"Non importa dire molte preghiere, importa dirle bene."
Don Orione

Cerca nel sito DOI

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

In occasione dell’Anno Santo della Misericordia, il Piccolo Cottolengo Don Orione di Milano ha organizzato un pellegrinaggio a Roma dal 4 all’8 aprile 2016.

Vi hanno preso parte alcuni ospiti provenienti dai vari nuclei dell’Istituto, insieme a parenti e volontari. Accompagnati dagli educatori, dalle infermiere e da Sr. M. Joelline, il 5 aprile si sono recati tutti in preghiera alla Porta Santa della Basilica vaticana.

Il giorno seguente hanno partecipato all’Udienza generale di Papa Francesco, in Piazza San Pietro.

Durante l’udienza e la catechesi, Papa Francesco ha ricordato che, a volte, giudichiamo gli altri senza prima chiederci se anche noi non siamo peccatori: “Ognuno di noi dovrebbe domandarsi: sì, quello è peccatore, e io? Tutti siamo peccatori, ma tutti siamo perdonati. Tutti abbiamo la possibilità di ricevere questo perdono, che è la misericordia di Dio. Non dobbiamo temere di riconoscerci peccatori, confessarci peccatori, perché ogni peccato è stato portato dal Figlio sulla Croce. E quando noi lo confessiamo pentiti affidandoci a Lui, siamo certi di essere perdonati. Il sacramento della riconciliazione rende attuale, per ognuno, la forza del perdono, e rinnova nella nostra vita la grazia della misericordia, che Gesù ci ha acquistato! Non dobbiamo temere le nostre miserie...”

“Questo messaggio ha trasmesso una grande forza che dà gioia e speranza al cuore, rende più sicura la via della santità che ci porta alla vita eterna e ravviva la fede di ciascun pellegrino” – ha detto Sr. M. Joelline.

Il 7 aprile i partecipanti al pellegrinaggio hanno visitato la Cappella Sistina. Tutte le giornate si sono concluse con la Santa Messa celebrata nella Parrocchia “Mater Dei” della Casa di accoglienza “San Giovanni Paolo II” a Monte Mario.

Condividi su:

Dal 6 al 10 aprile si è tenuto presso il seminario di Villa Borgia in Velletri il primo foyer vocazionale misto, ovvero un’esperienza, a dir poco fantastica, che ha visto la partecipazione del ramo maschile e femminile della nostra Congregazione.
I sei giovani provenienti dal sud e dal nord, accompagnati da Don Pietro Sacchi e Don Giovanni Carollo, una giovane aspirante sacramentina con la sua formatrice Suor Maria Grazia, come anche Suor Gabriella Perazzi con le due attuali postulanti e Fratel Salvatore Latina, hanno vissuto in santa armonia e letizia un weekend vocazionale all’insegna di momenti spirituali, formativi e di comunione fraterna.
All’appuntamento mancavano altri sei giovani, impossibilitati per motivi di studio.
Il tema, “la vocazione, un poema di amore di Dio con noi”, è stato affrontato con delle relazioni e dei momenti di laboratorio che ne hanno favorito l’assimilazione e soprattutto il confronto esperienziale.
Il Padre Maestro, Don Filippo Benetazzo, ha aperto gli incontri formativi con una interessante relazione su “la vocazione, dono e mistero. Criteri per un discernimento vocazionale”. A seguire, la consorella sacramentina non vedente, Suor Maria Grazia ha offerto una riflessione su “il dono della vita consacrata”.
Non è mancato l’aspetto carismatico con una relazione di Don Giovanni Carollo su “Don Orione, il genio dell’integrazione”, presentando un prezioso e valido articolo scritto dall’ex allievo Antonio Casile, per terminare con un incontro in cui sono stati illustrati, attraverso delle testimonianze, i vari rami che costituiscono quell’unica pianta che è l’Opera di Don Orione.
Molo toccante, infine, l’udienza generale con il Santo Padre in Piazza S. Pietro dove, grazie ai posti riservati presso il sagrato, i giovani hanno avuto modo di avvicinare il Santo Papa, tra emozione e stupore.
I risultati del foyer vocazionale? Un’esperienza di grazia per i giovani del foyer vocazionale come pure per gli attuali novizi e prenovizi, motivo per ringraziare il Signore e per salutarsi con un arriverderci ad ottobre in seminario.

