"Si impara più ai piedi d’un Crocifisso, che dai libri."
Don Orione

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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

 

Los desamparados

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Sabato, 12 Dicembre 2015

Madagascar - Ingresso in Postulato

Martedì 8 dicembre nella cappella del Seminario Orionino Antsofinondry, in Madagascar, durante la celebrazione Eucaristica si è svolto il Rito dell’ingresso in Postulato di 5 seminaristi: Victor Najoroniaina, Faneva Refanomezantsoa, Jean Ranaivoson, Ferdinand Randriamilisoa e Davidasoa Randrianantenaina.
Ha presieduto Don Mamisoa Ramanandafy, delegato dal Provinciale Don Aurelio Fusi ed hanno concelebrato Don Luigi Piotto, Don Randriamaheninaharijaona Désiré e Don Nirinjarisona Jean Philémon.

 

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Giovedì, 10 Dicembre 2015

Tortona - 5 chiese penitenziali

Nella Diocesi di Tortona per disposizione del Vescovo Mons. Vittorio Viola, durante l’anno del Giubileo, cinque chiese sono state chiamate “chiese penitenziali” perché i pellegrini possano trovare grande disponibilità per il Sacramento della Riconciliazione e ottenere l’Indulgenza plenaria per sé o per i propri defunti.
Queste chiese sono sparse per l’intera Diocesi e garantiranno la presenza di sacerdoti disponibili per le Confessioni.
Delle cinque chiese, due sono i nostri Santuari della Madonna della Guardia a Tortona e della Madonna di Caravaggio di Fumo, rispettivamente per i territori di Tortona e dell’Oltrepò Pavese.


Fateci sapere se altre chiese o Santuari dell’Opera Don Orione sono coinvolti in questo ministero speciale dell’Anno della Misericordia, scriveteci a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Giovedì, 10 Dicembre 2015

Papa Francesco sulla Misericordia

​All’udienza generale di ieri, 9 dicembre, il Papa ha svolto la sua catechesi sul significato dell’Anno Santo della misericordia. "Ho aperto qui - ha detto - , nella Basilica di San Pietro, la Porta Santa del Giubileo della Misericordia, dopo averla aperta già nella Cattedrale di Bangui, in Centrafrica. Oggi vorrei riflettere insieme a voi sul significato di questo Anno Santo, rispondendo alla domanda: ma perché un Giubileo della Misericordia? Cosa significa questo?”.

L'essenziale del Vangelo è Gesù, Misericordia fatta carne
“La Chiesa ha bisogno di questo momento straordinario. Non dico: è buono per la Chiesa questo momento straordinario … No, no! Dico: la Chiesa ha bisogno di questo momento straordinario. Nella nostra epoca di profondi cambiamenti, la Chiesa è chiamata ad offrire il suo contributo peculiare, rendendo visibili i segni della presenza e della vicinanza di Dio. E il Giubileo è un tempo favorevole per tutti noi, perché contemplando la Divina Misericordia, che supera ogni limite umano e risplende sull’oscurità del peccato, possiamo diventare testimoni più convinti ed efficaci. Volgere lo sguardo a Dio, Padre misericordioso, e ai fratelli bisognosi di misericordia, significa puntare l’attenzione sul contenuto essenziale del Vangelo: Gesù, la Misericordia fatta carne, che rende visibile ai nostri occhi il grande mistero dell’Amore trinitario di Dio. Celebrare un Giubileo della Misericordia equivale a mettere di nuovo al centro della nostra vita personale e delle nostre comunità lo specifico della fede cristiana., cioè Gesù Cristo, il Dio misericordioso”.


Ciò che piace di più a Dio è perdonare
“Un Anno Santo, dunque, per vivere la misericordia. Sì, cari fratelli e sorelle, questo Anno Santo ci è offerto per sperimentare nella nostra vita il tocco dolce e soave del perdono di Dio, la sua presenza accanto a noi e la sua vicinanza soprattutto nei momenti di maggiore bisogno. Questo Giubileo, insomma, è un momento privilegiato perché la Chiesa impari a scegliere unicamente “ciò che a Dio piace di più”. E, che cosa è che “a Dio piace di più”? Perdonare i suoi figli, aver misericordia di loro, affinché anch’essi possano a loro volta perdonare i fratelli, risplendendo come fiaccole della misericordia di Dio nel mondo”.


