"Vogliatevi bene fra di voi, amatevi in Gesù Cristo, compatitevi, aiutatevi nel Signore."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Oggi, alle ore 9,15, 55ª Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni, papa Francesco ordinerà 16 diaconi nella Basilica di San Pietro tra cui l’orionino Francisc Lăcătuş.

L’evento sarà trasmesso in diretta televisiva SAT 2000  domenica 22 aprile 2018 dalle ore 9,15.

In vista di questo importante appuntamento lo scorso 18 aprile, Mons. Giovanni D’Ercole, vescovo orionino di Ascoli Piceno, ha fatto visita alla comunità Don Orione dell’Appio. Il presule ha voluto impartire una speciale benedizione di augurio al neo ordinando sacerdote Don Francisc.

Francisc Lăcătuş nasce a Iaşi (RO) il 25 maggio 1987 e in quella stessa città inizia il suo cammino di formazione presso il seminario “Don Orione”. Dopo tre anni di liceo con indirizzo in Teologia e il biennio filosofico presso l’Istituto romano-cattolico “Sfântul Iosif” di Vasile Lupu, Francisc si trasferisce in Italia per l’anno di Postulato e per il Noviziato presso Villa Borgia, a Velletri. I suoi studi proseguono all’Istituto Santa Maria di Roma e si concludono con il primo ciclo di Teologia all’Università Pontificia Salesiana. Il percorso religioso di Francisc all’interno della Piccola Opera della Divina Provvidenza continua con il Lettorato nel 2013 e due anni di tirocinio a Oradea (RO), l’Accolitato a Roma nel marzo 2014, la Professione Perpetua il 12 marzo 2017 e il Diaconato il 7 ottobre dello stesso anno. Attualmente don Francisc risiede presso la parrocchia di Ognissanti a Roma ed  ha conseguito la Licenza in Pastorale Giovanile, con una tesi su Il Progetto Orionino di Pastorale Giovanile-Vocazionale, dal 1995 al 2016. Linee di ricezione in Romania.

Dopo quattordici anni nella “Piccola Opera della Divina Provvidenza”, Francisc Lăcătuş è tra i diaconi che diventeranno sacerdoti della Congregazione di Don Orione.

Il Messaggio del Santo Padre Francesco per la 55ª Giornata di Preghiera per le Vocazioni, ha inizio con tre parole chiave: «Ascoltare, discernere, vivere la chiamata del Signore». Questi tre aspetti possono considerarsi come i pilastri dell’educazione moderna per realizzare i propri obiettivi professionali senza pentimenti e rimpianti. È risaputo, infatti, che, per avere successo in qualsiasi campo lavorativo, c’è bisogno di scoprirsi e di accettarsi. Il rischio è di essere intraprendenti senza essere consapevoli degli strumenti che “oggi” si hanno a disposizione e degli obiettivi concreti che, in un determinato arco di tempo, possono essere realmente raggiunti. Senza discernimento, ossia la fase più strategica che permette di delineare i punti più forti della propria chiamata e a stabilire i punti più deboli su cui lavorare, l’ascolto diventa un’inutile presa di coscienza di se stessi e una manciata di possibilità perdute perché è mancato il coraggio, la perseveranza e la forza di lavorare sul proprio progetto di vita e a vivere, così, la chiamata del Signore. In conclusione, scoprire di avere una vocazione, o per meglio dire, un talento, dà senso alla propria vita e rende l’individuo più proattivo a donarsi.
In altre parole, la scelta è frutto di un’attenta fase di lettura interiore e di discernimento. La vocazione cristiana, per essere più precisi, come viene scritto nel Messaggio del Santo Padre Francesco, ha sempre una dimensione profetica: «I profeti sono inviati al popolo in situazioni di grande precarietà materiale e di crisi spirituale e morale, per rivolgere a nome di Dio parole di conversione, di speranza e di consolazione. Come un vento che solleva la polvere, il profeta disturba la falsa tranquillità della coscienza che ha dimenticato la Parola del Signore, discerne gli eventi alla luce della promessa di Dio e aiuta il popolo a scorgere segnali di aurora nelle tenebre della storia».

Le parole di Papa Francesco non possono passare inosservate per chi fa parte della Famiglia di Don Orione: la Carità salverà il mondo è il progetto da realizzare e gli insegnamenti che san Luigi Orione ha lasciato ne sono gli strumenti. In particolar modo, la priorità è di stare alla testa dei tempi, analizzando il periodo storico in cui si vive e abbracciando le nuove croci del secolo per dare a questa società nuovi luoghi di integrazione e di speranza. Il mondo è fatto di persone e per salvarle da loro stesse, le parole da comunicare devono essere vere, carismatiche e persuasive affinché l’individuo si accetti con i suoi limiti e le sue imperfezioni. Un mondo in cui la carità ha trionfato attraverso la solidarietà e l’uguaglianza è un posto in cui si ha l’opportunità di creare qualcosa tanto nuovo quanto universale ed eterno.

