"Tante volte ho sentito Gesù cristo vicino a me, l’ho come intravisto nei più reietti e più infelici."
Don Orione

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Intervista a Don Romolo Mariani dopo alcuni giorni a Melendugno, Lecce.


D. - Don Romolo come hai passato questi giorni fuori dal Centro don Orione?

R. Molto bene!

D. - Dove sei stato?

R. A Melendugno, località in provincia di Lecce, presso la famiglia di Oronzo Mazzeo, laici orionini, perché da lunga tradizione sono molto legati all'Opera don Orione.

D. - Quale motivo ti ha spinto a recarti a visitare questa famiglia a Melendugno?

R. D'accordo con il direttore di questa comunità don Ivaldo Borgognoni), ho accettato ben volentieri di far visita a questa famiglia. Sono persone degne di essere menzionate e meglio conosciute dall'Opera don Orione.
In questa famiglia ci sono due medici, bravi, preparati e disponibili, non solo per aiutare me ma chiunque avesse bisogno di cure caritatevoli.

D. - Rientrando in comunità dopo questo periodo come va con la tua salute?

R. Sono rientrato a Roma in buona salute, mi sento abbastanza bene, ho appreso con gioia la notizia dell'avvenuta nomina dei Superiori della Congregazione, ai quali auguro di continuare a servire la Congregazione come voleva San Luigi Orione: "Servire la Chiesa e i poveri come se fossero Gesù Cristo"

- Don Romolo si è recato in provincia di Lecce dal 17 al 26 maggio u. s. accompagnato dalla  signora Giusy, infermiera professionale, venuta come volontaria da Milano.

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Venerdì, 10 Giugno 2016

Intervista a Mons. Andrea Gemma

Dopo aver pubblicato la notizia del suo compleanno QUI, pubblichiamo adesso una bella intervista da parte del chierico del Teologico, Pitreti Fabian.

 

Lei è stato 17 anni il pastore della diocesi di Isernia. Chi è il vescovo?

È un padre, un fratello e un pastore. Queste tre parole riassumono la figura del vescovo: fratello specialmente con i sacerdoti, con coloro che hanno bisogno; quindi, fratello, sempre per accogliere, con le braccia aperte. Lo sapevano tutti nella mia diocesi che per arrivare da me non c’era bisogno di passare attraverso troppe porte e attraverso troppi segretari. Ogni persona entrava nelle ore di ufficio e arrivava direttamente alla porta del mio episcopio. Quindi, porte aperte. Poi, fratello, soprattutto con i sacerdoti che si devono sentire compresi, amati. Questo non esclude però la fermezza circa i principi, circa la verità, circa la fede, circa la morale. Quindi, in questo bisogna essere fermi.
Il vescovo deve essere pastore, nel senso di offrire continuamente il magistero della Parola. Mentre il mio successore non ha scritto nessuna lettera pastorale io ne ho scritte 37.  Sono rimasto ad Isernia 17 anni, questo vuol dire più o meno 2 lettere all’anno, alcune erano dei piccoli trattati, come per esempio quella sulla Calunnia. La lettera pastorale che mi ha fatto poi conoscere anche oltre oceano sono quelle 4 paginette sul ministero dell’esorcista, nella quale io ho detto: “Ecco oggi, sono stato a messa dal Papa, era il 29 giugno 1991, e mi è venuta l’ispirazione di dedicarmi a quello che è un ministero al quale il vescovo è autorizzato ex natura, cioè il ministero dell’esorcismo, di combattere contro il demonio. Ho scritto tutto in 4 paginette, è la lettera pastorale numero 14, e così è cominciato il mio ministero di esorcista. E poi ho approfondito questo argomento nei miei libri: Io vescovo esorcista, che ha avuto molte ristampe, Confidenze di un esorcista, I trofei del Satana. E’ il lamento inascoltato delle sue vittime dove ho raccolto le testimonianze di quelli che sono stati tribolati per colpa del demonio e le ho commentate. E’ un bel volume, si può trovare anche nelle librerie cattoliche.

Ha toccato questo argomento dell’esorcista, però prima di arrivare li, volevo chiederle sempre sul suo ministero come vescovo. Quante parrocchie aveva e ogni quanto andava a visitarle?

Avevo 48 parrocchie le visitavo continuamente. Tutte mi hanno avuto e accolto almeno 5, 6 volte. E la visita pastorale, per me, consisteva in una settimana intera di visite, di ascolto, nelle quale io aprivo le porte anche ai fedeli. Quindi chi voleva venire a parlare poteva venire nella parrocchia dove andavo a tenere la visita pastorale.

Il vescovo è il pastore di tutti, dei fedeli, non solo dei preti.

Ovviamente, Di tutti! Anche dei ricchi, come ci ha insegnato Don Orione perché anche loro hanno bisogno di essere aiutati e di spendere bene il loro potere, il loro avere.

Don Orione ricordava due preti che da seminarista, lo avevano colpito quando stava facendo le elementari. Quindi, quella testimonianza che gli hanno dato, ha in qualche modo coinvolto anche il suo animo da rispecchiarsi in questo periodo da quando è vescovo?

Certamente. Infatti, da vescovo mi son chiesto: che cosa mi insegna Don Orione? E mi sono riferito a questi due preti che sono stati maestri delle mie elementari. Quando ho espresso il mio desiderio di farmi prete, questi preti, con molta discrezione, non mi hanno mai più lasciato. Mi chiamavano, mi davano dei piccoli incarichi.