IMG 20160411 WA0006

IMG 20160411 WA0005

Condividi su:

Nella riunione dei Direttori della Provincia “Madre della Divina Provvidenza” svoltasi nel settembre scorso, il Provinciale don Aurelio, nel presentare le priorità della Provincia, ha sottolineato l’Aspetto Vocazionale ed anche il Capitolo provinciale, ha ribadito l’urgenza di questa priorità tra i Temi della Provincia.
Si è ricostituito il Centro Provinciale Vocazioni, come chiesto dal Capitolo Generale precedente, e in tal senso ha cominciato a lavorare.
Ecco un’espressione di Don Orione riguardo alle vocazioni: “Una grande parte della nostra carità esercitiamola nel coltivare le vocazioni. Preghiamo Dio che ci mandi delle buone vocazioni e che susciti dei Samueli pel santuario. Con la pietà si curano le vocazioni, con la preghiera, col buon esempio, con i santi sacramenti, con la illibatezza della vita, con l'istituzione di pie congregazioni, con la devozione alla Madonna santissima”.
Pubblichiamo QUI la lettera che il Centro Provinciale Vocazione ha inviato a tutte le comunità religiose.

Condividi su:

Venerdì, 29 Gennaio 2016

Per le vocazioni, quanto camminare...

Pubblichiamo quanto ci scrive il nostro provinciale Don Aurelio Fusi in merito alle vocazioni.

Nei giorni scorsi abbiamo letto con piacere un articolo del Vicario generale nel quale ci informava che le vocazioni in Oriente, specie in India e nelle Filippine, sono una realtà ben concreta. Infatti un bel numero di giovani sono entrati nei nostri seminari con l'intenzione di diventare discepoli di Don Orione.  Non solo nei Paesi di recente presenza orionina, ma anche nella Provincia italiana che è la culla della Congregazione per la sua storia ormai più che secolare, la presenza di nuove vocazioni è una realtà. Dopo anni di crisi, con momenti di buio fitto, si vedono ora alcuni raggi di luce che stanno portando entusiasmo e voglia di reagire al lungo inverno vocazionale.
- Al seminario di Velletri, oltre ai quattro novizi (Dritan, Silviu, Cezar e Jurij), vi sono sei aspiranti alcuni dei quali, il prossimo mese di febbraio, diventeranno postulanti. La Casa di Velletri, quindi, che negli anni scorsi sembrava aver perso del tutto la presenza di giovani seminaristi, finalmente ha ripreso il suo consueto vociare allegro ed entusiasta.
- Al semiario di Iasi in Romania, vi sono sette postulanti, tre del secondo anno di filosofia (Andrei, Cristian e Ionel) e quattro del primo (Claudiu, Lucian, Emanuel e Valentin). Li ho visitati nei giorni scorsi e li ho trovati entusiasti della loro scelta. Accompagnati dai loro formatori, stanno maturando la decisione di entrare in noviziato per continuare il loro cammino di consacrazione. Insieme ai sette filosofi, vi sono anche una ventina di seminaristi che frequentano il liceo teologico nella città di Iasi. In questo seminario svolge il suo tirocinio il ch. Mihai, mentre ad Oradea il ch. Niculai.
- Anche a Leopoli in Ucraina sono giunti sette giovani aspiranti. La maggior parte è entrata nel settembre scorso, dopo alcuni incontri vocazionali con Don Egidio Montanari e Jurij Lacuha, oggi novizio a Velletri. È la prima volta che il monastero si riempie di giovani aspiranti, dopo circa quindici anni di presenza orionina nella città. Terminato il liceo, stanno frequentando il così detto anno zero, in preparazione al biennio filosofico che inizieranno il prossimo settembre.
A questo numero, si devono aggiungere i dieci confratelli chierici del teologico di Roma: sette rumeni, due italiani e un albanese.
Anche in Madagascar le vocazioni sono una bella realtà perché vi sono una quindicina di giovani religiosi che da alcuni anni hanno intrapreso il loro itinerario vocazionale e ora, superato il noviziato, stanno frequentando il triennio filosofico o il servizio del tirocinio. Ad essi si devono aggiungere anche quattro novizi e una decina di postulanti. Una ventina di seminaristi liceali sono presenti a Faratsiho e ad Antsofinondry. Come si può costatare, un bel drappello di giovani si è avvicinato alla nostra Provincia per iniziare un cammino di incontro con il carisma orionino.
Come ho avuto modo di dire in più occasioni, anche nel recente Capitolo provinciale, la promozione vocazionale è il primo ed ineludibile obiettivo del triennio. Si dovrà investire sul personale addetto alla formazione, individuando altri confratelli adatti all'accompagnamento dei giovani. Oltre al foyer di Tortona, animato da Don Pietro Sacchi, presto se ne aprirà un secondo in Puglia o in Sicilia per favorire la promozione vocazionale anche in quelle regioni.
Ringraziamo il Signore per il dono di tanti giovani presenti tra noi e chiediamo la conversione del cuore per meritarne altri.
Don Aurelio Fusi