La 55ª Giornata di preghiera per le vocazioni ci insegna, quindi, a non chiuderci in noi stessi, ma a vivere in comunione e nel dialogo per dare “oggi” più speranza a chi non sa ascoltare e a perseverare, a prendere coraggio, amando sé stessi e gli altri con opere di carità e di amore senza confini.

 

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Dal 7 all'11 aprile, i giovani sacerdoti della Provincia Madre della Divina Provvidenza si sono ritrovati a Snagov, una città della Romania a mezz'ora da Bucarest, per gli esercizi spirituali, una settimana di meditazione, riflessione e preghiera. In tutto gli orionini erano 28: 11 dall'Italia, tra cui il Provinciale Don Aurelio Fusi, il vicario Don Gianni Giarolo ed i consiglieri Don Leonardo Verrilli e don Maurizio Macchi, 12 dalla Romania, di cui 4 diaconi prossimi all'ordinazione presbiterale, 4 giovani originari dell'Africa, ma che operano in Italia, e uno dall'Albania.

La sede degli esercizi è stata il Convento della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, retto dai Padri Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta, presenti in Romania dal 2000. Il Convento è conosciuto anche per i mosaici che lo adornano, opera di padre Marco Rupnik, artista e teologo gesuita, le cui opere sono presenti anche nella Basilica di Lourdes.

Gli esercizi sono stati predicati da Padre Tarcisio Favaro, della comunità carmelitana, che ha guidato i presenti nelle riflessioni, con spunti tratti dal Vangelo, dalla spiritualità carmelitana, Santa Teresa e San Giovanni della Croce, e orionina.

Dopo gli esercizi, i sacerdoti orionini hanno trascorso una giornata di confronto con il Padre Provinciale, per poi dedicarsi a qualche escursione culturale con la visita al castello di Peles a Sinaia e ad un monastero ortodosso.

Da lunedì 16 aprile, per tutta la settimana, a Voluntari, presso il Piccolo Cottolengo Don Orione, si riunirà il Consiglio Provinciale.

 

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Nella domenica delle Palme, dal 1985, si celebra anche la giornata mondiale della gioventù, istituita da Papa Giovanni Paolo II.

Riportiamo il messaggio che Papa Francesco rivolge ai giovani del mondo, invitandoli a non avere paura, sull'esempio di Maria di Nazareth, a ricercare dentro di sè la vocazione, la chiamata che Dio fa a ciascuno di loro.

 

Cari giovani,

la Giornata Mondiale della Gioventù del 2018 rappresenta un passo avanti nel cammino di preparazione di quella internazionale, che avrà luogo a Panamá nel gennaio 2019. Questa nuova tappa del nostro pellegrinaggio cade nell’anno in cui è convocata l’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. E’ una buona coincidenza. L’attenzione, la preghiera e la riflessione della Chiesa saranno rivolte a voi giovani, nel desiderio di cogliere e, soprattutto, di “accogliere” il dono prezioso che voi siete per Dio, per la Chiesa e per il mondo.

Come già sapete, abbiamo scelto di farci accompagnare in questo itinerario dall’esempio e dall’intercessione di Maria, la giovane di Nazareth che Dio ha scelto quale Madre del suo Figlio. Lei cammina con noi verso il Sinodo e verso la GMG di Panama. Se l’anno scorso ci hanno guidato le parole del suo cantico di lode – «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49) – insegnandoci a fare memoria del passato, quest’anno cerchiamo di ascoltare insieme a lei la voce di Dio che infonde coraggio e dona la grazia necessaria per rispondere alla sua chiamata: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30). Sono le parole rivolte dal messaggero di Dio, l’arcangelo Gabriele, a Maria, semplice ragazza di un piccolo villaggio della Galilea.

1. Non temere!

Come è comprensibile, l’improvvisa apparizione dell’angelo e il suo misterioso saluto: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1,28), hanno provocato un forte turbamento in Maria, sorpresa da questa prima rivelazione della sua identità e della sua vocazione, a lei ancora sconosciute. Maria, come altri personaggi delle Sacre Scritture, trema davanti al mistero della chiamata di Dio, che in un momento la pone davanti all’immensità del proprio disegno e le fa sentire tutta la sua piccolezza di umile creatura. L’angelo, leggendo nel profondo del suo cuore, le dice: «Non temere»! Dio legge anche nel nostro intimo. Egli conosce bene le sfide che dobbiamo affrontare nella vita, soprattutto quando siamo di fronte alle scelte fondamentali da cui dipende ciò che saremo e ciò che faremo in questo mondo. È il “brivido” che proviamo di fronte alle decisioni sul nostro futuro, sul nostro stato di vita, sulla nostra vocazione. In questi momenti rimaniamo turbati e siamo colti da tanti timori.

E voi giovani, quali paure avete? Che cosa vi preoccupa più nel profondo? Una paura “di sottofondo” che esiste in molti di voi è quella di non essere amati, benvoluti, di non essere accettati per quello che siete. Oggi, sono tanti i giovani che hanno la sensazione di dover essere diversi da ciò che sono in realtà, nel tentativo di adeguarsi a standard spesso artificiosi e irraggiungibili. Fanno continui “fotoritocchi” delle proprie immagini, nascondendosi dietro a maschere e false identità, fin quasi a diventare loro stessi un “fake”. C’è in molti l’ossessione di ricevere il maggior numero possibile di “mi piace”. E da questo senso di inadeguatezza sorgono tante paure e incertezze. Altri temono di non riuscire a trovare una sicurezza affettiva e rimanere soli. In molti, davanti alla precarietà del lavoro, subentra la paura di non riuscire a trovare una soddisfacente affermazione professionale, di non veder realizzati i propri sogni. Sono timori oggi molto presenti in molti giovani, sia credenti che non credenti. E anche coloro che hanno accolto il dono della fede e cercano con serietà la propria vocazione, non sono certo esenti da timori. Alcuni pensano: forse Dio mi chiede o mi chiederà troppo; forse, percorrendo la strada indicatami da Lui, non sarò veramente felice, o non sarò all’altezza di ciò che mi chiede. Altri si domandano: se seguo la via che Dio mi indica, chi mi garantisce che riuscirò a percorrerla fino in fondo? Mi scoraggerò? Perderò entusiasmo? Sarò capace di perseverare tutta la vita?

Nei momenti in cui dubbi e paure affollano il nostro cuore, si rende necessario il discernimento. Esso ci consente di mettere ordine nella confusione dei nostri pensieri e sentimenti, per agire in modo giusto e prudente. In questo processo, il primo passo per superare le paure è quello di identificarle con chiarezza, per non ritrovarsi a perdere tempo ed energie in preda a fantasmi senza volto e senza consistenza. Per questo, vi invito tutti a guardarvi dentro e a “dare un nome” alle vostre paure. Chiedetevi: oggi, nella situazione concreta che sto vivendo, che cosa mi angoscia, che cosa temo di più? Che cosa mi blocca e mi impedisce di andare avanti? Perché non ho il coraggio di fare le scelte importanti che dovrei fare? Non abbiate timore di guardare con onestà alle vostre paure, riconoscerle per quello che sono e fare i conti con esse. La Bibbia non nega il sentimento umano della paura né i tanti motivi che possono provocarla. Abramo ha avuto paura (cfr Gen 12,10s), Giacobbe ha avuto paura (cfr Gen 31,31; 32,8), e così anche Mosè (cfr Es 2,14; 17,4), Pietro (cfr Mt 26,69ss) e gli Apostoli (cfr Mc 4,38-40; Mt 26,56). Gesù stesso, seppure a un livello incomparabile, ha provato paura e angoscia (cfr Mt 26,37; Lc 22,44).

«Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?» (Mc 4,40). Questo richiamo di Gesù ai discepoli ci fa comprendere come spesso l’ostacolo alla fede non sia l’incredulità, ma la paura. Il lavoro di discernimento, in questo senso, dopo aver identificato le nostre paure, deve aiutarci a superarle aprendoci alla vita e affrontando con serenità le sfide che essa ci presenta. Per noi cristiani, in particolare, la paura non deve mai avere l’ultima parola, ma essere l’occasione per compiere un atto di fede in Dio... e anche nella vita! Ciò significa credere alla bontà fondamentale dell’esistenza che Dio ci ha donato, confidare che Lui conduce ad un fine buono anche attraverso circostanze e vicissitudini spesso per noi misteriose. Se invece alimentiamo le paure, tenderemo a chiuderci in noi stessi, a barricarci per difenderci da tutto e da tutti, rimanendo come paralizzati. Bisogna reagire! Mai chiudersi! Nelle Sacre Scritture troviamo 365 volte l’espressione “non temere”, con tutte le sue varianti. Come dire che ogni giorno dell’anno il Signore ci vuole liberi dalla paura.

Il discernimento diventa indispensabile quando si tratta della ricerca della propria vocazione. Questa, infatti, il più delle volte non è immediatamente chiara o del tutto evidente, ma la si comprende a poco a poco. Il discernimento da fare, in questo caso, non va inteso come uno sforzo individuale di introspezione, dove lo scopo è quello di conoscere meglio i nostri meccanismi interiori per rafforzarci e raggiungere un certo equilibrio. In questo caso la persona può diventare più forte, ma rimane comunque chiusa nell’orizzonte limitato delle sue possibilità e delle sue vedute. La vocazione invece è una chiamata dall’alto e il discernimento in questo caso consiste soprattutto nell’aprirsi all’Altro che chiama. E’ necessario allora il silenzio della preghiera per ascoltare la voce di Dio che risuona nella coscienza. Egli bussa alla porta dei nostri cuori, come ha fatto con Maria, desideroso di stringere amicizia con noi attraverso la preghiera, di parlarci tramite le Sacre Scritture, di offrirci la sua misericordia nel sacramento della Riconciliazione, di farsi uno con noi nella Comunione eucaristica.

