"La carità è un dono che Dio fa a coloro che osservano i suoi comandamenti."
Don Orione

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Dopo il raccono delle tentazioni, la Liturgia ci offre la pagina della Trasfigurazione sul Monte Tabor.

Questo brano getta uno squarcio di luce su Gerusalemme, sul Monte Tabor i discepoli hanno una visione anticipata della gloria di Gesù, prima del passaggio obbligato, duro e incomprensibile della Croce.

Tra i tratti peculiari di Luca in questo racconto c'è la preghiera: solo Luca dice che Gesù si era recato sul monte a pregare, nella notte, mentre i discepoli erano gravati dal sonno. Il sonno e la notte, simbolo delle tanti notti e tenebre della vita, possono essere illuminati solo dalla comunione con Dio Padre: la preghiera di Gesù è l'amore per il Padre, che diventa anche l'amore che Egli ha per noi.

Che significato ha per Luca la parola Trasfigurazione? Luca utilizza un'espressione diversa da Marco e Matteo, ci descrive la trasformazione del volto di Gesù, che mentre prega diventa "altro". Il volto di Gesù è il riflesso di quello di Dio, il nostro volto deve diventare sempre più simile a quello di Dio, per essere anche noi un volto di amore e misericordia e poter arrivare a contemplare un giorno dal vivo il suo volto.

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Con il Mercoledì delle Ceneri, inizia il periodo di quaranta giorni di preghiera, in preparazione alla Pasqua, la Quaresima.

Il Vangelo di Luca della prima domenica di Quaresima racconta le tentazioni di Gesù: lo stesso episodio è presente anche nei vangeli di Marco e Matteo.  Il punto saliente di questo episodio è il contrasto drammatico tra il messianismo vissuto da Gesù e quello atteso dal popolo: il diavolo suggerisce a Gesù di percorrere una via messianica conforme alle attese della sua gente, per essere accettato e popolare, l'alternativa è essere fedele alla Parola di Dio con il rischio di non essere accolto.

L'episodio delle tentazioni segue quello del Battesimo, in cui Dio proclama che Gesù è il suo figlio prediletto: per ben due volte il diavolo insiste su questo fatto, "se tu sei Figlio di Dio", collegandolo però a segni di forza e di potere. La tentazione del diavolo è quella di una via più facile e accomodante, tentazione che si riaffaccerà nel "momento fissato" quando Satana tornerà a insidiare Gesù nella passione.

Queste tentazioni ci riguardano molto da vicino, perché anche noi a volte vogliamo un Gesù più comodo, senza corona di spine, che non chieda azioni così impegnative: anche noi siamo tentati da ricchezza, gloria, potere. Gesù è il modello per resistere alle tentazioni, rimanendo radicati alla Parola: nelle sue risposte al diavolo, cita sempre la scrittura, perché la Parola rimanda continuamente a Dio come unico Signore, che dobbiamo adorare e servire.

Questa è LA tentazione, come dice Papa Benedetto nel suo libro "Gesù di Nazareth", "questo è il nocciolo di ogni tentazione", cioè rimuovere Dio dalla nostra vita.

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Gesù ci ha chiesto domenica scorsa di essere misericordiosi come il Padre, di perdonare perché siamo stati largamente perdonati, e oggi, per evitare fraintendimenti sulla sua parola, con alcune similitudini presenta le caratteristiche dei falsi maestri: ciechi alla misericordia, pretenziosi, giudici severi verso gli altri e benevoli, anzi molto indulgenti verso se stessi.

Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, dice ancora Gesù, la bontà o meno del frutto è il criterio per discernere la bontà o meno della pianta: ma qual è questa pianta?

E' il cuore dell'uomo la sorgente dei suoi frutti: da un cuore buono nascono frutti di bene, da un cuore misericordioso nascono frutti di misericordia. Solo la misericordia di Gesù può guarire i nostri occhi, riempire di frutti buoni le nostre mani. Altrimenti andremo a sbattere contro il muro dell'autosufficienza e dell'orgoglio.

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Maria modello di gioiosa santità: questo il tema che accompagnerà il cammino dei tradizionali “nove sabati” dedicati alla preparazione della solennità liturgica dedicata alla Beata Maria Vergine Incoronata, a Foggia.

Il tema scelto per quest'anno è molto ricco di spunti, anche riferiti alla vita di Don Orione. Don Orione nutriva una devozione filiale profonda per Maria, modello di una santità operosa, fatti di attenzione e amore per gli uomini, presenza viva nelle sue preghiere e in molti episodi miracolosi. E la santità di cui Maria può essere modello oggi è una santità gioiosa, la gioia di chi non può tenere nascosta la felicità di aver incontrato il Signore e lo dimostra al mondo con la vita. Il tema della gioia è molto caro a Papa Francesco e in molti suoi documenti questa parola ritorna, come un tema programmatico del suo pontificato: Evangelii Gaudium, Amoris Laetitia, Gaudete et exsultate.

Il cammino di riflessione e approfondimento, che aiuterà a vivere spiritualmente la ricorrenza dell’apparizione della Madonna, che si celebrerà l‘ultimo sabato di aprile, è iniziato ieri.

Ogni sabato la santa messa alle ore 18 sarà presieduta dal parroco di una parrocchia delle zone limitrofe: ieri ha iniziato il cammino Don Luigi Cella, parroco della Parrocchia del Sacro Cuore di Foggia, il 2 marzo sarà la volta di Don Michele Buenza, Parrocchia della Trasfigurazione del Signore di San Giovanni Rotondo, il 9 marzo Padre Michele Centola, Parrocchia della Purificazione della Beata Vergine Maria e sant'Andrea Parascuso, il 16 marzo Don Antonio Menichella, Parrocchia di San Paolo Apostolo di Foggia, il 25 marzo Padre Giuseppe Minisci, Direttore della comunità dei Giuseppini del Murialdo presso la Parrocchia San Michele di Foggia, il 30 marzo Don Paolo Paolella, Parrocchia di san Vincenzo Martire e Unità Pastorale Francesco in Troia, il 6 aprile Monsignor Francesco Sirufo, Vescovo di Acerenza, il 13 aprile Don Domenico Guida, Parrocchia di Santa Maria Assunta di Panni e Parrocchia San Giovanni Battista di Monteleone di Puglia, il 20 aprile, nono e ultimo sabato, Don Ugo Rega, rettore del Santuario.

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Il brano di oggi è parte del cosiddetto discorso della pianura del Vangelo di Luca, che si ritrova anche in Matteo e Marco, e può essere suddiviso in tre parti.

La prima contiene le frasi più forti e provocanti, capaci di mettere in crisi chiunque: amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odionano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. "Caro Gesù, questo è troppo!" viene da pensare a molti.

La seconda parte spiega perché il cristiano deve fare così, perchè deve amare persino chi gli fa del male: l'amore di un cristiano deve essere a pura imitazione di quello di Dio, cioè completamente gratuito, un cristiano deve vivere la misericordia perché ha ricevuto da Dio misericordia.

La terza ci spiega che in fondo questo comportamento ci fa anche guadagnare: il perdono, l'abbandono della vendetta, del rancore, della rabbia sono condizioni necessarie per vivere felici.

Difficile sì, ma non impossibile. Difficile farlo da solo, possibile se ci affidiano alla misericordia di DIo.

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Dopo la chiamata dei primi quattro discepoli, la Liturgia ci presenta il discorso della pianura del Vangelo di Luca, che corrisponde con numerose differenze al discorso della montagna del Vangelo di Matteo.

Luca, autore delicato e sensibile, fa seguire alle sue quattro beatitudini quattro maledizioni: come mai? Gli studiosi ritengono che appartenessero all'insegnamento originario di Gesù e che Luca le abbia inserite in questo racconto in antitesi alle beatitudini, per far risaltare il significato e la forza di queste.

Si dice nel vangelo che i poveri avranno un regno, che chi ha fame sarà saziato, che ci sarà un sovvertimento della situazione presente: ma cosa vuol dire? Non vuol dire che i poveri diventeranno ricchi, altrimenti Gesù avrebbe solo invertito a turno gli infelici e gli sfortunati. Questo sovvertimento richiama le parole di Isaia, lette da Gesù nella sinagoga di Nazareth: il momento in cui Dio si prenderà cura del suo popolo è qui, ora, si compie in Gesù.

L'invito è quello di rovesciare le situazioni di ingiustizia, perché i poveri contano presso Dio: da questo amore e non motivi sociologici o politici nasce il diritto dei poveri a chiedere giustizia. Non si è beati perché si vive una situazione triste, si è beati perché Gesù ha restituito la dignità ai poveri, agli scartati, si è betati quando si sa condividere con i meno fortunati: l'ostacolo sono le ricchezze, l'attaccamento e la fede solo nel denaro, che impediscono di condividere ed essere giusti.

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Il Vangelo di oggi ci presenta la chiamata dei primi discepoli.

Confrontando i sinottici, ci si accorge che in Luca la chiamata avviene come conseguenza di una pesca miracolosa, fatto che non è presente in Matteo e Marco.

L'evangelizzazione è il primo compito dei discepoli, di tutti i discepoli, quelli di ieri e quelli di oggi: annunciare che Gesù è la Buona notizia, ti ama, ha dato la sua vita per te ed ora è al tuo fianco. Se manca questo annuncio, il resto rischia di essere moralismo.

In Luca Pietro è il protagonista di tutta la scesa: è sua la barca che usa Gesù, è a lui che si rivolge dicendogli di prendere il largo e gettare le reti, è Pietro che proclama la fede nella Parola di Gesù e lo chiama Signore, è Pietro che Gesù chiama a seguirlo.

La Provvidenza manda il Pietro di cui la Chiesa ha bisogno in quel momento, Pietro è sempre Pietro e come il primo Pietro con le sue debolezze ci somiglia molto.

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Il Vangelo di oggi è la continuazione di quello di domenica scorsa.

Colpisce il contrasto tra il versetto 22, "tutti erano meravigliati dalle parole di grazia" dette da Gesù, e quelli successivi che sfociano nello sdegno e nel tentativo di uccidere Gesù stesso: Luca ci fa intravedere in questo passaggio la sorte futura di Gesù.

Come mai questa ostilità da parte dei suoi paesani verso Gesù? Probabilmente un po' di invidia, ma anche il fatto che Gesù abbia fatto miracoli a Cafarnao e non a Nazareth, come se il miracolo fosse motivo di lustro per il paese, di prestigio campanilistico.

Gli abitanti di Nazareth non riescono ad andare oltre il fatto umano, non comprendono il mistero profondo della realtà di Gesù: chi è dunque Gesù?

Un grande maestro, un saggio, un moralista? Chi è Gesù per me? Questa la domanda a cui ogni cristiano, nella sua giornata, nella sua vita deve rispondere, con la fede e con i fatti.

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Il Vangelo di questa domenica è composto da due parti, il prologo del Vangelo di Luca ed il capitolo quarto.

Il prologo è un vero gioiello letterario, in questi quattro versetti Luca ci offre un nitido autoritratto; egli è un rappresentante della seconda generazione di cristiani, un uomo istruito e ricercatore accurato delle tradizioni. Sono versetti importanti, che mostrano la serietà con cui l'evangelista ha condotto le sue ricerche, per rendersi conto della solidità degli insegnamenti ricevuti dai testimoni oculari della vita di Gesù.

Nel capito quarto, Luca descrive Gesù nella sinagoga di Nazareth, che legge un brano di Isaia e non ne fa l'esegesi, perché dichiara che quella profezia si è compiuta in quel giorno. Luca sottolinea con forza quel termine "oggi".

La salvezza di Gesù è un evento contemporaneo a chiunque legge o ascolta il vangelo, l'incontro con il Cristo è possibile a chiunque, in ogni tempo: ogni giorno è l'oggi della salvezza.

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Il vangelo di Giovanni di presenta il primo dei segni operati da Gesù: l'acqua tramutata in vino. L'evangelista Giovanni non usa la parola miracoli, ma segni: non sono solo dei fatti straordinari, ma  hanno in se stessi un valore di significazione simbolica: il segno serve a rivelare un aspetto del mistero di Cristo.

Gesù è a Cana di Galilea, invitato ad un banchetto di nozze. A quale mistero rimanda l'episodio dell'acqua cambiata in vino? Il matrimonio che si celebra è quello tra Cristo e l'umanità, il segno rimanda a qualcosa di più alto della benedizione a due sposi, alll'amore di Dio per gli uomini che culminerà con la Croce.

Il messianismo che Gesù rivela a Cana è tutto proteso all'ora, che in Giovanni è l'ora della Croce: ecco perché Gesù dice alla madre "non è ancora la mia ora". Proprio alla luce della Croce si capisce la natura profonda della gloria che a Cana per la prima volta si è fatta manifesta: potrebbe sembrare strano o addirittura scandaloso affermare che la gloria si riveli sulla Corce, che per molti è il luogo dell'umiliazione e della sconfitta. Ma questa gloria non è quella umana, la gloria di Giovanni è la manifestazione del mistero profondo di Dio, che è l'amore.

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