Condividi su:

Oggi 27 gennaio si celebra la giornata della memoria 2016, a settantuno anni di distanza dall'abbattimento dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz e la seguente liberazione del più grande campo di sterminio voluto dai nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Vi parliamo di Gaetano Piccinini, che nacque nella Marsica, ad Avezzano, il 6 febbraio 1904. Fu accolto da Don Orione stesso, all'età di 11 anni, alla Colonia Santa Maria di Roma, nel giugno 1915, assieme a un gruppo di orfani del terremoto marsicano (13 gennaio 1915). Tre mesi dopo, dallo stesso Fondatore ricevette l'abito talare nella Casa di probandato in Tortona. Fece il noviziato a Villa Moffa di Bra (Cuneo) nel 1917-18.
Riconosciute le sue eccezionali doti intellettuali e religiose, Don Orione lo lanciò nel campo dell'apostolato proprio della Piccola Opera quando era ancora giovane chierico. Fu ordinato sacerdote nel giugno 1927, ma già prima aveva svolto attività varie in posti di responsabilità ed era stato capo-assistente al Dante Alighieri di Tortona (1921-22). Nel 1924 Don Orione gli affidò la reggenza del collegio San Giorgio in Novi Ligure, ove in seguito - ordinato sacerdote e conseguita la laurea in lettere all'Università di Torino - ricoperse la carica di Direttore e Preside dal 1927 al 1940. Mentre era Preside del San Giorgio - negli anni 1935-36 - ebbe anche l'incarico di seguire gli sviluppi della nascente opera di Londra ove si recò per alcuni periodi. Nel 1937 fu nominato Preside dei San Filippo di Roma, mentre continuava a dirigere il collegio San Giorgio, facendo la spola fra Novi Ligure e Roma.

Don Piccinini in Roma tenne il respiro precisa come «nella Casa trasteverina di via Induno, aperta agli orfani dell'Opera Don Orione» vi furono molti Ebrei, «riparativi in quell'ora e dei quali è impossibile ricordare financo i veri nomi. Poiché, come già si è detto, ai grandi come ai piccini, si dava, al loro entrare nella casa, un nome convenzionale: tutto il resto si ignorava e si voleva ignorare: non una elencazione riservata era in atto, non un registro. Sarebbero state pericolose cognizioni e pericolosissimi registri in quell'ora per chi poteva, da un momento all'altro, essere condotto alle torture di via Tasso.» Per dare spazio ai giochi delle centinaia di ragazzi ospitati, si ottenne dal comune di chiudere largo Ascianghi. «Minerbi ne disegnerà la parte prospiciente il Ministero della Pubblica Istruzione, con al centro la bella edicoletta che accoglie l'immagine della “Mamma degli orfani”, con sotto l'invocazione: Hos / tuos puerulos / refove / o dulcis Mater / Maria. (Questi tuoi bambini rianima o dolce Madre Maria) ».

