"Fa’, o Santa Madonna, che chiunque ti vede sia tratto a salvezza tra le braccia del tuo Figlio Divino."
Don Orione

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 3 / Numero 1

Con questa domenica termina la lettura del Vangelo di Marco, domenica prossima terminerà l'anno liturgico con la Festa di Cristo Re dell'Universo e la lettura di un brano di Giovanni.

La liturgia di oggi ci offre parte del cosiddetto discorso escatologico di Marco: il testo comprende due parti, una in cui viene presentata la manifestazione gloriosa del Figlio dell'Uomo, l'altra con la breve parabola del fico.

Nel racconto escatologico sono evidenti i richiami alla mondo profetico dell'antico testamento e degli scritti apocaliottici, Marco descrive i segni nel cielo per significare i potenti interventi di Dio nella storia, l'apparizione del Figlio dell'Uomo e la riunificazione degli eletti.

E' un messaggio di speranza, l'ultima parola non spetta al male, il futuro è di Gesù Crocifisso, il Signore che verrà nella gloria, testimoniando che il suo amore donato è più potente anche dell morte.

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Terminato il dialogo con lo scriba, Marco ci dice che Gesù continuava a parlare insegnando, nel Tempio. Il brano di oggi si apre con un'aspra invettiva contro gli scribi, che amano ricevere saluti ed essere ammirati, essere in vista.

Gesù, sedutosi, osservava come la gente nel Tempio buttava la sua offerta: i ricchi buttavano molte monete, ma si trattava del superfluo, frutto magari di soprusi facilitati dalla loro posizione Una povera vedova, invece, nella sua povertà buttava due spiccioli, praticamente tutto ciò che aveva. Non aveva nulla, ma ha offerto a Dio il suo cuore.

E noi cosa diamo al Signore? Non ha bisogno di nulla, ma ha sete del nostro amore.

Briciole di tempo? Egli ci attende sempre a braccia aperte, in chiesa, sulla strada, nelle mani e nel cuore del bisognoso: Dio non ama gli abiti griffati, ma le vesti del mendicante. Non possiamo risolvere i problemi di tutti, ma siamo chiamati ad avere un cuore come quello della vedova, che si è affidata completamente al Signore, un cuore,come diceva don Orione, grande e magnanimo, capace di arrivare a tutti i dolori ed a tutte le lacrime.

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Dopo la guarigione di Bartimeo, il cieco di Gerico, Gesù fa il suo ingresso messianico a Gerusalemme, dove viene avvicinato dai sommi sacerdoti e dagli anziani, dai farisei ed erodiane e dai sadducei. 

Nel brano di oggi Gesù è avvicinato da uno scriba che gli chiede quale sia il primo comandamento di tutti i comandamenti, poiché c'erano ben seicentotredici precetti con cui i commentatori della Torah spiegavano la Legge di Mosè. La domanda dello scriba non era banale: come districarsi in questo gjnepraio?

Gesù richiama il testo del Deuteronomio, che ogni buon ebreo ben conosceva: ascolta Israele, il Signore Dio è l'unico Signore! Subito dopo cita un passo del Levitivo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Marco parla di secondo comandamento, Matteo parla di simile, l'evangelista Luca li unisce.

Dio è al primo posto, ma la prova del nove sta nel secondo: la fede in Dio è credibile se diventa servizio ai fratelli. Amare solo Dio è falsa religione, amare solo il prossimo è idolatria, amare Dio per se stesso e il prossimo per amore di Dio è la novità cristiana, introdotta da Gesù Cristo.

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Al termine della stagione del raccolto, quando la natura si spoglia della sua rigogliosa veste estiva per prepararsi al lungo sonno invernale, già i celti avevano collocato un momento per celebrare le radici, i defunti, coloro che rappresentano il nostro passato e ci interrogano sul nostro futuro.

Le prime comunità cristiane hanno fatto loro questa tradizione, che ancora oggi, nonostante la secolarizzazione, è ancora molto sentita, perché l'interrogtivo sulla vita dopo la morte continua ad agitare il cuore umano: la Chiesa ha voluto che questa grande domanda posta a ogni uomo divenisse un momento di fede e di preghiera, illuminato dalla resurrezione di Gesù Cristo da morte. Dopo aver ricordato che siamo tutti chiamati alla santità, la liturgia ci ricorda che tutti risorgeremo in Cristo.

Animati da questa fede carica di speranza, i cristiani si recano a visitare i cimiteri, a portare un fiore, a recitare una preghiera, scacciando il dolore della separazione dai loro cari con le parole di Gesù nel Vangelo odierno: "Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

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Oggi è la festa di tutti i santi, una grande festa che riunisce tutti quei cristiani che la Chiesa ha voluto come esempio e modello di sequela di Cristo.

Tra loro ci sono uomini e donne, giovani e anziani, studiosi o persone di umili origini, religiosi e laici, missionari, madri e padri, ammalati, appassionati di educazione, dediti alla carità verso i più poveri, studiosi della Bibbia e amanti della vita contemplativa.

La santità non conosce schemi, ma tutte le sue espressioni hanno una cosa in comune: dalla santità si genera sempre altra santità.  Incontrare una testimonianza di fede vissuta con gioia e speranza è un'esperienza contagiosa, affascinante, coinvolgente ed è così fin dai primi secoli di vita della Chiesa.

Allora, oggi, in questa giornata di festa, rileggiamo qualche passo della vita del nostro Santo, Luigi Orione, e lasciamoci contagiare dalla sua santità.

Per avere qualche spunto di lettura clicca QUI

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Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire: così terminava il Vangelo di Domenica scorsa.

A questo punto Marco informa che Gesù ed i discepoli, nel loro cammino verso Gerusalmemme, sono arrivati a Gerico e, nel lasciare la città, incontrano un cieco. Anche Matteo e Luca raccontano questo episodio: mettendo in sinossi i tre brani, ci si accorge che il racconto di marco è più vivace e arricchito di alcuni particolari.

Fin dall'inizio del racconto, marco si concentra sulla figura del cieco: ci dice il nome del protagonista, Bartimeo, figlio di Timeo, e l'annota l'esortazione della gente "Coraggio, alzati! Ti chiama!". Solo Marco descrive con un'immagine vivida la reazione del cieco e la sua invocazione in aramaico.

Per l'evangelista il cieco diventa il simbolo del discepolo che segue Gesù: il modello da imitare è lui, non i discepoli. I discepoli sono i veri ciechi, che non hanno ancora compreso la missione di Gesù e non hanno di meglio a cui pensare se non ai primi posti. Bartimeo era cieco, ora ci vede. Era seduto, ora segue Gesù. La potenza di Dio lo ha trasformato, ma a due condizioni: la preghiera, "Gesù abbi pietà di me!", e la fede, "Va', la tua fede ti ha salvato". Bartimeo "vede" Gesù prima di essere guarito e si alza per andare da lui.

Il primo miracolo compiuto da Gesù è stato la liberazione di un indemoniato nella sinagoga di Cafarnao, l'ultimo la guarigione del cieco a Gerico: non dono due gesti casuali. Illustrano, dice il biblista Bruno Maggioni, la vittoria di Gesù sulle due forze ostili che ostacolano la sua presenza tra gli uomini: il Maligno e la cecità degli uomini. C'è sempre un cieco dentro di noi, avvolto dal buio del dubbio e dalla durezza di cuore, che sta perennemente seduto prigioniero della propria arroganza: allora bisogna ripetere spesso, Rabbunì, ridonami la vista!

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Sabato, 27 Ottobre 2018

Foggia - Incontro dei catechisti

Domenica 21 ottobre presso il Santuario dell’Incoronata a Foggia c'è stato l'incontro diocesano per i catechisti. L’invito è stato accolto da circa 40 parrocchie per un totale di oltre 200 catechisti.

Nella mattinata un momento di catechesi dell’Arcivescovo Mons. Vincenzo Pelvi, che ha incentrato il cammino dell’anno sui giovani e sul discernimento vocazionale. Un’attenzione particolare però va rivolta anche alle famiglie nei primi anni di matrimonio; queste due sono le attività che si vogliono portare avanti come pastorale.
Lavori di gruppo nella seconda metà della mattinata e pranzo al sacco hanno scandito l’arrivo della presentazione del libro di Don Giuseppe Morante, sacerdote salesiano, che ha presentato il proprio lavoro intitolato “La trappola della rete. Uso e abuso dei social.”

