"Chi non canta mai dà segno di cuore chiuso."
Don Orione

Cerca nel sito DOI

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Sveglia presto e tanta emozione per i 25 delegati della parrocchia di Ognissanti che il 27 novembre hanno partecipato alla SS Messa mattutina con Papa Francesco a casa Santa Marta; 25 "ambasciatori" della ricchezza della parrocchia in tutte le sue molteplici realtà accompagnati dal Parroco Don Walter Groppello e il Viceparroco Don Francisc Lacatus.

E nell'atmosfera raccolta della piccola chiesa il Santo Padre ha meditato sulla fine, sulla nostra fine: un invito a portare avanti le cose buone e a correggere quelle che lo sono meno. Uno stimolo a non sprecare il nostro tempo e a fare del nostro meglio nel quotidiano facendoci trovare preparati all'incontro di misericordia e gioia con il Signore. Un importante e bel impegno da riportare nella vita di comunità parrocchiale.

Alla fine della celebrazione ognuno ha potuto salutare personalmente il Santo Padre, scambiando qualche parola in un clima di gioia, familiarità e naturalmente tanta - tanta emozione. Negli incontri personali sono stati donati a Papa Francesco il progetto di pastorale giovanile che accompagnerà i giovani nel cammino di questo anno, la maglietta del movimento giovanile orionino che racchiude e rappresenta tutti i gruppi dei giovani e alcune canzoni del coro chiedendo una preghiera speciale alla quale il Santo Padre ha risposto ricordando di pregare sempre per lui.

Condividi su:

Ieri pomeriggio, nella Parrocchia di San Pio X di Marghera, il giovane Flaviu Enache è diventato diacono. Una scelta di servizio totale nella Chiesa, sull'esempio di Cristo e di Don Orione.

La celebrazione è stata presieduta da Monsignor Gianpiero Palmieri, Vescovo ausiliare di Roma.

Molti gli amici ed i confratelli che hanno partecipato alla celebrazione, alla festa di una famiglia che cresce e che con la sua vitalità continua a rendere vivo il carisma di San Luigi Orione.

Auguri allora a don Flaviu di un cammino fecondo, con le parole di Don Orione, "la vocazione religiosa non è già di chi è perfetto; ma di chi desidera di diventarlo".

Tra pochi giorni, il 7 dicembre, anche altri due giovani orionini saranno ordinati diaconi a Roma, nella Parrocchia Mater Dei di Monte Mario, da monsignor Giovanni D'Ercole, orionino e Vescovo di Ascoli Piceno: Pedro Raimundo Batista Andrade e Roberto Luciano. Anche a loro, assicuriamo il ricordo e la preghiera, perché la loro vocazione sia salda e forte.

 

Condividi su:

Il popolo romeno, vestito a festa, oggi 1° dicembre, fa memoria di uno dei più grandi e significativi momenti della propria storia moderna: la realizzazione del grande ideale di vivere in unità e libertà in un unico Stato chiamato Romania. Il 1 dicembre 1918, è per il popolo romeno un giorno che ricorda un evento, ma anche l’identità, la lungimiranza e il sacrificio dei propri antenati che, alla fine della Prima Guerra Mondiale, dopo molti anni di dominazione straniera, portarono alla realizzazione non solo la liberazione dei romeni che si trovavano sotto il dominio straniero, specialmente sotto l’impero Austro-Ungarico, ma anche il completamento dello Stato nazionale grazie all’unificazione di tutte le province abitate dai romeni con il già esistente stato della Romania (1859).

Questo particolare evento della storia romena diventa molto significativo anche per la Congregazione di Don Orione. Infatti, la Piccola Opera della Divina Provvidenza, una volta chiusasi la dolorosa pagina storica del comunismo verso la fine degli anni ’90, seguendo l’invito di Papa Giovanni Paolo II, si inserisce e contribuisce alla rinascita del popolo romeno disorientato e oppresso dalla povertà materiale e culturale. A Oradea, a Bucarest e a Iasi, cioè nella regione della Transilvania, della Valacchia, e della Moldavia, quindi nella Grande Romania, la Congregazione ha cominciato, e continua, a proporre l’ideale della carità di Don Orione, che ha la forza di vincolare nell’unità e di rendere e indicare l’autentica libertà, cioè di instaurare omnia in Christo, illuminando il presente dell’uomo e della società con la luce della fede.