La gioia di Dio è perdonare
A braccio ha aggiunto: “Questo è quello che a Dio piace di più. Sant’Ambrogio in un libro di teologia che aveva scritto su Adamo, prende la storia della creazione del mondo e dice che Dio ogni giorno, dopo aver fatto una cosa - la luna, il sole o gli animali – dice: ‘Ed io vidi che questo era buono’. Ma quando ha fatto l’uomo e la donna, la Bibbia dice: ‘Vidi che questo era molto buono’. Sant’Ambrogio si domanda: ‘Ma perché dice molto buono?’. Perché Dio è tanto contento dopo la creazione dell’uomo e della donna? Perché alla fine aveva qualcuno da perdonare. È bello eh? La gioia di Dio è perdonare, l’essere di Dio è misericordia. Per questo in quest’anno dobbiamo aprire i cuori, perché questo amore, questa gioia di Dio ci riempia tutti di questa misericordia”.


Niente è più importante della misericordia
“Il Giubileo sarà un ‘tempo favorevole’ per la Chiesa se impareremo a scegliere ‘ciò che a Dio piace di più’, senza cedere alla tentazione di pensare che ci sia qualcos’altro che è più importante o prioritario. Niente è più importante di scegliere ‘ciò che a Dio piace di più’, cioè la sua misericordia, il suo amore, la sua tenerezza, il suo abbraccio, le sue carezze!”.

La misericordia costruisce un mondo più umano
“«Sentire forte in noi la gioia di essere stati ritrovati da Gesù, che come Buon Pastore è venuto a cercarci perché ci eravamo smarriti» (Omelia nei Primi Vespri della Domenica della Divina Misericordia, 11 aprile 2015): questo è l’obiettivo che la Chiesa si pone in questo Anno Santo. Così rafforzeremo in noi la certezza che la misericordia può contribuire realmente all’edificazione di un mondo più umano. Specialmente in questi nostri tempi, in cui il perdono è un ospite raro negli ambiti della vita umana, il richiamo alla misericordia si fa più urgente, e questo in ogni luogo: nella società, nelle istituzioni, nel lavoro e anche nella famiglia”.

Essere testimoni di misericordia
Quindi ha concluso: “Cari fratelli e sorelle, mi auguro che, in questo Anno Santo, ognuno di noi faccia esperienza della misericordia di Dio, per essere testimoni di ‘ciò che a Lui piace di più’. È da ingenui credere che questo possa cambiare il mondo? Sì, umanamente parlando è da folli, ma «ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1 Cor 1,25). Grazie”.

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Ieri, martedì 8 dicembre, presso la Basilica Santuario “Madonna della Guardia” in Tortona, si è concluso l’anno centenario di fondazione delle PSMC con una solenne concelebrazione presieduta dal vescovo orionino di Ascoli-Piceno, Mons. Giovanni D’Ercole. Erano presenti anche l’economo generale don Fulvio Ferrari ed il consigliere generale Joao Batista De Freitas. Al termine della celebrazione anche il vescovo diocesano Mons. Vittorio Viola si è recato in Basilica per un fraterno saluto.


“Di qui partirà la mia misericordia e la mia gloria”. Questa frase, che Don Orione disse essere pronunciata da quella piccola statuetta del Sacro Cuore posta ancora oggi nella Casa Madre delle Suore, è la giaculatoria che colora una particolare giornata di “conclusione” dell’Anno centenario di fondazione delle PSMC e nel contempo di “apertura” dell’Anno Santo della Misericordia.

Con il canto “Maranathà, vieni Signore Gesù”, la corale di Pontecurone ha dato inizio alla celebrazione eucaristica nella quale tre sorelle Juniores hanno rinnovato la loro professione religiosa. Nell’omelia (ascoltabile QUI) Mons. D’Ercole in modo molto familiare ed incisivo ha espresso la gratitudine al Signore per il servizio delle suore ricordando che questa missione loro affidata sia instancabile e senza riserve.
Al termine la Madre generale Sr. Mabel Spagnuolo ha sottolineato tre espressioni: gratitudine, gioia e speranza, che sono la sintesi di questo anno di ringraziamento al Signore per una tappa molto importante del ramo femminile della congregazione orionina.

