"La nostra forza sta nell’unione."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Il Consigliere regionale della Campania, Alfonso Longobardi, vicepresidente della Commissione Bilancio, ha fatto tappa nella struttura del Centro Don Orione di Ercolano per consegnare al gruppo sportivo Asco un defibrillatore per il progetto "Territorio Cardio-Protetto".
«Prosegue il progetto per la costruzione in Campania del 'Territorio Cardio-protetto' - ha spiegato Longobardi -. Ieri, la settima tappa con la consegna di un apparecchio defibrillatore che ho personalmente donato ad un Polo di assoluta eccellenza. Sono stato infatti presso il Centro Don Orione di Ercolano - ha continuato -, una struttura di grande rilievo regionale nell'assistenza socio-sanitaria, nonché nell'attività agonistica e finalizzata all'inclusione sociale. In particolare, ho incontrato e conosciuto gli straordinari ragazzi e gli amici speciali dei gruppi sportivi del 'Don Orione' che partecipano con grandi soddisfazioni a tornei agonistici a vari livelli, per gli atleti con disabilità Ringrazio il presidente del gruppo sportivo Francesco Ambrosio, responsabile dell'area strategica del Centro Don Orione, e l'amico Alfonso Ancona da anni impegnato sul fronte delle attività di volontariato e solidarietà. Al fianco degli sportivi e dei più bisognosi: avanti tutta, insieme», ha concluso Longobardi.

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L’Ente Nazionale Don Orione ha partecipato ed è risultato vincitore del progetto di mobilità Dual MOB. Il Progetto “Dual MOB - Dual Training through Mobility” si inserisce all’interno del Programma ERASMUS+, il programma dell’UE per l’Istruzione, la Formazione, la Gioventù e lo Sport. Ha tra i propri obiettivi quello di offrire opportunità di studio, formazione, esperienze lavorative o di volontariato all’estero e lo sviluppo, attraverso la cooperazione internazionale, della qualità, dell’innovazione e della dimensione europea nel settore della Formazione Professionale contribuendo così alla promozione di un’Europa delle conoscenze.

Il bando è volto ad offrire a n. 6 studenti iscritti al 3° anno per i percorsi Operatore Elettrico ed Operatore alla Riparazione dei Veicoli a Motore, dell’E.N.D.O.-F.A.P. Centro di Formazione “Don Luigi Orione” – Fano un’esperienza di mobilità all’estero della durata di 3 settimane che quest’anno si svolgerà in Gran Bretagna presso la località di Portsmouth dal 13 al 30 giugno 2018.

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La nostra Parrocchia orionina ad Elbasan in Albania ha organizzato per la Santa Pasqua una via crucis particolare con i ragazzi dell'oratorio.

La comunità parrocchiale si sta muovendo già da tempo nella società per far conoscere il buon operato dell'opera orionina, specie nell'ultimo periodo in cui si sono accesi i riflettori verso un dialogo interreligioso (leggi QUI).

La Parrocchia di Elbasan come partner e promotore di un progetto che si occupa di promuovere nei ragazzi la giustizia, la cura per la città, l'ambiente ed il rispetto degli altri, ha organizzato la via crucis, rendendo attori i ragazzi con cartelloni preparati da loro stessi raffiguranti le varie stazioni.

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Nella domenica delle Palme, dal 1985, si celebra anche la giornata mondiale della gioventù, istituita da Papa Giovanni Paolo II.

Riportiamo il messaggio che Papa Francesco rivolge ai giovani del mondo, invitandoli a non avere paura, sull'esempio di Maria di Nazareth, a ricercare dentro di sè la vocazione, la chiamata che Dio fa a ciascuno di loro.