Don Piccinini parla anche di una spiata da parte di un tredicenne sbandato, senza nessuno, che da Kiew era giunto a Roma e finito nel correzionale Aristide Gabelli, e poi accolto in prova alla Casa dell'Orfano, per interessamento di un cappellano. «Dopo un paio di mesi, quel piccolo, scomparso inesplicabilmente per qualche giorno, ricomparve poi a un crepuscolo, armato, alla testa di facinorosi, a indicare alcuni adolescenti ebrei che egli aveva potuto in quelle settimane individuare e pure alcuni adulti rifugiati nelle due case: quella di via Induno e quella di Monteverde». Quattro piccoli ebrei furono presi e anche altri adulti furono condotti in caserma, ma tutti provvidenzialmente riuscirono a fuggire. Don Piccinini scrisse così: «Di altri che si muovevano nella Casa dell'Orfano in quei mesi dovremmo dire. Di uno per esempio che avrebbe dovuto starsene nascosto, riguardato, mentre egli entrava con gran schiera nella cappella della Casa dell'Orfano, e adunava attorno alla Madonnina di Don Orione, la spiritualmente più splendente turba… quella dei Poveri, i “sanctorum pauperum greges” per la Messa domenicale. Ma chi? La Pira , proprio l'on. Giorgio La Pira ». Quest'ultimo, è chiaro, non era ebreo, ma anche lui nascosto, per motivi politici.

Piccinini scrive anche di un ragazzo dodicenne ebreo, prima ribelle, e poi docile per mezzo del metodo cristiano-paterno di Don Orione, affidato come fu alle cure di uno degli ospiti, fra i tanti dell'Istituto San Filippo Neri, l'ing. Roberto Tovini, vedovo di moglie ebrea, molto addentro nella mentalità semitica e votato a far loro del bene.

Nell'Archivio dell'Opera Don Orione si trova una lettera della signora Raffaella Lantini, moglie del Ministro delle Corporazioni al tempo del Fascismo, Ferruccio Lantini, in data Santo Stefano 1943: «Caro Don Piccinini, entro subito nell'argomento. Voi già avete parlato con la Sig.ra Ottolenghi. Sapete dunque di che si tratta. Soltanto che la cosa è di ora in ora sempre più urgente. Questi sventurati sono cari amici nostri. Ci piange il cuore di vederli in quelle condizioni. Siamo certi che voi farete tutto il possibile per metterli in condizione di avere un poco di sollievo. Io non vi prego dunque, poiché conosco il vostro grande cuore. Li metto solo nelle vostre mani e sotto la protezione di Don Orione. La Sig.ra Ottolenghi verrà da voi nella mattinata. Che Iddio vi illumini. La mia, la nostra affettuosa riconoscenza. Raffaella Lantini».

 

Don Gaetano Piccinini “Giusto fra le Nazioni”, presso il Centro Don Orione in Roma, il 23 giugno 2011, si è svolta la cerimonia di consegna della medaglia di “Giusto fra le Nazioni” alla memoria di Don Gaetano. La medaglia è stata consegnata dall’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede Mordechay Lewy. Sono intervenuti il superiore generale Don Flavio Peloso, Bruno Camerini, uno degli ebrei salvati dal religioso e a cui si deve la richiesta ufficiale dell’onorificenza; Livia Link consigliere dell’ambasciata d’Israele a Roma, che ha ricordato come il titolo di “Giusto tra le Nazioni” sia “l’unica onorificenza civile esistente in Israele”; vari testimoni tra cui don Giuseppe Sorani, ebreo oggi sacerdote orionino.
L’ambasciatore Mordechay Lewy, consegnando la medaglia, con discorso coraggioso ha infine voluto ricordare “quanto il Vaticano e molti religiosi hanno fatto per il popolo ebraico durante la Shoah”.
Don Gaetano Piccinini aveva già ricevuto un Riconoscimento nel 1994 dalla Comunità Ebraica di Roma e dal Benè Berith per la sua opera a salvezza di ebrei romani dalle atrocità nazifasciste anche a rischio della propria vita.
In onore di Don Piccinini, il 22 ottobre 1994, venne anche dato il Diploma di un Albero piantato a Gerusalemme.

Don Gaetano Piccinini è la punta elevata dell’azione in favore degli Ebrei condotta da molti altri Confratelli e in varie case della Piccola Opera della Divina Provvidenza.
Questo capitolo di storia, rimasto necessariamente nella discrezione, è stato recentemente ricostruito negli studi di Flavio Peloso, Orionini in aiuto degli Ebrei negli anni dello sterminio

Condividi su:

Nei giorni 9 e 10 gennaio u.s. si è svolta a Roma Monte Mario la riunione del Segretariato italiano di pastorale giovanile-vocazionale.
Alla riunione, guidata da Don Maurizio Macchi, erano presenti i rappresentanti di tutte le zone della Pastorale orionina in Italia, insieme ai loro assistenti religiosi. Presente anche Don Rolando Reda dell’Albania.
L’incontro è cominciato con la testimonianza di Don Giuseppe Sorani, per diversi anni responsabile della pastorale giovanile orionina in Italia. Don Giuseppe ha sottolineato l’opportunità di privilegiare oggi i rapporti interpersonali, anche a costo di qualche ora di catechesi in meno. I giovani di oggi avvertono molto il bisogno di essere ascoltati. Questa testimonianza ha trovato subito l’eco in alcuni degli assistenti presenti nell’incontro, i quali hanno confermato la validità di questo valore.
A partire da questa testimonianza la riunione si è concentrata sulla ricerca dei valori orionini più importanti per i nostri tempi, da proporre ai giovani. Sono stati individuati alcuni temi da privilegiare: famiglia, sinodalità, fiducia, autonomia e responsabilità, accoglienza, comunione, condivisione, solidarietà, appartenenza, misericordia e carità, essere costruttori, mettersi in relazione, coerenza, amicizia. Alla fine si sono proposti i valori per il prossimo cammino triennale: 1° anno: accoglienza, 2° anno: relazione e 3° anno: appartenenza. Il gruppo del ‘pensatoio’ preparerà e proporrà strumenti pratici per le diverse realtà su base annuale.
Successivamente i giovani hanno riferito come sta andando la Pastorale giovanile-vocazionale nelle rispettive zone dell’Italia.
Un altro argomento che ha assorbito l’attenzione dei partecipanti è stato quello della prossima Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà a Cracovia. I preparativi vanno avanti e sono già in corso le iscrizioni.
Don Graziano Bonfitto ha invece presentato il programma del Giubileo degli adolescenti che si svolgerà nei giorni 22-24 aprile con il Papa. A breve tempo sarà diffuso un volantino con la proposta concreta per gli interessati.

Condividi su:

Martedì, 15 Dicembre 2015

Giuseppe in linea

A 10 giorni dal Santo Natale pubblichiamo una libera rielaborazione di Luca 1-2 e Matteo 1-2.

Quando sento parlare delle vostre feste natalizie, mi viene un poco da sorridere. Perché davvero non mi ci ritrovo molto… io che ho vissuto quel primo ed unico Natale di 2000 anni fa. Vincendo la mia naturale riservatezza, voglio raccontarvi come andarono veramente le cose. Del resto raccontare di me, significa parlare di Maria e di Gesù. La mia vita è stata legata alla loro. Fin dal principio. Ero un giovane poco più che ventenne, ma già avevo un lavoro. Mio padre mi aveva insegnato l’arte del falegname. Mi piaceva. E, devo ammetterlo, alcuni lavoretti mi riuscivano anche bene. Erano apprezzati e ben retribuiti. Potevo pensare a formarmi una famiglia. Da tempo avevo messo gli occhi su Maria, una ragazza di qualche anno più giovane di me. Era bella, Maria. Soprattutto era molto buona. Mi era bastato vederla una volta per sentire che la mia vita sarebbe stata legata alla sua. Per sempre. Per questo un giorno mi feci coraggio e mi recai in casa di suo padre Gioachino, a manifestargli le mie serie intenzioni. Egli acconsentì a darmela in sposa. Maria, in un angolo della piccola stanza, abbozzò un sorriso. Felice. Ci incontravamo di rado. Poche parole e tanti piccoli progetti per poter presto andare a vivere insieme. Ma una mattina Maria venne di corsa a trovarmi sul lavoro. Mi prese le mani tra le sue e con voce tremante mi raccontò di una visione:
L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe.
Mi disse del suo turbamento per uno strano saluto: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te -Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.”
“Credimi, mi sono sentita come invasa dalla potenza dell’Altissimo. Non potevo resistere…Ho dato la mia disponibilità”
“Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.
Mi confidò che dopo quel colloquio aveva avvertito una grande pace nel cuore.  E un fremito di Vita nuova nella sua carne verginale.
Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.
“Giuseppe, mi supplicò, cerca di capire. Se puoi. Non voglio toglierti nulla, ma sento che Dio ha bisogno di me. E anche di te, sai. Ha bisogno di noi due, insieme.”  
Se ne andò, lasciandomi solo. Stordito da una confidenza che mi ribaltava la vita. Che fare? Neanche mi passava per la mente il pensiero che Maria avesse potuto raccontarmi una storia per nascondere un tradimento. La conoscevo troppo bene.  Cominciavo invece a capire che quella ragazza così cara a me, era ancor più cara a Dio che l’aveva scelta per qualcosa di misterioso e di grande. La mia dolcissima Maria cominciò a… farmi “paura”. Per la sua grandezza. Io, povero falegname, in una “cosa” così non volevo entrarci. Non ne ero degno. Mi venne un’idea:
 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.
Credevo di aver risolto il problema. Quella sera mi coricai sereno. Ma nella notte fui destato da uno strano chiarore. Una voce risuonò:  
“Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
Ma allora aveva ragione Maria nel pensare che il Signore aveva bisogno di noi due, insieme. Cominciavo a capire che avevo un compito preciso anch’io. Dovevo assicurare la discendenza davidica a quel Bambino. Egli non veniva per separarci ma per stringerci ancora di più fra noi... Da quel momento lo sentii anche “mio”. E lo amai. Disposto a dargli tutta la vita.
Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Da quel giorno il tempo passò in fretta. Maria si preparava all’Evento e io l’accompagnavo come potevo, non perdendola d’occhio un istante. Ma un giorno in paese si sparse una notizia che ci colse tutti di sorpresa:
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si  facesse il censimento di tutta la terra. Giuseppe, salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.
Furono giorni di cammino faticoso, soprattutto per Maria in quello stato. Feci di tutto per renderle il viaggio il meno disagevole possibile. Giunti a Betlemme, quando con uno sguardo, Ella mi fece capire che il momento del parto si avvicinava, mi sentii perduto. Dove trovarle un rifugio idoneo? Ci affacciammo al caravanserraglio del paese, rifugio notturno per animali e pellegrini di passaggio. Non mi sembrò davvero il caso… “Non c'era posto per loro nell'alloggio”
Uscimmo verso la campagna in cerca di un riparo. Intravidi una grotta naturale, riparo di animali al pascolo. Maria annuì. Entrammo. Un bue ruminava in un angolo. L’asinello che ci aveva accompagnati in tutto il viaggio, gli si sdraiò accanto. Con paglia e fieno, preparai un giaciglio. Maria vi si adagiò dolcemente. La vidi estrarre dal suo fagotto fasce e pannolini… Uscii fuori all’aperto. Fuochi di pastori all’intorno. Le stelle chiare sopra di noi. Piansi e pregai.
 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia.