Festeggiare un momento così significativo come il Centenario di una persona, di una comunità, di un paese, in questo caso della Romania, ci obbliga in qualche maniera a ripercorrere la strada fatta non solo per riepilogare ciò che è stato, ma per rimemorare quei punti chiave, quei momenti di svolta -non necessariamente positivi-, che hanno fatto sì che oggi il popolo romeno possa festeggiare 100 anni di unità. Infatti, lo sguardo sulla storia personale o comunitaria fa tenere sempre viva la propria coscienza, identità e appartenenza ad un popolo e ad una comunità. Ancora, lo sguardo attento alla storia riporta alla memoria e alla vita ciò che ha animato le persone e i leader di allora, in questo caso, il popolo romeno: il cercare costantemente le circostanze migliori per la realizzazione le proprie legittime aspirazioni e la valorizzazione di queste opportunità. Quindi, lo scrutare il passato evidenzia ideali, progetti, valori e anche errori che sempre accompagnano l’essere umano e le comunità, ma, oltre a questo, scrutare la vita passata fa svegliare il presente e accendere la speranza futura. La forza di non dimenticare e di lasciarci docilmente insegnare dal passato illumina e riporta alla presenza del nostro oggi quegli ideali che scandiscono la storia da sempre: la pace, la libertà, l’unità.

Che sia questo l’augurio che caratterizzi la nostra storia, il popolo romeno e la nostra Congregazione in Romania e nel mondo: che abbiamo il coraggio di leggere, e riflettere scrutando gli eventi della storia per diventare, a nostra volta e nel nostro piccolo, ‘costruttori’ di una nuova società edificata sulla pace, sulla libertà, sull’unità, quindi sulla carità.

Condividi su:

Al Santuario dell’Incoronata di Foggia, domenica 25 novembre c’è stato il raduno delle varie sezioni dell’Arma dei Carabinieri da parte di tutta la Provincia di Foggia per la solennità della Virgo Fidelis, patrona dell’Arma.

La giornata si è aperta con l’incontro delle varie sezioni alle ore 10 per poi proseguire con l’esibizione della Fanfara ANC Cerignola; a seguire la Celebrazione eucarestia presieduta da Don Leonardo Verrilli, vice parroco del Santuario.

Al termine della celebrazione il saluto e la benedizione ai singoli gruppi, la classica foto di gruppo e poi il pranzo.

Questo appuntamento viene fatto perché il 21 novembre è la festa della Virgo Fidelis che è la patrona dell’Arma dei Carabinieri e dal 1959 le varie sezioni hanno l’usanza di vivere la domenica più vicina a questa festività facendo un raduno. Molte volte vengono scelti luoghi significativi dove potersi incontrare e fermarsi in fratellanza per il pranzo. Erano presenti oltre 300 partecipanti e circa un centinaio si sono fermati per il pranzo.

Condividi su:

Martedì, 27 Novembre 2018

Santa Maria la Longa - Espressa-mente

Espressa-mente è il giornalino di Santa Maria La Longa, che racconta la vita nella Casa friulana e le varie esperienze di chi la abita. Narra anche storie, passate, presenti e future, storie di volontariato e storie di amicizia che si intrecciano in un modo o nell’altro con Don Orione.

L’ultimo numero del giornalino contiene i racconti dell’estate appena trascorsa con la tempora e con il campo scuola, con le gite e le attività all’aria aperta. Ci sono anche le interviste degli ospiti della Casa e degli spunti interessanti.
La redazione per questa edizione ha pensato di affidarsi alle seguenti parole di Neil Marcus, drammaturgo americano: “La disabilità non è una coraggiosa lotta o il coraggio di affrontare le avversità. La di-sabilità è un’arte. È un modo ingegnoso di vivere”.

La redazione condivide la riflessione che “essere disabili” significa essere degli artisti pronti a dipingere ogni giorno con dei colori diversi la propria vita. Significa inventare, creare, trovare soluzioni alternative per rap-presentare la vita, invece di usare il solito pennello sulla solita tela con i soliti colori. Essere disabili significa riuscire a vedere al di là dell’orizzonte e non limitarsi ad osser-vare la realtà così come appare.

Leggi e scarica QUI il giornalino.

Condividi su:

Sabato, 24 Novembre 2018

Borgonovo - Imparare ad imparare

Un centro di formazione professionale, come quello di Borgonovo Val Tidone, non insegna solo come fare un circuito elettrico o come utilizzare il tornio, insegna anche ad imparare, a mantenere quella curiosità che è la molla del problem solving e della creatività.

Questo il pensiero di Giovanni Bigoni, direttore dell'Endofap Borgonovo, che ha introdotto i lavori del convegno. Gli ospiti sono stati accolti anche da Federico Carollo, vice presidente di Endofap nazionale, che ha fatto da moderatore.

Maurizio Fersini, di Allied International srl, e Gianprimo Zazzali, di Jobs spa, hanno illustrato le necessità e le competenze ricercate da due grandi imprese del Piacentino. Andrea Biondi, direttore di AECA, Associazione Emiliano Romagnola Centri Autonimi, che riunisce i centri di formazione professionale di ispirazione cristiana, ha presentato lo scenario della regione Emilia Romagna, regione in cui i ragazzi formati con profili tecnici specializzati non sono sufficienti a soddisfare la richiesta delle aziende. L'onorevole Paola De Micheli, ha sottolineato il ritardo con cui l'Italia ha compreso quali politiche di formazione siano necessarie per i giovani di oggi, che vivono un'epoca di incertezza, fonte sì di ansie e paure, ma anche preziosa occasione per cogliere nuove sfide e nuove opportunità. Infine, Gianluca Zilocchi, CGIL Piacenza, ha ricordato il ruolo del sindacato nella difesa dei diritti dei lavoratori, argomento che sembra aver trovato una nuova attualità per l'avvento delle nuove tecnologie, come il caso Amazon, e nella formazione continua in azienda.

Condividi su:

"Bambini, maestre, ragazzi, signore. Vi spiego il gioco serio del teatro. Qua non ci sono voti. Se una vocina dentro di voi dirà che avete “fatto male”, concedetevi una sonora pernacchia". E così quello sberleffo antico e irriverente, decine di volte risuona oltre alle dodici file di poltroncine blu, in alto fino ai riflettori e in giro per tutta la sala.
Ridono e scherzano sull’imperfezione umana, venticinque bambini di terza elementare, una decina di signore - qualcuna in carrozzina qualcuna avvinta ad un’infanzia eterna - e ridono di gusto i migranti: provengono dalla Libia, dall’India, dal Ghana, dal Burkina Faso.

Benvenuti all’Arca 2.0: il laboratorio teatrale dove i difetti non contano, sono peculiarità come tutte le altre, e dove non è la recita finale il cuore del progetto bensì quell’incontro, due alla settimana, al teatro Von Pauer dentro al Piccolo Cottolengo “Don Orione” la sala è un piccolo palco nel quartiere genovese di San Fruttuoso, dove durante le ore di scuola i bambini studiano teatro d’integrazione. Detto così, sembra il solito slogan.
Guardando il cerchio di mani e piedi, il coro, il ballo stupefacente di Gabriella, ragazza down , e quello appena accennato di Blessy, giovane indiana, viene da dire che questo sì, è lo spettacolo più bello del mondo.

«Un fatto unico», dice con semplicità Giuseppe Pellegrini il trascinatore, colui che a cinquant’anni suonati tra lavoro di educatore, counselor, pedagogista e attore, salta, balla, suona la chitarra e canta, parla di emozioni e speranze: e gli vanno tutti dietro in questa prova di spettacolo che chissà come finisce ma è già chiaro come si svolge: c’è tutta la terza B della scuola Solari con le maestre allineate, c’è un gruppo di volontarie - tengono per mano le più deboli - e sorride col camice bianco, Paola Fontana, la direttrice sanitaria che autorizza le ore di teatro per le ospiti disabili del Centro: «Questo è veramente teatro integrato: disabili, alunni e migranti», osserva.
Accanto a lei, il direttore Don Dorino Zordan non sa se questo progetto unico in Italia sia noto alle alte sfere della Curia, ma il suo è un augurio di sostanza: «Dare piccoli segnali positivi in quest’epoca. Insegnare a saper cogliere il valore della persona. Questo teatro rispecchia il pensiero di Don Orione».

La prima parte del laboratorio è un cerchio composito di tanti “welcome”, nomi e colori simbolo dello stato d’animo. Associano loro stessi ad una tinta, il blu, anche Tunko 20 anni dalla Gambia, e Yussif, stessa età, proveniente dal Burkina Faso.
Quasi sottovoce rammentano di essere arrivati qui con barconi e di aver lasciato alle spalle guerra e paura: «Qua ci sono persone di cuore», dice Tunko battendosi il petto. Entrambi in Italia da giugno, rientrano in progetti umanitari (Melograno e Villa Maria Quarto) e a Genova sono già stati cuochi, assistenti volontari per disabili, attori accanto ai bambini: «Qua ritroviamo nonni e fratelli», sorridono.

La seconda parte del laboratorio va oltre il welcome generale. L’occhio periferico, strategia teatrale, è insegnato ai bambini quale sguardo sulla vita, a ben inquadrare se stessi in un ambiente. La prova di teatro vanta nomi, età, volti e razze diverse. C’è Naima che, capo coperto e occhi di velluto nero, confida ai compagni di palco, «di essere felice quando al telefono sento che padre e figli stanno bene». E c’è Rosalda, una bella signora bionda, che dalla sedia a rotelle si dichiara «sempre di buonumore qualsiasi cosa accada». Come non crederle.

Qua si sta vicini, ogni tanto si annoda un abbraccio, e una presa in giro esplode sotto la sapiente regia di Pellegrini che sembra giocare solo sull’improvvisazione.
In realtà tutto ha ritmo, bilanciamento e spinta ad allestire uno spettacolo ora poetico ora allegramente drammatico. Tutti arrivano da posti diversi, - scuola, famiglia, il mare degli scafisti, la stanza di una casa di riposo -, ma tutti approdano allo stesso porto: l’Arca 2.0. Il debutto non sarà a maggio, la prima è già iniziata.

Il progetto: dieci anni di idee tutte positive da condividere Progetto “Arca di Noè 2.0” è il laboratorio teatrale integrato giunto al decimo anno che unisce ospiti dell’Opera Don Orione (22 tra anziani e persone con disabilità), 25 bambini e due insegnanti della Scuola Primaria Solari (classe III B) e migranti seguiti dal CPIA Genova Centro Levante Primaria Bracelli con la loro insegnante. Questo progetto è unico in Italia e fuori, sostiene Giuseppe Pellegrini, anima del tutto: «È ricchezza di storie, idee positive, da condividere».

Fonte

articolo giornale

Condividi su:

Analizzare un modello scolastico innovativo, con lo scopo di trasferirlo ed adattarlo ad altri contesti nazionali. E’ questo l’obiettivo del progetto ESW (Early School Workers), recentemente approvato dalla Commissione Ue nell’ambito del programma ERASMUS PLUS - KA2 – Partenariati strategici.

Il progetto, presentato da ENAC come ente capofila, vede la partecipazione come partner di ENDO-FAP, insieme a: Università Cattolica del Sacro Cuore, IES Virgen de la Paz, CJD, EFVET, Regione Puglia, Regione Emilia-Romagna, Comunidad de Madrid. L’idea nasce dalla volontà di studiare il modello delle UTC (University Technical College) anglosassoni, per poi trasporlo ed attuarlo in scuole di altri Paesi Ue. Nello specifico, ENDO-FAP ha individuato nella sede di Piacenza il CFP orionino in cui sperimentare la didattica innovativa delle scuole UTC.

Il progetto prende l'avvio oggi, kick off meeting di avvio del progetto con la presenza di tutti i partners: per ENDO-FAP sono presenti Roberto Franchini, presidente, Federico Carollo, vice presidente, Serena Susigan, direttore, Francesca Siclari, Silvia Fava e Paolo Zacconi, coordinatori e formatori della sede di Piacenza e Borgonovo Val Tidone.

Sono questi ultimi che nei prossimi giorni, fino a giovedì, approfondiranno il modello delle UTC, University Technical College, la scuola professionale che fa da modello. Le UTC sono rivolte ai giovani fra i 14 ed i 19 anni e nascono con l’idea di offrire una preparazione all’avanguardia nel campo delle discipline scientifiche, le cosiddette STEAM o STEM (Science, Technology, Engineering, Arts & Maths), al fine di preparare una generazione di giovani qualificati per le professioni tecnico-scientifiche, fornendo le competenze richieste dal mondo industriale. Ogni didattica di apprendimento è basata su una metodologia specifica chiamata PiXL Edge, ovvero un modello che offre agli studenti la possibilità di sviluppare competenze utili per il resto della loro vita e per la loro futura attività professionale (Leadership, Organizzazione, Comunicazione, Iniziativa e Resilienza).

Condividi su:

Venerdì, 09 Novembre 2018

Borgonovo Val Tidone - abbiamo vinto!

I ragazzi del corso per operatore grafico della sede Endofap di Piacenza hanno vinto il concorso "La vite a 365 giorni".

La Cantina Sociale di Borgonovo ha indetto per il terzo anno consecutivo un concorso denominato  “La vite a 365 giorni”, riservato agli allievi delle scuole primarie e delle scuole secondarie di primo grado nonché alle scuole di secondo grado provinciali, statali e paritarie, della provincia di Piacenza. L'iniziativa vuole diffondere tra i ragazzi la cultura economica, della tradizione e dell’ambiente creando un forte legame tra giovani e mondo del lavoro.

Gli studenti, insieme ai loro formatori, sono stati invitati a realizzare il calendario 2019 attraverso un viaggio fatto di foto inedite ed elaborati grafici, che rappresentano lo scorrere del tempo  e delle stagioni nella vigna, il mondo della vite dell’uva dal vigneto alla tavola passando per il lavoro in cantina fino alla convivialità di un bicchiere di vino.

Nella categoria "Scuole secondarie di Secondo Grado" abbiamo vinto il primo premio che consiste in un assegno da € 2.500,00.

Complimenti ai ragazzi e ai loro formatori, che hanno lavorato in squadra e raggiunto un grande obiettivo.

 

 

 

Condividi su:

l’Istituto Don Orione di Ercolano, attraverso la sua emanazione ASCO (Associazione Sportiva e Culturale Orionina) in collaborazione con la cooperativa Impronta ed il sostegno del Comune di Ercolano, ha partecipato e vinto il progetto Ministeriale dedicato allo “Sport come strumento di inclusione sociale”. Tantissimi sono stati i progetti presentati, quello di Ercolano è risultato vincitore piazzandosi al dodicesimo posto.

Attualmente sta per essere ultimata la fase di start-up del progetto, con dicembre si pensa di iniziare il progetto vero e proprio.
 
Grazie a questo progetto il Don Orione può essere a servizio degli ultimi con una delle sue eccellenze, lo sport, a costo zero. L’idea di partecipare a questa tipologia di bandi è proprio quella di fare attività extra istituzionale senza gravare sui bilanci istituzionali.

Un anno di attività per un costo totale di € 100.000 dove il 50% sarà destinato all’acquisto di attrezzature (che poi resteranno alla struttura per ulteriori manifestazioni), il 35% dedicato alle risorse umane ed il restante 15% per la comunicazione, promozione, monitoraggio, materiale d’uso ecc..

È possibile leggere QUI le linee guida, gli sviluppi e gli obiettivi del progetto dell’Istituto orionino.

Condividi su:

Pagina 5 di 37

Cerca nel sito DOI

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica