"Ogni santo e grande amore di Dio e degli uomini è immortale!"
Don Orione

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 3 / Numero 1

Le Piccole Suore Missionarie della Carità, il ramo femminile della Congragazione fondata da Don Orione, hanno festeggiato un importante anniversario: sessant'anni dalla prima apertura della Casa Gialla, la struttura di Cusano Milanino, un comune a Nord di Milano, che ospita bambini allontanati dalla famiglia.

Per celebrare questa ricorrenza è stata organizzata una "missione popolare", ovvero un momento di animazione e incontro con il territorio, per conoscersi, confrontarsi e far conoscere da dove nasce e si alimenta il servizio delle suore a questi bambini.

Oltre alle religiose, hanno partecipato anche un gruppo di giovani che sta seguendo un percorso di discerimento vocazionale, accompagnati da don Giovanni Carollo, consigliere provinciale. Ascoltiamo la testimonianza di uno di loro, Andrea.


Sono Andrea ho 33 anni, vengo dal Molise ( Bagnoli del Trigno ) e sono un aspirante orionino.

Anche io insieme ai miei confratelli aspiranti ho vissuto questa settimana di grazia e di conoscenza “ sul campo” del carisma di S. Luigi Orione. L’ annuncio , l’accoglienza e la testimonianza ci hanno accompagnato per tutta la missione, abbiamo sentito tutto il calore della città e  un coinvolgimento che ci ha avvolto di entusiasmo.

A Cusano Milanino dal 20 al 28 ottobre, per il 60esimo anno della presenza Orinina si è svolta una missione popolare. In un clima di gioia e di fraternità , noi aspiranti insieme alle suore e i responsabili vocazionali, abbiamo incontrato i giovani della città. Tanti sono stati gli incontri organizzati dai tre parroci, molto attenti alle necessità dei loro parrocchiani. Divisi in gruppi abbiamo visitato le scuole elementari, medie, superiori e abbiamo incontrato i ragazzi dell’oratorio S.Martino.

Ognuno di noi ha parlato della propria esperienza di incontro con Gesu’ e l’incontro con la congregazione di S. Luigi Orione, Santo noto in città per via della presenza della “Casa Gialla", istituto gestito dalle Piccole Suore Missionarie della Carità,  ,per accogliere bambini con disagi familiari e quindi allontanati dalla famiglia stessa per garantire un contesto più sereno. 

Durante la settimana abbiamo festeggiato il ventesimo anno di professione religiosa di Suor Carla, responsabile  della casa e instancabile mamma dei suoi bambini. Esperienza questa che ci ha lasciato una grande gioia nel cuore, ha rafforzato i nostri rapporti di comunità e ci ha fatto esperimentare la vera carità che opera in modo silenzioso nel cuore delle tante persone che abbiamo incontrato, come dice il salmo 132: Ecco, com'è bello e com'è dolce che i fratelli vivano insieme!    

 

 

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"Le vocazioni: il sacro amore della mia vita! Chi non vorrà aiutarmi?"
(San Luigi Orione, Tortona 15 agosto 1927)

Comincia con mercoledì 17 ottobre il cammino di preghiera guidato dal sacerdote orionino Don Luca Ingrascì con la collaborazione dell'Orione Musical Group.
Nel salutare e nel ringraziare il gruppo per la collaborazione e l'amicizia datagli nell'ultimo periodo del suo servizio presso l'Istituto Berna di Mestre, Don Luca Ingrascì, ha fatto la proposta di aiutarlo nel suo servizio condividendo con lui un momento di preghiera mensile per le vocazioni “per dare alla Chiesa dei buoni sacerdoti” (Don Orione, Scritti 32, p. 15).
Per molti anni l'Orione Musical Group ha proposto momenti di preghiera e di formazione aiutato in questo da vari sacerdoti orionini (Don Bruno Lucchini, Don Federico Cattarelli, Don Loris Giacomelli, Don Walter Groppello e Don Nello Tombacco).
 
Ora riparte con l'obiettivo di essere di supporto a tutta l'Opera Don Orione ed in particolare a Don Luca per il suo nuovo incarico di vocazionista per l'area del nord-est dell'Italia.
Gli incontri si terranno un mercoledì al mese a Campocroce presso il Seminario della Vita alle ore 21.00.
Sono invitati tutti coloro che hanno a cuore l'Opera, in maniera particolare i volontari del Seminario della Vita e gli amici dell'Orione Musical Group.
Il secondo appuntamento sarà mercoledì 14 novembre.