 

Cari giovani,

la Giornata Mondiale della Gioventù del 2018 rappresenta un passo avanti nel cammino di preparazione di quella internazionale, che avrà luogo a Panamá nel gennaio 2019. Questa nuova tappa del nostro pellegrinaggio cade nell’anno in cui è convocata l’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. E’ una buona coincidenza. L’attenzione, la preghiera e la riflessione della Chiesa saranno rivolte a voi giovani, nel desiderio di cogliere e, soprattutto, di “accogliere” il dono prezioso che voi siete per Dio, per la Chiesa e per il mondo.

Come già sapete, abbiamo scelto di farci accompagnare in questo itinerario dall’esempio e dall’intercessione di Maria, la giovane di Nazareth che Dio ha scelto quale Madre del suo Figlio. Lei cammina con noi verso il Sinodo e verso la GMG di Panama. Se l’anno scorso ci hanno guidato le parole del suo cantico di lode – «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49) – insegnandoci a fare memoria del passato, quest’anno cerchiamo di ascoltare insieme a lei la voce di Dio che infonde coraggio e dona la grazia necessaria per rispondere alla sua chiamata: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30). Sono le parole rivolte dal messaggero di Dio, l’arcangelo Gabriele, a Maria, semplice ragazza di un piccolo villaggio della Galilea.

1. Non temere!

Come è comprensibile, l’improvvisa apparizione dell’angelo e il suo misterioso saluto: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28), hanno provocato un forte turbamento in Maria, sorpresa da questa prima rivelazione della sua identità e della sua vocazione, a lei ancora sconosciute. Maria, come altri personaggi delle Sacre Scritture, trema davanti al mistero della chiamata di Dio, che in un momento la pone davanti all’immensità del proprio disegno e le fa sentire tutta la sua piccolezza di umile creatura. L’angelo, leggendo nel profondo del suo cuore, le dice: «Non temere»! Dio legge anche nel nostro intimo. Egli conosce bene le sfide che dobbiamo affrontare nella vita, soprattutto quando siamo di fronte alle scelte fondamentali da cui dipende ciò che saremo e ciò che faremo in questo mondo. È il “brivido” che proviamo di fronte alle decisioni sul nostro futuro, sul nostro stato di vita, sulla nostra vocazione. In questi momenti rimaniamo turbati e siamo colti da tanti timori.

E voi giovani, quali paure avete? Che cosa vi preoccupa più nel profondo? Una paura “di sottofondo” che esiste in molti di voi è quella di non essere amati, benvoluti, di non essere accettati per quello che siete. Oggi, sono tanti i giovani che hanno la sensazione di dover essere diversi da ciò che sono in realtà, nel tentativo di adeguarsi a standard spesso artificiosi e irraggiungibili. Fanno continui “fotoritocchi” delle proprie immagini, nascondendosi dietro a maschere e false identità, fin quasi a diventare loro stessi un “fake”. C’è in molti l’ossessione di ricevere il maggior numero possibile di “mi piace”. E da questo senso di inadeguatezza sorgono tante paure e incertezze. Altri temono di non riuscire a trovare una sicurezza affettiva e rimanere soli. In molti, davanti alla precarietà del lavoro, subentra la paura di non riuscire a trovare una soddisfacente affermazione professionale, di non veder realizzati i propri sogni. Sono timori oggi molto presenti in molti giovani, sia credenti che non credenti. E anche coloro che hanno accolto il dono della fede e cercano con serietà la propria vocazione, non sono certo esenti da timori. Alcuni pensano: forse Dio mi chiede o mi chiederà troppo; forse, percorrendo la strada indicatami da Lui, non sarò veramente felice, o non sarò all’altezza di ciò che mi chiede. Altri si domandano: se seguo la via che Dio mi indica, chi mi garantisce che riuscirò a percorrerla fino in fondo? Mi scoraggerò? Perderò entusiasmo? Sarò capace di perseverare tutta la vita?

