"Come non si potrebbe essere pieni di santa letizia se il Signore è vicino a noi?"
Don Orione

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 3 / Numero 1

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Domenica 6 agosto, a Santa Maria La Longa c’è stato l’aperitivo un evento particolare: “Robononis – l’aperitivo del cocomero”.
In quest’ottima esperienza sono stati creati momenti di fortissima inclusione sociale, aprendo le porte alla comunità locale e diffondendo l’operato con ogni forma di comunicazione. Durante l’evento è stato rilanciato il lavoro di Azienda Agricola e Laboratori, evidenziando questi come forme di inclusione.
La giornata ha visto un interesse e una buona partecipazione della comunità locale nonostante il tempo avverso.
Il telegiornale regionale RAI ha fatto un servizio a riguardo che condividiamo qui di seguito.

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Domenica 30 luglio si è concluso il Meeting Mariano dei Giovani Orionini al Santuario dell’Incoronata di Foggia.

150 i partecipanti compresi religiosi, religiose e laici accompagnatori dei vari gruppi provenienti dalle varie realtà orionine italiane, con una rappresentanza di giovani delle due comunità dell’Albania e la presenza di 4 seminaristi dell’Ucraina.
Il clima di famiglia che si è creato ha favorito la conoscenza, lo scambio e la comunione tra tutti i giovani, facendo sperimentare la bellezza e la gioia di appartenere alla stessa famiglia.
Dopo gli arrivi, ogni gruppo ha compiuto i “tradizionali” tre giri intorno al Santuario, l’ingresso con il rito del “bussare” al portone, e la salita che porta al millenario simulacro della Madonna, passando dalla cappella dell’olio.
Tutti insieme hanno vissuto il primo momento di preghiera nel santuario, incentrato sulle attese e desideri per questo appuntamento.
“Non abbiate paura, io sono la Madre di Dio”: è stato il tema che ha accompagnato la prima giornata.
Il tutto si è svolto nel bosco dell’Incoronata, dove si sono susseguite 4 catechesi incentrate sulla “paura di scegliere”: per sempre, controcorrente, con il rischio di sbagliare, e fidandosi. E ci si è ritrovati tutti sotto una grande quercia, alla presenza della statua dell’Incoronata, che tra canti e preghiere è stata portata a spalle dai giovani stessi che si sono dati il cambio verso il Santuario.
“Sperimentiamo la Misericordia di Dio”: il tema della seconda giornata vissuta sul Gargano: nella grotta di San Michele arcangelo, la liturgia penitenziale e le confessioni individuali. Nel pomeriggio non poteva mancare un tuffo nel mare del litorale del Gargano.
“Gareggiate nello stimarvi a vicenda”: il tema della terza giornata, che ci ha visti pellegrini a San Giovanni Rotondo, per conoscere più da vicino la figura di Padre Pio: visita del santuario antico, e di quello nuovo, visita a Casa Sollievo della Sofferenza: molte le somiglianze riscontrate con Don Orione.
Un momento di riflessione e condivisione vissuti all’interno dei gruppi di provenienza, ha preceduto il pellegrinaggio notturno da Foggia al Santuario: fra canti, soste di riflessione e preghiera, passo dopo passo, come i tanti pellegrini che percorrono chilometri a piedi, cantando il ritornello tradizionale: “Siamo pellegrini, non risentiamo del cammino. O Maria Incoronata, prega per noi!”.
Arrivati al Santuario, i bagliori dei fuochi d’artificio hanno preceduto la Celebrazione della Eucaristia.
Nel momento conclusivo, i vari gruppi hanno condiviso con una frase, uno slogan, un #hashtag, la sintesi dell’esperienza vissuta.
Sono stati sottolineati i colori della Orioninità: famiglia, relazione, cultura, arte, creatività, fede, spiritualità, pellegrinaggio, cammino, natura, forza di gruppo, condivisione, ecc.
Risposte ricevute, nuovi interrogativi, opportunità per guardarsi dentro, voglia di continuare a cercare, a camminare, una sintesi è il seguente #hashtag: dopo aver guardato Maria, guarda te stesso: non aver paura!
Lo slogan: “Se l’unione fa la forza, Don Orione fa la differenza”, ognuno di noi è chiamato ad essere una goccia nell’oceano dell’amore.
Una frase, un motto, e un impegno: un’esperienza indelebile, che ha lasciato un segno nel cuore di ognuno: breve ma intensa.
Il motto: get and work: ciò che abbiamo preso, lo portiamo nella vita.
Un altro gruppo così ha sintetizzato: “Controcorrente, sole splendente, in mezzo alla gente: la stella chiama rispondi: presente!”.
“Al ritmo dei passi, per un antico sentiero …!” era lo slogan di un incontro di giovani orionini di qualche anno fa, che si può ripetere per riprendere il cammino futuro e sempre nuovo, fiduciosi della presenza di Maria che ripete al cuore di ognuno di noi: “Non temere, non avere paura, Io sono Maria, la Madre di Dio”.

