"Gesù dalla croce ci offre una moltitudine di gente da salvare."
Don Orione

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Il brano di oggi è parte del cosiddetto discorso della pianura del Vangelo di Luca, che si ritrova anche in Matteo e Marco, e può essere suddiviso in tre parti.

La prima contiene le frasi più forti e provocanti, capaci di mettere in crisi chiunque: amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odionano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. "Caro Gesù, questo è troppo!" viene da pensare a molti.

La seconda parte spiega perché il cristiano deve fare così, perchè deve amare persino chi gli fa del male: l'amore di un cristiano deve essere a pura imitazione di quello di Dio, cioè completamente gratuito, un cristiano deve vivere la misericordia perché ha ricevuto da Dio misericordia.

La terza ci spiega che in fondo questo comportamento ci fa anche guadagnare: il perdono, l'abbandono della vendetta, del rancore, della rabbia sono condizioni necessarie per vivere felici.

Difficile sì, ma non impossibile. Difficile farlo da solo, possibile se ci affidiano alla misericordia di DIo.

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Dopo la chiamata dei primi quattro discepoli, la Liturgia ci presenta il discorso della pianura del Vangelo di Luca, che corrisponde con numerose differenze al discorso della montagna del Vangelo di Matteo.

Luca, autore delicato e sensibile, fa seguire alle sue quattro beatitudini quattro maledizioni: come mai? Gli studiosi ritengono che appartenessero all'insegnamento originario di Gesù e che Luca le abbia inserite in questo racconto in antitesi alle beatitudini, per far risaltare il significato e la forza di queste.

Si dice nel vangelo che i poveri avranno un regno, che chi ha fame sarà saziato, che ci sarà un sovvertimento della situazione presente: ma cosa vuol dire? Non vuol dire che i poveri diventeranno ricchi, altrimenti Gesù avrebbe solo invertito a turno gli infelici e gli sfortunati. Questo sovvertimento richiama le parole di Isaia, lette da Gesù nella sinagoga di Nazareth: il momento in cui Dio si prenderà cura del suo popolo è qui, ora, si compie in Gesù.

L'invito è quello di rovesciare le situazioni di ingiustizia, perché i poveri contano presso Dio: da questo amore e non motivi sociologici o politici nasce il diritto dei poveri a chiedere giustizia. Non si è beati perché si vive una situazione triste, si è beati perché Gesù ha restituito la dignità ai poveri, agli scartati, si è betati quando si sa condividere con i meno fortunati: l'ostacolo sono le ricchezze, l'attaccamento e la fede solo nel denaro, che impediscono di condividere ed essere giusti.

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Il Vangelo di oggi ci presenta la chiamata dei primi discepoli.

Confrontando i sinottici, ci si accorge che in Luca la chiamata avviene come conseguenza di una pesca miracolosa, fatto che non è presente in Matteo e Marco.

L'evangelizzazione è il primo compito dei discepoli, di tutti i discepoli, quelli di ieri e quelli di oggi: annunciare che Gesù è la Buona notizia, ti ama, ha dato la sua vita per te ed ora è al tuo fianco. Se manca questo annuncio, il resto rischia di essere moralismo.

In Luca Pietro è il protagonista di tutta la scesa: è sua la barca che usa Gesù, è a lui che si rivolge dicendogli di prendere il largo e gettare le reti, è Pietro che proclama la fede nella Parola di Gesù e lo chiama Signore, è Pietro che Gesù chiama a seguirlo.

La Provvidenza manda il Pietro di cui la Chiesa ha bisogno in quel momento, Pietro è sempre Pietro e come il primo Pietro con le sue debolezze ci somiglia molto.

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Il Vangelo di oggi è la continuazione di quello di domenica scorsa.

Colpisce il contrasto tra il versetto 22, "tutti erano meravigliati dalle parole di grazia" dette da Gesù, e quelli successivi che sfociano nello sdegno e nel tentativo di uccidere Gesù stesso: Luca ci fa intravedere in questo passaggio la sorte futura di Gesù.

Come mai questa ostilità da parte dei suoi paesani verso Gesù? Probabilmente un po' di invidia, ma anche il fatto che Gesù abbia fatto miracoli a Cafarnao e non a Nazareth, come se il miracolo fosse motivo di lustro per il paese, di prestigio campanilistico.