Ma è importante anche il confronto e il dialogo con gli altri, nostri fratelli e sorelle nella fede, che hanno più esperienza e ci aiutano a vedere meglio e a scegliere tra le varie opzioni. Il giovane Samuele, quando sente la voce del Signore, non la riconosce subito e per tre volte corre da Eli, l’anziano sacerdote, che alla fine gli suggerisce la risposta giusta da dare alla chiamata del Signore: «Se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”» (1 Sam 3,9). Nei vostri dubbi, sappiate che potete contare sulla Chiesa. So che ci sono bravi sacerdoti, consacrati e consacrate, fedeli laici, molti dei quali giovani a loro volta, che come fratelli e sorelle maggiori nella fede possono accompagnarvi; animati dallo Spirito Santo sapranno aiutarvi a decifrare i vostri dubbi e a leggere il disegno della vostra vocazione personale. L’“altro” non è solo la guida spirituale, ma è anche chi ci aiuta ad aprirci a tutte le infinite ricchezze dell’esistenza che Dio ci ha dato. È necessario aprire spazi nelle nostre città e comunità per crescere, per sognare, per guardare orizzonti nuovi! Mai perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri. I cristiani autentici non hanno paura di aprirsi agli altri, di condividere i loro spazi vitali trasformandoli in spazi di fraternità. Non lasciate, cari giovani, che i bagliori della gioventù si spengano nel buio di una stanza chiusa in cui l’unica finestra per guardare il mondo è quella del computer e dello smartphone. Spalancate le porte della vostra vita! I vostri spazi e tempi siano abitati da persone concrete, relazioni profonde, con le quali poter condividere esperienze autentiche e reali nel vostro quotidiano.

2. Maria!

«Io ti ho chiamato per nome» (Is 43,1). Il primo motivo per non temere è proprio il fatto che Dio ci chiama per nome. L’angelo, messaggero di Dio, ha chiamato Maria per nome. Dare nomi è proprio di Dio. Nell’opera della creazione, Egli chiama all’esistenza ogni creatura col suo nome. Dietro il nome c’è un’identità, ciò che è unico in ogni cosa, in ogni persona, quell’intima essenza che solo Dio conosce fino in fondo. Questa prerogativa divina è stata poi condivisa con l’uomo, al quale Dio concesse di dare un nome agli animali, agli uccelli e anche ai propri figli (Gen 2,19-21; 4,1). Molte culture condividono questa profonda visione biblica riconoscendo nel nome la rivelazione del mistero più profondo di una vita, il significato di un’esistenza.

Quando chiama per nome una persona, Dio le rivela al tempo stesso la sua vocazione, il suo progetto di santità e di bene, attraverso il quale quella persona diventerà un dono per gli altri e che la renderà unica. E anche quando il Signore vuole allargare gli orizzonti di una vita, sceglie di dare alla persona chiamata un nuovo nome, come fa con Simone, chiamandolo “Pietro”. Da qui è venuto l’uso di assumere un nuovo nome quando si entra in un ordine religioso, ad indicare una nuova identità e una nuova missione. In quanto personale e unica, la chiamata divina richiede da noi il coraggio di svincolarci dalla pressione omologante dei luoghi comuni, perché la nostra vita sia davvero un dono originale e irrepetibile per Dio, per la Chiesa e per gli altri.

Cari giovani, l’essere chiamati per nome è dunque un segno della nostra grande dignità agli occhi di Dio, della sua predilezione per noi. E Dio chiama ciascuno di voi per nome. Voi siete il “tu” di Dio, preziosi ai suoi occhi, degni di stima e amati (cfr Is 43,4). Accogliete con gioia questo dialogo che Dio vi propone, questo appello che Egli rivolge a voi chiamandovi per nome.

3. Hai trovato grazia presso Dio

Il motivo principale per cui Maria non deve temere è perché ha trovato grazia presso Dio. La parola “grazia” ci parla di amore gratuito, non dovuto. Quanto ci incoraggia sapere che non dobbiamo meritare la vicinanza e l’aiuto di Dio presentando in anticipo un “curriculum d’eccellenza”, pieno di meriti e di successi! L’angelo dice a Maria che ha già trovato grazia presso Dio, non che la otterrà in futuro. E la stessa formulazione delle parole dell’angelo ci fa capire che la grazia divina è continuativa, non qualcosa di passeggero o momentaneo, e per questo non verrà mai meno. Anche in futuro ci sarà sempre la grazia di Dio a sostenerci, soprattutto nei momenti di prova e di buio.

La presenza continua della grazia divina ci incoraggia ad abbracciare con fiducia la nostra vocazione, che esige un impegno di fedeltà da rinnovare tutti i giorni. La strada della vocazione non è infatti priva di croci: non solo i dubbi iniziali, ma anche le frequenti tentazioni che si incontrano lungo il cammino. Il sentimento di inadeguatezza accompagna il discepolo di Cristo fino alla fine, ma egli sa di essere assistito dalla grazia di Dio.

Le parole dell’angelo discendono sulle paure umane dissolvendole con la forza della buona notizia di cui sono portatrici: la nostra vita non è pura casualità e mera lotta per la sopravvivenza, ma ciascuno di noi è una storia amata da Dio. L’aver “trovato grazia ai suoi occhi” significa che il Creatore scorge una bellezza unica nel nostro essere e ha un disegno magnifico per la nostra esistenza. Questa consapevolezza non risolve certamente tutti i problemi o non toglie le incertezze della vita, ma ha la forza di trasformarla nel profondo. L’ignoto che il domani ci riserva non è una minaccia oscura a cui bisogna sopravvivere, ma un tempo favorevole che ci è dato per vivere l’unicità della nostra vocazione personale e condividerla con i nostri fratelli e sorelle nella Chiesa e nel mondo.

4. Coraggio nel presente

Dalla certezza che la grazia di Dio è con noi proviene la forza di avere coraggio nel presente: coraggio per portare avanti quello che Dio ci chiede qui e ora, in ogni ambito della nostra vita; coraggio per abbracciare la vocazione che Dio ci mostra; coraggio per vivere la nostra fede senza nasconderla o diminuirla.

Sì, quando ci apriamo alla grazia di Dio, l’impossibile diventa realtà. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31). La grazia di Dio tocca l’oggi della vostra vita, vi “afferra” così come siete, con tutti i vostri timori e limiti, ma rivela anche i meravigliosi piani di Dio! Voi giovani avete bisogno di sentire che qualcuno ha davvero fiducia in voi: sappiate che il Papa si fida di voi, che la Chiesa si fida di voi! E voi, fidatevi della Chiesa!

Alla giovane Maria fu affidato un compito importante proprio perché era giovane. Voi giovani avete forza, attraversate una fase della vita in cui non mancano certo le energie. Impiegate questa forza e queste energie per migliorare il mondo, incominciando dalle realtà a voi più vicine. Desidero che nella Chiesa vi siano affidate responsabilità importanti, che si abbia il coraggio di lasciarvi spazio; e voi, preparatevi ad assumere queste responsabilità.

Vi invito a contemplare ancora l’amore di Maria: un amore premuroso, dinamico, concreto. Un amore pieno di audacia e tutto proiettato verso il dono di sé. Una Chiesa pervasa da queste qualità mariane sarà sempre Chiesa in uscita, che va oltre i propri limiti e confini per far traboccare la grazia ricevuta. Se ci lasceremo contagiare dall’esempio di Maria, vivremo in concreto quella carità che ci spinge ad amare Dio al di sopra di tutto e di noi stessi, ad amare le persone con le quali condividiamo la vita quotidiana. E ameremo anche chi ci potrebbe sembrare di per sé poco amabile. È un amore che si fa servizio e dedizione, soprattutto verso i più deboli e i più poveri, che trasforma i nostri volti e ci riempie di gioia.

Vorrei concludere con le belle parole di San Bernardo in una sua famosa omelia sul mistero dell’Annunciazione, parole che esprimono l’attesa di tutta l’umanità per la risposta di Maria: «Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito Santo. L’angelo aspetta la risposta; […] Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi. […] Per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita. […] Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia. […] O Vergine, da’ presto la risposta» (Om. 4, 8; Opera omnia, ed. Cisterc. 4, 1966, 53-54).

Carissimi giovani, il Signore, la Chiesa, il mondo, aspettano anche la vostra risposta alla chiamata unica che ognuno ha in questa vita! Mentre si avvicina la GMG di Panamá, vi invito a prepararvi a questo nostro appuntamento con la gioia e l’entusiasmo di chi vuol essere partecipe di una grande avventura. La GMG è per i coraggiosi! Non per giovani che cercano solo la comodità e che si tirano indietro davanti alle difficoltà. Accettate la sfida?

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Dal 25 al 28 febbraio, le suore orionine della Provincia Mater Dei si sono ritrovate a Casa Madre, per l'assemblea di programmazione a seguito del XXII Capitolo Generale, conclusosi a maggio 2017.

Oltre alle religiose, sono stati invitati laici del Movimento Laicale Orionino, una rappresentnate dell'Istituto Secolare Orionino e religiosi del ramo maschile della congregazione: tutti insieme rappresentavano la grande e variegata famiglia carismatica di Don Orione. Tra questi invitati, erano presenti anche Don Leonardo Verrilli, consigliere provinciale, e Roberto Franchini, responsabile dell'area strategica e della formazione della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza.

L'Assemblea aveva il compito di declinare le indicazioni scaturite dal Capitolo Generale, per adattarle e attuarle nei diversi territori del mondo, dove si trovano ad operare le Piccole Suore Missionarie della Carità: il tema guida è stato "Donarsi tutte a Dio per essere tutte del prossimo".

In un clima fraterno, i partecipanti hanno vissuto momenti di confronto e preghiera, formando davvero un cuore solo e un'anima sola, animati dal desiderio di seguire le orme di Don Orione, nonostante la fatica di discernere i segni dei tempi e di trovare risposte adeguate alle sofferenze del mondo di oggi.

 

 

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Domenica, 18 Febbraio 2018

Velletri - Una guida per la Quaresima

In questo cammino di Quaresima, in preparazione alla Pasqua, saremo accompagnati dai video messaggi di Don Filippo Benetazzo, direttore e padre maestro del Seminario Don Orione di Villa Borgia, a Velletri, nella zona del Colli Albani, un luogo dove si respira una grande pace interiore immersi nella natura e si assaporauna profonda spiritualità.

Don Filippo segue i giovani che hanno iniziato un cammino di discernimento vocazionale, ovvero di ricerca e preghiera per capire qual è la strada che il Signore ha scelto per ciascuno di loro. Questi giovani, negli ultimi anni, provengono da diversi paesi, Romania, Ucraina, Italia, a testimonianza dell'abbraccio a tutto il mondo dell'Opera di Don Orione.

I giovani che sentono la chiamata ad un servizio nella Chiesa come sacerdoti si preparano durante un anno di Noviziato a emettere i loro primi voti religiosi: la promessa di vivere una vita povera, casta ed obbediente nella famiglia di Don Orione.

Per ascoltare il commento di Don Filippo al Vangelo della Domenica, segui gli articoli della sezione Non di solo pane.

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Oggi si celebra la prima Giornata mondiale dei poveri, istituita da Papa Francesco al termine del Giubileo. Mentre in piazza San Pietro, insieme al Papa i protagonisti saranno gli ultimi, gli scartati, i desamparados, come scriveva Don Orione dall'America Latina, a Tortona cinque giovani saranno ordinati diaconi, per dire il loro sì a Cristo nella famiglia di Don Orione, per servire gli uomini e le donne esclusi dalla società.

Questi cinque giovani rappresentano il mondo intero, quel mondo sotto il manto azzurro della Madonna sognato da Don Orione: accompagniamo con la preghiera Andrews Arul Dhas (India), Da Silva Josimar Felipe (Brasile), Rodrigues Andreson Cristian (Brasile), Metuor Dabire Pogbeweleyebr Arsene (Burkina Faso), Mosak Piotr (Polonia).

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Come tradizione, il giorno dopo l'ordinazione, il novello sacerdote celebra la sua prima messa, insieme ai familiari ed amici.

Ci uniamo alle preghiere di quanti hanno pregato con lui in questa celebrazione, per sostenere il suo cammino e quello di tutti i giovani che hanno detto sì al Signore, offrendo la loro vita.

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La missione orionina in Albania ha festeggiato il 18 ottobre i suoi primi 25 anni. Tra le tante iniziative per ringraziare e celebrare questo compleanno importante, sicuramente il momento che più rispecchia il carisma di San Luigi Orione è stata l'ordinazione sacerdotale di Pavlin Preka, ieri a Scutari. Don Orione amava e valorizzava la vocazione religiosa a tal punto da scrivere in una lettera del 1914 "Il desiderio della vita perfetta non può venire che da Dio. È una somma grazia che Iddio ti fa: la vocazione religiosa è il più grande beneficio di Dio, dopo il battesimo. (…) E la vocazione religiosa non è già di chi è perfetto; ma di chi desidera di diventarlo. (…) Va avanti alla Madonna: mettiti come uno straccio, di più, come un figlio, ma bambino nelle sue mani, e poi decidi come fossi in punto di morte, e avrai deciso bene”

Il venticinquesimo anniversario dell'arrivo dei sacerdoti orionini non poteva che culminare nell'ordinazione di un giovane che con il suo sì pieno al Signore continua la sua opera seguendo le orme di san Luigi Orione.

Ma non solo questa festa ha visto protagonisti gli orionini in Albania: mercoledì a Elbasan si è tenuto un simposio a cui hanno partecipato, tra gli altri, il vescovo ortodosso AnDon Merdani, della  diocesi di Elbasan-Shpati-Librazhd; il Myftì, della regione di Elbasan, Agim Duka; il Pastore dell’Alleanza del Vangelo, Ilirjan Gjoni. Tra le autorità civili hanno partecipato: il Prefetto della città, sig. Arben Kamami; il Vice Sindaco Ervin Saraçi e il deputato del Parlamento sig. Taulat Balla. Presenti anche numerose Suore del distretto di Elbasan, un nutrito gruppo di giovani e alcuni laici orionini venuti dall’Italia.

Don Achille Morabito ha trattato il tema “Don Orione e l’Albania”, ripercorrendo le tappe che hanno portato la Congregazione nel “Paese delle aquile”. Molto prezioso, a riguardo, è il Diario scritto da Don Santo Gemelli, primo missionario in Albania negli anni Trenta. Dopo l’avvento al potere di Henver Hoxha, nel gennaio del 1946, i confratelli furono tutti espulsi dall’Albania.  Nel luglio del 1991 – dopo l’appello di Giovanni Paolo II – la Congregazione prese i primi contatti per un «ritorno» al di là dell’Adriatico. E così il 18 ottobre 1992 si ricominciò l’avventura in Albania con due confratelli: Don Giuseppe De Guglielmo e Fratel Renato Ponassi. Successivamente la comunità di Elbasan, prima, e quella di Shiroka, fondata del 1998, hanno accolto altri confratelli.

Don Felice Bruno, Consigliere provinciale delegato per le missioni, ha trattato il tema “Passione per Cristo, per l’uomo, per l’unità”. Partendo dal motto: Instaurare omnia in Cristo ha sottolineato l’amore appassionato a Cristo che si rivela in alcune pagine straordinarie che ci manifestano un volto di Don Orione mistico. Ma il suo non è un amore astratto, ma si declina in una passione grande per l’uomo, nei quali vede, ama e serve il Figlio dell’Uomo. Un amore che si fa impegno per la giustizia e il riconoscimento della dignità dei poveri  la battaglia per il riconoscimento delle 8 ore per le mondine, l’accoglienza in seminario dei neri in Brasile, delle religiose e religiosi ipovedenti…). Infine l’amore per Gesù si declina in una passione per l’unità dei cristiani: la preghiera di Gesù divenne la sua preghiera, un suo impegno attraverso la carità. Dopo aver sottolineato l’importanza dell’ecumenismo della carità, ha evidenziato il ruolo dei “Piccolo Cottolengo” costruiti in tutte le grandi città, quali particolari centri di ecumenismo concreto, con l’accoglienza di chiunque abbia un dolore da lenire, di ogni lingua, razza e cultura. Infine, ricordando il decennale della nascita della creazione del centro interreligioso di Elbasan, Don Bruno ha sottolineato il ruolo delle Chiese e delle religioni nella collaborazione per la costruzione di un mondo più giusto e fraterno.

Don Giuseppe De Guglielmo ha concluso gli interventi, ricordando in modo particolare i primi momenti, che non è esagerato definire “eroici”, viste le difficoltà di ogni tipo, dalla lingua alla cultura, dalle strutture alla situazione economica disastrosa, per non parlare dei danni morali e psicologici che aveva generato  il regime comunista per quasi 50 anni. Ecco uno dei passaggi del suo intervento: «Dopo qualche giorno, le  paure e i pregiudizi sparirono di colpo; fummo  avvolti da un’atmosfera di accoglienza calorosa. Mi rimasero impresse nella memoria, tra l’altro, le bellissime e significative benedizioni che ci venivano rivolte, come: “Benedette le tue gambe che ti hanno portato oggi qui a casa mia” (una vecchietta di Gjinar)…. Fratel  Renato invece si tuffò, nel vero senso della parola, nei quartieri di Elbasan più problematici  con delle sacche di povertà estreme e di abbandono sociale. In pochissimi giorni tutti conoscevano chi era Fratel Renato! Cominciò col distribuire caramelle e immagini sacre, alimenti,  biancheria… Tutti lo rispettavano: niente albanese, italiano così così;  non era un intellettuale esperto in problematiche sociali; però  parlava  una lingua molto  strana, che non si apprende nei banchi di scuola e che tutti capiscono: la lingua della carità».

 

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Domenica, 15 Ottobre 2017

Voluntari - Il saluto al Vescovo

La scorsa settimana abbiamo festeggiato l'ordinazione di cinque nuovi Diaconi, cinque giovani che hanno scelto di dire un sì pieno a Dio.

Oggi ricordiamo quel clima di festa per l'opera Don Orione e per tutta la Chiesa attraverso le parole che Don Aurelio Fusi, direttore provinciale, a rivolto come saluto all'Arcivescovo di Bucarest, Ioan Robu.

Eccellenza Reverendissima,

desidero ringraziarla a nome dei presenti e dell’intera Provincia “Madre della Divina Provvidenza” per il dono di questa mattina; cinque nuovi diaconi si sono aggiunti alla nostra Famiglia per arricchirla con il dono della loro consacrazione e del loro ministero. Questo evento – di cui il mondo sempre distratto non se ne accorge – si iscrive in un anniversario significativo della nostra Congregazione; infatti, 125 anni or sono, il chierico Luigi Orione dava inizio alla sua prima opera religiosa e sociale: l’oratorio “san Luigi Gonzaga”. Si trattava di un semplice cortile a fianco del Duomo di Tortona, fino ad allora immerso in un silenzio claustrale e, da quel momento, trasformato in uno spazio pieno di ragazzi rumorosi, gioiosi, conquistati da quel chierico “un po’ originale” ma dal cuore pieno di amore. Più tardi, lo stesso Don Orione, ormai fondatore conosciuto, descrivendo se stesso si autodefinirà “un cuore senza confini, perché dilatato dall’amore di Cristo”.

I nostri diaconi Andrei, Catalin, Fabian, Francisc e Gabriel non sono stati ordinati in una basilica romana – questa scelta sarebbe stata facilmente realizzabile – ma nella chiesa di Voluntari, annessa al Piccolo Cottolengo e affacciata sulla strada. Questi particolari, per i più totalmente insignificanti, in realtà indicano uno stile ben preciso di essere servitori nella vigna del Signore.

Lo saranno anzitutto con il ministero liturgico. In altre parole, il Vangelo diventerà parte della loro vita, riempiendo la loro mente, la loro bocca e il loro cuore. Così voleva Don Orione, quando invitava i suoi seguaci ad imparare a memoria ampie parti del Vangelo stesso. Lo abbiamo sentito anche oggi con le parole della liturgia: “Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei divenuto l’annunciatore: credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”.

Questa bella chiesa si affaccia sulla strada dove centinaia di persone passano ogni giorno. Anche questo particolare indica uno stile del servizio dei nostri diaconi. Saranno i diaconi della strada, ossia non perderanno occasione per aprire la loro bocca e far conoscere il nome del Signore a tutti coloro che incontreranno. Infatti, la parola di Dio non può essere nascosta sotto il moggio ma va posta in alto affinché sia un dono da diffonde ovunque. Come abbiamo ascoltato nella preghiera consacratoria, l’esempio della loro vita, generosa e casta, sarà un richiamo costante al Vangelo e susciterà imitatori nel popolo santo di Dio.

Infine la nostra chiesa si apre verso un altro luogo santo, reso tale dalla sofferenza di tanti innocenti: si apre verso il Piccolo Cottolengo, la casa dei nostri fratelli più piccoli, delle “nostre perle” come era solito dire Don Orione. Anche questo particolare non può essere interpretato come una semplice coincidenza, ma indica ancora una volta uno stile, una caratteristica che si deve attaccare ai nostri diaconi come una seconda pelle. Lo ricorda la preghiera consacratoria quando dice loro di essere “sinceri nella carità, premurosi verso i poveri e i deboli, umili nel loro servizio, retti e puri di cuore, vigilanti e fedeli nello spirito”.

Eccellenza, in questo momento tanto significativo mi permetta di esprimere alcuni ringraziamenti. Anzitutto desidero dire il più bel grazie ai genitori, ai fratelli e ai parenti di Andrei, Catalin, Fabian, Francisc e Gabriel perché essi sono i primi e più grandi benefattori della Chiesa e della Congregazione, avendo donato al Signore i loro figli. Quando erano ancora adolescenti, hanno acconsentito al loro ingresso in seminario, in un luogo certamente sicuro, ma che li ha allontanati dalla loro vista. Oggi hanno raccolto qualcosa del loro sacrificio, mentre la piena mietitura sarà fra qualche mese quando potranno vedere i loro figli ordinati presbiteri.
Ringrazio i confratelli e tutti i sacerdoti che hanno partecipato a questa concelebrazione. Alcuni sono fratelli e parenti dei nostri diaconi. La loro presenza ha contribuito a far sentire il calore della Famiglia diaconale e presbiterale, casa di comprensione, di conforto e di fortezza per i nostri confratelli appena ordinati. Desidero ringraziare i loro formatori, Don Valeriano, Don Pierangelo, Don Leonardo, Don Alessandro, P. Jassent e Don Carlo; sono nomi belli per noi, nomi di religiosi che hanno donato qualcosa della loro vita per la formazione di altri religiosi.

Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a rendere gioiosa questa liturgia: i cantori, i seminaristi di Iasi, coloro che hanno organizzato l’accoglienza e particolarmente i religiosi di questa casa, Don Marius, Don Valeriano e Don Damian, sui quali è sceso il peso dell’organizzazione.

Su tutti invoco la protezione di Maria e la benedizione di san Luigi Orione.

 

 

 

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Domenica, 08 Ottobre 2017

Voluntari - Cinque nuovi diaconi

Ieri a Voluntari cinque giovani chierici rumeni hanno ricevuto l'ordine del diaconato: Andrei Lorent,  Catalin Gaspal, Fabian Pitreti, Francisc Lacatus e Gabriel Ciubotariu. Nelle parole del Vescovo Ioan Robu, arcivescovo di Bucarest, si condensa il significato profondo di questo importante passo verso il sacerdozio: zelo apostolico, pazienza nel servizio e fedeltà nella preghiera.

Sia questo anche il nostro augurio, nella domenica in cui la Chiesa ci invita a portare frutti abbondanti nella vigna del Signore.

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VII Convegno Apostolico

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Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3