenza, come dice una delle collette più antiche del Messale Romano: “O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono” (XXVI Domenica del Tempo ordinario). Per manifestarci la sua presenza, il Signore ha scelto non un’idea astratta, ma un atteggiamento reale, concreto, un sentimento profondo, naturale, fatto di tenerezza e di compassione, di indulgenza e di perdono.

La celebrazione del 25° suggerisce alcune conversioni.
"Al di sopra di tutto vi sia la carità che è il vincolo di perfezione" (Col 3,15), raccomandava l'apostolo Paolo ai Colossesi. Anche oggi, questa è la prima testimonianza, specie in una società come la nostra che si caratterizza per lo scontro, la difficile convivenza tra le culture, la sopraffazione sui più deboli, le disuguaglianze. Questa è la prima forma di fedeltà al progetto di Dio, la più necessaria, quella che garantirà il successo del futuro apostolato.

La seconda conversione consiste nel rimanere fedeli alla missione che ci è stata affidata. I nostri ministeri, le nostre opere, le nostre presenze, rispondono a quanto lo Spirito ha chiesto? Sono adeguate a perseguirne la finalità nella società e nella Chiesa di oggi? C’è qualcosa che dobbiamo cambiare? In altre parole, la ricorrenza del 25° è un interrogativo per chiederci se forse, dopo un primo periodo di eroismo, non si intravvedono già le crepe di una pastorale ripetitiva che fatica a rispondere ai bisogni del popolo. C’è tanto bisogno di sacerdoti, religiosi, operatori pastorali che sappiano portare in ogni ambiente, anche il più lontano, il profumo della carità di Cristo e la misericordia di Dio a tutti, indistintamente. Così raccomandava Papa Francesco ai PP. Capitolari della Congregazione orionina.

Infine, la terza conversione, consiste nel guardare al futuro con iniziative concrete che aprano il cuore all'ottimismo. Non a caso, la ricorrenza che stiamo celebrando, si inserisce nel progetto pastorale provinciale dal tema: "Guardiamo il futuro con concretezza ed ottimismo: le 14 opere di misericordia". Credo che sia giunto il momento di attuare in modo nuovo le parole di Don Orione: "cercare e medicare le piaghe del popolo, curarne le infermità, andargli incontro nel morale e nel materiale: in questo modo la vostra azione sarà non solamente efficace, ma profondamente cristiana e salvatrice" (Scritti 61,114). In altre parole siamo chiamati a lenire le ferite della solitudine, della discordia, della vendetta... “con l’olio della consolazione, a fasciarle con la misericordia e a curarle con la solidarietà e l’attenzione dovuta. Non cadiamo nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza (Francesco, Misericordiae Vultus,15). Quante persone vivono al nostro fianco bisognose di essere accolte, medicate, ascoltate e custodite. Non è giunto, quindi, il tempo di pensare a qualche segno di facile realizzazione che vada in questo senso?

Carissimi, mentre auguro ai miei confratelli e a tutti voi di festeggiare fra venticinque anni, con lo stesso entusiasmo odierno, il 50° della presenza orionina in Albania, chiedo per tutti al Signore "il coraggio del bene" e la perseveranza nell'attuarlo.

Don Aurelio Fusi

(Direttore Provinciale)

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