Gli abitanti di Nazareth non riescono ad andare oltre il fatto umano, non comprendono il mistero profondo della realtà di Gesù: chi è dunque Gesù?

Un grande maestro, un saggio, un moralista? Chi è Gesù per me? Questa la domanda a cui ogni cristiano, nella sua giornata, nella sua vita deve rispondere, con la fede e con i fatti.

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Il Vangelo di questa domenica è composto da due parti, il prologo del Vangelo di Luca ed il capitolo quarto.

Il prologo è un vero gioiello letterario, in questi quattro versetti Luca ci offre un nitido autoritratto; egli è un rappresentante della seconda generazione di cristiani, un uomo istruito e ricercatore accurato delle tradizioni. Sono versetti importanti, che mostrano la serietà con cui l'evangelista ha condotto le sue ricerche, per rendersi conto della solidità degli insegnamenti ricevuti dai testimoni oculari della vita di Gesù.

Nel capito quarto, Luca descrive Gesù nella sinagoga di Nazareth, che legge un brano di Isaia e non ne fa l'esegesi, perché dichiara che quella profezia si è compiuta in quel giorno. Luca sottolinea con forza quel termine "oggi".

La salvezza di Gesù è un evento contemporaneo a chiunque legge o ascolta il vangelo, l'incontro con il Cristo è possibile a chiunque, in ogni tempo: ogni giorno è l'oggi della salvezza.

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Il vangelo di Giovanni di presenta il primo dei segni operati da Gesù: l'acqua tramutata in vino. L'evangelista Giovanni non usa la parola miracoli, ma segni: non sono solo dei fatti straordinari, ma  hanno in se stessi un valore di significazione simbolica: il segno serve a rivelare un aspetto del mistero di Cristo.

Gesù è a Cana di Galilea, invitato ad un banchetto di nozze. A quale mistero rimanda l'episodio dell'acqua cambiata in vino? Il matrimonio che si celebra è quello tra Cristo e l'umanità, il segno rimanda a qualcosa di più alto della benedizione a due sposi, alll'amore di Dio per gli uomini che culminerà con la Croce.

Il messianismo che Gesù rivela a Cana è tutto proteso all'ora, che in Giovanni è l'ora della Croce: ecco perché Gesù dice alla madre "non è ancora la mia ora". Proprio alla luce della Croce si capisce la natura profonda della gloria che a Cana per la prima volta si è fatta manifesta: potrebbe sembrare strano o addirittura scandaloso affermare che la gloria si riveli sulla Corce, che per molti è il luogo dell'umiliazione e della sconfitta. Ma questa gloria non è quella umana, la gloria di Giovanni è la manifestazione del mistero profondo di Dio, che è l'amore.

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Domenica, 13 Gennaio 2019

Il Battesimo, una grande epifania

Con la festa del Battesimo di Gesù si chiude il tempo liturgico del Natale e riprende il cammino del tempo ordinario, che arriverà fino al 5 marzo. Il 6 marzo, mercoledì delle Ceneri, inizierà il tempo di Quaresima.

Come mai il Battesimo di Gesù viene celebrato dopo la solennità dell'Epifania? Anche il Battesimo può essere considerato un'epifania, una grande rivelazione della missione di salvezza proprio all'inizio della vita pubblica di Gesù. Le prime comunità cristiane hanno dato grande importanza a questo evento, che si trova nei tre vangeli sinottici, in Giovanni e negli Atti degli Apostoli.

Il Vangelo di Oggi è composto da due parti: nella prima assistiamo alla risposta del Battista alla gente, che lo riteneva il Messia, nella seconda abbiamo la descrizione del Battesimo di Gesù.

A molti può sorgere la domanda: ma se Gesù è il Figlio di Dio, perché si mette in fila per farsi battezzare, per la remissione dei peccati? Il gesto di Gesù esprime la sua profonda solidarietà con il popolo peccatore, non si pone al di fuori della storia del suo popolo, ma si inserisce in essa. Questà è la novità del messianismo di Gesù: non si fa battezzare per i propri peccati, ma per i peccati del suo popolo, per i nostri.

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Epifania è una parola di origine greca, che significa manifestazione. Inizialmente, il Natale e l'Epifania erano un'unica festa, che celebrava l'incarnazione di Dio, la sua manifestazione. Nella tradizione occidentale questa festa era il 25 dicembre, in quella orientale il 6 gennaio, date legate simbolicamente al periodo in cui la luce torna a prevalere sul buio.

Nelle chiese occidentali, le deu feste hanno ora due oggetti distinti, a Natale la nascita di Cristo, nell'Epifania si celebrano i Magi, primizia delle genti, cioè l'omaggio di tutti i popoli a Dio venuto sulla terra. I  Magi sono personaggi cari alla tradizione, secondo la quale si chiamano Gaspare, Baldassarre e Melchiorre: sempre secondo la tradizione le loro reliquie si trovano a Milano, nella Chiesa di Sant'Eustorgio, Vescovo del IV secolo.

L'episodio del Vangelo mette in luce che il Bambino di Betlemme sarà un vero liberatore, anche se osteggiato. Chi crede in lui sa che il Messia avrà contro tutte le forze legate al potere, ma il suo astro brillerà e si leverà nel cielo della Storia attirando anche i popoli più lontani.

I Magi sono il simbolo dell'uomo in ricerca della verità, sono l'immagine dell'universalità della salvezza: ogni uomo, di ogni luogo e nazione, come i magi, può scegliere se chiudersi o aprirsi alle proposte di Dio. 

Mettiamoci dunque in cammino, come i Magi, e lasciamo guidare dalla stella chè è Gesù, mettiamoci in cammino con coraggio, senza temere gli Erodi di oggi, ma non avranno l'ultima parola, come i Magi contempliamo il Bambino donandogli semplicemente il nostro cuore.

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La festa della Sacra Famiglia ci presenta la famiglia nella sua quotidianità, dopo averla vista nella solennità del Natale nella capanna di Betlemme.

Leggeremo nel Vangelo la parte finale del vangelo dell'infanzia di Luca, con il ritrovamento di Gesù nel tempio. La cornice ell'episodio può sembrare un semplice momento di vita familiare, ma il quadro racchiude un significato più profondo, che si rivela alla fine.

C'è un contrasto significativo, quasi duro, tra le parole di Maria, che parlando di padre intende Giuseppe, e quelle di Gesù che dicendo Padre si riferisce a Dio. Gesù svela la sua obbedienza senza riserve al Padre: egli è chiamato ad essere nelle cose del Padre suo. Luca utilizza il termine "necessario" che verrà poi usato anche per indicare la sua obbedienza fino alla croce.

Le parole di Gesù non vengono comprese dai suoi genitori: che cosa non hanno compreso? L'appartenenza di Gesù al Padre? Il suo distacco dalla famiglia? Oppure quella parola "è necessario"?

Le parole ed i gesti di Gesù rimangono enigmatici, nascondono qualcosa che svelerà il suo significato più pieno solo dopo, con la Croce.

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La protagonista della quarta domenica di Avvento è Maria.

Nel Vangelo dell'infanzia di Luca, dopo la nascita di Gesù viene presentata la visitazione di Maria alla cugina Elisabetta. In questo brano ci sono due cantici, quello di Elisabetta, che leggiamo oggi, e quello di Maria, il Magnificat.

Luca non intende narrare un fatto storico, ma il suo racconto ha più un intento letterario e teologico: mettere insieme le due future mamme così che ambedue possano lodare Dio che interviene nella loro vita.

Per quale motivo Maria si reca da Elisabetta? Si può pensare al motivo di essere di aiuto alla parente in un momento delicato come la gravidanza, ma, come fa notare il biblista Bruno Maggioni, da nessuna parte del testo viene suggerito un motivo di aiuto, tanto che Maria ritorna a casa prima della nascita di Giovanni. All'evangelista Luca non interessa il motivo, ma cosa è successo in quell'incontro: il viaggio di Maria è la cornice, il quadro è la rivelazione del bambino che porta in grembo.

Non possiamo escludere la sensibilità di Maria verso la cugina, ma ad un livello più profondo siamo in un contesto di rivelazione: mettersi in viaggio per incontrare Gesù e per gioire della sua presenza nella nostra vita.

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