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Martedì, 01 Agosto 2017

Mestre - Basket di fede al Berna

Basket e spiritualità: sembrerebbe non esserci nulla di più lontano. E invece a metterli insieme ci ha pensato il Centro Evangelico Il Faro che, in collaborazione con l’Istituto Berna, organizza ormai da 4 anni il camp “Push the rock”.
Un’iniziativa molto apprezzata, tanto che quest’anno hanno risposto all’appello ben 110 ragazzi – per lo più maschi, solo una ventina le femmine – che per una settimana hanno imparato da 5 giovani coach americani, ospitati dal centro evangelico, il gioco della pallacanestro, ma anche un bel po’ di lingua inglese. «Quando nel 2013 – spiega il coordinatore del Berna Pierangelo Salin – mi hanno proposto quest’attività, ho cercato di capire di cosa si trattasse, mi sono confrontato con i religiosi della casa. In realtà, però, non si fa proselitismo: siamo tutti fratelli in Cristo. Non lasciamo spazio al pregiudizio: le differenze non devono dividere.
Lavoriamo sulla scia di quello che dice anche papa Francesco: il dialogo prima di tutto».
Il nome del camp, “Push the rock”, già avvicina basket e spiritualità: nella pallacanestro, infatti, rock significa palla, «ma la Bibbia – spiega il pastore Eugene Coleman – parla di Cristo come di una roccia. “Push the rock”, allora, spingi la roccia, significa aiutare la gente a conoscere Cristo. Nel mondo c’è una gravissima separazione tra vita spirituale e vita quotidiana: noi, invece, vogliamo legarle insieme».
In palestra, insomma, non si provano solo gli schemi, i tiri da tre, non si fanno solo stretching e addominali: oltre alle fatiche fisiche, c’è l’ambito spirituale. «Ogni giorno – prosegue il pastore – c’è una testimonianza, qualcuno che racconta la propria esperienza con Cristo. Cerchiamo di mostrare il carattere di Cristo. Ogni mattina lanciamo un tema, “Gesù provvede”o “Gesù protegge”, che ripetiamo durante la giornata lanciando sfide ai bambini.
Un giorno il tema è stato “essere un servo”: un compagno cade e tu lo aiuti a rialzarsi. Così capisci che lo sport non è solo per te, è anche per gli altri. Che, come Cristo, non devi vivere per te stesso, ma per aiutare gli altri».
I bambini vengono divisi in gruppetti, si legge un passo della Bibbia e poi spazio al dialogo. «Questa – aggiunge – è la parte migliore del camp: vedere come i bambini rispondono…
Sono molto bravi, molto positivi». Le differenze, certo, non si annullano del tutto, «ma noi – dice padre Eugene – non parliamo contro nessuno, non cerchiamo di creare contrasti o confronti: la cosa migliore per i bambini è capire il carattere di Cristo, come vivere come un credente nel senso vero». Come arrivare, dunque, a una fede partecipata, vissuta e convinta.
Qui provano a farlo mettendo insieme le due rocce, la palla a spicchi e Cristo.

