"Avanti o fratello, l’avvenire è dei generosi."
Don Orione

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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Il vangelo di Giovanni di presenta il primo dei segni operati da Gesù: l'acqua tramutata in vino. L'evangelista Giovanni non usa la parola miracoli, ma segni: non sono solo dei fatti straordinari, ma  hanno in se stessi un valore di significazione simbolica: il segno serve a rivelare un aspetto del mistero di Cristo.

Gesù è a Cana di Galilea, invitato ad un banchetto di nozze. A quale mistero rimanda l'episodio dell'acqua cambiata in vino? Il matrimonio che si celebra è quello tra Cristo e l'umanità, il segno rimanda a qualcosa di più alto della benedizione a due sposi, alll'amore di Dio per gli uomini che culminerà con la Croce.

Il messianismo che Gesù rivela a Cana è tutto proteso all'ora, che in Giovanni è l'ora della Croce: ecco perché Gesù dice alla madre "non è ancora la mia ora". Proprio alla luce della Croce si capisce la natura profonda della gloria che a Cana per la prima volta si è fatta manifesta: potrebbe sembrare strano o addirittura scandaloso affermare che la gloria si riveli sulla Corce, che per molti è il luogo dell'umiliazione e della sconfitta. Ma questa gloria non è quella umana, la gloria di Giovanni è la manifestazione del mistero profondo di Dio, che è l'amore.

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Domenica, 13 Gennaio 2019

Il Battesimo, una grande epifania

Con la festa del Battesimo di Gesù si chiude il tempo liturgico del Natale e riprende il cammino del tempo ordinario, che arriverà fino al 5 marzo. Il 6 marzo, mercoledì delle Ceneri, inizierà il tempo di Quaresima.

Come mai il Battesimo di Gesù viene celebrato dopo la solennità dell'Epifania? Anche il Battesimo può essere considerato un'epifania, una grande rivelazione della missione di salvezza proprio all'inizio della vita pubblica di Gesù. Le prime comunità cristiane hanno dato grande importanza a questo evento, che si trova nei tre vangeli sinottici, in Giovanni e negli Atti degli Apostoli.

Il Vangelo di Oggi è composto da due parti: nella prima assistiamo alla risposta del Battista alla gente, che lo riteneva il Messia, nella seconda abbiamo la descrizione del Battesimo di Gesù.

A molti può sorgere la domanda: ma se Gesù è il Figlio di Dio, perché si mette in fila per farsi battezzare, per la remissione dei peccati? Il gesto di Gesù esprime la sua profonda solidarietà con il popolo peccatore, non si pone al di fuori della storia del suo popolo, ma si inserisce in essa. Questà è la novità del messianismo di Gesù: non si fa battezzare per i propri peccati, ma per i peccati del suo popolo, per i nostri.

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Epifania è una parola di origine greca, che significa manifestazione. Inizialmente, il Natale e l'Epifania erano un'unica festa, che celebrava l'incarnazione di Dio, la sua manifestazione. Nella tradizione occidentale questa festa era il 25 dicembre, in quella orientale il 6 gennaio, date legate simbolicamente al periodo in cui la luce torna a prevalere sul buio.

Nelle chiese occidentali, le deu feste hanno ora due oggetti distinti, a Natale la nascita di Cristo, nell'Epifania si celebrano i Magi, primizia delle genti, cioè l'omaggio di tutti i popoli a Dio venuto sulla terra. I  Magi sono personaggi cari alla tradizione, secondo la quale si chiamano Gaspare, Baldassarre e Melchiorre: sempre secondo la tradizione le loro reliquie si trovano a Milano, nella Chiesa di Sant'Eustorgio, Vescovo del IV secolo.

L'episodio del Vangelo mette in luce che il Bambino di Betlemme sarà un vero liberatore, anche se osteggiato. Chi crede in lui sa che il Messia avrà contro tutte le forze legate al potere, ma il suo astro brillerà e si leverà nel cielo della Storia attirando anche i popoli più lontani.

I Magi sono il simbolo dell'uomo in ricerca della verità, sono l'immagine dell'universalità della salvezza: ogni uomo, di ogni luogo e nazione, come i magi, può scegliere se chiudersi o aprirsi alle proposte di Dio. 

Mettiamoci dunque in cammino, come i Magi, e lasciamo guidare dalla stella chè è Gesù, mettiamoci in cammino con coraggio, senza temere gli Erodi di oggi, ma non avranno l'ultima parola, come i Magi contempliamo il Bambino donandogli semplicemente il nostro cuore.

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La festa della Sacra Famiglia ci presenta la famiglia nella sua quotidianità, dopo averla vista nella solennità del Natale nella capanna di Betlemme.

Leggeremo nel Vangelo la parte finale del vangelo dell'infanzia di Luca, con il ritrovamento di Gesù nel tempio. La cornice ell'episodio può sembrare un semplice momento di vita familiare, ma il quadro racchiude un significato più profondo, che si rivela alla fine.

C'è un contrasto significativo, quasi duro, tra le parole di Maria, che parlando di padre intende Giuseppe, e quelle di Gesù che dicendo Padre si riferisce a Dio. Gesù svela la sua obbedienza senza riserve al Padre: egli è chiamato ad essere nelle cose del Padre suo. Luca utilizza il termine "necessario" che verrà poi usato anche per indicare la sua obbedienza fino alla croce.

Le parole di Gesù non vengono comprese dai suoi genitori: che cosa non hanno compreso? L'appartenenza di Gesù al Padre? Il suo distacco dalla famiglia? Oppure quella parola "è necessario"?

Le parole ed i gesti di Gesù rimangono enigmatici, nascondono qualcosa che svelerà il suo significato più pieno solo dopo, con la Croce.

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La protagonista della quarta domenica di Avvento è Maria.

Nel Vangelo dell'infanzia di Luca, dopo la nascita di Gesù viene presentata la visitazione di Maria alla cugina Elisabetta. In questo brano ci sono due cantici, quello di Elisabetta, che leggiamo oggi, e quello di Maria, il Magnificat.

Luca non intende narrare un fatto storico, ma il suo racconto ha più un intento letterario e teologico: mettere insieme le due future mamme così che ambedue possano lodare Dio che interviene nella loro vita.

Per quale motivo Maria si reca da Elisabetta? Si può pensare al motivo di essere di aiuto alla parente in un momento delicato come la gravidanza, ma, come fa notare il biblista Bruno Maggioni, da nessuna parte del testo viene suggerito un motivo di aiuto, tanto che Maria ritorna a casa prima della nascita di Giovanni. All'evangelista Luca non interessa il motivo, ma cosa è successo in quell'incontro: il viaggio di Maria è la cornice, il quadro è la rivelazione del bambino che porta in grembo.

Non possiamo escludere la sensibilità di Maria verso la cugina, ma ad un livello più profondo siamo in un contesto di rivelazione: mettersi in viaggio per incontrare Gesù e per gioire della sua presenza nella nostra vita.

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La terza Domenica di Avvento è nota come la domenica Gaudete, perché l'antifona, tratta dalla lettera di San Paolo ai Filippesi, dice "rallegratevi sempre nel Signore". Il tema della liturgia di oggi è la gioia, perché il Signore è vicino.

Il Vangelo presenta ancora la figura di Giovanni Battista, che predica alle folle una conversione, un cambio di vita per accogliere il Signore che viene. Le folle gli chiedono cosa fare per cambiare vita, anche i pubblicani e poi i soldati gli rivolgono la medesima domanda.

Giovanni non indica comportamenti straordinari, ma presenta azioni molto semplici: non importa chi sei, soldato, dottore della legge o pubblicano, importa sapere che Dio ci salva là dove siamo e operiamo, nella giustizia e nella carità.

L'avvento di Gesù è proprio lì, nella carità, dove possiamo praticare con gioia la giustizia e la carità.

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Il capitolo 3 del Vangelo di Luca racconta la vicenda di Giovanni in Battista.

L'evangelista ci fornisce le indicazioni storiche del potere politico e religioso del tempo: Gesù, la sua svolta inaugurata da Giovanni, si staglia netta sullo sfondo di questa storia universale.

Come il Battista, ciascuno di noi deve preparare la via al Signore che viene.

La domanda è sempre la stessa: come mi sto preparando alla venuta del Signore? Come mi sto preparando a questo Natale? Isaia dice che bisogna raddrizzare le strade tortuose, spianare le strade impervie: e le nostre tortuosità si chiamano orgoglio, egoismo, sfiducia.

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Domenica, 02 Dicembre 2018

I domenica di avvento - Vegliate!

Inizia oggi il tempo di avvento, un tempo liturgico tipico dell'occidente, che affonda le radici nelle chiese dei primi secoli.

Il brano di questa prima domenica in preparazione al Natale è parte del cosiddetto discorso escatologico: i segni nel cielo, nella luna e nelle stelle, il fragore e la paura. Con il linguaggio apocalittico del tempo l'evangelista annuncia il rinnovamento di tutte le cose quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria. Verso questo mondo nuovo, rinnovato i discepoli di Cristo orientano la loro attesa: questo nuovo mondo è frutto anche della cooperazione dell'uomo alla salvezza dell'intera umanità.

Il cristiano vive il suo avvento ogni giorno, perché Cristo viene ad ogni momento e bisogna essere pronti ad accoglierlo: bisogna avere un cuore grande e attento a riconoscerlo negli altri, sei fatti di ogni giorno. Un lavoro non facile, che richiede quanto ci dice il Vangelo: vigilare e pregare.

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Domenica, 25 Novembre 2018

Cristo, re dell'universo

Oggi la Chiesa, alla fine dell'anno liturgico, celebra la solennità di Cristo Re, Cristo meta finale dei tempi e dei cicli storici. Domenica prossima, prima domenica di avvento, inizia il nuovo anno liturgico, accompagnato dalla lettura del Vangelo di Luca.

La liturgia di oggi ci offre parte del dialogo tra Gesù e Pilato, capitolo 18 del Vangelo di Giovanni, inizio della passione. Per l'evangelista non è solo il processo davanti al magistrato romano, bensì il grande processo tra Gesù e i Giudei, che non lo hanno riconosciuto. Nei versetti del Vangelo di oggi, Gesù spiega il senso della sua regalità: egli è il testimone per eccellenza della rivelazione messianica.

Ma di quale regalità si tratta? Gesù non regna dominando, scriveva il Cardinale Martini, ma attraendo a sè chiunque sa leggere nella croce la certezza di essere amato da Dio. Non si veste di abiti eleganti, ma si cinge di un asciugatoio per lavare i piedi dei discepoli, di tutta l'umanità: questa è la sconcertante e stupenda icona dell'onnipotenza di Dio, che ci ama fino a questo punto.

L'abito più bello, più regale è un asciugatoio, perché il nostro Re è tale nella sofferenza, nel servizio, nell'amore.

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Con questa domenica termina la lettura del Vangelo di Marco, domenica prossima terminerà l'anno liturgico con la Festa di Cristo Re dell'Universo e la lettura di un brano di Giovanni.

La liturgia di oggi ci offre parte del cosiddetto discorso escatologico di Marco: il testo comprende due parti, una in cui viene presentata la manifestazione gloriosa del Figlio dell'Uomo, l'altra con la breve parabola del fico.

Nel racconto escatologico sono evidenti i richiami alla mondo profetico dell'antico testamento e degli scritti apocaliottici, Marco descrive i segni nel cielo per significare i potenti interventi di Dio nella storia, l'apparizione del Figlio dell'Uomo e la riunificazione degli eletti.

E' un messaggio di speranza, l'ultima parola non spetta al male, il futuro è di Gesù Crocifisso, il Signore che verrà nella gloria, testimoniando che il suo amore donato è più potente anche dell morte.

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