Il cielo si riempì di luce arcana. Un canto divino si diffuse nella notte.
“Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”.
Alle prime luci dell’alba, alcuni pastori dei dintorni vennero a trovarci.
I pastori andarono senz'indugio e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.
Toccava a me fare gli onori di casa. Feci del mio meglio. Nella loro povertà, ci portarono ogni ben di Dio. Maria ringraziava e sorrideva a tutti. Senza togliere lo sguardo e il cuore da quel Figlio, carne della sua carne.
Maria, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
Qualche giorno dopo mi recai al villaggio in cerca di una sistemazione più decorosa. Per noi e per quanti continuavano a venirci a trovare. Fra gli altri alcuni Magi che venivano, dall’Oriente. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono.
Ma le peregrinazioni non erano finite. Una notte fui svegliato all’improvviso “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”.
Ormai ero abituato agli “scherzi” di Dio.  Obbedimmo, incamminandoci silenziosi, nel buio della notte.  E nella penombra della fede!
Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto. Il Signore ci guidò come sempre. Aiutandoci a trovare una sistemazione e qualche lavoretto. Ma fu una questione di pochi mesi. Ben presto quella voce che ormai distinguevo fra mille, si rifece viva: “Alzati, prendi con te il bambino e  sua madre e va’ nel paese d'Israele; ancora una volta la forza di Dio ci dava il coraggio di ricominciare: egli, alzatosi, prese con sé il  bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele.
Dando uno sguardo alla situazione politica poco rassicurante, tornammo al nostro villaggio natio: avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni  della Galilea  e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata  Nazaret. Riprendemmo la vita del borgo. Tutto come prima. E tutto tanto diverso. Perché ora c’era Lui con noi. Illuminava le nostre giornate. Ci riempiva di senso la vita. E quando la sera, le nostre mani si sfioravano nel muto linguaggio di una tenerezza sponsale, incontravano le Sue, congiunte in preghiera.         
Tutti ce lo invidiavano, un Bambino così.
Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini
Ho voluto rompere il mio abituale silenzio per ricordarvi che ogni giorno è Natale se viviamo con Lui e per Lui.  Buon Natale, così.                                                

Giuseppe, lo sposo di Maria

Condividi su:

Lunedì, 14 Dicembre 2015

GMG, Cracovia si prepara...

Pubblichiamo qualche riga di un Responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile sull'organizzazione della GMG di Cracovia 2016, poichè se l'estate 2016 la vediamo ancora lontana, i preparativi sono già ben fissati e ogni giorno che passa si fanno sempre più precisi.

Partecipare a un incontro internazionale per la preparazione della Gmg estiva dell’anno successivo, ha i suoi lati buffi. Come, per esempio, vedere i preti africani aggirarsi attorno al Santuario di Kalwaria guardandosi attorno disorientati per le due dita di neve scese nella notte; addobbati con berrette di lana improbabili che devono aver ricevuto in prestito da qualche missionario italiano, impietosito dalla notizia che sarebbero andati «al fresco».

Il clima fra i partecipanti all’appuntamento internazionale che si è tenuto a Cracovia nei giorni scorsi, però, è stato tutt’altro che freddo. Attraverso i rappresentanti di 144 Paesi del mondo si percepiva l’attesa. E davvero – in Italia – non ci si accorge di quanto si è fortunati a poter progettare un viaggio con i giovani nella massima libertà. Molti hanno raccontato di problemi non solo economici: c’è chi fa fatica a ottenere il visto per venire a Cracovia alla Gmg perché viene dal Pakistan o dai Paesi arabi.