QUI l'articolo riportato su Gente Veneta

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Le attività estive della Parrocchia orionina di San Pio X in Marghera sono caratterizzate dalla ormai pluridecennale tradizione del campeggio.
Presso la località di Palus San Marco, tra le Dolomiti del Cadore, dall'ultima settimana di giugno fino alle festa dell'Assunta si alternano gruppi di bambini delle elementari, delle medie, gruppo giovani che guidati dal Parroco Don Giuseppe Volponi e da un valido gruppo di animatori ed educatori vivono un'esperienza di vita comunitaria caratterizzata da: vita insieme, contatto con la natura, servizio.
Ogni turno vede la presenza di una cinquantina di persone; ai ragazzi viene proposto un tema guida caratterizzante l'intera esperienza attraverso attività di vario tipo.
Le passeggiate tra le bellezze delle Dolomiti hanno sempre come meta un rifugio in quota.
Momento significativo la visita dei genitori dei ragazzi nella domenica a metà turno, con la celebrazione della Santa Messa ed il pranzo comunitario.
L'esperienza del campeggio ha un forte impatto emotivo ed educativo sui ragazzi ed è un momento privilegiato per interagire anche con le famiglie soprattutto quelle che per la prima volta si affacciano a questo tipo di esperienza.
L'impegno non è indifferente in tutti i sensi e questo è possibile grazie ad un numeroso gruppo di volontari che ogni anno garantisce questa esperienza ludica ed educativa che per i ragazzi (e non solo) rimane indubbiamente indimenticabile nel processo della loro crescita.

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Colonia S. Antonio, gli anziani della casa di riposo Don Orione, ospiti per un giorno, della colonia di S. Antonio di Gornelle.

Arrivati ieri, 26 luglio, nella mattinata provenienti da Reggio Calabria gli anziani sono stati accolti festosamente dai bambini che, in questo periodo soggiornano in colonia per trascorre le vacanze estive, organizzate per loro dal MLO (Movimento Laicale Orionino). La giornata è stata dedicata, appunto agli anziani e alle loro storie. Dopo il caloroso e festoso incontro, gli anziani e i bambini si sono trasferiti nel salone delle attività dove ad attenderli oltre gli educatori e animatori, c’era Tiziana Praticò, una delle responsabili del progetto. Da qui in poi è stato un susseguirsi di emozioni, i bambini hanno seguito con attenzione le storie di vita vissuta raccontate da alcuni nonnini, la guerra, la fame, la semplicità nel giocare e divertirsi, l’amore verso gli altri e il mondo che li circondava. Ricorda uno di loro, come è arrivato alla casa di riposo insieme alla sorella. “Da pochi mesi eravamo rimasti orfani in un paesino dell’entroterra jonico Reggino e senza che nessuno che ci accudisse. Un po’ grandicelli, senza mestiere e con qualche problema di salute, abbiamo trascorso mesi di assoluta disperazione, poi il Miracolo. Il parroco del nostro piccolo paese fece presente la nostra triste storia ad un padre Orionino, Don Achille Morabito, il quale senza perdere tempo ci portò all’Opera Antoniana di Reggio dove fummo accolti con amore dal personale della casa di riposo. Sono trascorsi circa 15 anni ed ancora siamo ospiti della struttura.” Ancora tante storie hanno incuriosito i bambini, i quali con le loro domande hanno fatto luccicare gli occhi ai nonnini. Una bella esperienza per entrambi e soprattutto per gli educatori e responsabili del progetto che hanno voluto con forza questo incontro. Tiziana Praticò, tiene a precisare che, l’importanza di tramandare i propri ricordi ed ascoltare quelli degli altri è un rituale da sempre presente in tutte le civiltà. La narrazione rende possibile lo scambio comunicativo fondamentale per l’instaurarsi delle relazioni umane e della socialità. Ma la trasmissione della memoria di generazione in generazione è un’attività che nella società odierna si sta perdendo; spesso, infatti, non si ha più il tempo di ascoltare o non ci sono più le occasioni che consentono ad anziani e giovani di ritrovarsi e dialogare. Ad accompagnare gli anziani, oltre alle due assistenti, anche il Responsabile della Casa di riposo “Don Orione” Domenico Talladira, il quale ha rimarcato che, in un’epoca in cui c’è sempre meno tempo da dedicare all’ascolto, l’anziano, raccontandosi, recupera il ruolo che solo in questo ultimo secolo ha perso, quello di essere fonte e veicolo di esperienza, conoscenza, saggezza. Restituire all’anziano una dimensione attiva, in netta contrapposizione da quella più diffusa oggi giorno in una larga parte della società, che vuole l’anziano come figura passiva e quasi inutile. Il permettere di raccontare la propria esperienza, di testimoniare il fatto di esserci stato, oltre donare all’anziano stesso il piacere del racconto, permette ai bambini e a i più grandi di comprenderne l’importanza, restituendogli il ruolo di portatore di esperienze.
Subito dopo tutti a tavola a condividere anche il pranzo e continuare a vivere insieme le stesse emozioni. Nel pomeriggio il rientro da parte dei nonnini alla casa di riposo, accompagnato con qualche lacrima e tanti abbracci.
Un gemellaggio tra nonni 'adottivi' e bambini all'insegna della simpatia e dell'affetto. Anziani e bambini si incontrano per condividere le proprie esperienze di vita che, seppur diverse, hanno consentito un confronto aperto e sereno, grazie al clima familiare costruito.

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Nei giorni scorsi il “tavolo migranti e povertà”, gruppo di liberi cittadini che supporta con attività di vario genere la nostra Opera di Seregno, ha presentato all’Amministrazione comunale un progetto che mira ad impiegare i richiedenti asilo in lavori socialmente utili per il Comune di Seregno.
“È un’apertura a persone ben inserite nell’Opera di Don Orione cha hanno già collaborato in maniera efficace con l’amministrazione. Persone pienamente ambientate, alloggiate in una struttura seria come il Don Orione” con queste parole il sindaco Edoardo Mazza precisa il senso del progetto in fase di definizione per avviare i richiedenti asilo ai lavori socialmente utili. “Credo sia un’iniziativa utile per i migranti e per la città. È inutile dire che alcuni servizi sono lacunosi, c’è bisogno di supportare le nostre risorse e c’è bisogno dell’aiuto di tutti: volontari, cittadini, migranti, tutti possono essere utili per dare alla città risposte che sta aspettando da tempo; penso alla pulizia dei cimiteri, dei parchi spesso lasciati pieni di immondizia da parte di persone incivili” Il primo cittadino precisa che il progetto non è ancora stato discusso in Giunta ma non vede particolari difficoltà.
Ottimisti sono anche i seregnesi (chiaramente con qualche eccezione), è stata infatti accolta positivamente dalla maggior parte dei cittadini la proposta del sindaco, molti apprezzano perché così facendo questi ragazzi saranno impegnati, perché potranno costruirsi una rete relazionale e sociale, perché saranno di supporto a rendere migliore la città; la voce delle eccezioni punta soprattutto alla loro necessità di essere qui, c’è chi li vede non come migranti scappati dal pericolo e i più temono la possibilità di conflitti sociali vista la difficile situazione dei cittadini italiani.
Anche sul fronte politico le opinioni sono diverse ma accomunate dalla consapevolezza che comunque è necessario trovare una soluzione che possa dare chiarezza a queste persone.
Non si tratta di decisioni imminenti, quindi seguiremo tutti assieme l’evolversi di queste opportunità per i ragazzi ospiti presso la nostra Casa, ma il dato positivo è che grazie anche all’attività delDon Orione la città di Seregno sta cominciando a considerare che queste persone ci sono e in un modo o nell’altro vanno considerate; sicuramente per la nostra Opera e per la città di Seregno è un altro modo per dirsi “alla testa dei tempi”.