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Manca una settimana alla Giornata Missionaria Mondiale, coronamento del mese missionario.

In preparazione a questo momento di condivisione e di fraternità, proponiamo la testimonianza del Chierico Pedro Raimundo Batista Andrade, che ha vissuto un 'esperienza missionaria nella diocesi di Tabora in Tanzania e in un video le parole del Padre Provinciale Don Aurelio Fusi.

Il direttore Generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza Padre Tarcisio Vieira, insieme al suo consiglio, ci ha mandato in Tanzania per un’esperienza missionaria durante il periodo estivo nell’arcidiocesi di Tabora, regione centrale di Tanzania. Noi studenti a Roma, Padre Anthony - keniota, il diacono Josimar ed io Pedro, entrambi brasiliani, siamo rimasti lì per due mesi. Siamo stati ben accolti dall’Arcivescovo Paul Ruzoka, dai preti, religiosi e religiose e da tutta la gente con cui abbiamo avuto contatto.

In questo piccolo periodo siamo stati con il vescovo, abbiamo partecipato alle celebrazioni presiedute da lui e abbiamo condiviso con le suore di Madre Teresa e le suore Orionine e i poveri la nostra solidarietà nella carità. In realtà abbiamo più ricevuto che donato.

Pur essendo una realtà di molta povertà, di semplicità, la gente è molto accogliente, gioiosa, serena, rispettosa, portatrice di grande speranza e vivono intensamente la fede. Le loro celebrazioni domenicali pur essendo nelle cappelle più piccole e povere di campagna sono ben preparate, cantano e ballano con fervore e pietà. 

Alimentati dalla speranza e dalla gioia del vangelo ci siamo resi subito disponibili a servire i più poveri pur non conoscendo la loro lingua. La lingua dell’amore e del servizio evangelico ci faceva capire tutto. Abbiamo dato una mano alle Piccole Suore Missionarie della Carità di Don Orione che si trovano nella diocesi da febbraio scorso. Le nostre suore, mentre aspettano la loro destinazione definitiva, offrono un po’ di sollievo a delle persone molto bisognose in un insieme di casette (Kijiji cha Amani = Vilaggio della Pace), dentro la città di Tabora. Molte di queste persone sono lebbrosi, alcuni ciechi, anziani, e bambini. Sono persone veramente bisognose, scartate dalla società, spinte a vivere lì perché sono veramente povere, malate e/o anziani. E quindi con le nostre suore visitavamo queste persone alcuni giorni a settimana: pregavano, portavamo medicine, lenivamo le ferite, portavamo qualche provvidenza come cibo e vestiti per alcuni che non hanno nessuno per loto e che sono più dipendenti di assistenza, abbiamo fatto igienizzazione, disinfestazione di insetti, abbiamo aiutato in piccoli lavori manuali e pulizie. Ogni sabato pomeriggio, in una cappellina di fianco, pregavamo il rosario e in seguito si faceva una specie di oratorio festivo con i bambini e adolescenti.

Ci siamo pure dedicati al lavoro manuale nell’opera delle suore di Madre Teresa di Calcutta che accolgono bambini orfani, anziani e persone disabili. Oltre a visitare gli assistiti, giocare con i bambini, abbiamo anche collaborato con l’organizzazione, sistemazione e pulizie di vari ambienti, una volta che loro stavano ristrutturando alcuni ambienti della casa in vista del loro giubileo di 50 anni di presenza a Tabora (la prima casa della loro congregazione nella terra africana). 

Finito il nostro periodo missionario a Tabora, siamo passati per Nairobe in Kenia. Siamo rimasti lì per 15 giorni. Abbiamo fatto anche una bella esperienza di lavoro nel Centro Don Orione (Cottolengo) di Kandisi a Nairobi. Abbiamo aiutato ad assistere i professori e terapeuti nelle attività con i ragazzi. Oltre a questo abbiamo pure lavorato nell’orto insieme ai ragazzi. L’orto è anche un luogo per attività, terapie e apprendimento per i ragazzi più autonomi. L’orto infatti è molto grande e produce diversi tipi di verdure fornite al consumo del proprio Centro e una buona parte è anche venduta per il sostegno di alcuni bisogni del Centro. 