Quanto è importante, secondo lei, la testimonianza di un prete vero, di un prete profondamente coinvolto da Dio?

Per me, la testimonianza è fondamentale. Uno slogan mio è questo: prete, nasce da prete.

In questi 17 sette anni, ricorda qualche momento difficile?

Ho trovato difficoltà soprattutto con la classe politica. Poi, anche con le strutture burocratiche, come per esempio quando ho costruito la porta di bronzo della cattedrale, la soprintendenza ai beni artistici, mi vietò di collocarla, e questa è rimasta 7 anni appoggiata alla facciata della cattedrale. Non messa in funzione.  Dopo 7 anni, stanco di vederla in quella posizione, decisi di fare un colpo di mano. Ero in Terra Santa, c’era con me anche il parroco della cattedrale. Telefonai ad un imprenditore amico e gli dissi di approfittare una notte e di collocare la porta al suo posto cosicché, al mattino tutti la potessero contemplare al suo luogo e in piena funzione. Dissi a me stesso: “Se a costoro dispiace la vengano a togliere”.
Puoi andare anche tu a vederla è molto bella. La cosa fece rumore. Ci furono critiche da parte della soprintendenza ma intanto la porta è là splendida, bellissima: poema di amore alla Vergine santa. Io dico quando ci si trova davanti ad un muro l’unica soluzione è quella di farlo cadere, e agire di conseguenza.

A proposito di questo esempio portato da lei, di questa porta su cui era scolpita l’immagine di Maria, quanto è importante la Madonna per un vescovo?

La Madonna è tutto. Lo ripeto: la Madonna è tutto! Al noviziato, dove adesso si trova il vostro Teologico, ho imparato ad amare la Madonna e da lì non mi ha mai abbandonato. Ho scritto 18 libri sulla Madonna. La Madonna è stata per me sempre una Madre. Infatti, ho scritto sulla mia immagine di ordinazione sacerdotale questa frase di Don Orione che dovresti conoscere: “Leggete sulla mia fronte, leggete nel mio cuore, leggete nella anima mia, non vi vedrete cosa che non porti scritto: grazia di Maria”.

Veramente bella questa frase di Don Orione. La ringrazio per avermela ricordata. Ma, vorrei chiederle: Gesù ci indica tre virtù cardinali. Quali sono le tre virtù, i tre pilastri di un vescovo?

La fede innanzitutto, la fiducia, che è diversa dalla fede, e poi, la pazienza, tanta tanta pazienza. Tacere e soffrire, come diceva Don Orione. Infatti lui ha delle frasi bellissime in questo senso. Tacere e soffrire, cioè accettare quello che il Signore manda.

Il vescovo, quello che porta il peso della sua Chiesa locale…

Si, si… Non pensiamo al vescovo come un grande, come un principe della Santa Romana Chiesa. Il vescovo è un fratello tra i fratelli. Naturalmente non rinuncia a nessun segno della sua dignità: la croce pettorale, l’anello, un vestito come si deve, anche qualche merletto, ecc. Non bisogna essere esagerati, però bisogna continuamente pensare alla carità fraterna. Carità, carità. E Don Orione in questo ci è maestro. Tu sai che nel sistema italiano, ai vescovi viene data una parte dell’8/1000 che deve essere per le opere di carità. Ed io da questi soldi traevo molte elemosine. Qualcuno mi accusò addirittura presso mia madre dicendo che io largheggiavo troppo nel distribuire danaro.  Io feci vedere a mia madre il libro mastro: ad ogni uscita segnata come elemosina corrispondeva immediatamente dopo una entrata di offerta spesso superiore alla elemosina stessa.

Ha ricordato la sua mamma. Quale ruolo ha avuto la sua mamma nella sua vita?

Eh… una grande importanza. Davvero grande importanza. È stata orfana fin da bambina e cresciuta da uno zio, ma sapeva fare di tutto. La prima talare me la cucì lei stessa.

Parlava della carità che è molto importante per un Orionino. Quest’anno viviamo il Giubileo straordinario della Misericordia. Cosa significa questa misericordia di Dio?

Il Papa ci dice quello che ci direbbe Don Orione: usate misericordia. Ma bisogna essere anche attenti. Misericordia sì, ma anche amore alla verità. Io non posso sotto il manto della misericordia non vedere la tua mancanza di qualsiasi virtù e quindi non ammonirti. L’ammonizione, la correzione è un tipo di misericordia. Il perdonare tutto e sempre, far finta di non vedere, non è misericordia, è lassismo. È diverso il lassismo dalla misericordia. La misericordia vuol dire non ingrandire il male, ma ingrandire il bene e soprattutto non dire bene al male. Infatti, la società d’oggi ha bisogno di giustizia perché ci sono troppe disuguaglianze.

Che importanza ha avuto la misericordia nel suo cammino sacerdotale?

Io sono passato quasi sempre come uno piuttosto severo. A scuola ero terribile: mi chiamavano il burbero benefico. Ma, qualche mio alunno poi mi ha difeso dicendo: “Sì, don Gemma era severo specialmente a scuola, quando non studiavamo, però quando si andava nel suo ufficio era l’accoglienza in persona”.

Quindi, Monsignor Gemma, un pastore che è passato piuttosto con questa immagine del prete severo ma che, ecco, si fa strada per la misericordia di Dio per quelli che soffrono per la colpa della possessione diabolica, agli ultimi degli ultimi. In questa realtà ci sono più o meno queste categorie di persone: quelli che vedono dappertutto il demonio e quelli che non credono nella sua esistenza. Ci può spiegare questa realtà?

Hm… In quello che riguarda l’esistenza del demonio, ci sono tanti segni che lui esiste. Come si fa a negare l’esistenza del demonio quando ci sono tutti questi mali nel mondo? Io mi sono sempre rifatto a un piccolo brano di un libro di Joseph Ratzinger dove parla del demonio. Vedendo quello che succede nel mondo, questa orchestrazione del male, è difficile non pensare ad uno che soffia nel fuoco per aumentare il male nel mondo. Il demonio spiega quel male che c’è nel mondo, quel male nascosto, la correzione, l’odio, la guerra. Come si fa a negare che ci sia uno spirito che spinge a tutto questo. Dio, per grazia, lo tiene legato e allenta la corda a suo piacimento, quindi non permette niente che non voglia lui, però il demonio c’è. Io ho trovato questa frase nella lettera di Barnaba in cui si dice pressappoco che il demonio impazza continuamente nel mondo.

Come si arriva alla possessione. Un cristiano, una persona, come arriva a questa situazione?

Se leggerai il mio libro “Io vescovo esorcista” lì c’è tutto spiegato. Innanzitutto perché Dio lo permette, però si arriva alla possessione dopo una vita di peccato insistente e continuo, perché ha abbandonato la preghiera e i sacramenti, quindi ha perso la fiducia in Dio, ma soprattutto perché ha partecipato a dei riti magici, ha frequentato occultisti. Quindi, a mano a mano che noi togliamo spazio a Dio nel nostro animo, il demonio avanza. Naturalmente non dobbiamo pensare che la possessione sia una cosa facile e frequente. Nel mio ministero avrò incontrato al massimo 10 posseduti.  Ma la causa principale è l’aver partecipato a una operazione occultistica. Questo è il modo più frequente. Infatti, quando le persone vengono, chiedo loro: “Hai mai partecipato a una operazione di questo genere”? Se mi rispondono di sì, allora gli dico che ho capito. Perché partecipare ad una realtà di questo genere significa aprire la finestra al demonio che ci viene addosso.

Gli altri invece?

Gli altri sono “maleficiati” ossia oggetto di maleficio, cioè colpiti dal male mandato addosso a una persona per mezzo del demonio. Il maleficio consiste nel buttare addosso ad una persona ogni male facendo intervenire il demonio, il quale non aspetta altro. Le conseguenze di tali malefici le puoi leggere nel mio libro in cui ho raccolto diverse testimonianze delle povere vittime: “I trofei del Satana e il grido inascoltato delle sue vittime”.

L’esorcista libera la persona dal maleficio?

Sì, se si impegna con l’aiuto di Dio e domandandolo a Dio, si impegna a opporsi al demonio. Naturalmente l’esorcismo è una preghiera, si può fare una preghiera imperativa, cioè dire al demonio: vattene, e dire al demonio nel nome di Dio e della Chiesa Vattene, libera quest’anima.  

Perché il Signore lo permette?

Il Signore lo permette per purificare la persona stessa, perché se un posseduto accetta questa sua condizione, ci soffre, lo offre a Dio, acquista grande merito. È un mezzo di purificazione, è il purgatorio anticipato quaggiù. Comunque Dio trae sempre qualche bene dal male.

Immagino che in queste esperienze, non soffre soltanto la persona, ma soffre anche la famiglia.

Sì … tanto, tanto, tanto. Specialmente se il posseduto è un bambino, un giovane o una ragazza. Questo è l’oscuro mistero del male al quale noi possiamo fare come fa il salmista: Signore perché taci? Signore perché ti nascondi? Perché permetti questo? Quindi, se lo fa il salmista possiamo farlo anche noi. Io penso che se tu lo accetti, riesci a ricavare da questo male un grande bene. Questa è la tattica di Dio: di ricavare il massimo di bene anche dal massimo del male.

Lei come esorcista ha fatto un sacco di bene. Ci può dare un esempio di una persona che ha cambiato vita?

Sì, questo dev’essere certo. La persona può cambiare vita. Non mi ricordo più il nome della prima persona che ho liberato, si è liberato dopo una quaresima intera, dopo quaranta giorni, in cui lo esorcizzavo quotidianamente. La famiglia è venuta a Isernia. Questo povero ragazzo aveva partecipato a una seduta spiritica in classe. C’è voluta un’intera quaresima con esorcismo quotidiano perché si liberasse. Il giorno di sabato santo cadde a terra ed emise questa voce: “Adesso me ne devo andare… Era il maligno che se ne tornava all’inferno. Il giovane continuò a corrispondermi per lettera e per telefono e credo sia tuttora sulla buona strada.

Qual è il percorso da seguire in un caso di possessione?

Consigliare la persona di andare da un esorcista e pregare per lei.

Il mondo diabolico è di sua natura oscuro ed inquietante. Esercita comunque un oscuro fascino sulle menti, perché?

È un fascino di quello che non si conosce bene. È curiosità. Il male in stesso è un qualcosa che suscita curiosità, quindi si vuol costatare, scavare. Poi ci sono anche le promesse che il demonio fa. Quando nelle sedute parla o per se stesso o per mezzo dello stupido che gli dà la parola, fa delle promesse: “Se mi seguirai avrai questo, questo”. I cartomanti promettono amore, potere e ricchezza. Sono promesse false che bisognerebbe subito smascherare e dire subito non è vero. Io vado dietro il mio Signore che promette la croce ma, dopo, la risurrezione. <Quando si usa se stesso non si usa sé, come hai fatto dopo>

Ci sono un sacco di mezzi che la società ha, ma la vita sembra sempre più pesante. Come mai questa grande difficoltà di portare la croce odierna della gente di oggi?

L’uomo è sempre, per sua natura, assettato di felicità. E quindi lo cerca nelle strade buone e nelle strade non buone, che sono quelle di andare dal cartomante, dalla strega, ecc. Le presumibili scorciatoie sono il massimo inganno del demonio, menzognero fin dall’inizio.

Ci avviamo verso la conclusione. Ha mai avuto timore del demonio?

Eh… certamente, all’inizio sì. Una povera persona, cioè l’esorcista, è naturale che senta il ribrezzo nel trovarsi di fronte al “dragone”. Ecco la parola giusta: ribrezzo, perché più che paura è disgusto. Ma certamente si sente anche la trepidazione. Senza dubbio.


Torno di nuovo sulla figura della Madonna.

Che bello. “Tu hai quella che ti protegge e ti difende... Di fronte alla Madonna il demonio alza le mani e si dichiara implicitamente impotente, l’esorcista lo sa benissimo. E per questo non può essere che un gran devoto di Maria, come cerco di essere sempre più. “Tu hai quella” mi ha detto il demonio tante volte, perché il demonio non la nomina. E infatti ce l’ho qua (e mi fa vedere la croce pettorale dove nel retro c’è la medaglia miracolosa. Il demonio lo sapeva e un giorno per bocca di un ossesso durante un esorcismo lontano da Isernia parlò di quel vescovo che porta la medaglia nel retro della sua croce pettorale, mi telefonarono per cerziorarsi e io dovetti confermare). Il demonio lo sa e quindi trema.
Ed è obbligato a farmi gratuitamente propaganda.

Ormai le domande che avevo preparato per lei sono finite. Quindi, ci può dire una esperienza bella, forte, di fede della sua vita? Giusto per concludere in bellezza questa intervista?

La mia più bella esperienza di fede è stata durante l’anno del noviziato. Come ti dicevo, lì mi sono innamorato pazzamente dalla Madonna. E non perché il padre maestro sia stato un grande teologo, anzi, però era una santa anima. Quindi, in quell’anno ho aperto il cuore alla Madonna. E da quel momento non l’ho più abbandonata e lei non mi ha mai abbandonato. In quel momento ho imparato a conoscere, oltre a Don Orione, anche la Madonna. Così dovrebbero fare tutti i Figli della Divina Provvidenza. Nonostante la mia immagine piuttosto seria, piuttosto pensosa, io sono molto timido di natura, molto sensibile. Quindi, la Madonna è il mio rifugio. Per questo le ho dedicato molte pagine (18 libri) e ho cercato di sviscerare il mistero della Madonna. Per questo le ho dedicato molte prediche che poi le ho trasformate in piccoli trattati. Quindi, prima pregavo, poi parlavo e quindi scrivevo. Infatti la predicazione è stato il mio cavallo di battaglia. Sono arrivato anche a fare 12 prediche in una giornata. Perché segnavo tutto. In parrocchia registravo tutte le mie prediche e poi me le riascoltavo e dicevo: Questo va bene, questo non va bene, e mi davo il voto. Così sono arrivato a 9 volumi di liturgia. Quindi, dall’incontro con il Signore, nella liturgia, nascono i miei trattati. E anche oggi, alla domenica, faccio lo stesso, e poi li metto sul mio sito. Però, devono sapere tutti che quelle prediche io prima le ho pensate, pregate, parlate e scritte. Questa è la vita di un pastore: pregare, pensare, parlare e condividere.

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Venerdì, 03 Giugno 2016

Giornata Santificazione Sacerdotale

In occasione della Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù, si celebra da molti anni la Giornata di santificazione sacerdotale, occasione preziosa per ravvivare nei sacerdoti la consapevolezza del dono ricevuto. Pubblichiamo una riflessione del segretario del Movimento Laicale Orionino Nord-Italia, Fabio Mogni.

In questa solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù si celebra la Giornata di preghiera per la santificazione sacerdotale ed il Giubileo dei sacerdoti e seminaristi nell’Anno Santo della Misericordia.

Il Santo Padre, nell’omelia di questa mattina in Piazza San Pietro, si è rivolto ai sacerdoti dicendo che questa Festa volge lo sguardo a due cuori: quello del Buon Pastore ed a quello dei “pastori”. Ha proposto tre azioni, sulla base delle letture dalla liturgia odierna: “cercare, includere e gioire”.

Come Famiglia orionina, stretta al cuore del Santo Padre, sentiamo proprio dalle parole del santo Fondatore rivolte ad un sacerdote diocesano desideroso di farsi sacerdote, quanto amore si nutre alla Chiesa ed al Papa “dolce Cristo qui in terra”. “In Congregazione, troverà un ambiente molto povero, dice don Orione, ma per quanto riguarda l’amore alla Chiesa, troverà una famiglia religiosa pronta a dargli il sangue e la vita con amore dolcissimo di umili figli. L’amore al Papa è la nostra vocazione”.