Diamo lode a Dio e per l’intercessione e la protezione della Madre immacolata e di San Luigi Orione, la congregazione orionina possa essere più un faro di carità che arrivi fino ai confini del mondo.

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Ieri mattina, 8 dicembre, i nostri giovani del Movimento Giovanile Orionino hanno partecipato alla Santa Messa di apertura del Giubileo, come conclusione di un incontro formativo vissuto a Velletri dal 5 dicembre  (Vedi articolo).

Inizia anche per i giovani orionini, sole o tempesta del domani, l'anno giubilare della misericordia.

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Martedì, 08 Dicembre 2015

25° mons. Gemma

La celebrazione si è svolta ieri 7 dicembre, vigilia della solennità dell'Immacolata, nel giubileo della sua elezione episcopale in San Pietro, presso l'altare della "Cattedra".
Trentadue i concelebranti, tra cui il vicario generale, don Achille Morabito, il provinciale, don Aurelio Fusi, don Eldo Mussi e tanti altri confratelli ed amici sacerdoti.
Ha partecipato all'Eucaristia anche mons. Francesco Cuccarese, arcivescovo emerito di Pescara Penne.
Hanno animato la concelebrazione con il canto i chierici dell'Istituto Teologico di Roma. Il servizio liturgico è stato espletato dai teologi e dai seminaristi di Velletri.
Prima della benedizione finale il vicario generale, don Achille Morabito, ha portato il saluto, l'augurio della Congregazione, ma anche la gratitudine per il magistero ed il suo zelo pastorale a servizio della Chiesa.

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Martedì, 08 Dicembre 2015

L'Immacolata concezione

Nel cammino santo dell’Avvento, la Chiesa ci fa venerare Maria come Colei che, per grazia, non è stata intaccata dal male. L’Immacolata diventa per noi segno di sicura speranza e ci testimonia che il male non avrà l’ultima parola. Il rettore della Basilica della Madonna della Guardia di Tortona, don Renzo Vanoi, ci offre un commento, su questa importante solennità.

Celebrando i santi Misteri riconosciamoci immensamente grati nei confronti della Vergine Madre che, per il suo “Sì!” incondizionato ci ha aperto il passaggio alla Salvezza. Da Lei impariamo a dire con prontezza e generosità il nostro “Eccomi!” al Signore in ogni momento della nostra vita.

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"E' la mia prima ordinazione diaconale", ha esordito Mons. Angelo de Donatis "perché anch'io sono stato consacrato vescovo da poche settimane. Sono trepidante ma pieno di gioia".
"Sono tre bravi figlioli", ha detto il superiore generale Don Flavio Peloso chiedendo al Vescovo l'ordinazione dei tre giovani. "Vengono tra tre Paesi diversi e distanti tra loro. Sono venuti a Roma per completare la loro formazione presso i luoghi degli apostoli Pietro e Paolo e del Papa, e presso i luoghi di Don Orione. Dalle informazioni assunte dai loro formatori e dalla gente che li ha conosciuti nel loro Paese e qui in Italia, attesto che ne sono degni".

Così, durante la celebrazione della Messa nella Parrocchia di Ognissanti, ieri 6 dicembre 2015, Heritiana Rasoamiaramanana (Madagascar), Raju Sovraj (India) e Polycarpe Tapsoba (Burkina Faso) sono stati ordinati Diaconi. Erano presenti oltre 50 sacerdoti, tra i quali anche molti amici provenienti dalle nazioni di appartenenza dei tre diaconi.

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Sabato, 05 Dicembre 2015

II Domenica di Avvento

“Preparare la via al Signore che viene” Il rettore della Basilica Santuario “Madonna della Guardia” di Tortona ci offre il commento della Liturgia che ha scelto di far ruotare attorno alla figura del Battista tutta la tematica di questa Seconda Domenica di Avvento. Giovanni è un testimone privilegiato del Messia. È colui che lo riconosce come veniente e già presente, e ci insegna come attenderlo, come prepararci alla sua venuta. La salvezza del Signore è universale, perché il suo amore non esclude nessuno. Preparare la via del Signore significa, dunque, rimuovere gli ostacoli che impediscono il suo accesso nella nostra vita.