Nei momenti in cui dubbi e paure affollano il nostro cuore, si rende necessario il discernimento. Esso ci consente di mettere ordine nella confusione dei nostri pensieri e sentimenti, per agire in modo giusto e prudente. In questo processo, il primo passo per superare le paure è quello di identificarle con chiarezza, per non ritrovarsi a perdere tempo ed energie in preda a fantasmi senza volto e senza consistenza. Per questo, vi invito tutti a guardarvi dentro e a “dare un nome” alle vostre paure. Chiedetevi: oggi, nella situazione concreta che sto vivendo, che cosa mi angoscia, che cosa temo di più? Che cosa mi blocca e mi impedisce di andare avanti? Perché non ho il coraggio di fare le scelte importanti che dovrei fare? Non abbiate timore di guardare con onestà alle vostre paure, riconoscerle per quello che sono e fare i conti con esse. La Bibbia non nega il sentimento umano della paura né i tanti motivi che possono provocarla. Abramo ha avuto paura (cfr Gen 12,10s), Giacobbe ha avuto paura (cfr Gen 31,31; 32,8), e così anche Mosè (cfr Es 2,14; 17,4), Pietro (cfr Mt 26,69ss) e gli Apostoli (cfr Mc 4,38-40; Mt 26,56). Gesù stesso, seppure a un livello incomparabile, ha provato paura e angoscia (cfr Mt 26,37; Lc 22,44).

«Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» (Mc 4,40). Questo richiamo di Gesù ai discepoli ci fa comprendere come spesso l’ostacolo alla fede non sia l’incredulità, ma la paura. Il lavoro di discernimento, in questo senso, dopo aver identificato le nostre paure, deve aiutarci a superarle aprendoci alla vita e affrontando con serenità le sfide che essa ci presenta. Per noi cristiani, in particolare, la paura non deve mai avere l’ultima parola, ma essere l’occasione per compiere un atto di fede in Dio... e anche nella vita! Ciò significa credere alla bontà fondamentale dell’esistenza che Dio ci ha donato, confidare che Lui conduce ad un fine buono anche attraverso circostanze e vicissitudini spesso per noi misteriose. Se invece alimentiamo le paure, tenderemo a chiuderci in noi stessi, a barricarci per difenderci da tutto e da tutti, rimanendo come paralizzati. Bisogna reagire! Mai chiudersi! Nelle Sacre Scritture troviamo 365 volte l’espressione “non temere”, con tutte le sue varianti. Come dire che ogni giorno dell’anno il Signore ci vuole liberi dalla paura.

Il discernimento diventa indispensabile quando si tratta della ricerca della propria vocazione. Questa, infatti, il più delle volte non è immediatamente chiara o del tutto evidente, ma la si comprende a poco a poco. Il discernimento da fare, in questo caso, non va inteso come uno sforzo individuale di introspezione, dove lo scopo è quello di conoscere meglio i nostri meccanismi interiori per rafforzarci e raggiungere un certo equilibrio. In questo caso la persona può diventare più forte, ma rimane comunque chiusa nell’orizzonte limitato delle sue possibilità e delle sue vedute. La vocazione invece è una chiamata dall’alto e il discernimento in questo caso consiste soprattutto nell’aprirsi all’Altro che chiama. E’ necessario allora il silenzio della preghiera per ascoltare la voce di Dio che risuona nella coscienza. Egli bussa alla porta dei nostri cuori, come ha fatto con Maria, desideroso di stringere amicizia con noi attraverso la preghiera, di parlarci tramite le Sacre Scritture, di offrirci la sua misericordia nel sacramento della Riconciliazione, di farsi uno con noi nella Comunione eucaristica.

Ma è importante anche il confronto e il dialogo con gli altri, nostri fratelli e sorelle nella fede, che hanno più esperienza e ci aiutano a vedere meglio e a scegliere tra le varie opzioni. Il giovane Samuele, quando sente la voce del Signore, non la riconosce subito e per tre volte corre da Eli, l’anziano sacerdote, che alla fine gli suggerisce la risposta giusta da dare alla chiamata del Signore: «Se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”» (1 Sam 3,9). Nei vostri dubbi, sappiate che potete contare sulla Chiesa. So che ci sono bravi sacerdoti, consacrati e consacrate, fedeli laici, molti dei quali giovani a loro volta, che come fratelli e sorelle maggiori nella fede possono accompagnarvi; animati dallo Spirito Santo sapranno aiutarvi a decifrare i vostri dubbi e a leggere il disegno della vostra vocazione personale. L’“altro” non è solo la guida spirituale, ma è anche chi ci aiuta ad aprirci a tutte le infinite ricchezze dell’esistenza che Dio ci ha dato. È necessario aprire spazi nelle nostre città e comunità per crescere, per sognare, per guardare orizzonti nuovi! Mai perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri. I cristiani autentici non hanno paura di aprirsi agli altri, di condividere i loro spazi vitali trasformandoli in spazi di fraternità. Non lasciate, cari giovani, che i bagliori della gioventù si spengano nel buio di una stanza chiusa in cui l’unica finestra per guardare il mondo è quella del computer e dello smartphone. Spalancate le porte della vostra vita! I vostri spazi e tempi siano abitati da persone concrete, relazioni profonde, con le quali poter condividere esperienze autentiche e reali nel vostro quotidiano.

2. Maria!

«Io ti ho chiamato per nome» (Is 43,1). Il primo motivo per non temere è proprio il fatto che Dio ci chiama per nome. L’angelo, messaggero di Dio, ha chiamato Maria per nome. Dare nomi è proprio di Dio. Nell’opera della creazione, Egli chiama all’esistenza ogni creatura col suo nome. Dietro il nome c’è un’identità, ciò che è unico in ogni cosa, in ogni persona, quell’intima essenza che solo Dio conosce fino in fondo. Questa prerogativa divina è stata poi condivisa con l’uomo, al quale Dio concesse di dare un nome agli animali, agli uccelli e anche ai propri figli (Gen 2,19-21; 4,1). Molte culture condividono questa profonda visione biblica riconoscendo nel nome la rivelazione del mistero più profondo di una vita, il significato di un’esistenza.

Quando chiama per nome una persona, Dio le rivela al tempo stesso la sua vocazione, il suo progetto di santità e di bene, attraverso il quale quella persona diventerà un dono per gli altri e che la renderà unica. E anche quando il Signore vuole allargare gli orizzonti di una vita, sceglie di dare alla persona chiamata un nuovo nome, come fa con Simone, chiamandolo “Pietro”. Da qui è venuto l’uso di assumere un nuovo nome quando si entra in un ordine religioso, ad indicare una nuova identità e una nuova missione. In quanto personale e unica, la chiamata divina richiede da noi il coraggio di svincolarci dalla pressione omologante dei luoghi comuni, perché la nostra vita sia davvero un dono originale e irrepetibile per Dio, per la Chiesa e per gli altri.

Cari giovani, l’essere chiamati per nome è dunque un segno della nostra grande dignità agli occhi di Dio, della sua predilezione per noi. E Dio chiama ciascuno di voi per nome. Voi siete il “tu” di Dio, preziosi ai suoi occhi, degni di stima e amati (cfr Is 43,4). Accogliete con gioia questo dialogo che Dio vi propone, questo appello che Egli rivolge a voi chiamandovi per nome.

3. Hai trovato grazia presso Dio

Il motivo principale per cui Maria non deve temere è perché ha trovato grazia presso Dio. La parola “grazia” ci parla di amore gratuito, non dovuto. Quanto ci incoraggia sapere che non dobbiamo meritare la vicinanza e l’aiuto di Dio presentando in anticipo un “curriculum d’eccellenza”, pieno di meriti e di successi! L’angelo dice a Maria che ha già trovato grazia presso Dio, non che la otterrà in futuro. E la stessa formulazione delle parole dell’angelo ci fa capire che la grazia divina è continuativa, non qualcosa di passeggero o momentaneo, e per questo non verrà mai meno. Anche in futuro ci sarà sempre la grazia di Dio a sostenerci, soprattutto nei momenti di prova e di buio.

La presenza continua della grazia divina ci incoraggia ad abbracciare con fiducia la nostra vocazione, che esige un impegno di fedeltà da rinnovare tutti i giorni. La strada della vocazione non è infatti priva di croci: non solo i dubbi iniziali, ma anche le frequenti tentazioni che si incontrano lungo il cammino. Il sentimento di inadeguatezza accompagna il discepolo di Cristo fino alla fine, ma egli sa di essere assistito dalla grazia di Dio.

Le parole dell’angelo discendono sulle paure umane dissolvendole con la forza della buona notizia di cui sono portatrici: la nostra vita non è pura casualità e mera lotta per la sopravvivenza, ma ciascuno di noi è una storia amata da Dio. L’aver “trovato grazia ai suoi occhi” significa che il Creatore scorge una bellezza unica nel nostro essere e ha un disegno magnifico per la nostra esistenza. Questa consapevolezza non risolve certamente tutti i problemi o non toglie le incertezze della vita, ma ha la forza di trasformarla nel profondo. L’ignoto che il domani ci riserva non è una minaccia oscura a cui bisogna sopravvivere, ma un tempo favorevole che ci è dato per vivere l’unicità della nostra vocazione personale e condividerla con i nostri fratelli e sorelle nella Chiesa e nel mondo.

4. Coraggio nel presente

Dalla certezza che la grazia di Dio è con noi proviene la forza di avere coraggio nel presente: coraggio per portare avanti quello che Dio ci chiede qui e ora, in ogni ambito della nostra vita; coraggio per abbracciare la vocazione che Dio ci mostra; coraggio per vivere la nostra fede senza nasconderla o diminuirla.

Sì, quando ci apriamo alla grazia di Dio, l’impossibile diventa realtà. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31). La grazia di Dio tocca l’oggi della vostra vita, vi “afferra” così come siete, con tutti i vostri timori e limiti, ma rivela anche i meravigliosi piani di Dio! Voi giovani avete bisogno di sentire che qualcuno ha davvero fiducia in voi: sappiate che il Papa si fida di voi, che la Chiesa si fida di voi! E voi, fidatevi della Chiesa!

Alla giovane Maria fu affidato un compito importante proprio perché era giovane. Voi giovani avete forza, attraversate una fase della vita in cui non mancano certo le energie. Impiegate questa forza e queste energie per migliorare il mondo, incominciando dalle realtà a voi più vicine. Desidero che nella Chiesa vi siano affidate responsabilità importanti, che si abbia il coraggio di lasciarvi spazio; e voi, preparatevi ad assumere queste responsabilità.

Vi invito a contemplare ancora l’amore di Maria: un amore premuroso, dinamico, concreto. Un amore pieno di audacia e tutto proiettato verso il dono di sé. Una Chiesa pervasa da queste qualità mariane sarà sempre Chiesa in uscita, che va oltre i propri limiti e confini per far traboccare la grazia ricevuta. Se ci lasceremo contagiare dall’esempio di Maria, vivremo in concreto quella carità che ci spinge ad amare Dio al di sopra di tutto e di noi stessi, ad amare le persone con le quali condividiamo la vita quotidiana. E ameremo anche chi ci potrebbe sembrare di per sé poco amabile. È un amore che si fa servizio e dedizione, soprattutto verso i più deboli e i più poveri, che trasforma i nostri volti e ci riempie di gioia.

Vorrei concludere con le belle parole di San Bernardo in una sua famosa omelia sul mistero dell’Annunciazione, parole che esprimono l’attesa di tutta l’umanità per la risposta di Maria: «Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito Santo. L’angelo aspetta la risposta; […] Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi. […] Per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita. […] Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia. […] O Vergine, da’ presto la risposta» (Om. 4, 8; Opera omnia, ed. Cisterc. 4, 1966, 53-54).

Carissimi giovani, il Signore, la Chiesa, il mondo, aspettano anche la vostra risposta alla chiamata unica che ognuno ha in questa vita! Mentre si avvicina la GMG di Panamá, vi invito a prepararvi a questo nostro appuntamento con la gioia e l’entusiasmo di chi vuol essere partecipe di una grande avventura. La GMG è per i coraggiosi! Non per giovani che cercano solo la comodità e che si tirano indietro davanti alle difficoltà. Accettate la sfida?

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Carissimi amici!
Pace!

Vi scrivo per invitarvi, se non lo avete fatto ancora, a seguire le attività della riunione pre-sinodale dei giovani che si svolge qui a Roma.

Lo faccio anche, e in modo particolare, per invitarvi, tramite il link che copio sotto, a che i nostri giovani orionini di tutto il mondo, possano partecipare a questo evento che è cominciato oggi e durerà fino al 24 di marzo.

Ci sono molti modi di farlo, specialmente tramite il sito e i social network. E c’è anche la possibilità di partecipare nella propria lingua!

Qui trovate il link in lingua italiana.

Vi ringrazio per quanto fate per coinvolgere il più possibile ai nostri orionini più giovani a questo grande e speciale appuntamento chiesto per Papa Francesco.

Saluti

Don Fernando F.

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Appena conclusa la serata e la visione del video che presenta il Seminario della vita, gli occhi lucidi di Caterina incontrano quelli altrettanto lucidi della mamma: “Posso andare anche io a stare un po’ con quei bambini o sono troppo piccola?”

Ancora una volta, come accade ormai da alcuni anni, le catechiste della Comunità parrocchiale di Veternigo di Santa Maria di Sala, per i loro 45 cresimandi che riceveranno il sacramento domenica 22 aprile, hanno scelto di far incontrare loro con San Luigi Orione.
Alcuni mesi fa hanno contattato gli amici Monica e Alessio; da 25 anni, in vari modi ed occasioni, soprattutto partecipando alle attività promosse dall’Orione Musical Group, hanno dato il proprio aiuto e sostegno, oltre che per il musical sulla vita di San Luigi Orione anche con i ragazzi del Centro Don Orione di Chirignago e a favore delle missioni orionine, in particolare verso la missione di Antsofinondry in Madagascar.
“Ve la sentite di venire, con Angela e Luca, a raccontare qualcosa del vostro cammino, a portare la vostra testimonianza di come l’incontro con don Orione e la sua Opera ha orientato la vostra vita, il vostro servizio?”

Negli incontri in preparazione all’appuntamento poi è stato abbastanza immediato pensare che dalle parole fosse necessario passare ai fatti, cioè all’incontro non solo con chi poteva raccontare l’esperienza ma anche con chi vive nell’Opera, incontra la carità del cuore di Don Orione in una delle sue Case.
La scelta questa volta è caduta sul Seminario della Vita e subito si è trovata la disponibilità di Katya, responsabile della struttura di Campocroce che già aveva vissuto esperienze simili con altre realtà parrocchiali del territorio.

La serata del 15 ha visto la presenza di tantissimi giovani cresimandi e dei loro genitori e le catechiste hanno aperto l’incontro con la lettura delle Beatitudini quale spunto di riflessione per tutti.
Il brano delle beatitudini è stato scelto perché Gesù ci sorprende uscendo dagli schemi umani, esaltando ed innalzando chi dalla nostra società viene emarginato, chi viene considerato ultimo. Manifestandosi negli ultimi, questi diventano Gesù. Mettersi al loro servizio è servire Gesù. Per questo motivo hanno chiesto a qualcuno impegnato nell'opera di portare la propria testimonianza.

Successivamente, anche con il supporto di immagini e video è stato raccontato, l’incontro con Don Orione e come poi ci si è messi “in missione” nelle molteplici attività realizzate in questi anni con l’Orione Musical Group, fino al servizio a favore delle famiglie del Seminario della Vita.
È quindi stata la volta di Katya che ha raccontato velocemente la storia della Casa di Campocroce (che il prossimo anno festeggerà il centenario) per poi soffermarsi a quando, nel novembre 2008, si è dato inizio al servizio con la prima famiglia che la Provvidenza le ha fatto incontrare.
E poi racconti, emozioni, parole, aneddoti per raccontare il percorso fatto fino ad oggi, gli sviluppi della Casa, il ruolo oggi della prima famiglia, il servizio svolto in gran parte grazie ai volontari a favore della “famiglia di famiglie” del Seminario.

Il parroco Don Paolo, al termine, ci ha dato la sua benedizione sottolineando la bellezza di quanto vissuto insieme in due ore ricche ed intense mentre le catechiste erano felici di essere riuscite a pensare a qualcosa di questo genere per i loro ragazzi: “ascoltandovi pendevano dalle vostre labbra ed hanno capito benissimo quanto siete contenti di fare parte di qualcosa di così bello, non solo per ricevere ma anche per dare i vostri talenti a servizio di qualcuno che ha bisogno di voi”.
Prima di ricevere il Sacramento della Cresima i ragazzi e le loro famiglie saranno ospiti del Seminario della vita per l’intera giornata di sabato 7 aprile… ma quella sarà un’altra puntata.

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Il 13 marzo 2017 iniziò una nuova avventura per tre giovani ragazze, il servizio civile al Centro Boggiano Pico del Piccolo Cottolengo genovese di Don Orione.

Tutte concordano, al termine dell’anno di servizio compiuto, sul fatto che è stata un’esperienza incredibile che ha cambiato loro la vita, ha arricchito e insegnato tanto. Consiglierebbero a tutti di prendere in considerazione l’idea di intraprendere un percorso analogo di volontariato.


Giorgia C., 23 anni, diplomata all’alberghiero, disoccupata
Questa esperienza mi ha cambiato. Dopo un anno mi sento cresciuta, matura e vedo e affronto la vita con una nuova visione: più empatica e aperta. Ho conosciuto un mondo nuovo che mi ha portato a riflettere su quali siano i veri problemi che le persone affrontano ogni giorno e su come anche solo un gesto o una parola possa confortare qualcuno.  Mi mancheranno tantissimo i ragazzi ma sicuramente li rivedrò presto perché mi piacerebbe iniziare un percorso come volontaria al Don Orione.

Giorgia M., 23 anni, diplomata all’alberghiero, disoccupata
Quando ho saputo di aver passato le selezioni al bando per volontari di Servizio Civile, ero contenta e entusiasta di iniziare. Dopo dodici mesi ho capito che vorrei iscrivermi al corso per diventare Operatrice Socio Sanitaria, per poter continuare a lavorare in questo ambito. Stare con i ragazzi mi ha arricchito, conoscerli durante le attività dove loro raccontano i loro pensieri, mi ha emozionato e mi ha mostrato una realtà differente da quella che conoscevo. La cosa che mi mancherà di più, sarà non vederli ogni mattina ad accogliermi con il loro sorriso, ma sicuramente li verrò a trovare presto con l’associazione di volontariato.

Marta R., 26 anni, laureanda in scienze pedagogiche e dell’educazione
Questo percorso di Servizio Civile mi ha regalato un anno molto intenso e ricco di emozioni. Questa esperienza mi ha permesso di instaurare rapporti di scambio con persone che vivono una realtà diversa dalla mia. In un anno si costruiscono legami forti che non immaginavo possibili. Mi sono sentita parte di qualcosa di grande, più di un gruppo di lavoro, più di una famiglia. Mi sento arricchita come persona, più forte e più formata. Mi ha fatto capire che è veramente questo che voglio fare “da grande”. Nel frattempo continuerò da volontaria a portare avanti alcune attività che mi sono presa a cuore.

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Il progetto paratriathlon parte a Montelupo Fiorentino per i campionati italiani di paraduathlon.

Giovanni Cacciuottolo è il protagonista, ma il Don Orione e l'ASCO che ha sottoscritto un'intesa con ERMES Campania, Nuotatori Campani e TMA, sono gli estensori di un progetto che offre l'opportunità di praticare triathlon, nuoto, atletica e ciclismo.
Giovanni ha sfiorato il podio giungendo 4° di categoria, sfidando neve, vento ed una temperatura al di sotto dello zero, dopo una partenza nella frazione di corsa estremamente positiva.
Una bella esperienza per Giovanni che siamo sicuri che darà possibilità anche ad altri per una crescita dello sport paralimpico.
È sicuramente un buon inizio.
Bravo Giovanni Cacciuottolo.

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Il giorno 15 febbraio scorso una delegazione di Enac ed Endo-Fap nazionale si è recata a Warrington per visitare una scuola locale e presentare una proposta di progetto ERASMUS PLUS - KA2 - Partenariati Strategici. La scuola UTC (University Technical College) di Warrington è la prima Academy locale per giovani fra 14-19 anni concentrata nel curriculum specialistico nelle Scienze e nell’Ingegneria.

L’idea è quella di offrire una preparazione all’avanguardia, al fine di preparare una generazione di giovani qualificati per le professioni tecnico-scientifiche, fornendo le competenze richieste dal mondo industriale. Il metodo di insegnamento si caratterizza per un approccio pratico, che ben si adatta sia agli studenti brillanti che a quelli con bisogni educativi particolari, fondato su percorsi di apprendimento personalizzato. L’idea di base è quella di proporre ai ragazzi la sperimentazione delle varie opportunità che si possono incontrare sul posto di lavoro. I rappresentanti di UTC si sono mostrati molto interessati al progetto proposto da Enac ed Endo-Fap, al fine di entrare nel partenariato dello stesso. Obiettivo: far applicare le proprie buone pratiche in altri Paesi Ue e monitorare e supportare la sperimentazione.


Clicca QUI per leggere e scaricare la relazione completa.

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Giovedì, 15 Febbraio 2018

Mestre - Incontrarsi al Berna

“Incontrarsi al Berna” è il progetto di incontri con autori di alcuni significativi libri sull’educazione.
Si inizia giovedì 22 febbraio e giovedì 1 marzo alle ore 18.00 presso l’Aula Magna dell’Istituto orionino di Mestre.

Giovedì 22 febbraio: Matteo Bussola, 47 anni da Verona, papà di tre figlie, da 12 anni ha lasciato il lavoro di architetto per dedicarsi a disegnare fumetti e, quando è in debito di ossigeno, scrivere libri, come nel caso di “Sono puri i loro sogni”. Matteo Bussola fa un ritratto divertito e serissimo della scuola di oggi, confrontandola con quella di quand’era piccolo lui. Con il tono caldo e intimo parte dalla sua esperienza per scrivere una lettera a tutti noi, arrivando al cuore della nostra paura, quella di “lasciar andare i nostri figli nel mondo, permettere che compiano i loro passi senza di noi”.

Giovedì 1 marzo: Guido Marangoni, padovano, ingegnere informatico, è specializzato nello sviluppo di app, nella sicurezza informatica e tutela dei minori on-line e su questi temi tiene conferenze e incontri con studenti, insegnanti e genitori. È autore di “Anna che sorride alla pioggia” nel quale racconta e testimonia la sua vita e quella della moglie Daniela con la figlia Anna.

I progetti per la continuazione del cammino sono diversi e aperti all’incontro con persone o realtà importanti del territorio che possano darci, condividere, trasmetterci qualcosa di bello ed importante.
Il Berna quindi, ancora una volta, si apre al territorio e si propone a servizio non solo di chi già lo frequenta ma di chiunque abbia piacere di approfittare di una opportunità come questa che ha lo scopo, oltre che di farci incontrare anche di riflettere, sorridere, conoscere, formare e crescere.

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