Nel formulare un augurio ai nostri sacerdoti e seminaristi vogliamo chiedere direttamente a don Orione una parola sulle tre azioni indicate dal Santo Padre Francesco.

Nella vita hai unito la carità spirituale a quella materiale. Che indicazione vorresti dare ai tuoi figli nell’andare a “cercare” la pecora perduta?
“… bisogna farsi cibo spirituale per i bisognosi di Dio, aprendo i cuori alle innumerevoli miserie umane e farsi servi dei servi, distribuendo la vita ai più indigenti e derelitti per vivere e morire della stoltezza della carità per i fratelli”.      

Le porte delle tue Case hai detto che sono e saranno sempre aperte senza nessuna distinzione di religione e nazionalità. Ci dai qualche indicazione su come stare insieme da fratelli, per vivere un “inclusione” globale, sull’esempio di come Cristo ama e conosce le sue pecore, per loro dà la vita e nessuna gli è estranea?

“Nel Salmo 133 “Ecce quam bonum et quam jucundum habitare frates in unum”, troviamo la gioia dell’abbraccio fraterno di celebrare i beni della carità fraterna e le pure gioie della santa vita religiosa. Come voi ben sapete, viene evidenziato uno dei quattro vantaggi della santa unione delle anime in Dio, della fratellanza cristiana e soavissima carità religiosa. Essi sono l’ineffabile dolcezza, il buon odore di edificazione, la spirituale fecondità, la coppia di tutti i beni celesti, onde sono benedetti da Dio i fratelli concordi e le anime tutte che vivono della carità di Nostro Signore.


“State allegri nel Signore!”, l’hai ripetuto molte volte. Un segreto per questa “gioia” da poter ricevere e donare?

“Tutto dev’essere basato sulla Santissima Eucaristia: non vi è altra vita, sia per noi che per i nostri cari poveri. Solamente così formeremo un cuore solo con Gesù e con i nostri fratelli, i poveri di Gesù. La migliore carità che si può fare ad un’anima è di darle Gesù! E la più dolce consolazione che possiamo dare a Gesù è di dargli un’anima. La vera gioia si trova nella carità”.

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Thomas Gwaro ha rinnovato i voti religiosi a chiusura del mese mariano nel Centro Don Orione di Ercolano. Un forte augurio e Ave Maria e avanti!

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si è svolta in questi giorni l’Assemblea Centrale delle Suore Sacramentine non vedenti, che è stata presieduta dalla Superiora generale, Madre Maria Mabel Spagnuolo e coadiuvata dalla Consigliera generale Sr. M. Gemma Monceri, alla quale hanno partecipato le Suore Sacramentine non vedenti rappresentanti delle varie comunità, accompagnate dalle loro Superiore provinciali.

Lo scopo di questa Assemblea che, secondo le Costituzioni, si deve realizzare nell’anno che precede il Capitolo generale, è stato quello di valutare la situazione attuale di queste comunità, aggiornare sulla realtà e le sfide che si offrono alla loro vocazione specifica e discernere per identificare le prospettive di futuro e le proposte da sottoporre al XII Capitolo generale delle Piccole Suore Missionarie della Carità, che si terrà a maggio del 2017.

È stato un importante momento di spiritualità e di grazia, vissuto sotto la luce dello Spirito Santo in clima di apertura, di libertà, di fraternità e di quella gioia che caratterizza le comunità delle Suore Sacramentine. Le riflessioni e le condivisioni di questi giorni hanno tracciato un vero cammino formativo in fedeltà creativa per il vissuto della loro identità e hanno aperto gli orizzonti alla speranza con una rinnovata fiducia nella Divina Provvidenza.

L’Assemblea si è conclusa con il pellegrinaggio a Tortona, ai piedi della Madonna della Guardia e vicino a San Luigi Orione. Non poteva mancare l’incontro con il pastore di questa Diocesi, Mons. Vittorio Viola, il quale ha accolto paternamente il gruppo delle assembleari e, dopo aver rivolto a loro parole di affetto e di incoraggiamento, ha impartito a tutte le suore presenti la benedizione, nella Cappella dell’episcopio, dove San Luigi Orione è stato ordinato sacerdote il 13 aprile 1895.

Le Suore Sacramentine, partecipanti dell’Assemblea, hanno visitato anche la mostra fotografica allestita nella Casa di 400 £ e hanno condiviso la loro esperienza con la comunità delle Sacramentine di Tortona, nella quale hanno sostato 3 giorni.

Attualmente, oltre alla comunità di Tortona - Villa Charitas, le Suore Sacramentine sono presenti a Buenos Aires (Argentina), San Paolo (Brasile), Santiago (Cile) e Meru (Kenya) e, prossimamente, si apriranno due nuove comunità: a Madrid (Spagna) e nelle Filippine.

La loro vocazione e missione, come Suore Sacramentine non vedenti, costituisce per tutta la Famiglia orionina, per la Chiesa e per il mondo intero, un vero “fermento” e un “segno” dell’amore misericordioso del Padre, una presenza di carità Eucaristica e un invito a guardare con gli occhi della fede, della speranza e della carità, le realtà del nostro tempo, per “Instaurare omnia in Christo”.

 

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In occasione dell’Anno Santo della Misericordia, il Piccolo Cottolengo Don Orione di Milano ha organizzato un pellegrinaggio a Roma dal 4 all’8 aprile 2016.