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Domenica, 29 Novembre 2015

A Bangui Francesco apre la porta Santa

È iniziato il Giubileo straordinario della Misericordia. È cominciato con oltre una settimana d'anticipo rispetto all'apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro. Poco fa Papa Francesco ha aperto la porta in legno e vetro della cattedrale di Bangui, in Centrafrica. Prima di spalancarla, ha spiegato parlando a braccio il significato di questo suo gesto.

«Oggi Bangui diviene la capitale spirituale del mondo - ha detto il Pontefice - L'Anno Santo della Misericordia arriva in anticipo a questa terra, una terra che soffre da diversi anni la guerra, l'odio , l'incomprensione, la mancanza di pace».

«In questa terra sofferente - ha continuato - ci sono tutti i Paesi del mondo che sono passati per la croce della guerra. Bangui diviene la capitale spirituale della preghiera per la misericordia del Padre. Tutti noi chiediamo pace, misericordia, riconciliazione, perdono, amore. Per Bangui, per tutta la Repubblica Centrafricana e per tutti i Paesi che soffrono la guerra, chiediamo la pace!».

Poi Francesco, come ha già fatto più volte durante questo viaggio in Africa, ha chiesto a tutti i fedeli di ripetere con lui questa preghiera: «Tutti insieme chiediamo amore e pace!». E l'ha pronunciata nella lingua locale: «Ndoye siriri, amore e pace!».

«E adesso - ha ripreso - con questa preghiera incominciamo l'Anno Santo qui, in questa capitale spirituale del mondo oggi». Quindi si è girato verso la porta centrale della cattedrale, e l'ha aperta, rimanendo per un istante con le braccia aperte, mentre i fedeli all'interno applaudivano e s'inginocchiavano.

Nell'omelia della messa che apre l'Avvento nel rito romano, Francesco ha detto: «Attraverso di voi, vorrei salutare anche tutti i Centrafricani, i malati, le persone anziane, i feriti dalla vita. Alcuni di loro sono forse disperati e non hanno più nemmeno la forza di agire, e aspettano solo un’elemosina, l’elemosina del pane, l’elemosina della giustizia, l’elemosina di un gesto di attenzione e di bontà. Chiediamo la grazia, l'elemosina della pace!».

Il Papa ha detto che ci si deve liberare, grazie a Gesù, «dalle concezioni della famiglia e del sangue che dividono, per costruire una Chiesa-Famiglia di Dio, aperta a tutti, che si prende cura di coloro che hanno più bisogno. Ciò suppone la prossimità ai nostri fratelli e sorelle, ciò implica uno spirito di comunione. Non è prima di tutto una questione di mezzi finanziari; basta in realtà condividere la vita del popolo di Dio».

Francesco ha ricordato che una delle esigenze essenziali della vocazione cristiana «è l’amore per i nemici, che premunisce contro la tentazione della vendetta e contro la spirale delle rappresaglie senza fine. Gesù ha tenuto ad insistere su questo aspetto particolare della testimonianza cristiana. Gli operatori di evangelizzazione devono dunque essere prima di tutto artigiani del perdono, specialisti della riconciliazione, esperti della misericordia».

«Dovunque - ha continuato il Pontefice - anche e soprattutto là dove regnano la violenza, l’odio, l’ingiustizia e la persecuzione, i cristiani sono chiamati a dare testimonianza di questo Dio che è amore». E la «testimonianza dei pagani sui cristiani della Chiesa primitiva deve rimanere presente al nostro orizzonte come un faro: "Vedete come si amano, si amano veramente"».

«Dio è più forte di tutto - ha detto ancora Papa Bergoglio - Questa convinzione dà al credente serenità, coraggio e la forza di perseverare nel bene di fronte alle peggiori avversità. Anche quando le forze del male si scatenano, i cristiani devono rispondere all’appello, a testa alta, pronti a resistere in questa battaglia in cui Dio avrà l’ultima parola. E questa parola sarà d’amore!».

Francesco ha così concluso: «A tutti quelli che usano ingiustamente le armi di questo mondo, io lancio un appello: deponete questi strumenti di morte; armatevi piuttosto della giustizia, dell’amore e della misericordia, autentiche garanzie di pace». Gli ultimi passaggi dell'omelia sono stati sottolineati da molti applausi da parte dei fedeli.

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