"Fin da questa vita, voi avrete il cento per uno, e i vostri cuori sentiranno le gioie pure e soavi di chi fa opere buone."
Don Orione

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Nei giorni 9 e 10 gennaio u.s. si è svolta a Roma Monte Mario la riunione del Segretariato italiano di pastorale giovanile-vocazionale.
Alla riunione, guidata da Don Maurizio Macchi, erano presenti i rappresentanti di tutte le zone della Pastorale orionina in Italia, insieme ai loro assistenti religiosi. Presente anche Don Rolando Reda dell’Albania.
L’incontro è cominciato con la testimonianza di Don Giuseppe Sorani, per diversi anni responsabile della pastorale giovanile orionina in Italia. Don Giuseppe ha sottolineato l’opportunità di privilegiare oggi i rapporti interpersonali, anche a costo di qualche ora di catechesi in meno. I giovani di oggi avvertono molto il bisogno di essere ascoltati. Questa testimonianza ha trovato subito l’eco in alcuni degli assistenti presenti nell’incontro, i quali hanno confermato la validità di questo valore.
A partire da questa testimonianza la riunione si è concentrata sulla ricerca dei valori orionini più importanti per i nostri tempi, da proporre ai giovani. Sono stati individuati alcuni temi da privilegiare: famiglia, sinodalità, fiducia, autonomia e responsabilità, accoglienza, comunione, condivisione, solidarietà, appartenenza, misericordia e carità, essere costruttori, mettersi in relazione, coerenza, amicizia. Alla fine si sono proposti i valori per il prossimo cammino triennale: 1° anno: accoglienza, 2° anno: relazione e 3° anno: appartenenza. Il gruppo del ‘pensatoio’ preparerà e proporrà strumenti pratici per le diverse realtà su base annuale.
Successivamente i giovani hanno riferito come sta andando la Pastorale giovanile-vocazionale nelle rispettive zone dell’Italia.
Un altro argomento che ha assorbito l’attenzione dei partecipanti è stato quello della prossima Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà a Cracovia. I preparativi vanno avanti e sono già in corso le iscrizioni.
Don Graziano Bonfitto ha invece presentato il programma del Giubileo degli adolescenti che si svolgerà nei giorni 22-24 aprile con il Papa. A breve tempo sarà diffuso un volantino con la proposta concreta per gli interessati.

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Martedì, 15 Dicembre 2015

Giuseppe in linea

A 10 giorni dal Santo Natale pubblichiamo una libera rielaborazione di Luca 1-2 e Matteo 1-2.

Quando sento parlare delle vostre feste natalizie, mi viene un poco da sorridere. Perché davvero non mi ci ritrovo molto… io che ho vissuto quel primo ed unico Natale di 2000 anni fa. Vincendo la mia naturale riservatezza, voglio raccontarvi come andarono veramente le cose. Del resto raccontare di me, significa parlare di Maria e di Gesù. La mia vita è stata legata alla loro. Fin dal principio. Ero un giovane poco più che ventenne, ma già avevo un lavoro. Mio padre mi aveva insegnato l’arte del falegname. Mi piaceva. E, devo ammetterlo, alcuni lavoretti mi riuscivano anche bene. Erano apprezzati e ben retribuiti. Potevo pensare a formarmi una famiglia. Da tempo avevo messo gli occhi su Maria, una ragazza di qualche anno più giovane di me. Era bella, Maria. Soprattutto era molto buona. Mi era bastato vederla una volta per sentire che la mia vita sarebbe stata legata alla sua. Per sempre. Per questo un giorno mi feci coraggio e mi recai in casa di suo padre Gioachino, a manifestargli le mie serie intenzioni. Egli acconsentì a darmela in sposa. Maria, in un angolo della piccola stanza, abbozzò un sorriso. Felice. Ci incontravamo di rado. Poche parole e tanti piccoli progetti per poter presto andare a vivere insieme. Ma una mattina Maria venne di corsa a trovarmi sul lavoro. Mi prese le mani tra le sue e con voce tremante mi raccontò di una visione:
L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe.
Mi disse del suo turbamento per uno strano saluto: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te -Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.”
“Credimi, mi sono sentita come invasa dalla potenza dell’Altissimo. Non potevo resistere…Ho dato la mia disponibilità”
“Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.
Mi confidò che dopo quel colloquio aveva avvertito una grande pace nel cuore.  E un fremito di Vita nuova nella sua carne verginale.
Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
“Giuseppe, mi supplicò, cerca di capire. Se puoi. Non voglio toglierti nulla, ma sento che Dio ha bisogno di me. E anche di te, sai. Ha bisogno di noi due, insieme.”  
Se ne andò, lasciandomi solo. Stordito da una confidenza che mi ribaltava la vita. Che fare? Neanche mi passava per la mente il pensiero che Maria avesse potuto raccontarmi una storia per nascondere un tradimento. La conoscevo troppo bene.  Cominciavo invece a capire che quella ragazza così cara a me, era ancor più cara a Dio che l’aveva scelta per qualcosa di misterioso e di grande. La mia dolcissima Maria cominciò a… farmi “paura”. Per la sua grandezza. Io, povero falegname, in una “cosa” così non volevo entrarci. Non ne ero degno. Mi venne un’idea:
 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
Credevo di aver risolto il problema. Quella sera mi coricai sereno. Ma nella notte fui destato da uno strano chiarore. Una voce risuonò:  
“Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
Ma allora aveva ragione Maria nel pensare che il Signore aveva bisogno di noi due, insieme. Cominciavo a capire che avevo un compito preciso anch’io. Dovevo assicurare la discendenza davidica a quel Bambino. Egli non veniva per separarci ma per stringerci ancora di più fra noi... Da quel momento lo sentii anche “mio”. E lo amai. Disposto a dargli tutta la vita.
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Da quel giorno il tempo passò in fretta. Maria si preparava all’Evento e io l’accompagnavo come potevo, non perdendola d’occhio un istante. Ma un giorno in paese si sparse una notizia che ci colse tutti di sorpresa:
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si  facesse il censimento di tutta la terra. Giuseppe, salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.
Furono giorni di cammino faticoso, soprattutto per Maria in quello stato. Feci di tutto per renderle il viaggio il meno disagevole possibile. Giunti a Betlemme, quando con uno sguardo, Ella mi fece capire che il momento del parto si avvicinava, mi sentii perduto. Dove trovarle un rifugio idoneo? Ci affacciammo al caravanserraglio del paese, rifugio notturno per animali e pellegrini di passaggio. Non mi sembrò davvero il caso… “Non c'era posto per loro nell'alloggio”
Uscimmo verso la campagna in cerca di un riparo. Intravidi una grotta naturale, riparo di animali al pascolo. Maria annuì. Entrammo. Un bue ruminava in un angolo. L’asinello che ci aveva accompagnati in tutto il viaggio, gli si sdraiò accanto. Con paglia e fieno, preparai un giaciglio. Maria vi si adagiò dolcemente. La vidi estrarre dal suo fagotto fasce e pannolini… Uscii fuori all’aperto. Fuochi di pastori all’intorno. Le stelle chiare sopra di noi. Piansi e pregai.
 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia.

Il cielo si riempì di luce arcana. Un canto divino si diffuse nella notte.
“Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”.
Alle prime luci dell’alba, alcuni pastori dei dintorni vennero a trovarci.
I pastori andarono senz'indugio e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.
Toccava a me fare gli onori di casa. Feci del mio meglio. Nella loro povertà, ci portarono ogni ben di Dio. Maria ringraziava e sorrideva a tutti. Senza togliere lo sguardo e il cuore da quel Figlio, carne della sua carne.
Maria, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
Qualche giorno dopo mi recai al villaggio in cerca di una sistemazione più decorosa. Per noi e per quanti continuavano a venirci a trovare. Fra gli altri alcuni Magi che venivano, dall’Oriente. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono.
Ma le peregrinazioni non erano finite. Una notte fui svegliato all’improvviso “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”.
Ormai ero abituato agli “scherzi” di Dio.  Obbedimmo, incamminandoci silenziosi, nel buio della notte.  E nella penombra della fede!
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto. Il Signore ci guidò come sempre. Aiutandoci a trovare una sistemazione e qualche lavoretto. Ma fu una questione di pochi mesi. Ben presto quella voce che ormai distinguevo fra mille, si rifece viva: “Alzati, prendi con te il bambino e  sua madre e va’ nel paese d'Israele; ancora una volta la forza di Dio ci dava il coraggio di ricominciare: egli, alzatosi, prese con sé il  bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele.
Dando uno sguardo alla situazione politica poco rassicurante, tornammo al nostro villaggio natio: avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni  della Galilea  e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata  Nazaret. Riprendemmo la vita del borgo. Tutto come prima. E tutto tanto diverso. Perché ora c’era Lui con noi. Illuminava le nostre giornate. Ci riempiva di senso la vita. E quando la sera, le nostre mani si sfioravano nel muto linguaggio di una tenerezza sponsale, incontravano le Sue, congiunte in preghiera.         
Tutti ce lo invidiavano, un Bambino così.
Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini
Ho voluto rompere il mio abituale silenzio per ricordarvi che ogni giorno è Natale se viviamo con Lui e per Lui.  Buon Natale, così.                                                

Giuseppe, lo sposo di Maria

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Lunedì, 14 Dicembre 2015

GMG, Cracovia si prepara...

Pubblichiamo qualche riga di un Responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile sull'organizzazione della GMG di Cracovia 2016, poichè se l'estate 2016 la vediamo ancora lontana, i preparativi sono già ben fissati e ogni giorno che passa si fanno sempre più precisi.

Partecipare a un incontro internazionale per la preparazione della Gmg estiva dell’anno successivo, ha i suoi lati buffi. Come, per esempio, vedere i preti africani aggirarsi attorno al Santuario di Kalwaria guardandosi attorno disorientati per le due dita di neve scese nella notte; addobbati con berrette di lana improbabili che devono aver ricevuto in prestito da qualche missionario italiano, impietosito dalla notizia che sarebbero andati «al fresco».

Il clima fra i partecipanti all’appuntamento internazionale che si è tenuto a Cracovia nei giorni scorsi, però, è stato tutt’altro che freddo. Attraverso i rappresentanti di 144 Paesi del mondo si percepiva l’attesa. E davvero – in Italia – non ci si accorge di quanto si è fortunati a poter progettare un viaggio con i giovani nella massima libertà. Molti hanno raccontato di problemi non solo economici: c’è chi fa fatica a ottenere il visto per venire a Cracovia alla Gmg perché viene dal Pakistan o dai Paesi arabi.

Scorrono le immagini delle presentazioni (sempre molto curate): è come comporre un grande puzzle colorato, dove ogni argomento ha le sue implicazioni: logistiche, organizzative, di immagine o di contenuto. È sempre molto grande la volontà del Paese che ospita di far funzionare la macchina, di far stare bene i giovani accogliendoli, facendoli sentire a casa e rimandandoli nei loro Paesi con la sensazione di aver vissuto un’altra esperienza che valeva la pena di vivere. Dall’altra parte i delegati sorridono, ma intanto pensano a molte cose: soprattutto alla possibilità di aggirare gli ostacoli, di risolvere i problemi.

Questo è uno dei temi della Gmg: davanti all’«esposizione» di tutti gli aspetti della grande macchina organizzativa, noi (da ogni delegato nazionale a ogni singolo accompagnatore del gruppo più piccolo) abbiamo la tentazione di rimuovere tutti gli ostacoli. Eppure non ci si dovrebbe scordare che l’avventura, il disagio, la fatica di vivere l’esperienza fanno pure parte del «kit del pellegrino».

Perché se la Gmg deve essere un pellegrinaggio, è con quello spirito che va affrontata e fatta vivere ai giovani: la condizione di pellegrino, prevede un bagaglio leggero non solo per essere più comodi, ma soprattutto per potersi affidare fino in fondo al cammino stesso. Questo non è un viaggio «da tour operator», dove le giornate sono programmate al minuto prima ancora che esse si aprano.

Cracovia è in fermento: la città (bellissima anche se non "perfetta" per una grande massa di gente) è ormai un cantiere aperto. Alla spianata si bonifica, le facciate si tinteggiano, l’aeroporto s’ingrandisce, il nuovo Santuario della Divina Misericordia è ormai pronto. Mancano diversi mesi, ma tutto è già in movimento. C’è davvero da sperare che continui a muoversi anche il cuore dei ragazzi guidato dal soffio dello Spirito e sollecitato dai loro educatori. Al ritmo dell’Anno liturgico, sentiamo crescere l’attesa, nella speranza che essa ci apra all’incontro più profondo con Gesù che nasce. Perché rinasca in noi la speranza e la voglia di metterci seriamente in cammino.

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Martedì, 08 Dicembre 2015

25° mons. Gemma

La celebrazione si è svolta ieri 7 dicembre, vigilia della solennità dell'Immacolata, nel giubileo della sua elezione episcopale in San Pietro, presso l'altare della "Cattedra".
Trentadue i concelebranti, tra cui il vicario generale, don Achille Morabito, il provinciale, don Aurelio Fusi, don Eldo Mussi e tanti altri confratelli ed amici sacerdoti.
Ha partecipato all'Eucaristia anche mons. Francesco Cuccarese, arcivescovo emerito di Pescara Penne.
Hanno animato la concelebrazione con il canto i chierici dell'Istituto Teologico di Roma. Il servizio liturgico è stato espletato dai teologi e dai seminaristi di Velletri.
Prima della benedizione finale il vicario generale, don Achille Morabito, ha portato il saluto, l'augurio della Congregazione, ma anche la gratitudine per il magistero ed il suo zelo pastorale a servizio della Chiesa.

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Martedì, 08 Dicembre 2015

L'Immacolata concezione

Nel cammino santo dell’Avvento, la Chiesa ci fa venerare Maria come Colei che, per grazia, non è stata intaccata dal male. L’Immacolata diventa per noi segno di sicura speranza e ci testimonia che il male non avrà l’ultima parola. Il rettore della Basilica della Madonna della Guardia di Tortona, don Renzo Vanoi, ci offre un commento, su questa importante solennità.

Celebrando i santi Misteri riconosciamoci immensamente grati nei confronti della Vergine Madre che, per il suo “Sì!” incondizionato ci ha aperto il passaggio alla Salvezza. Da Lei impariamo a dire con prontezza e generosità il nostro “Eccomi!” al Signore in ogni momento della nostra vita.

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"E' la mia prima ordinazione diaconale", ha esordito Mons. Angelo de Donatis "perché anch'io sono stato consacrato vescovo da poche settimane. Sono trepidante ma pieno di gioia".
"Sono tre bravi figlioli", ha detto il superiore generale Don Flavio Peloso chiedendo al Vescovo l'ordinazione dei tre giovani. "Vengono tra tre Paesi diversi e distanti tra loro. Sono venuti a Roma per completare la loro formazione presso i luoghi degli apostoli Pietro e Paolo e del Papa, e presso i luoghi di Don Orione. Dalle informazioni assunte dai loro formatori e dalla gente che li ha conosciuti nel loro Paese e qui in Italia, attesto che ne sono degni".

Così, durante la celebrazione della Messa nella Parrocchia di Ognissanti, ieri 6 dicembre 2015, Heritiana Rasoamiaramanana (Madagascar), Raju Sovraj (India) e Polycarpe Tapsoba (Burkina Faso) sono stati ordinati Diaconi. Erano presenti oltre 50 sacerdoti, tra i quali anche molti amici provenienti dalle nazioni di appartenenza dei tre diaconi.

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Due immagini, fra i milioni forse i miliardi di fotogrammi  che sono passati negli occhi e nel cuore di chi era presente a Firenze nel giorno della visita di Papa Francesco, sarà difficile dimenticare: lo sguardo estasiato e rapito di Papa Francesco che, seduto in Cattedrale, guarda la cupola affrescata dal Vasari e rimane letteralmente   a bocca aperta e il gesto del Papa, vicario di Cristo e successore di Pietro, che durante il pranzo alla mensa della Caritas in San Francesco Poverino  versa dell’acqua nel bicchiere di carta ad un’anziana signora sollevando una brocca anch’essa di plastica. Nel sito web che propone l’immagine c’è un unico commento: uno di noi.
Sì certamente uno di noi, come Gesù che pur essendo di natura divina volle farsi uno di noi, e ci servì fino all’ultimo, fino alla morte di croce. E’ questo Gesù che il Papa è venuto a testimoniare a Firenze: “Nella cupola di questa bellissima Cattedrale è rappresentato il Giudizio universale. Al centro c’è Gesù, nostra luce. L’iscrizione che si legge all’apice dell’affresco è “Ecce Homo”. Guardando questa cupola siamo attratti verso l’alto, mentre contempliamo la trasformazione del Cristo giudicato da Pilato nel Cristo assiso sul trono del giudice. Un angelo gli porta la spada, ma Gesù non assume i simboli del giudizio, anzi solleva la mano destra mostrando i segni della passione, perché Lui «ha dato sé stesso in riscatto per tutti» (1 Tm 2,6).
Il papa parla ai delegati del convegno, ai vescovi toscani radunati nell’ottagono del presbiterio, tra i quali si riconosce l’ultranovantenne Cardinale Silvano Piovanelli, Arcivescovo emerito di Firenze, che non ha voluto mancare a questo appuntamento: il Papa lo sa e al suo arrivo lo abbraccia teneramente, “è come avere il nonno saggio in casa” avrà pensato Francesco nel vederlo, così come ebbe a dire una volta del Papa emerito Benedetto.
Il discorso del Papa è coinvolgente, tocca il cuore prima ancora che l’intelligenza, le sue parole suscitano entusiasmo: La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, sa inquietare, animare. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: si chiama Gesù Cristo.
La Chiesa italiana ha grandi santi il cui esempio possono aiutarla a vivere la fede con umiltà, disinteresse e letizia, da Francesco d’Assisi a Filippo Neri. Ma pensiamo anche alla semplicità di personaggi inventati come don Camillo che fa coppia con Peppone. Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente. Di sé don Camillo diceva: «Sono un povero prete di campagna che conosce i suoi parrocchiani uno per uno, li ama, che ne sa i dolori e le gioie, che soffre e sa ridere con loro».
Mai le auguste navate della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, nella loro storia pluricentenaria avevano sentito parlare di Peppone e Don Camillo, ma ora c’è Papa Francesco!
“Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto. Se perdiamo questo contatto con il popolo fedele di Dio perdiamo in umanità e non andiamo da nessuna parte. Ma allora che cosa dobbiamo fare? – direte voi. Che cosa ci sta chiedendo il Papa? Spetta a voi decidere: popolo e pastori insieme. Io oggi semplicemente vi invito ad alzare il capo e a contemplare ancora una volta l’Ecce Homo che abbiamo sulle nostre teste. Fermiamoci a contemplare la scena. Torniamo al Gesù che qui è rappresentato come Giudice universale. Che cosa accadrà quando «il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria» (Mt 25,31)? Che cosa ci dice Gesù? Possiamo immaginare questo Gesù che sta sopra le nostre teste dire a ciascuno di noi e alla Chiesa italiana alcune parole. Potrebbe dire: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,34-36). Ma potrebbe anche dire: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato» (Mt 25,41-43)”
E poi l’invito ai vescovi: “Ai vescovi chiedo di essere pastori: sia questa la vostra gioia. Sarà la gente, il vostro gregge, a sostenervi. Di recente ho letto di un vescovo che raccontava che era in metrò all’ora di punta e c’era talmente tanta gente che non sapeva più dove mettere la mano per reggersi. Spinto a destra e a sinistra, si appoggiava alle persone per non cadere. E così ha pensato che, oltre la preghiera, quello che fa stare in piedi un vescovo, è la sua gente. Che niente e nessuno vi tolga la gioia di essere sostenuti dal vostro popolo. Come pastori siate non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi.
Ed ancora: “Noi sappiamo che la migliore risposta alla conflittualità dell’essere umano del celebre homo homini lupus di Thomas Hobbes è l’«Ecce homo» di Gesù che non recrimina, ma accoglie e, pagando di persona, salva”.
Ed infine l’invito forte ad uscire: Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9).
Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, «zoppi, storpi, ciechi, sordi» (Mt 15,30). Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo.  Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà.
Una Chiesa “mamma” l’ha trovata Bledar, quando arrivò a Firenze dalla sua Albania a soli sedici anni, come immigrato clandestino. Dormiva sotto i ponti e mangiava alla Caritas. Un prete, don Giancarlo Setti, lo accolse come un figlio nella sua casa ed oggi Don Bledi è prete della Chiesa Fiorentina e cerca di donare ciò che ha ricevuto, confermato dall’abbraccio di Papa Francesco in cattedrale.
Un grande abbraccio Papa Francesco l’ha ricevuto a sua volta allo stadio Franchi accolto da un popolo festante di 52000 persone. Cori da stadio e tanta gioia per un fuoriclasse della fede e dell’amore, un tripudio di fazzoletti bianchi e gialli sventolati da tutti. La Celebrazione eucaristica, il saluto riconoscente del Cardinale Betori, e poi tutti gli occhi rivolti ad un piccolo elicottero bianco che si stagliava nel cielo incredibilmente rosa del tramonto fiorentino, quasi estivo benché fosse il 10 Novembre.
Grazie Papa Francesco, pregheremo per te come ci hai chiesto. Oggi l’umanesimo è diventato più umano.

Clicca QUI per leggere e scaricare il discorso del Papa alla Chiesa Italiana

 

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Domenica, 11 Ottobre 2015

Rosario Missionario

Oggi è la seconda domenica dell'Ottobre Missionario; vogliamo condividere questa traccia che desidera offrire alcuni spunti di meditazione riguardanti le cinque chiavi attraverso le quali entriamo nella vita missionaria della Chiesa: la contemplazione, la vocazione, la responsabilità, la carità ed il ringraziamento. Proviamo a capirne gli atteggiamenti confrontandoci con alcune pagine bibliche e preghiamo Maria, la povera del Signore, affinché ci aiuti ad essere fedeli al nostro Battesimo. Clicca QUI

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All’inizio della seconda settimana dell’Ottobre Missionario, dedicata al tema della vocazione, le letture mettono in risalto la chiamata alla comunione d’amore con il Padre. Nella I lettura il libro della Genesi ci rivela il disegno di unità tra l’umanità e il creato, pensato da Dio fin dal principio – l’uomo “dà il nome a tutte le cose”, non per possederle, ma per riconoscerne il valore – e nell’unione sponsale tra l’uomo e la donna. Un disegno che, ricorda Gesù ai farisei (Vangelo), si riflette nell’indissolubilità del matrimonio.
Siamo tutti chiamati alla gloria della santità, secondo la volontà del Padre che si è manifestata nel sacrificio del Figlio, afferma il brano tratto dalla lettera agli Ebrei (II lettura).
Con cuore libero, fiduciosi nel Signore, riconosciamo dunque il dono della vita e della fede.

Clicca QUI per scaricare l'adorazione eucaristica

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Venerdì, 18 Settembre 2015

«Siate sognatori»

"Profezia è capacità di sognare, il contrario della rigidità, i rigidi non possono sognare". Lo ha detto il Papa in un incontro in aula Paolo VI con circa 5.000 giovani consacrati riuniti a Roma per il loro convegno. Papa Bergoglio ha prima ascoltato le domande di Pierre, Maria Giacinta e Sara e poi ha risposto loro, parlando a braccio per circa quaranta minuti.

Il Papa ha parlato di "modo profetico della libertà", "la libertà va unita alla testimonianza e alla fedeltà"; "una mamma che educa nella rigidità, non lascia sognare i figli".

Rispondendo alla domanda di Sara, il Papa ha parlato della "comodità della vita consacrata": "Dobbiamo fare questo, stiamo tranquilli, io compio tutti i comandamenti che devo fare qui, le regole, e sono osservante ma - ha aggiunto - quello che Santa Teresa diceva sull'osservanza rigida e strutturata, quella che toglie la libertà, e quella era una donna libera, tanto libera che è dovuta andare all'Inquisizione".

"C'è - ha aggiunto - una libertà che viene dalla Spirito e c'è una libertà che viene dalla mondanità. Il Signore vi chiama e ci chiama tutti a quello che Pierre (l'altro giovane, ndr) ha chiamato il modo profetico della libertà, cioè la libertà che va unita da testimonianza e alla fedeltà: una mamma che educa i figli nella rigidità, 'si deve fare, si deve, si deve, si deve', e non lascia che i figli sognino, abbiano i sogni, non lascia i figli crescere, annulla il futuro creativo dei figli, i figli saranno sterili, anche la vita consacrata può essere sterile, quando non è proprio profetica, quando non si permette di sognare".

Ha quindi ricordato "Santa Teresa del Gesù bambino, chiusa in un convento, anche con una priora non tanto facile, eh, (e qui scoppiano le risate, ndr) alcuni pensavano che la priora faceva le cose per disturbarla, ma quella suorina di 16, 17, 18, 21 anni, sognava, mai ha perso la capacità di sognare, mai ha perso gli orizzonti, appunto che oggi è la patrona delle missioni, degli orizzonti della chiesa".

"Signore, Ti ringrazio perchè la mia congregazione non è come quella nè come quell'altra". Papa Francesco ha poi utilizzato le parole che nel Vangelo raccontano la preghiera falsa del fariseo per descrivere i sentimenti di quei religiosi che si sentono migliori degli altri e cadono appunto nel fariseismo. "Gesù - ha ricordato ai giovani religiosi - è severo con i farisei che erano gli osservanti dei suoi tempi". "Tutti - ha
spiegato - siamo peccatori, ma non in teoria, in pratica: io ricordo i miei peccati e mi vergogno, ma mai il Signore mi ha lasciato solo, nemmeno nei momenti bui della tentazione e del peccato".

"Perdonatemi se sono un po' femminista ma dovrei ringraziare la testimonianza delle donne consacrate", ha detto in un altro passaggio il Papa, conquistandosi un applauso calorosissimo. "Ma non tutte eh, - ha aggiunto in risposta all'applauso - ci sono anche alcune un po' isteriche, (altro applauso) ma voglio ringraziare la testimonianza, perché avete questa voglia di andare in prima linea, perché siete madri, avete questa maternalità che fa vicina la Chiesa".

"Dico una parola un po' difficile e vi parlo sinceramente - ha proseguito il Papa - uno dei peccati che spesso troviamo nella vita comunitaria è la incapacità di perdono, 'questo me la pagherà, gliela farò pagare', questo è sporcare l'altro, le chiacchiere in una comunità, e l'incapacità di perdono". "Chi chiacchiera - ha aggiunto - butta una bomba sulla
fama dell'altro e distrugge l'altro che non può difendersi". "Così accade che il religioso che ha consacrato la sua vita a Dio diventa terrorista perché butta nella sua comunità una bomba che distrugge".

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica