"Instaurare omnia in Christo: fare cristiano l’uomo e i popolo."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Oggi ricorre la festa liturgica di Sant'Alberto di Butrio: a questo santo è dedicato un eremo in cui vivono gli Eremiti della Divina Provvidenza, il ramo contemplativo dell'Opera fondata da Don Orione.

Ci sono poche tracce biografiche di Sant'Alberto, ma il suo culto è molto antico e documentato. I calendari della diocesi di Tortona il 5 settembre facevano menzione di sant' Alberto confessore, il sinodo diocesano del 1595 ricordava una chiesa parrocchiale, dedicata a sant'Alberto di Butrio, sotto il titolo: «Abbazia di Sant'Alberto confessore».

Oggi nell'eremo a lui dedicato, vive il ricordo di tre grandi cristiani, che nella loro vita si sono fatti santi: san'Alberto, che ha seguito la via della preghiera e della penitenza, vivendo in una grotta nei boschi limitrofi all'eremo; Don Orione, che nella sua poliedricità ha pensato anche ad accogliere tra i suoi la vocazione di coloro che desideravano vivere come monaci dediti alla meditazione ed al lavoro; Frate Ave maria, tra i primi eremiti orionini. Dopo essere rimasto cieco all'età di 12 anni, ha vissuto un lungo travaglio interiore fino a trovare la sua strada, accolto da Don Orione; ha vissuto a Sant'Alberto, dove si trova ancora la sua stanza e molti ricordi. ha vissuto nel buio, ma la sua anima è stata ed è portatrice di luce per chi si accosta a lui.

Emblematiche queste sue parole: "Convertisti in luce le mie tenebre e in gioia la mia tristezza, sicché la mia è veramente una luminosa e deliziosa notte, perché l'unica mia luce, l'unica mia gioia sei Tu solo, O Gesù, figlio di Dio! O Gesù, Dio mio! O Gesù, figlio di Maria!".

Chi desidera visitare l'Eremo e godere della sua pace, può trovare QUI  le informazioni utili e molti approfondimenti.

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Lunedì, 04 Giugno 2018

Il Papa cita Don Orione

Sabato 2 giugno, Papa Francesco ha ricevuto in udienza, nell’Aula Paolo VI, i Membri dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM).

Il suo discorso di saluto (clicca QUI per leggere il testo completo) è stato incentrato sul tema del servizio e della vicinanza a chi soffre: il Papa ha citato, tra le figure di esempio di carità fattiva e operosa, anche Don Orione, insieme a Don Guanella e il Cottolengo.

Ecco le parole del Papa:

"La carità rappresenta la forma più eloquente di testimonianza evangelica perché, rispondendo alle necessità concrete, rivela agli uomini l’amore di Dio, provvidente e padre, sempre sollecito per ciascuno. Seguendo questo insegnamento, tanti uomini e donne cristiani, nel corso dei secoli, hanno scritto pagine stupende di amore al prossimo. Penso, tra gli altri, ai santi sacerdoti Giuseppe Cottolengo, Luigi Guanella e Luigi Orione: la loro carità ha lasciato una forte impronta nella società italiana. Anche ai nostri giorni, quante persone, impegnandosi per il prossimo, sono arrivate a riscoprire la fede, perché nel malato hanno incontrato Cristo, il Figlio di Dio. Egli chiede di essere servito nei fratelli più deboli, parla al cuore di chi si pone al loro servizio e fa sperimentare la gioia dell’amore disinteressato, amore che è fonte della vera felicità."

 

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Lunedì, 12 Marzo 2018

Milano - Da Pontecurone al mondo


Sabato 10 marzo alle ore 16.00 presso la Sala Don Sterpi del Piccolo Cottolengo Milanese Don Arcangelo Campagna, Consigliere del Piccolo Cottolengo  di Seregno e autore di numerose pubblicazioni, ha presieduto il Raduno Amici e ha presentato il libro “Pontecurone – Luoghi orionini”.

Pontecurone è il primo volume di una trilogia di alcuni luoghi legati in modo particolare alla persona e all’attività di Don Orione. Il libro ha uno sviluppo molto semplice: dopo una sintesi storica del paese, parla della famiglia di don Orione, dei luoghi e delle persone da lui frequentate, per terminare con alcune testimonianze e qualche aneddoto. Tutto è arricchito da alcuni ricordi personali di don Orione.

L’ambiente narrato si presenta ricco di stimoli e provocazioni che forgeranno il carattere del Santo, orienteranno le sue scelte operative e daranno forma alla sua spiritualità.

Della storia del paese sono messi in luce alcuni sindaci e personaggi che hanno trasmesso un esempio di interesse civico ed apertura sociale, la piccola borghesia che prende sempre più coscienza del proprio ruolo e dei propri diritti, l’ormai diffuso anticlericalismo e la manovalanza nel lavoro agricolo e nella classe operaia.

I questo contesto si sviluppa la figura di don Orione che vuole essere il santo del bene sociale, figlio fedelissimo alla chiesa e al Papa, difensore dei diritti dell’operaio e della dignità della donna, che si accontenta del necessario dedicandosi senza risparmio al lavoro e all’aiuto dei bisognosi.

Nel clima familiare in cui vive, Don Orione affonda le radici di quella paternità che diverrà espressione costante del suo agire e del rapportarsi col mondo.
Conoscendo la storia di Pontecurone si riesce ad intuire la grandezza di un sacerdote che ha saputo nascondere nella semplicità e nell’ordinarietà la sua eccezionale grandezza.

Al termine dell’incontro tutti i partecipanti hanno potuto prendere parte alla S. Messa concelebrata presso la Cappella del Piccolo Cottolengo.

 



 

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Sabato 16 dicembre 2017 il vescovo di Tortona Mons. Vittorio Francesco Viola ha introdotto nella comunità di Pontecurone il nuovo parroco don Ugo Dei Cas, sacerdote della Piccola Opera della Divina Provvidenza di Don Orione. Una celebrazione che ha visto coinvolta tutta la cittadinanza e una rappresentanza della Congregazione orionina tra cui il direttore provinciale don Aurelio Fusi e una decina di sacerdoti. Don Ugo succede a don Paolo Caorsi, sacerdote diocesano, ora parroco a Castelnuovo Scrivia ed è affiancato nel suo ministero pastorale da don Frédéric Dassa.

Il nuovo parroco ha voluto accogliere il vescovo in un luogo molto significativo: davanti alla statua di don Orione. Insieme sono entrati nella Chiesa di San Giovanni Battista dove si sono compiuti i riti esplicativi: l’aspersione di don Ugo al suo nuovo gregge e i saluti di un rappresentante della comunità e del Sindaco. In processione con il canto delle litanie ci si è recati nella Collegiata di Santa Maria Assunta per la Celebrazione Eucaristica.

Il vescovo nella sua riflessione ha evidenziato quanto la presenza della Congregazione sia preziosa e sia un vero dono da custodire e trasmettere perchè permette di “rendere presente la carità pastorale di don Orione”.  Citando poi il passo di Isaia ‘Lo Spirito del Signore è su di me’ ha rivolto queste indicazioni: “Vogliamo ringraziare il Signore per il dono di questi sacerdoti, in questo luogo così significativo. Un prete è un dono della misericordia di Dio e don Ugo viene in mezzo a voi come presenza viva di Cristo. Disponiamo il cuore ad accogliere Gesù che viene e tornerà; pertanto vogliamo farci trovare pronti all’incontro con Lui con quell’amore tangibile che aveva Don Orione. La comunità cristiana, conclude mons. Viola, non sia altro che il luogo dove impariamo a conoscere Gesù Cristo per conformazione, e noi vogliamo vivere in attesa del suo ritorno, illuminati dalla sua Parola, nutriti dai suoi sacramenti che sono le sue azioni rese presenti attraverso il ministero sacerdotale, nell’accoglienza e nel servizio dei poveri: la carità. Se ci trovasse così sarebbe un incontro bellissimo e tutto questo è santificazione di quella comunione piena che ci attende in cielo”.

Al termine don Aurelio Fusi ha rivolto il suo ringraziamento e saluto lieto di poter guidare la comunità nel paese natale del Fondatore. “Nel fonte battesimale di questa Chiesa, ha detto, ci sentiamo tutti immersi e pronti a dire: ‘tutti là siamo nati’”.

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Venerdì 29 settembre alle ore 17,30 nella sede della Biblioteca Civica di Tortona, nell'ambito di una serie di incontri con l'autore, si è tenuta la presentazione del libro di Don Arcangelo Campagna, sacerdote orionino, dal titolo "Tortona. Luoghi orionini", alla presenza dell'Assessore Monica Graziano e del Vescovo Padre Vittorio Viola.

Il volume, con i saluti del Vescovo diocesano, del Sindaco Gianluca Bardone e la prefazione del Vescovo emerito di Isernia-Venafro Andrea Gemma, è il secondo della trilogia dedicata da don Campagna FDP ai luoghi orionini, dopo quello pubblicato su Pontecurone e a breve si completerà con un terzo su Voghera, Castelnuovo Scrivia ed altri legati alla vita di San Luigi Orione.

L’opera è impreziosita da un’abbondante ricerca iconografica, attinta all’archivio fotografico dell’autore e a quelli privati di Amilcare Fossati e Claudia Nalin, che permette al lettore di percepire com’era Tortona ai tempi in cui è vissuto Don Orione.

Scriveva Don Orione: “Io penso a Tortona come un bambino pensa a sua madre; Tortona mi sta nel cuore!”  Don Campagna  ha sottolineato lo sforzo di cercare di entrare nel momento storico e farsi compagno di viaggio per conoscere l’uomo Orione, che spesso rimane velato dalle molteplici opere da lui create. "Non sono le meravigliose opere di carità che lo fanno grande, ma è la sua straordinaria umanità e grandezza morale che hanno dato vita a veri monumenti di carità che tutti conosciamo e in larga parte presenti nella nostra città” dice l'autore e concludendo: “… I grandi uomini, i santi non si ammirano, ma si imitano. Conoscere don Orione è lasciarsi coinvolgere e continuare a camminare insieme”.

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Oggi si inizia a percepire sempre di più il clima di festa che caratterizzerà la giornata di domani, festa della Madonna della Guardia. La giornata della vigilia è caratterizzata dal famoso "caffè di Don Orione".  Questa tradizione risale allo stesso Don Orione, che nel 1931  inaugurò il Santuario della Madonna della Guardia in Tortona. La sera del 28 agosto il nuovo Santuario rimase aperto tutta la notte, (si era allora prima del Concilio Ecumenico Vaticano II, quando la Santa Messa veniva celebrata solo al mattino, vigendo allora la disposizione di non accostarsi alla Comunione se non si era digiuni dalla mezzanotte), e subito, dopo le ore 24, iniziò la celebrazione della prima Santa Messa. La partecipazione al Sacro rito era riservata agli uomini che nella prima parte della notte avevano atteso  e vegliato accostandosi al Sacramento della Confessione, e pregando la Vergine Maria. A tutti, per trattenerli e per tener viva la loro attesa, Don Orione stesso offriva un “caffè” preparato dalle sue buone Suor. Queste, un po’ a corto del suddetto macinato, allungavano l’aromatica bevanda con non poca acqua per darne a sufficienza a tutti. Da allora, la sera della vigilia si celebra alle ore 23 la messa degli uomini celebrata dal Vescovo di Tortona, Mons. Vittorio Viola, e a seguire nel cortile dietro al Santuario si distribuisce a tutti il tradizionale caffè, preparato con lo stesso entusiasmo di Don Orione.

Per vedere il programma della giornata del 29 agosto clicca QUI

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Anche durante la Novena della Guardia, a Tortona, sarà ricordato, come vuole la liturgia odierna, Papa San Pio X.  Abbiamo raccontato in QUESTO ARTICOLO il legame di profonda stima tra questi due grandi santi, una storia che inizia agli albori della congregazione e che ne segna profondamente la storia.

Per seguire il cammino di preghiera della Novena, è possibile ascoltare le omelie delle Santa Messa del pomeriggio, predicata da Don Alberto Alfarano, e della Santa Messa della sera, cliccando QUI.

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Sabato, 15 Aprile 2017

Era un Sabato Santo

Correva l'anno 1944: è il Venerdì Santo. Un giovane è in fin di vita all'ospedale di Lodi, assistito dalla mamma, la quale sente dire dai medici che la situazione è ormai senza speranza. La mamma, nella sua profonda angoscia, si rivolge a Don Orione "fammi la grazia che il padre arrivi e lo trovi ancora vivo". Sono le due del mattino, è appena iniziato il Sabato Santo, il giorno del silenzio e dell'attesa, il giorno più lungo per il cristiano, che deve accettare che Gesù sia morto per poterlo accogliere nella gloria della Resurrezione. La preghiera rivolta a Don Orione ottiene il miracolo: Giorgio si sveglia, è vivo, la malattia è scomparsa. Il riconoscimento di questo miracolo porterà nel 1980 alla Beatificazione di Don Orione. La testimonianza completa si può trovare sul sito www.messaggidonorione.it

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Mercoledì, 22 Febbraio 2017

Don Orione e Santa Margherita da Cortona

Oggi la Chiesa ricorda Santa Margherita da Cortona. C'è un particolare curioso che si associa alla figura di Margherita: un cagnolino, che è quasi sempre presente nell'iconografia della santa. La tradizione racconta che la giovane Margherita era solita trascorrere con Arsenio, suo compagno, buona parte dell'anno in un loro castello. detto «I Palazzi», in località Petrignano. Il tragico giorno dell'uccisione di Arsenio, uno dei loro cani, ritornando solo dall'escursione di caccia, sembrò con i suoi guaiti voler dire qualcosa a Margherita. Dice sempre la voce popolare che il cane l'afferrò per un lembo della veste e la condusse verso la selva di Petrignano, sotto una grande quercia, dove giaceva il corpo senza vita di Arsenio. Per Margherita crollò in quel momento tutto un mondo di illusioni, incamminandola però verso un percorso di virtù e di santità.
Ma il cane della santa avrebbe fatto una sua seconda misteriosa comparsa in tempi a noi più vicini. In uno dei più suggestivi angoli di Cortona sorge la chiesa di San Benedetto. L'ultimo proprietario, Giuseppe Salvetti, la fece restaurare a sue spese. Dopo la sua morte, la contessa sua moglie donò la chiesa e gli annessi a don Luigi Orione e alla sua «Piccola opera della divina provvidenza». La stessa signora riferiva che don Orione, in una sua visita a Cortona negli anni '30, arrivato a notte fonda alla stazione ferroviaria di Camucia, non riusciva a individuare la strada per raggiungere la chiesa. Trovandosi così in difficoltà, si rivolse a Santa Margherita. Si sa che tra santi c'è una perfetta intesa, per cui improvvisamente il beato Orione si trovò ai piedi un cagnolino con un campanello al collo. Superato l'iniziale senso di smarrimento, il santo sacerdote seguì il cane che lo portò alla casa dove era atteso. Qui il cane si mise seduto sulle zampe posteriori come per aspettare una ricompensa. Don Orione tracciò sul cane un segno di benedizione ed esso improvvisamente scomparve.

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Oggi 27 gennaio si celebra la giornata della memoria 2016, a settantuno anni di distanza dall'abbattimento dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz e la seguente liberazione del più grande campo di sterminio voluto dai nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Vi parliamo di Gaetano Piccinini, che nacque nella Marsica, ad Avezzano, il 6 febbraio 1904. Fu accolto da Don Orione stesso, all'età di 11 anni, alla Colonia Santa Maria di Roma, nel giugno 1915, assieme a un gruppo di orfani del terremoto marsicano (13 gennaio 1915). Tre mesi dopo, dallo stesso Fondatore ricevette l'abito talare nella Casa di probandato in Tortona. Fece il noviziato a Villa Moffa di Bra (Cuneo) nel 1917-18.
Riconosciute le sue eccezionali doti intellettuali e religiose, Don Orione lo lanciò nel campo dell'apostolato proprio della Piccola Opera quando era ancora giovane chierico. Fu ordinato sacerdote nel giugno 1927, ma già prima aveva svolto attività varie in posti di responsabilità ed era stato capo-assistente al Dante Alighieri di Tortona (1921-22). Nel 1924 Don Orione gli affidò la reggenza del collegio San Giorgio in Novi Ligure, ove in seguito - ordinato sacerdote e conseguita la laurea in lettere all'Università di Torino - ricoperse la carica di Direttore e Preside dal 1927 al 1940. Mentre era Preside del San Giorgio - negli anni 1935-36 - ebbe anche l'incarico di seguire gli sviluppi della nascente opera di Londra ove si recò per alcuni periodi. Nel 1937 fu nominato Preside dei San Filippo di Roma, mentre continuava a dirigere il collegio San Giorgio, facendo la spola fra Novi Ligure e Roma.

Don Piccinini in Roma tenne il respiro precisa come «nella Casa trasteverina di via Induno, aperta agli orfani dell'Opera Don Orione» vi furono molti Ebrei, «riparativi in quell'ora e dei quali è impossibile ricordare financo i veri nomi. Poiché, come già si è detto, ai grandi come ai piccini, si dava, al loro entrare nella casa, un nome convenzionale: tutto il resto si ignorava e si voleva ignorare: non una elencazione riservata era in atto, non un registro. Sarebbero state pericolose cognizioni e pericolosissimi registri in quell'ora per chi poteva, da un momento all'altro, essere condotto alle torture di via Tasso.» Per dare spazio ai giochi delle centinaia di ragazzi ospitati, si ottenne dal comune di chiudere largo Ascianghi. «Minerbi ne disegnerà la parte prospiciente il Ministero della Pubblica Istruzione, con al centro la bella edicoletta che accoglie l'immagine della “Mamma degli orfani”, con sotto l'invocazione: Hos / tuos puerulos / refove / o dulcis Mater / Maria. (Questi tuoi bambini rianima o dolce Madre Maria) ».

Don Piccinini parla anche di una spiata da parte di un tredicenne sbandato, senza nessuno, che da Kiew era giunto a Roma e finito nel correzionale Aristide Gabelli, e poi accolto in prova alla Casa dell'Orfano, per interessamento di un cappellano. «Dopo un paio di mesi, quel piccolo, scomparso inesplicabilmente per qualche giorno, ricomparve poi a un crepuscolo, armato, alla testa di facinorosi, a indicare alcuni adolescenti ebrei che egli aveva potuto in quelle settimane individuare e pure alcuni adulti rifugiati nelle due case: quella di via Induno e quella di Monteverde». Quattro piccoli ebrei furono presi e anche altri adulti furono condotti in caserma, ma tutti provvidenzialmente riuscirono a fuggire. Don Piccinini scrisse così: «Di altri che si muovevano nella Casa dell'Orfano in quei mesi dovremmo dire. Di uno per esempio che avrebbe dovuto starsene nascosto, riguardato, mentre egli entrava con gran schiera nella cappella della Casa dell'Orfano, e adunava attorno alla Madonnina di Don Orione, la spiritualmente più splendente turba… quella dei Poveri, i “sanctorum pauperum greges” per la Messa domenicale. Ma chi? La Pira , proprio l'on. Giorgio La Pira ». Quest'ultimo, è chiaro, non era ebreo, ma anche lui nascosto, per motivi politici.

Piccinini scrive anche di un ragazzo dodicenne ebreo, prima ribelle, e poi docile per mezzo del metodo cristiano-paterno di Don Orione, affidato come fu alle cure di uno degli ospiti, fra i tanti dell'Istituto San Filippo Neri, l'ing. Roberto Tovini, vedovo di moglie ebrea, molto addentro nella mentalità semitica e votato a far loro del bene.

Nell'Archivio dell'Opera Don Orione si trova una lettera della signora Raffaella Lantini, moglie del Ministro delle Corporazioni al tempo del Fascismo, Ferruccio Lantini, in data Santo Stefano 1943: «Caro Don Piccinini, entro subito nell'argomento. Voi già avete parlato con la Sig.ra Ottolenghi. Sapete dunque di che si tratta. Soltanto che la cosa è di ora in ora sempre più urgente. Questi sventurati sono cari amici nostri. Ci piange il cuore di vederli in quelle condizioni. Siamo certi che voi farete tutto il possibile per metterli in condizione di avere un poco di sollievo. Io non vi prego dunque, poiché conosco il vostro grande cuore. Li metto solo nelle vostre mani e sotto la protezione di Don Orione. La Sig.ra Ottolenghi verrà da voi nella mattinata. Che Iddio vi illumini. La mia, la nostra affettuosa riconoscenza. Raffaella Lantini».

 

Don Gaetano Piccinini “Giusto fra le Nazioni”, presso il Centro Don Orione in Roma, il 23 giugno 2011, si è svolta la cerimonia di consegna della medaglia di “Giusto fra le Nazioni” alla memoria di Don Gaetano. La medaglia è stata consegnata dall’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede Mordechay Lewy. Sono intervenuti il superiore generale Don Flavio Peloso, Bruno Camerini, uno degli ebrei salvati dal religioso e a cui si deve la richiesta ufficiale dell’onorificenza; Livia Link consigliere dell’ambasciata d’Israele a Roma, che ha ricordato come il titolo di “Giusto tra le Nazioni” sia “l’unica onorificenza civile esistente in Israele”; vari testimoni tra cui don Giuseppe Sorani, ebreo oggi sacerdote orionino.
L’ambasciatore Mordechay Lewy, consegnando la medaglia, con discorso coraggioso ha infine voluto ricordare “quanto il Vaticano e molti religiosi hanno fatto per il popolo ebraico durante la Shoah”.
Don Gaetano Piccinini aveva già ricevuto un Riconoscimento nel 1994 dalla Comunità Ebraica di Roma e dal Benè Berith per la sua opera a salvezza di ebrei romani dalle atrocità nazifasciste anche a rischio della propria vita.
In onore di Don Piccinini, il 22 ottobre 1994, venne anche dato il Diploma di un Albero piantato a Gerusalemme.

Don Gaetano Piccinini è la punta elevata dell’azione in favore degli Ebrei condotta da molti altri Confratelli e in varie case della Piccola Opera della Divina Provvidenza.
Questo capitolo di storia, rimasto necessariamente nella discrezione, è stato recentemente ricostruito negli studi di Flavio Peloso, Orionini in aiuto degli Ebrei negli anni dello sterminio

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