Dopo tutte queste esperienze in mezzo alla gente bisognosa posso dire che l’esperienza di essere presenti e svolgere dei lavori manuali sia nell’opera delle suore di Madre Tereza, che nel Villaggio della Pace con le nostre suore orionine, oltre che nostro rapporto con i diocesani e i religiosi, ci ha proprio colpito e arricchito. La nostra testimonianza di essere vicino alla gente bisognosa è stata molto soddisfacente e importante. La gente (specialmente quella povera e semplice e a volte non ben accolta nella società), si meravigliava per la nostra semplicità di essere con loro. La realtà di Tabora è molto semplice, povera, ma la gente è molto accogliente e trasmettono una fede vissuta con semplicità, sincerità, e con intensità.

Abbiamo percepito che lì ci sono tanti campi dove si può e si deve fare il bene ai poveri più poveri. L’esperienza vissuta in questo periodo ci ha fatto sentire più fortemente l’invito di don Orione di andare all’incontro ai poveri più poveri. 

Ringrazio Dio per avermi mandato a fare questa piccola esperienza missionaria. So che ho fatto molto poco in vista dei bisogni di quella gente, ma so che ho molto imparato da loro.


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Lunedì, 24 Settembre 2018

Roma - Ricordo di Don Giuseppe Sorani

Sono passati pochi giorni da quando Don Giuseppe Sorani è andato incontro al Dio che ha pregato per tutta la sua vita, prima chiamandolo Adonai e poi Gesù.

Sono due i ricordi che riportiamo, che testimoniano la grande eredità che don Sorani ha lasciato, un'eredità viva e attuale. La prima testimonianza è lo scritto letto durante le esequie da un rappresentante del Segretariato Attività Ecumeniche di Roma, di cui il sacerdote orionino è stato membro per molti anni. In poche righe delinea la spiritualità e la vita di questo nostro sacerdote. In allegato all'articolo si può leggere questo commovente saluto.

La seconda testimonianza ce la lascia lo stesso don Sorani, il quale, mentre con una profonda serenità si avvicinava all'incontro con Dio, lasciava le ultime indicazioni ai suoi confratelli: aveva chiesto che prima delle esequie fosse recitata la preghiera ebraica del KADDISH.

Il Kaddish, o Qaddish e Qadish (in aramaico קדיש, lett. Santificazione), è una delle più antiche preghiere ebraiche recitata soltanto alla presenza di un Minian composto da dieci maschi ebrei che abbiano compiuto la maggiore età religiosa dei 13 anni, età a partire dalla quale ogni ebreo ha il dovere di osservare i precetti della Torah.  Il tema centrale del Kaddish è l'esaltazione, magnificazione e  santificazione del nome di Dio.
Il termine "Kaddish" è spesso usato come riferimento al "Kaddish del lutto", recitato come parte dei rituali funebri dell'ebraismo in tutti i servizi di preghiera, come anche ai funerali (all'infuori del cimitero – si veda più sotto: Kaddish ahar Hakk'vurah) e ai memoriali. Persone in lutto "dicono il Kaddish" per dimostrare che, nonostante la perdita, ancora lodano Dio e trovano in esso espressioni di consolazione.

Questo è il testo in lingua italiana:
“Sia magnificato e santificato il Suo grande nome,nel mondo che Egli ha creato conforme alla Sua volontà, venga il Suo Regno durante la vostra vita, la vostra esistenza e quella di tutto il popolo d’Israele, presto e nel più breve tempo.
Sia il Suo grande nome benedetto per tutta l’eternità. Sia lodato, glorificato, innalzato, elevato, magnificato, celebrato, encomiato, il nome del Santo Benedetto. Egli sia, al di sopra di ogni benedizione, canto, celebrazione, e consolazione che noi pronunciamo in questo mondo”.