A conclusione della giornata la Celebrazione Eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo.

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Dopo il terzo annuncio della passione, Giovanni e Giacomo chiedono a Gesù di potergli sedere accanto quando sarà nella gloria.

Nonostante gli annunci precedenti, i discepoli faticano a comprendere il messaggio di Gesù, faticano ad accettare la logica della croce, a capire che la gloria di Gesù e del discepolo è la stessa: offire la propria vita per gli altri.

I discepoli continuano a disputare sul potere e sul loro posto: non hanno ancora capito cosa significa seguire Gesù, lo capiranno dopo la Resurrezione. Noi abbiamo secoli di cristianesimo alle spalle e dovremmo aver compreso bene cosa vuol dire seguire il Maestro, ma il carrierismo è una lebbra, come ha detto papa Francesco in un discorso del 2013.

La vera grandezza del discepolo è bere lo stesso calice di Gesù e fare come Lui ha fatto: chi vuol essere il primo sia l'ultimo di tutti ed il servo di tutti.

 

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Nel suo viaggio verso Gerusalemme, Gesù continua il suo insegnamento sui requisiti della sequela.

Il Vangelo di oggi aggiunge un'altra condizione per seguire Gesù: la povertà. Un tale corre incontro a Gesù e gli chiede cosa deve fare per avere la vita eterna. Si tratta di un uomo animato da spirito sincero, perché giunto davanti a Gesù si inginocchia ai suoi piedi e gli apre il cuore: è quello che definiremmo una brava persona, che rispetta tutti i comandamenti. Cosa deve fare di più?

Il racconto è incastonato tra due sguardi di Gesù e due diverse reazioni. Gesù fissa lo sguardo su quell'uomo, lo ama e lo invita a vendere i suoi bene per seguirlo. Il giovane si rattrista e se ne va.

Il secondo sguardo è rivolto ai discepoli. Gesù dice loro che è difficile per chi possiede molte ricchezze entrare nel Regno dei Cieli e ricorre ad un'iperbole diventata famosa: è più facile che un cammello entri nella cruna dell'ago che un ricco entri nel regno dei cieli".

In questo brano, colpisce il contrasto tra l'entusiasmo iniziale del giovane e la sua chiusura finale all'invito di Gesù: l'attaccamento ai beni materiali gli ha impedito di aderire all'unico vero bene, che è Gesù. L'ostacolo non sono i beni in sè, ma l'attaccamento a questi, il metterli prima delle cose importanti.

 

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Gesù è in viaggio verso Gerusalemme: dopo aver attraversato la Galilea ed esser giunto a Cafarnao, Marco dice che si reca nella Giudea e oltre il Giordano.

La folla accorre e Gesù la ammaestra, come faceva solitamente. I farisei lo provocano sul tema del divorzio: è lecito ad un uomo ripudiare la moglie? Il tema, in quell'epoca era molto insidioso. I farisei conoscono bene il testo della Genesi che spiega la volontà di Dio sulla coppia, "i due saranno una carne sola", ma sanno che nel Deuteronomio si dice che è possibile allontanare la moglie, qualora il marito ritrovi in lei "qualcosa di vergognoso". Ai tempi di Gesù c'erano due scuole rabbiniche, che discutevano animatamente sulla questione, che quindi era un argomento vivo tra la sua gente e controverso.

Gesù non contrappone i testi, ma pone l'accento sul perché Mosè avesse concesso quella possibilità: per la durezza del cuore degli uomini. Per Gesù non sono in gioco le casistiche, ma l'antico progetto di Dio sul matrimonio, che si difende solo combattendo la durezza del cuore.

Serve una conversione continua, con uomini e donne rinnovati è possibile rinnovare il significato del matrimonio, riportandolo alla sua concezione originaria.

Papa Francesco riporta questo invito alle coppie di oggi nell'esortazione apostolica Amoris Laetitia:

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