"Facciamo del bene davvero e facciamo il bene, bene."
Don Orione

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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

"E' la mia prima ordinazione diaconale", ha esordito Mons. Angelo de Donatis "perché anch'io sono stato consacrato vescovo da poche settimane. Sono trepidante ma pieno di gioia".
"Sono tre bravi figlioli", ha detto il superiore generale Don Flavio Peloso chiedendo al Vescovo l'ordinazione dei tre giovani. "Vengono tra tre Paesi diversi e distanti tra loro. Sono venuti a Roma per completare la loro formazione presso i luoghi degli apostoli Pietro e Paolo e del Papa, e presso i luoghi di Don Orione. Dalle informazioni assunte dai loro formatori e dalla gente che li ha conosciuti nel loro Paese e qui in Italia, attesto che ne sono degni".

Così, durante la celebrazione della Messa nella Parrocchia di Ognissanti, ieri 6 dicembre 2015, Heritiana Rasoamiaramanana (Madagascar), Raju Sovraj (India) e Polycarpe Tapsoba (Burkina Faso) sono stati ordinati Diaconi. Erano presenti oltre 50 sacerdoti, tra i quali anche molti amici provenienti dalle nazioni di appartenenza dei tre diaconi.

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Due immagini, fra i milioni forse i miliardi di fotogrammi  che sono passati negli occhi e nel cuore di chi era presente a Firenze nel giorno della visita di Papa Francesco, sarà difficile dimenticare: lo sguardo estasiato e rapito di Papa Francesco che, seduto in Cattedrale, guarda la cupola affrescata dal Vasari e rimane letteralmente   a bocca aperta e il gesto del Papa, vicario di Cristo e successore di Pietro, che durante il pranzo alla mensa della Caritas in San Francesco Poverino  versa dell’acqua nel bicchiere di carta ad un’anziana signora sollevando una brocca anch’essa di plastica. Nel sito web che propone l’immagine c’è un unico commento: uno di noi.
Sì certamente uno di noi, come Gesù che pur essendo di natura divina volle farsi uno di noi, e ci servì fino all’ultimo, fino alla morte di croce. E’ questo Gesù che il Papa è venuto a testimoniare a Firenze: “Nella cupola di questa bellissima Cattedrale è rappresentato il Giudizio universale. Al centro c’è Gesù, nostra luce. L’iscrizione che si legge all’apice dell’affresco è “Ecce Homo”. Guardando questa cupola siamo attratti verso l’alto, mentre contempliamo la trasformazione del Cristo giudicato da Pilato nel Cristo assiso sul trono del giudice. Un angelo gli porta la spada, ma Gesù non assume i simboli del giudizio, anzi solleva la mano destra mostrando i segni della passione, perché Lui «ha dato sé stesso in riscatto per tutti» (1 Tm 2,6).
Il papa parla ai delegati del convegno, ai vescovi toscani radunati nell’ottagono del presbiterio, tra i quali si riconosce l’ultranovantenne Cardinale Silvano Piovanelli, Arcivescovo emerito di Firenze, che non ha voluto mancare a questo appuntamento: il Papa lo sa e al suo arrivo lo abbraccia teneramente, “è come avere il nonno saggio in casa” avrà pensato Francesco nel vederlo, così come ebbe a dire una volta del Papa emerito Benedetto.
Il discorso del Papa è coinvolgente, tocca il cuore prima ancora che l’intelligenza, le sue parole suscitano entusiasmo: La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, sa inquietare, animare. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: si chiama Gesù Cristo.
La Chiesa italiana ha grandi santi il cui esempio possono aiutarla a vivere la fede con umiltà, disinteresse e letizia, da Francesco d’Assisi a Filippo Neri. Ma pensiamo anche alla semplicità di personaggi inventati come don Camillo che fa coppia con Peppone. Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente. Di sé don Camillo diceva: «Sono un povero prete di campagna che conosce i suoi parrocchiani uno per uno, li ama, che ne sa i dolori e le gioie, che soffre e sa ridere con loro».
Mai le auguste navate della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, nella loro storia pluricentenaria avevano sentito parlare di Peppone e Don Camillo, ma ora c’è Papa Francesco!
“Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto. Se perdiamo questo contatto con il popolo fedele di Dio perdiamo in umanità e non andiamo da nessuna parte. Ma allora che cosa dobbiamo fare? – direte voi. Che cosa ci sta chiedendo il Papa? Spetta a voi decidere: popolo e pastori insieme. Io oggi semplicemente vi invito ad alzare il capo e a contemplare ancora una volta l’Ecce Homo che abbiamo sulle nostre teste. Fermiamoci a contemplare la scena. Torniamo al Gesù che qui è rappresentato come Giudice universale. Che cosa accadrà quando «il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria» (Mt 25,31)? Che cosa ci dice Gesù? Possiamo immaginare questo Gesù che sta sopra le nostre teste dire a ciascuno di noi e alla Chiesa italiana alcune parole. Potrebbe dire: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,34-36). Ma potrebbe anche dire: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato» (Mt 25,41-43)”
E poi l’invito ai vescovi: “Ai vescovi chiedo di essere pastori: sia questa la vostra gioia. Sarà la gente, il vostro gregge, a sostenervi. Di recente ho letto di un vescovo che raccontava che era in metrò all’ora di punta e c’era talmente tanta gente che non sapeva più dove mettere la mano per reggersi. Spinto a destra e a sinistra, si appoggiava alle persone per non cadere. E così ha pensato che, oltre la preghiera, quello che fa stare in piedi un vescovo, è la sua gente. Che niente e nessuno vi tolga la gioia di essere sostenuti dal vostro popolo. Come pastori siate non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi.
Ed ancora: “Noi sappiamo che la migliore risposta alla conflittualità dell’essere umano del celebre homo homini lupus di Thomas Hobbes è l’«Ecce homo» di Gesù che non recrimina, ma accoglie e, pagando di persona, salva”.
Ed infine l’invito forte ad uscire: Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9).
Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, «zoppi, storpi, ciechi, sordi» (Mt 15,30). Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo.  Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà.
Una Chiesa “mamma” l’ha trovata Bledar, quando arrivò a Firenze dalla sua Albania a soli sedici anni, come immigrato clandestino. Dormiva sotto i ponti e mangiava alla Caritas. Un prete, don Giancarlo Setti, lo accolse come un figlio nella sua casa ed oggi Don Bledi è prete della Chiesa Fiorentina e cerca di donare ciò che ha ricevuto, confermato dall’abbraccio di Papa Francesco in cattedrale.
Un grande abbraccio Papa Francesco l’ha ricevuto a sua volta allo stadio Franchi accolto da un popolo festante di 52000 persone. Cori da stadio e tanta gioia per un fuoriclasse della fede e dell’amore, un tripudio di fazzoletti bianchi e gialli sventolati da tutti. La Celebrazione eucaristica, il saluto riconoscente del Cardinale Betori, e poi tutti gli occhi rivolti ad un piccolo elicottero bianco che si stagliava nel cielo incredibilmente rosa del tramonto fiorentino, quasi estivo benché fosse il 10 Novembre.
Grazie Papa Francesco, pregheremo per te come ci hai chiesto. Oggi l’umanesimo è diventato più umano.

Clicca QUI per leggere e scaricare il discorso del Papa alla Chiesa Italiana

 

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Domenica, 11 Ottobre 2015

Rosario Missionario

Oggi è la seconda domenica dell'Ottobre Missionario; vogliamo condividere questa traccia che desidera offrire alcuni spunti di meditazione riguardanti le cinque chiavi attraverso le quali entriamo nella vita missionaria della Chiesa: la contemplazione, la vocazione, la responsabilità, la carità ed il ringraziamento. Proviamo a capirne gli atteggiamenti confrontandoci con alcune pagine bibliche e preghiamo Maria, la povera del Signore, affinché ci aiuti ad essere fedeli al nostro Battesimo. Clicca QUI

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All’inizio della seconda settimana dell’Ottobre Missionario, dedicata al tema della vocazione, le letture mettono in risalto la chiamata alla comunione d’amore con il Padre. Nella I lettura il libro della Genesi ci rivela il disegno di unità tra l’umanità e il creato, pensato da Dio fin dal principio – l’uomo “dà il nome a tutte le cose”, non per possederle, ma per riconoscerne il valore – e nell’unione sponsale tra l’uomo e la donna. Un disegno che, ricorda Gesù ai farisei (Vangelo), si riflette nell’indissolubilità del matrimonio.
Siamo tutti chiamati alla gloria della santità, secondo la volontà del Padre che si è manifestata nel sacrificio del Figlio, afferma il brano tratto dalla lettera agli Ebrei (II lettura).
Con cuore libero, fiduciosi nel Signore, riconosciamo dunque il dono della vita e della fede.

Clicca QUI per scaricare l'adorazione eucaristica

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Venerdì, 18 Settembre 2015

«Siate sognatori»

"Profezia è capacità di sognare, il contrario della rigidità, i rigidi non possono sognare". Lo ha detto il Papa in un incontro in aula Paolo VI con circa 5.000 giovani consacrati riuniti a Roma per il loro convegno. Papa Bergoglio ha prima ascoltato le domande di Pierre, Maria Giacinta e Sara e poi ha risposto loro, parlando a braccio per circa quaranta minuti.

Il Papa ha parlato di "modo profetico della libertà", "la libertà va unita alla testimonianza e alla fedeltà"; "una mamma che educa nella rigidità, non lascia sognare i figli".

Rispondendo alla domanda di Sara, il Papa ha parlato della "comodità della vita consacrata": "Dobbiamo fare questo, stiamo tranquilli, io compio tutti i comandamenti che devo fare qui, le regole, e sono osservante ma - ha aggiunto - quello che Santa Teresa diceva sull'osservanza rigida e strutturata, quella che toglie la libertà, e quella era una donna libera, tanto libera che è dovuta andare all'Inquisizione".

"C'è - ha aggiunto - una libertà che viene dalla Spirito e c'è una libertà che viene dalla mondanità. Il Signore vi chiama e ci chiama tutti a quello che Pierre (l'altro giovane, ndr) ha chiamato il modo profetico della libertà, cioè la libertà che va unita da testimonianza e alla fedeltà: una mamma che educa i figli nella rigidità, 'si deve fare, si deve, si deve, si deve', e non lascia che i figli sognino, abbiano i sogni, non lascia i figli crescere, annulla il futuro creativo dei figli, i figli saranno sterili, anche la vita consacrata può essere sterile, quando non è proprio profetica, quando non si permette di sognare".

Ha quindi ricordato "Santa Teresa del Gesù bambino, chiusa in un convento, anche con una priora non tanto facile, eh, (e qui scoppiano le risate, ndr) alcuni pensavano che la priora faceva le cose per disturbarla, ma quella suorina di 16, 17, 18, 21 anni, sognava, mai ha perso la capacità di sognare, mai ha perso gli orizzonti, appunto che oggi è la patrona delle missioni, degli orizzonti della chiesa".

"Signore, Ti ringrazio perchè la mia congregazione non è come quella nè come quell'altra". Papa Francesco ha poi utilizzato le parole che nel Vangelo raccontano la preghiera falsa del fariseo per descrivere i sentimenti di quei religiosi che si sentono migliori degli altri e cadono appunto nel fariseismo. "Gesù - ha ricordato ai giovani religiosi - è severo con i farisei che erano gli osservanti dei suoi tempi". "Tutti - ha
spiegato - siamo peccatori, ma non in teoria, in pratica: io ricordo i miei peccati e mi vergogno, ma mai il Signore mi ha lasciato solo, nemmeno nei momenti bui della tentazione e del peccato".

"Perdonatemi se sono un po' femminista ma dovrei ringraziare la testimonianza delle donne consacrate", ha detto in un altro passaggio il Papa, conquistandosi un applauso calorosissimo. "Ma non tutte eh, - ha aggiunto in risposta all'applauso - ci sono anche alcune un po' isteriche, (altro applauso) ma voglio ringraziare la testimonianza, perché avete questa voglia di andare in prima linea, perché siete madri, avete questa maternalità che fa vicina la Chiesa".

"Dico una parola un po' difficile e vi parlo sinceramente - ha proseguito il Papa - uno dei peccati che spesso troviamo nella vita comunitaria è la incapacità di perdono, 'questo me la pagherà, gliela farò pagare', questo è sporcare l'altro, le chiacchiere in una comunità, e l'incapacità di perdono". "Chi chiacchiera - ha aggiunto - butta una bomba sulla
fama dell'altro e distrugge l'altro che non può difendersi". "Così accade che il religioso che ha consacrato la sua vita a Dio diventa terrorista perché butta nella sua comunità una bomba che distrugge".

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Forse un giorno, neppur troppo lontano, avremo un santo, regolarmente canonizzato, come patrono di internet e protettore di tutti i cybernauti. Già comunque adesso abbiamo un valido intercessore in Carlo Acutis, un ragazzo di 15 anni, “patito” di internet come i suoi coetanei, ma a differenza di tanti di loro, convinto che debba diventare “veicolo di evangelizzazione e di catechesi”. Sul web è ancora presente (www.miracolieucaristici.org), la mostra virtuale progettata e realizzata da lui a 14 anni, che sta facendo il giro del mondo e che testimonia come davvero per Carlo l’Eucaristia è stata la sua “autostrada per il cielo”. Già, perché Carlo continua ad essere un mistero: con i suoi 15 anni limpidi e solari, con la sua voglia di vivere e la sua prorompente allegria, ma soprattutto con la sua fede che scomoda ed interpella quella di noi adulti. Nasce il 3 maggio 1991 a Londra, dove i suoi genitori si trovano per esigenze di lavoro. Cresce a Milano, come tutti gli altri, differenziandosi solo per una particolare inclinazione per le pratiche religiose che a 12 anni lo porta alla messa ed alla comunione quotidiana. E non è tutto: di pari passo con l’adolescenza arriva anche il rosario quotidiano e l’adorazione eucaristica, convinto com’è che quando “ci si mette di fronte al sole ci si abbronza… ma quando ci si mette dinnanzi a Gesù Eucaristia si diventa santi”.
Già, la santità: è il suo chiodo fisso, il suo obiettivo, la molla che lo fa stare in modo “diverso” sui banchi di scuola, in pizzeria con gli amici o in piazzetta per la partita di pallone. Non è geloso del suo “kit per diventare santi”, che regala generosamente a tutti e che, molto semplicemente, contiene: un desidero grande di santità, messa comunione e rosario quotidiano, una razione giornaliera di Bibbia, un po’ di adorazione eucaristica, la confessione settimanale, la disponibilità a rinunciare a qualcosa per gli altri. Per lui, che così tanto desidera la santità, è normale cercare amici in cielo; così nel suo sito internet c’è la sezione “scopri quanti amici ho in cielo”, dove compaiono i santi “giovani”, quelli che hanno raggiunto la santità in fretta e dove include anche la centallese Maria Isoardo, che ha “pescato” probabilmente in internet. Anche lui è convinto di non invecchiare; “Morirò giovane”, ripete, ma intanto riempie la sua giornata di vorticosa attività: con i ragazzi del catechismo, con i poveri alla mensa Caritas, con i bambini dell’oratorio.  Tra un impegno e l’altro trova ancora il tempo per suonare il sassofono, giocare a pallone, progettare programmi al computer, divertirsi con i videogiochi, guardare gli adorati film polizieschi, girare filmini con i suoi cani e gatti. Oltre naturalmente studiare, perché frequenta con profitto (pur senza essere il primo della classe) il liceo milanese “Leone XIII”. Dagli amici è amato, per la ventata di allegria che sa portare nella compagnia, anche se lui non cerca lo sballo come gli altri, sempre misurato e padrone dei suoi sentimenti e dei suoi slanci. Così, anche chi lo avversa e lo deride, finisce per subirne il fascino e per lasciarsi attrarre da lui. Poi, improvvisa come un fulmine a ciel sereno, arriva la leucemia, quella acuta che non lascia scampo, e che lui accoglie con un sorriso, offrendo la sua vita per il Papa e per la Chiesa. Cerca la guarigione perché ama la vita, ma sorride alla morte come all’incontro con l’Amato e perché sa che oltre ad essa non c’è il nulla. Muore il 12 ottobre 2006 e lo seppelliscono nella nuda terra ad Assisi, la città di San Francesco che più di altre ha amato e nella quale tornava così volentieri per ritemprare lo spirito. “Tutti nasciamo come degli originali, ma molti muoiono come fotocopie”, aveva scritto. Un destino a cui egli evidentemente è sfuggito se, appena trascorsi i cinque anni previsti dalle norme canoniche, la diocesi milanese ha subito dato inizio al processo di beatificazione, mentre in Italia e all’estero cresce la fama e la stima per questo ragazzo che ha cercato la santità in modo straordinario pur nell’ordinarietà della vita dei giovani d’oggi.

Un adolescente del nostro tempo come molti altri, impegnato nella scuola, tra gli amici, grande esperto, per la sua età, di computers. Su tutto questo si è inserito il suo incontro con Gesù Cristo.
Guardando a questo adolescente come a un loro compagno, che si è lasciato sedurre dall’amicizia per Cristo, e proprio per questo ha sperimentato una gioia più vera, i ragazzi saranno messi in contatto con una esperienza di vita che nulla ha tolto alla ricchezza dei giovani anni adolescenziali, ma li ha valorizzati ancora di più.
La testimonianza evangelica di Carlo non è solo di stimolo per gli adolescenti di oggi, ma provoca i parroci, i sacerdoti, gli educatori a porsi degli interrogativi sulla validità della formazione che essi danno ai ragazzi delle comunità parrocchiali e di come renderla incisiva ed efficace.

 

 

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Nel giorno del ricordo della nascita della Vergine Maria, 4 chierici hanno rinnovato il loro "SI" al Signore, nella Parrocchia Ognissanti di Roma, tanto cara a don Orione.

Alla presenza di tanti confratelli (provenienti da Velletri, dalla Curia, dal Teologico e da Sette Sale) e amici, i chierici Broyo Marius, Liscano Carlos, Luciano Roberto e Preka Paulin, hanno espresso la gioia della loro consacrazione durante la celebrazione eucaristica presieduta dal consigliere generale don Joao Batista de Freitas, che ha voluto sottolineare l'importanza e la bellezza della  sequela, rivolgendo anche un pensiero ai giovani della parrocchia presenti per l'occasione.

Al termine della celebrazione è seguito un momento di festa e condivisione nella sala dell'Oratorio.

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Mercoledì, 09 Settembre 2015

Rinnovi...

L'8 settembre, per la famiglia orionina, è una giornata speciale: è il momento in cui molti giovani dicono per la prima volta il loro sì al Signore oppure rinnovano l'impegno sulla via della consacrazione e ripartono nel loro cammino formativo. Pubblichiamo la testimonianza di un giovane sacerdotre orionino, Don Alessandro Digangi, vicario parrocchiale nella parrocchia San Benedetto di Milano e incaricato per l'oratorio.

È un po' come rinnovare l'abbonamento alla squadra del cuore: ci vogliono passione, fedeltà e qualcosa da spendere.
Sì! Perché decidere dopo un anno di ridire il proprio sì nella congregazione di Don Orione richiede queste tre caratteristiche.
È capitato questa mattina in varie parti d'Italia a Milano, a Tortona paterno, a Roma Ognissanti.
Giovani amanti del calcio ma anche capaci di spendere la vita per qualcosa di grande. C'è bisogno di allenamento ed è per questo che loro ogni anno sono chiamati a ridire il loro sì, per ridire la loro passione, cercare di essere fedeli. Costa? Be' per amore qualche sacrificio è d'obbligo.

 

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Questa mattina, 2 settembre, presso la Basilica Santuario Madonna della Guardia di Tortona don Walter Groppello, economo della provincia religiosa Madre della Divina Provvidenza, insieme a tutto il consiglio provinciale, ha presieduto la celebrazione eucaristica, ricordando il suo 20° anno dall’ordinazione sacerdotale.
“Il mio sacerdozio lo definirei un dono ed un mistero. Sono lieto, ha proseguito don Walter, di poter celebrare questo traguardo proprio nella Basilica dove riposa il santo fondatore”.
Ha poi tracciato con un esempio molto chiaro la figura del sacerdote che: “quando celebra lo deve fare ricordandosi che l’altare è il Golgota dove Nostro Signore si è offerto per la salvezza di tutti”.
Al termine, ci si è rivolti all’intercessione di San Luigi Orione perché la sua missione sia sempre sorretta dalla preghiera.
Ancora tanti auguri perché come ci ricorda la grande preghiera universale del Venerdì Santo: “tutti ministri, possano servire fedelmente il Signore”.

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Lunedì, 17 Agosto 2015

Una gita a...

In questo tempo di vacanza, magari con una piccola deviazione sull’itinerario delle ferie, vale la pena passare da Tortona, non solo per un omaggio a Don Orione nel suo Santuario della Madonna della Guardia.

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