L’Ebraismo crede all’esistenza di una vita nell’aldilà, l’Olam habah, “il mondo che viene”, e al giudizio, alla ricompensa nei cieli e alla punizione divina. Il termine Olam habah è anche usato nella tradizione ebraica per far riferimento ad un’era futura nella quale quanti si sono comportati in modo giusto saranno riportati in vita in un mondo perfetto.
Pur non soffermandosi sulla morte, la tradizione ebraica, una volta che essa sopraggiunge, sottolinea l’importanza di non negare la sua realtà. Chi è in lutto è invitato a spargere per primo la terra sopra la bara o sopra il corpo del defunto quando viene deposto nella tomba, quasi per rafforzare la consapevolezza della perdita.
Le tradizioni ebraiche per la sepoltura e per il lutto sono volte a spingere colui che vi è coinvolto a misurarsi, prima con la realtà della morte, e poi con la sua accettazione. Quando si viene a conoscenza della morte di un parente, i parenti stretti esprimono il proprio dolore facendo uno strappo sul vestito, Questa tradizione risale alla figura di Giacobbe che, nella narrazione biblica, si lacerò le vesti dopo essere venuto a conoscenza della morte del figlio Giuseppe (Genesi 37,34).
L’Ebraismo impone che la sepoltura avvenga nello stesso giorno della morte; può essere posticipata nel caso sia necessario del tempo per radunare i cari del defunto.
Il defunto viene avvolto in un semplice lenzuolo funebre a cui si aggiunge, per gli uomini, lo scialle della preghiera con le frange tagliate (Talled) in segno di lutto e di perdita: questo dà rilievo al fatto che tutti gli esseri umani sono uguali. La bara necessaria al trasporto del corpo è semplice e fatta di legno.
Al funerale è usanza comune che un rabbino o un parente stretto del defunto, pronunci un discorso funebre (Hesped), indicando i pregi del defunto. Secondo la tradizione, lo scopo è quello di far piangere i parenti del morto, aiutandoli a sfogare ed esprimere il loro dolore.
Dopo il funerale, gli Ebrei osservano una settimana di lutto (Shiva), il cui nome attinge al termine ebraico che indica il numero “sette”. Durante questa settimana, i parenti del defunto rimangono in casa, seduti su bassi sgabelli. I “sette giorni” sono osservati dai genitori, dai figli, dai coniugi e dai fratelli del deceduto, preferibilmente insieme nella casa del defunto. I membri della comunità li raggiungono per celebrare alcuni riti di preghiera, per portar loro del cibo e far loro visite di solidarietà.
Chi è in lutto non può radersi, lavarsi e indossare scarpe di pelle. In casa, tutti gli specchi devono essere coperti.  La settimana di Shiva è parte del mese di lutto (sheloshim, dal numero “trenta”, che fa riferimento ai giorni del mese) che, dopo i primi sette giorni, segue con un’attitudine meno intensa; in questo mese i parenti del defunto non partecipano a celebrazioni, non si radono, non si tagliano i capelli e non ascoltano musica. Anche nei dodici mesi successivi alla morte della persona cara, si evita di partecipare a feste o concerti. Durante questo periodo, viene recitato ilKaddish, una preghiera in onore del morto, in ogni momento principale di preghiera.
Al termine di un anno le tradizioni relative al lutto terminano. Il defunto verrà ricordato nel giorno dell’anniversario di morte (Yahrzeit): in questa occasione i familiari recitano il Kaddish nella sinagoga e accendono una candela in sua memoria. Anche nel corso di alcune feste, viene recitata una preghiera speciale per i morti, nota come Yizkor.

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Poco prima della mezzanotte tra il 19 e il 20 settembre 2018, è morto Don Giuseppe Sorani, sacerdote orionino, testimone di alcune pagine toccanti della storia della congregazione in Italia.

Domani alle ore 11, nella parrocchia Mater Dei a Roma, di cui fu parroco, verrà celebrato il rito delle esequie. Verrà sepolto nella tomba della Congregazione nel Cimitero Flaminio di Prima Porta.

Era nato a Roma, il 29 dicembre 1929 da una famiglia ebrea, aveva fatto la sua prima professione religiosa l'11 ottobre del 1949 ed era stato ordinato sacerdote il 13 aprile, stesso giorno di Don Orione, del 1958.

Fino al giugno scorso, aveva svolto la sua vita normale nella comunità di Roma Monte Mario, con le consuete relazioni e servizi sacerdotali cui si dedicava discretamente e generosamente. In luglio e agosto ha avuto un rapido indebolimento fisico, conseguenza di una patologia grave che era andata progredendo. Dopo un breve ricovero al Policlinico Gemelli per un quadro diagnostico preciso, su suo desiderio ha voluto tornare a casa, nel suo ambiente di vita ordinario, a Monte Mario, per attendere e invocare la venuta del Signore. È stato circondato dalle premure e dall’affetto dei confratelli, delle suore e delle tante persone che sono passate a visitarlo. A tutti egli si offriva nella sua debolezza e dolcezza.

Don Giuseppe Sorani è stato un uomo e sacerdote di grande valore intellettuale, morale e religioso. Aveva seguito gli studi in Filosofia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, Laureato in Legge nel 1967 alla Sapienza e in Teologia Morale all’Alfonsianum. Si è occupato per molti anni della formazione iniziale dei religiosi nei seminari di Patrica, Buccinigo, Grotte di Castro, Reggio Calabria e Villa Moffa, è stato parroco per 7 anni alla Parrocchia Mater Dei di Monte Mario e ad Avezzano, Consigliere provinciale per 3 anni e Consigliere e Segretario generale dal 1975 al 1987: di questo periodo rimase molto significativo l’avvio del GADO, Giovani Amici Don Orione.

A caratterizzare la sua vita è stata la sua origine ebraica, compresa la pagina dolorosa della guerra e della shoah, che gli lacerò il cuore e la famiglia: egli è stato figlio di Israele e anche Figlio della Divina Provvidenza, religioso di Don Orione. Fu accolto nel 1943, a quindi anni,e salvato assieme al fratello Giovanni nella casa orionina di Via Induno a Trastevere da don Giuseppe Piccinini, figura carismatica di quegli anni nella congregazione, che egli ricordava come il "gigante buono delle favole". Nella cerimonia svoltasi a Roma nel 2011, per il conferimento dell'onorificenza e della medaglia di “Giusto tra le Nazioni” alla memoria di don Gaetano Piccinini, con accenti di profonda sensibilità spirituale, Don Sorani ha ricordato la sua esperienza e Don Piccinini: “Era un sacerdote che sempre ha rispettato le mie convinzioni e la mia fede religiosa e mi ha recuperato alla vita sociale dopo anni di emarginazione in quanto ebreo”. Dopo la guerra ricevette il Battesimo e si avviò alla consacrazione come religioso e sacerdote orionino. Più volte ha detto: "Ho passato i mio primo ventennio di vita come ebreo, il secondo come cristiano, il terzo - dopo il Concilio Vaticano II - come ebreo cristiano". Anche per questo è sempre stato attento al Movimento Ecumenico e al Dialogo Ebraico-Cristiano.

Per leggere l'intervista intitolata "Don Sorani, un ebreo in convento" clicca QUI.

 

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Ieri è stato reso pubblico un nuovo documento, firmato il 15 settembre da Papa Francesco.

Si tratta della Costituzione Apostolica "Episcopalis communio", che tratta delle natura e realizzazione del Sinodo dei Vescovi. Il Sinodo, si legge nel documento, è una delle eredità più preziose del Concilio Vaticano II ed esprime la natura collegiale, comunitaria della Chiesa, una "Chiesa costitutivamente sinodale", popolo di Dio in cammino nel mondo.

In questo documento, dopo l'esperienza di questi cinquant'anni di Sinodo dei Vescovi, vengono tradotti in norma tutti i passaggi del cammino sinodale, che si sviluppa in tre fasi: ascolto, decisione e attuazione.

Il cammino inizia con l'ascolto del Popolo di Dio,  continua ascoltando i pastori, culmina nell'ascolto del Vescovo di Roma, chiamato a pronunciarsi come "Pastore e Dottore di tutti i cristiani".

"Anche grazie al Sinodo dei Vescovi - scrive papa Francesco al termine della Costituzione -  apparirà via via più chiaro che, nella Chiesa di Cristo, vige una profonda comunione sia tra i Pastori e i fedeli, essendo ogni ministro ordinato un battezzato tra i battezzati, costituito da Dio per pascere il suo Gregge, sia tra i Vescovi e il Romano Pontefice, essendo il Papa un «Vescovo tra i Vescovi, chiamato al contempo – come Successore dell’Apostolo Pietro – a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell’amore tutte le Chiese». Ciò impedisce che ciascun soggetto possa sussistere senza l’altro."

 

Clicca QUI per leggere il testo completo della Costiruzione Apostolica "Episcopalis communio"

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Domenica, 09 Settembre 2018

Tortona - Dire sì a Dio con gioia

Per la famiglia di Don Orione l'8 settembre è da sempre una giornata di festa e di grande emozione: è il giorno in cui i giovani novizi, dopo un anno di preparazione, esprimono il loro sì a Dio. Entrano così, per un anno, nella congregazione orionina, facendo voto di povertà, castità e obbedienza. La festa poi si allarga, perché oltre ai neoprofessi, ovvero a chi emette i voti per la prima volta, altri giovani rinnovano il loro sì e proseguiono nel cammino che li porta verso il sì definitivo e il sacerdozio.

Quest'anno la festa è stata ancora più bella, perché i due neo professi erano un giovane e una giovane, Matteo Casu e Paola Sozzo, che sono entrati da ieri nel ramo maschile della Congregazione, la Piccola Opera della Divina Provvidenza, e in quello femminile, le Piccole Suore Missionarie della Carità.

Lasciamo che a parlare a questi giovani ed a quelli che stanno ancora cercando quale strada li possa portare alla pienezza di vita sia Don Orione, che nel 1914 al giovane Giovanni Repetti scriveva: "Il desiderio della vita perfetta non può venire che da Dio. È una somma grazia che Iddio ti fa: la vocazione religiosa è il più grande beneficio di Dio, dopo il battesimo. (…) E la vocazione religiosa non è già di chi è perfetto; ma di chi desidera di diventarlo. (…) Va avanti alla Madonna: mettiti come uno straccio, di più, come un figlio, ma bambino nelle sue mani, e poi decidi come fossi in punto di morte, e avrai deciso bene”.

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Sabato, 08 Settembre 2018

Tu sei prezioso ai miei occhi

La Famiglia Orionina dei Figli della Divina Provvidenza e delle Piccole Suore Missionarie della Carità

ANNUNCIA

con gioia e riconoscenza al Signore che i Novizi Paola Sozzo & Matteo Casu emetteranno la prima professione religiosa nel Santaurio Madonna della Guardia di Tortona oggi sabato 8 Settembre 2018 alle ore 11.

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A Montebello della Battaglia sono riuniti da ieri i Consigli Provinciali delle Provincie (Africa, Italia, Polonia, Spagna, delegazione di lingua inglese e Madagascar).

Trascorreranno alcuni giorni insieme al consiglio generale dell'Opera Don Orione, per rafforzare la conoscenza fraterna, condividendo alcuni giorni di vita insieme, nella preghiera e nel lavoro, ma anche con qualche momento di svago.

Durante i momenti di formazione i religiosi avranno modo di confrontarsi su alcuni punti strategici delle azioni della congregazione orionina: assumere le priorità e le linee di azioni del Capitolo Generale, formulando per il triennio di governo un “Progetto di Azione Provinciale” che riprenda specialmente le decisioni delle rispettive Assemblee di Programmazione; formare alla responsabilità di governo in ambito provinciale; condividere-coordinare i rapporti tra il governo generale e il governo provinciale, in particolare nell’ambito dei Segretariati.

Questo appuntamento formativo si concluderà  il 3 settembre con l’incontro dei Segretariati suddivisi in sei gruppi tematici: Formazione Permanente, Formazione Iniziale;  Pastorale Giovanile-Vocazionale, Educativa; Pastorale Missionaria; Opere di Carità, MLO, ISO;  Amministrazione e Economia; Consiglio del Madagascar.

Un augurio di buon lavoro a tutti i religiosi presenti, con le parole di Don Orione: Ave Maria e Avanti!

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Un'ottantina di giovani orionini sono pronti a mettersi in cammino verso Roma e andare ad incontrare Papa Francesco: sabato 11 agosto al Circo Massimo per la veglia e il giorno dopo in San Pietro sono attesi almeno 70mila ragazzi e giovani, molti dei quali arriveranno all'appuntamento dopo diversi giorni di cammino.   Tra questi pellegrini anche 36 orionini che si ritrovano domani a Cisterna di Latina, punto di partenza del loro itinerario verso Roma.


Alcuni numeri di questa iniziativa del Movimento Giovanile Orionino, in adesione al richiamo del Papa: 80 giovani, 26 con meno di 18 anni, 12 religiosi di cui 2 suore, 47 si ritroveranno direttamente a Roma, 34 saranno in cammino dal 5 agosto.
Provenienza: Roma, Albania, Reggio Calabria, Mestre, Marghera, Velletri, Milano, Selargius, Palermo, Tortona.

Per seguire sui social il percorso di avvicinamento all'incontro voluto dal Papa in vista del Sinodo dei Giovani di ottobre, cercate l'hastag #permillestrade, ideato dal Servizio nazionale di Pastorale Giovanile.

Buon cammino, ragazzi!

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 3 / Numero 1