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Martedì, 25 Luglio 2017

Seregno - Un mare di vita

Non c’è nulla di più allegro di un gruppo in vacanza. E quando due gruppi si incontrano in vacanza c’è ancora più allegria. Domenica 9 luglio, un gruppo di 12 residenti del Piccolo Cottolengo di Don Orione di Seregno, ragazzi e nonni, ha fatto con trepidazione le valigie per una settimana all’insegna di mare, sapori, balli, risate e amicizie. Come per il gruppo di ospiti partito la settimana precedente la meta era Ronchi di Marina di Massa. Assoluti protagonisti assieme ai vacanzieri c’erano però questa settimana, accompagnati da due operatori, anche gli ospiti dell’Istituto Don Orione di Firenze, che hanno condiviso con i ragazzi di Seregno la vita all’albergo Villa Olga e allo stabilimento balneare Barrumba. Capitanati dalla referente di trasferta Maria, i cinque operatori del PCDO di Seregno si sono presto meravigliati dei piccoli grandi successi che l’aria e il contesto nuovo hanno favorito in tutti i gli ospiti in termini di autonomie e, ancora di più, in termini di socialità e voglia di vivere.
In un’atmosfera di continue iniziative e relazioni anche spontanee tra ospiti dei due gruppi, la settimana è volata in vortice di canti, bagni, uscite e giochi ogni giorno. Sfogliando l’album delle foto dell’estate non si possono dimenticare le uscite a Marina di Massa, i lunghi bagni in mare a colpi di pallone, le gare di bocce sulla sabbia, la sfida alle onde con il pedalò, i balli di gruppo che hanno elettrizzato la spiaggia, la chitarra che accompagnava le canzoni cantate tutti insieme alla sera in albergo, gli appassionanti tornei di carte, la festa di compleanno di uno dei ragazzi e i numerosi aperitivi sorseggiati nella veranda dello stabilimento, che sembrava allestita apposta.
Il bagno infatti si è particolarmente distinto per la sensibilità, l’allegria e l’accoglienza dimostrata, mettendo a disposizione ogni confort che i vacanzieri, anche con quelli con più difficoltà, potessero richiedere. Tutti ad esempio hanno goduto della freschezza di un bel bagno in mare grazie ad attrezzature facilitanti. I ragazzi hanno inoltre goduto di accoglienza e di una location incantevole anche al bagno Maria Pia di Marina di Massa, dove hanno gustato una cena di pesce intavolata direttamente sulla spiaggia. Oltre a servire portate gustose, il personale di Villa Olga assieme a tutti gli altri villeggianti dell’albergo hanno imparato sempre più ad amare i ragazzi e si sono presto fatti travolgere con entusiasmo dalla loro allegria. Una sera la villa si è trasformata in un’arena dove tutti hanno gustato un’anguriata organizzata dagli stessi ragazzi e hanno partecipato come giudici a uno spassosissimo talent show condotto dall’operatore Massimo. Lo spettacolo è stato organizzato e preparato dagli ospiti seregnesi e fiorentini orgogliosi di esibire i loro più svariati talenti in un momento di entusiasmante integrazione. Di ritorno dalla vacanza, è impossibile non guardare colleghi e partecipanti con occhi nuovi, consapevoli di avere condiviso un’esperienza unica di vita insieme con i ragazzi vacanzieri, da ricercare ogni giorno nella quotidianità delle nostre Case e nelle relazioni tra le Case.

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Lunedì, 24 Luglio 2017

Pescara - Campo Scuola

Il sindaco Marco Alessandrini con Antonio Romano, presidente dell'Associazione di Protezione Civile Val Pescara e tutti i volontari dell'Associazione sono stati presenti alla giornata inaugurale del campo "A scuola di protezione Civile", che si è tenuto nella pinetina dell'Istituto Don Orione di Pescare.
Il campo è nella rete delle iniziative promosse dal Dipartimento nazionale e per una settimana, i ragazzi hanno imparato le nozioni base di intervento per la Protezione Civile, rudimenti di primo soccorso, di navigazione in sicurezza sul web e molte altre attività che hanno riempito la loro giornata e che si sono sommate anche alle attività estive promosse dall'Istituto Don Orione per i ragazzi disabili e per la cittadinanza.
L'iniziativa, giunta ormai alla 3^ edizione nell'ambito del progetto nazionale #AnchIoSonoLaProtezioneCivile. Il campo è stato allestito con tende e attrezzature varie nell'incantevole area verde attrezzata del centro per consentire ai partecipanti di trascorrere al meglio i sei giorni di attività ludico-didattiche ed esercitazioni, agli istruttori di sensibilizzare gli adolescenti (ragazzi/e dagli 11 ai 17 anni) allo spirito del volontariato interagendo sapientemente anche con gli ospiti della struttura assistenziale.

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Pubblichiamo qualche riga di riflessione del giovane Francesco Volpe, che ci invita a far nostre le parole di San Luigi Orione "camminare alla testa dei tempi"

Se Ulisse incontrasse Cristo mentre decide di fermarsi a Eboli, di certo lo spronerebbe a salpare e a varcare le Colonne d’Ercole. Allo stesso tempo, se Don Orione fosse ancora in mezzo a tutti noi, ci consiglierebbe di andare oltre. Lo dice anche il Papa; anzi, la società stessa ce lo dimostra oggettivamente ogni giorno. Orionini, quindi, ponetevi questa domanda: “Chi sei? Dove sei? Stare alla testa dei tempi ti sta forse sfuggendo di mano?”
Le realtà onionine sono tante, ma non in tutte le parti del mondo.  Se Don Orione non fosse morto il 12 Marzo 1940, sicuramente avrebbe continuato a espandersi e a varcare tutti quei confini mentali e territoriali che perennemente bloccano l’uomo, non permettendogli di conoscere Dio, o semplicemente, la grande bellezza del creato. Creare è un dono che bisogna saper coltivare, progettare e tutelare. Le idee non nascono dall’oggi al domani, ma dalla consapevolezza di prefissarsi un obiettivo e di raggiungerlo con costanza. Ecco, quindi, perché si parte e si lasciano le proprie origini. Per creare! Se un albero si fermasse alle sole radici, non esisterebbe nessun fiore, nessun frutto e nessuna magica foglia cadente che ogni autunno ci ricorda che l’inverno è alle porte.
Don Orione ha insegnato tanto ai suoi “seguaci”, ma l’insegnamento più grande si può sintetizzare in queste due parole: andare oltre. Le frontiere mentali e territoriali devono essere varcate per abbattere quei muri che ancora si continuano a costruire per paura del diverso o dell’ignoto. Andare oltre è un rischio, ma che qualcuno deve pur correre per migliore quello che di marcio ancora persiste. Perché mai un Don Orione se ne sarebbe andato in giro per il mondo? Agli inizi dell’900, l’Italia era strapiena di bisognosi. Invece Don Orione ha fatto le valigie e si è fatto pioniere di iniziative che se oggi venissero contestualizzate a dovere, permetterebbero di affrontare l’emergenza immigrazione e la crisi interreligiosa in modo del tutto intelligente.
Abbattere le frontiere, inoltre, è l’unico metodo per salvare il mondo attraverso la carità. Fortuna vuole che grazie a Papa Francesco, essere cattolici, non è più sinonimo di chiusura mentale. La Chiesa si sta rinnovando, cambiando e sta andando oltre le Colonne d’Ercole, non cristallizzandosi a quei principi che un tempo andavano anche bene, ma che oggi risultano discriminatori e inopportuni. Per farlo, però, bisogna confrontarsi con quello che ancora non è stato scoperto.
Tranquilli, quindi! Andare via è il miglior modo per non andarsene affatto perché scoprendo nuove realtà, si avranno più conoscenze e più progetti da portare a termine. In altre parole, la staticità non esiste. Anzi, stare significa avere la capacità di seguire i propri impulsi e di muoversi, di sentirsi motivati, di scoprire qualcosa di alternativo, sperimentando idee nuove e questo si sviluppa esclusivamente con il confronto con il diverso e altre realtà. Integrazione e diversità, quindi! Per farlo, bisogna fare le valigie e andare via.  La sfida, quindi, è proprio quella di farsi carico degli insegnamenti di Don Orione e di portarseli in giro per il mondo, arrivando dove Lui - ahimè - non è arrivato sia a livello territoriale, che anche a livello ideologico. I tempi sono cambiati. Andiamo oltre!

 

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Mercoledì, 19 Luglio 2017

Mestre - Il Berna non si ferma!

L’Istituto Berna non chiude per ferie. Nonostante l’afosissima estate, la settimana appena conclusa ha visto ben 250 ragazzi popolare la struttura di via Bissuola: 140 dei centri estivi, scattati appena finite le scuole e che continueranno fino al primo settembre con una pausa solo a ferragosto, e 110 del camp “Push the rock” che, invece, venerdì ha chiuso i battenti.
Il tutto con una serie importante di lavori in corso, in particolare la ristrutturazione completa della cucina e la creazione di nuovi bagni. Senza, però, tralasciare la sicurezza: percorsi ad hoc, infatti, sono stati creati per tenere il più possibile lontano i bambini dai cantieri.
«Quest’anno – spiega soddisfatto il coordinatore didattico Pierangelo Salin – con “Verdestate” abbiamo fatto segnare il record assoluto di presenze dal 1999, quando abbiamo iniziato questa attività. Abbiamo deciso comunque di aprire i cantieri perché qualche anno fa, sempre per altre ristrutturazioni, avevamo interrotto i centri estivi e poi è stata dura recuperare, tornare ai numeri che avevamo lasciato».
Attività estive, queste, che sempre più diventano strumenti di welfare, con le famiglie che, una volta chiuse le scuole, devo ingegnarsi per trovare un posto ai loro figli.
«Al di là dei più piccoli – spiega il coordinatore – registriamo, però, un’altra esigenza sociale sempre più sentita: quella degli adolescenti dai 14-15 anni in su, fuori età per i centri estivi, ma che d’estate si annoiano, e delle loro famiglie, che vorrebbero saperli al sicuro e non in giro per strada. Così da un paio d’anni ne accogliamo alcuni che vengono qui, a titolo di volontariato, a fare gli aiuto-animatori o, quelli che amano il basket, gli aiuto-coach, al camp “Push the rock”».
Un’esperienza formativa completa, per questi adolescenti che poi tanto svogliati non sono. «Imparano tante cose sul campo – prosegue Salin –, a stare con le persone, a relazionarsi con i bambini più piccoli. Imparano soprattutto la gratuità del servizio, a mettersi a disposizione degli altri, a fare gruppo, a rispettare le regole, ad avere un certo contegno, a dare il buon esempio, ad assumersi un impegno».
A guidare, ormai da 18 anni, i centri estivi del Berna uno staff composto per lo più da alcuni insegnanti che lavorano nell’istituto e che provengono da esperienze di formazione, legate ad esempio all’Azione cattolica o agli scout. «Loro sono gli apripista – spiega – poi ci sono gli animatori. Sono persone che abbiamo conosciuto e coltivato negli anni, molti nostri ex alunni».
E, cosa che non guasta, i centri estivi servono anche a dare più visibilità alla scuola. «Molti bambini – conclude Salin – vengono qui d’estate, familiarizzano con il Berna e poi diventano nostri studenti.
Una cosa è utile all’altra: si creano sinergie, un circuito virtuoso».

QUI l'articolo completo pubblicato sul settimanale diocesano Gente Veneta.

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