Vi hanno preso parte alcuni ospiti provenienti dai vari nuclei dell’Istituto, insieme a parenti e volontari. Accompagnati dagli educatori, dalle infermiere e da Sr. M. Joelline, il 5 aprile si sono recati tutti in preghiera alla Porta Santa della Basilica vaticana.

Il giorno seguente hanno partecipato all’Udienza generale di Papa Francesco, in Piazza San Pietro.

Durante l’udienza e la catechesi, Papa Francesco ha ricordato che, a volte, giudichiamo gli altri senza prima chiederci se anche noi non siamo peccatori: “Ognuno di noi dovrebbe domandarsi: sì, quello è peccatore, e io? Tutti siamo peccatori, ma tutti siamo perdonati. Tutti abbiamo la possibilità di ricevere questo perdono, che è la misericordia di Dio. Non dobbiamo temere di riconoscerci peccatori, confessarci peccatori, perché ogni peccato è stato portato dal Figlio sulla Croce. E quando noi lo confessiamo pentiti affidandoci a Lui, siamo certi di essere perdonati. Il sacramento della riconciliazione rende attuale, per ognuno, la forza del perdono, e rinnova nella nostra vita la grazia della misericordia, che Gesù ci ha acquistato! Non dobbiamo temere le nostre miserie...”

“Questo messaggio ha trasmesso una grande forza che dà gioia e speranza al cuore, rende più sicura la via della santità che ci porta alla vita eterna e ravviva la fede di ciascun pellegrino” – ha detto Sr. M. Joelline.

Il 7 aprile i partecipanti al pellegrinaggio hanno visitato la Cappella Sistina. Tutte le giornate si sono concluse con la Santa Messa celebrata nella Parrocchia “Mater Dei” della Casa di accoglienza “San Giovanni Paolo II” a Monte Mario.

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Dal 6 al 10 aprile si è tenuto presso il seminario di Villa Borgia in Velletri il primo foyer vocazionale misto, ovvero un’esperienza, a dir poco fantastica, che ha visto la partecipazione del ramo maschile e femminile della nostra Congregazione.
I sei giovani provenienti dal sud e dal nord, accompagnati da Don Pietro Sacchi e Don Giovanni Carollo, una giovane aspirante sacramentina con la sua formatrice Suor Maria Grazia, come anche Suor Gabriella Perazzi con le due attuali postulanti e Fratel Salvatore Latina, hanno vissuto in santa armonia e letizia un weekend vocazionale all’insegna di momenti spirituali, formativi e di comunione fraterna.
All’appuntamento mancavano altri sei giovani, impossibilitati per motivi di studio.
Il tema, “la vocazione, un poema di amore di Dio con noi”, è stato affrontato con delle relazioni e dei momenti di laboratorio che ne hanno favorito l’assimilazione e soprattutto il confronto esperienziale.
Il Padre Maestro, Don Filippo Benetazzo, ha aperto gli incontri formativi con una interessante relazione su “la vocazione, dono e mistero. Criteri per un discernimento vocazionale”. A seguire, la consorella sacramentina non vedente, Suor Maria Grazia ha offerto una riflessione su “il dono della vita consacrata”.
Non è mancato l’aspetto carismatico con una relazione di Don Giovanni Carollo su “Don Orione, il genio dell’integrazione”, presentando un prezioso e valido articolo scritto dall’ex allievo Antonio Casile, per terminare con un incontro in cui sono stati illustrati, attraverso delle testimonianze, i vari rami che costituiscono quell’unica pianta che è l’Opera di Don Orione.
Molo toccante, infine, l’udienza generale con il Santo Padre in Piazza S. Pietro dove, grazie ai posti riservati presso il sagrato, i giovani hanno avuto modo di avvicinare il Santo Papa, tra emozione e stupore.
I risultati del foyer vocazionale? Un’esperienza di grazia per i giovani del foyer vocazionale come pure per gli attuali novizi e prenovizi, motivo per ringraziare il Signore e per salutarsi con un arriverderci ad ottobre in seminario.

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Nella riunione dei Direttori della Provincia “Madre della Divina Provvidenza” svoltasi nel settembre scorso, il Provinciale don Aurelio, nel presentare le priorità della Provincia, ha sottolineato l’Aspetto Vocazionale ed anche il Capitolo provinciale, ha ribadito l’urgenza di questa priorità tra i Temi della Provincia.
Si è ricostituito il Centro Provinciale Vocazioni, come chiesto dal Capitolo Generale precedente, e in tal senso ha cominciato a lavorare.
Ecco un’espressione di Don Orione riguardo alle vocazioni: “Una grande parte della nostra carità esercitiamola nel coltivare le vocazioni. Preghiamo Dio che ci mandi delle buone vocazioni e che susciti dei Samueli pel santuario. Con la pietà si curano le vocazioni, con la preghiera, col buon esempio, con i santi sacramenti, con la illibatezza della vita, con l'istituzione di pie congregazioni, con la devozione alla Madonna santissima”.
Pubblichiamo QUI la lettera che il Centro Provinciale Vocazione ha inviato a tutte le comunità religiose.

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Venerdì, 29 Gennaio 2016

Per le vocazioni, quanto camminare...

Pubblichiamo quanto ci scrive il nostro provinciale Don Aurelio Fusi in merito alle vocazioni.

Nei giorni scorsi abbiamo letto con piacere un articolo del Vicario generale nel quale ci informava che le vocazioni in Oriente, specie in India e nelle Filippine, sono una realtà ben concreta. Infatti un bel numero di giovani sono entrati nei nostri seminari con l'intenzione di diventare discepoli di Don Orione.  Non solo nei Paesi di recente presenza orionina, ma anche nella Provincia italiana che è la culla della Congregazione per la sua storia ormai più che secolare, la presenza di nuove vocazioni è una realtà. Dopo anni di crisi, con momenti di buio fitto, si vedono ora alcuni raggi di luce che stanno portando entusiasmo e voglia di reagire al lungo inverno vocazionale.
- Al seminario di Velletri, oltre ai quattro novizi (Dritan, Silviu, Cezar e Jurij), vi sono sei aspiranti alcuni dei quali, il prossimo mese di febbraio, diventeranno postulanti. La Casa di Velletri, quindi, che negli anni scorsi sembrava aver perso del tutto la presenza di giovani seminaristi, finalmente ha ripreso il suo consueto vociare allegro ed entusiasta.
- Al semiario di Iasi in Romania, vi sono sette postulanti, tre del secondo anno di filosofia (Andrei, Cristian e Ionel) e quattro del primo (Claudiu, Lucian, Emanuel e Valentin). Li ho visitati nei giorni scorsi e li ho trovati entusiasti della loro scelta. Accompagnati dai loro formatori, stanno maturando la decisione di entrare in noviziato per continuare il loro cammino di consacrazione. Insieme ai sette filosofi, vi sono anche una ventina di seminaristi che frequentano il liceo teologico nella città di Iasi. In questo seminario svolge il suo tirocinio il ch. Mihai, mentre ad Oradea il ch. Niculai.
- Anche a Leopoli in Ucraina sono giunti sette giovani aspiranti. La maggior parte è entrata nel settembre scorso, dopo alcuni incontri vocazionali con Don Egidio Montanari e Jurij Lacuha, oggi novizio a Velletri. È la prima volta che il monastero si riempie di giovani aspiranti, dopo circa quindici anni di presenza orionina nella città. Terminato il liceo, stanno frequentando il così detto anno zero, in preparazione al biennio filosofico che inizieranno il prossimo settembre.
A questo numero, si devono aggiungere i dieci confratelli chierici del teologico di Roma: sette rumeni, due italiani e un albanese.
Anche in Madagascar le vocazioni sono una bella realtà perché vi sono una quindicina di giovani religiosi che da alcuni anni hanno intrapreso il loro itinerario vocazionale e ora, superato il noviziato, stanno frequentando il triennio filosofico o il servizio del tirocinio. Ad essi si devono aggiungere anche quattro novizi e una decina di postulanti. Una ventina di seminaristi liceali sono presenti a Faratsiho e ad Antsofinondry. Come si può costatare, un bel drappello di giovani si è avvicinato alla nostra Provincia per iniziare un cammino di incontro con il carisma orionino.
Come ho avuto modo di dire in più occasioni, anche nel recente Capitolo provinciale, la promozione vocazionale è il primo ed ineludibile obiettivo del triennio. Si dovrà investire sul personale addetto alla formazione, individuando altri confratelli adatti all'accompagnamento dei giovani. Oltre al foyer di Tortona, animato da Don Pietro Sacchi, presto se ne aprirà un secondo in Puglia o in Sicilia per favorire la promozione vocazionale anche in quelle regioni.
Ringraziamo il Signore per il dono di tanti giovani presenti tra noi e chiediamo la conversione del cuore per meritarne altri.
Don Aurelio Fusi

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Oggi 27 gennaio si celebra la giornata della memoria 2016, a settantuno anni di distanza dall'abbattimento dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz e la seguente liberazione del più grande campo di sterminio voluto dai nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Vi parliamo di Gaetano Piccinini, che nacque nella Marsica, ad Avezzano, il 6 febbraio 1904. Fu accolto da Don Orione stesso, all'età di 11 anni, alla Colonia Santa Maria di Roma, nel giugno 1915, assieme a un gruppo di orfani del terremoto marsicano (13 gennaio 1915). Tre mesi dopo, dallo stesso Fondatore ricevette l'abito talare nella Casa di probandato in Tortona. Fece il noviziato a Villa Moffa di Bra (Cuneo) nel 1917-18.
Riconosciute le sue eccezionali doti intellettuali e religiose, Don Orione lo lanciò nel campo dell'apostolato proprio della Piccola Opera quando era ancora giovane chierico. Fu ordinato sacerdote nel giugno 1927, ma già prima aveva svolto attività varie in posti di responsabilità ed era stato capo-assistente al Dante Alighieri di Tortona (1921-22). Nel 1924 Don Orione gli affidò la reggenza del collegio San Giorgio in Novi Ligure, ove in seguito - ordinato sacerdote e conseguita la laurea in lettere all'Università di Torino - ricoperse la carica di Direttore e Preside dal 1927 al 1940. Mentre era Preside del San Giorgio - negli anni 1935-36 - ebbe anche l'incarico di seguire gli sviluppi della nascente opera di Londra ove si recò per alcuni periodi. Nel 1937 fu nominato Preside dei San Filippo di Roma, mentre continuava a dirigere il collegio San Giorgio, facendo la spola fra Novi Ligure e Roma.

Don Piccinini in Roma tenne il respiro precisa come «nella Casa trasteverina di via Induno, aperta agli orfani dell'Opera Don Orione» vi furono molti Ebrei, «riparativi in quell'ora e dei quali è impossibile ricordare financo i veri nomi. Poiché, come già si è detto, ai grandi come ai piccini, si dava, al loro entrare nella casa, un nome convenzionale: tutto il resto si ignorava e si voleva ignorare: non una elencazione riservata era in atto, non un registro. Sarebbero state pericolose cognizioni e pericolosissimi registri in quell'ora per chi poteva, da un momento all'altro, essere condotto alle torture di via Tasso.» Per dare spazio ai giochi delle centinaia di ragazzi ospitati, si ottenne dal comune di chiudere largo Ascianghi. «Minerbi ne disegnerà la parte prospiciente il Ministero della Pubblica Istruzione, con al centro la bella edicoletta che accoglie l'immagine della “Mamma degli orfani”, con sotto l'invocazione: Hos / tuos puerulos / refove / o dulcis Mater / Maria. (Questi tuoi bambini rianima o dolce Madre Maria) ».

Don Piccinini parla anche di una spiata da parte di un tredicenne sbandato, senza nessuno, che da Kiew era giunto a Roma e finito nel correzionale Aristide Gabelli, e poi accolto in prova alla Casa dell'Orfano, per interessamento di un cappellano. «Dopo un paio di mesi, quel piccolo, scomparso inesplicabilmente per qualche giorno, ricomparve poi a un crepuscolo, armato, alla testa di facinorosi, a indicare alcuni adolescenti ebrei che egli aveva potuto in quelle settimane individuare e pure alcuni adulti rifugiati nelle due case: quella di via Induno e quella di Monteverde». Quattro piccoli ebrei furono presi e anche altri adulti furono condotti in caserma, ma tutti provvidenzialmente riuscirono a fuggire. Don Piccinini scrisse così: «Di altri che si muovevano nella Casa dell'Orfano in quei mesi dovremmo dire. Di uno per esempio che avrebbe dovuto starsene nascosto, riguardato, mentre egli entrava con gran schiera nella cappella della Casa dell'Orfano, e adunava attorno alla Madonnina di Don Orione, la spiritualmente più splendente turba… quella dei Poveri, i “sanctorum pauperum greges” per la Messa domenicale. Ma chi? La Pira , proprio l'on. Giorgio La Pira ». Quest'ultimo, è chiaro, non era ebreo, ma anche lui nascosto, per motivi politici.

Piccinini scrive anche di un ragazzo dodicenne ebreo, prima ribelle, e poi docile per mezzo del metodo cristiano-paterno di Don Orione, affidato come fu alle cure di uno degli ospiti, fra i tanti dell'Istituto San Filippo Neri, l'ing. Roberto Tovini, vedovo di moglie ebrea, molto addentro nella mentalità semitica e votato a far loro del bene.

Nell'Archivio dell'Opera Don Orione si trova una lettera della signora Raffaella Lantini, moglie del Ministro delle Corporazioni al tempo del Fascismo, Ferruccio Lantini, in data Santo Stefano 1943: «Caro Don Piccinini, entro subito nell'argomento. Voi già avete parlato con la Sig.ra Ottolenghi. Sapete dunque di che si tratta. Soltanto che la cosa è di ora in ora sempre più urgente. Questi sventurati sono cari amici nostri. Ci piange il cuore di vederli in quelle condizioni. Siamo certi che voi farete tutto il possibile per metterli in condizione di avere un poco di sollievo. Io non vi prego dunque, poiché conosco il vostro grande cuore. Li metto solo nelle vostre mani e sotto la protezione di Don Orione. La Sig.ra Ottolenghi verrà da voi nella mattinata. Che Iddio vi illumini. La mia, la nostra affettuosa riconoscenza. Raffaella Lantini».

 

Don Gaetano Piccinini “Giusto fra le Nazioni”, presso il Centro Don Orione in Roma, il 23 giugno 2011, si è svolta la cerimonia di consegna della medaglia di “Giusto fra le Nazioni” alla memoria di Don Gaetano. La medaglia è stata consegnata dall’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede Mordechay Lewy. Sono intervenuti il superiore generale Don Flavio Peloso, Bruno Camerini, uno degli ebrei salvati dal religioso e a cui si deve la richiesta ufficiale dell’onorificenza; Livia Link consigliere dell’ambasciata d’Israele a Roma, che ha ricordato come il titolo di “Giusto tra le Nazioni” sia “l’unica onorificenza civile esistente in Israele”; vari testimoni tra cui don Giuseppe Sorani, ebreo oggi sacerdote orionino.
L’ambasciatore Mordechay Lewy, consegnando la medaglia, con discorso coraggioso ha infine voluto ricordare “quanto il Vaticano e molti religiosi hanno fatto per il popolo ebraico durante la Shoah”.
Don Gaetano Piccinini aveva già ricevuto un Riconoscimento nel 1994 dalla Comunità Ebraica di Roma e dal Benè Berith per la sua opera a salvezza di ebrei romani dalle atrocità nazifasciste anche a rischio della propria vita.
In onore di Don Piccinini, il 22 ottobre 1994, venne anche dato il Diploma di un Albero piantato a Gerusalemme.

Don Gaetano Piccinini è la punta elevata dell’azione in favore degli Ebrei condotta da molti altri Confratelli e in varie case della Piccola Opera della Divina Provvidenza.
Questo capitolo di storia, rimasto necessariamente nella discrezione, è stato recentemente ricostruito negli studi di Flavio Peloso, Orionini in aiuto degli Ebrei negli anni dello sterminio

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