Scorrono le immagini delle presentazioni (sempre molto curate): è come comporre un grande puzzle colorato, dove ogni argomento ha le sue implicazioni: logistiche, organizzative, di immagine o di contenuto. È sempre molto grande la volontà del Paese che ospita di far funzionare la macchina, di far stare bene i giovani accogliendoli, facendoli sentire a casa e rimandandoli nei loro Paesi con la sensazione di aver vissuto un’altra esperienza che valeva la pena di vivere. Dall’altra parte i delegati sorridono, ma intanto pensano a molte cose: soprattutto alla possibilità di aggirare gli ostacoli, di risolvere i problemi.

Questo è uno dei temi della Gmg: davanti all’«esposizione» di tutti gli aspetti della grande macchina organizzativa, noi (da ogni delegato nazionale a ogni singolo accompagnatore del gruppo più piccolo) abbiamo la tentazione di rimuovere tutti gli ostacoli. Eppure non ci si dovrebbe scordare che l’avventura, il disagio, la fatica di vivere l’esperienza fanno pure parte del «kit del pellegrino».

Perché se la Gmg deve essere un pellegrinaggio, è con quello spirito che va affrontata e fatta vivere ai giovani: la condizione di pellegrino, prevede un bagaglio leggero non solo per essere più comodi, ma soprattutto per potersi affidare fino in fondo al cammino stesso. Questo non è un viaggio «da tour operator», dove le giornate sono programmate al minuto prima ancora che esse si aprano.

Cracovia è in fermento: la città (bellissima anche se non "perfetta" per una grande massa di gente) è ormai un cantiere aperto. Alla spianata si bonifica, le facciate si tinteggiano, l’aeroporto s’ingrandisce, il nuovo Santuario della Divina Misericordia è ormai pronto. Mancano diversi mesi, ma tutto è già in movimento. C’è davvero da sperare che continui a muoversi anche il cuore dei ragazzi guidato dal soffio dello Spirito e sollecitato dai loro educatori. Al ritmo dell’Anno liturgico, sentiamo crescere l’attesa, nella speranza che essa ci apra all’incontro più profondo con Gesù che nasce. Perché rinasca in noi la speranza e la voglia di metterci seriamente in cammino.

Condividi su:

Martedì, 08 Dicembre 2015

25° mons. Gemma

La celebrazione si è svolta ieri 7 dicembre, vigilia della solennità dell'Immacolata, nel giubileo della sua elezione episcopale in San Pietro, presso l'altare della "Cattedra".
Trentadue i concelebranti, tra cui il vicario generale, don Achille Morabito, il provinciale, don Aurelio Fusi, don Eldo Mussi e tanti altri confratelli ed amici sacerdoti.
Ha partecipato all'Eucaristia anche mons. Francesco Cuccarese, arcivescovo emerito di Pescara Penne.
Hanno animato la concelebrazione con il canto i chierici dell'Istituto Teologico di Roma. Il servizio liturgico è stato espletato dai teologi e dai seminaristi di Velletri.
Prima della benedizione finale il vicario generale, don Achille Morabito, ha portato il saluto, l'augurio della Congregazione, ma anche la gratitudine per il magistero ed il suo zelo pastorale a servizio della Chiesa.

Condividi su:

Martedì, 08 Dicembre 2015

L'Immacolata concezione

Nel cammino santo dell’Avvento, la Chiesa ci fa venerare Maria come Colei che, per grazia, non è stata intaccata dal male. L’Immacolata diventa per noi segno di sicura speranza e ci testimonia che il male non avrà l’ultima parola. Il rettore della Basilica della Madonna della Guardia di Tortona, don Renzo Vanoi, ci offre un commento, su questa importante solennità.

Celebrando i santi Misteri riconosciamoci immensamente grati nei confronti della Vergine Madre che, per il suo “Sì!” incondizionato ci ha aperto il passaggio alla Salvezza. Da Lei impariamo a dire con prontezza e generosità il nostro “Eccomi!” al Signore in ogni momento della nostra vita.

Condividi su:

Pagina 7 di 9

Cerca nel sito DOI

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica