"La carità è semplice e limpida, mai si intorpidisce."
Don Orione

Con l’apertura dell’ottobre missionario pubblichiamo l’intervista a Don Benjamin, direttore della comunità del Banin, aperta lo scorso anno.

Quale emozione o sentimento hai provato arrivando nella nuova missione?

L’emozione che ho provato è quella tipica che si sperimenta di fronte al “nuovo” e allo “sconosciuto”, la trepidazione per il mio nuovo ruolo di direttore della comunità e per l’immenso lavoro da svolgere. La mia emozione era quella di una persona che si lancia in un’avventura e vi si butta anima e corpo per raggiungere il fine che solo Dio conosce. Un’emozione grande: quella di una persona che rischia e si gioca tutto sapendo che può vincere ma anche perdere, ma nella certezza che vale la pena di lasciarsi condurre dalla mano di Dio perché solo questo fa vivere veramente.

Quali sogni porti nel cuore per la comunità alla quale sei stato mandato?

Per la mia comunità religiosa ho sognato di fare tutto il possibile per creare un clima di serenità che permetta al fratello di dare il meglio di sé, di essere pienamente se stesso senza ipocrisia. Per i fedeli e la gente dei villaggi ho sognato di poterli aiutare ad avere un atteggiamento di fiducia nei confronti della vita e di Dio, in modo da poter fare delle scelte libere e responsabili.

Quali sono le esigenze o bisogni più urgenti della gente che hai trovato?

Dopo un anno di esperienza a Malanville penso che i fedeli abbiano bisogno di capire meglio il vangelo per poter metterlo in pratica. Per raggiungere questo obiettivo occorre innanzitutto insegnar loro a leggere e a scrivere, perché molti sono analfabeti. È urgente per questa gente un’educazione scolastica. Molti sono purtroppo i bambini che girano per le strade chiedendo l’elemosina e non avendo la possibilità di alcuna istruzione. Penso di creare una piccola struttura dove questi bambini possano fare la doccia, mangiare qualcosa, giocare e pian piano imparare a leggere e a scrivere. Penso che la prima povertà è lì: l’analfabetismo.

Cosa e come vi siete organizzati? Quali attività avete avviato?

Questo primo anno ci è servito come esperienza. Sul piano pastorale abbiamo lavorato molto per sistemare tante cose che non funzionavano in parrocchia: rinnovando i referenti dei gruppi e dei consigli e dando nuova vita alle associazioni. Abbiamo “risvegliato” due comunità in due villaggi, oltre la comunità della città di Malanville.
 
Ci sono degli ostacoli che rendono faticosa la vostra opera? Quali?

Il primo ostacolo è la lingua. Comunichiamo in francese ma quanti capiscono questa lingua? Un altro ostacolo potente è la cultura che ha un peso forte sulle persone. Evangelizzare la cultura è un impegno davvero grande.

Quale messaggio o slogan o provocazione vorresti lanciare a chi vive in Italia?

Come slogan sceglierei il seguente: “vivere il vangelo per una miglior qualità di vita”.

Don Benjamin con il vescovo

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Mercoledì, 11 Luglio 2018

Albania - Notizie da Bardhaj

Riceviamo da Don Rolando Reda, Don Dorian Mjestri e Don Giuseppe Testa notizie inerenti gli ultimi mesi dalla nostra missione orionina del Nord Albania.


Carissimi confratelli, amici e benefattori vicini e lontani,
in questi ultimi mesi abbiamo avuto qui in Albania una serie di avvenimenti e ricordi molto importanti che hanno toccato da vicino anche la vita della nostra missione. Nei giorni 5 – 9 marzo, Don Gianni Giarolo vicario provinciale e Don Maurizio Macchi consigliere hanno fatto la visita canonica prima ad Elbasan e poi dal 7 al 9 a Bardhaj. È stata la prima visita di Don Gianni in Albania. Un po’ breve come visita canonica ma molto fraterna. Tra le altre cose il giorno 7 hanno incontrato a Tirana, il nunzio apostolico mons. Charles Brown, ed hanno parlato della situazione della chiesa di Elbasan.

Il giorno 14, pochi giorni dopo, festa della primavera ci siamo incontrati tutti ad Elbasan perché il primo ministro Edi Rama è venuto fino alla chiesa san Pio X ed ha consegnato l’atto di proprietà di 5000 mq di terra al Nunzio che lo ha consegnato al vescovo mons. Giovanni Peragine il quale lo ha dato a Don Giuseppe De Guglielmo, direttore attuale della comunità.
Le parole del primo ministro “La chiesa cattolica ha subito 50 anni di persecuzioni durante la dittatura comunista e 25 anni di persecuzione dall’ inferno della nostra burocrazia. Speriamo con questo atto di mettere la parola fine a tutto questo, nessuno più minaccerà di espellervi da qui.” Era presente anche Don Felice Bruno consigliere alle missioni, venuto appositamente per partecipare a questo evento. Rimane in sospeso ancora una piccola cosa: quando fu edificato in fretta e furia, il muro di cinta nel 1997, al tempo dei disordini e sparatorie, sono stati inglobati 700 mq di più, speriamo che si possa giungere presto alla soluzione finale.
Per tutto il mese di marzo le piogge sono state intense su tutta la regione, le dighe che producono energia elettrica sono arrivate ai livelli di guardia e quindi è iniziato lo scarico forzato dai tunnel di sicurezza e tutta la zona a sud di Scutari è finita di nuovo sotto acqua. 40 giorni e 40 notti di allagamento, soprattutto nel nostro villaggio di Obot.

La domenica delle palme l’acqua era talmente alta che non siamo potuti andare a celebrare perché la gente poteva uscire di casa solo con le barche, il Sabato Santo per la benedizione dei cibi e la domenica di Pasqua per la santa Messa abbiamo raggiunto la chiesa con un grande camion militare, il livello dell’acqua era sceso un po’ e così abbiamo incontrato le persone molto stressate da questa situazione, anche per i gravi danni creati alle colture e agli allevamenti da 40 giorni di allagamento.
I pozzi d’acqua - nel villaggio non c’è l’acquedotto - sono a tuttora inservibili, inquinati da sostanze nocive trasportate dal fiume. L’intervento di sostegno del governo e delle autorità locali è stato quasi insignificante nell’emergenza ed anche ora dopo l’emergenza.
Il giorno 11 aprile l’arcivescovo di Scutari Mons. Angelo Massafra ha organizzato un incontro interreligioso con ortodossi e mussulmani su alcuni problemi che affliggono le famiglie e la società: droga, usura e giochi d’azzardo. Sono stati presenti i capi delle tre confessioni religiose, diverse autorità locali e rappresentanti della cultura della città che hanno ascoltato con attenzione le esposizioni dei tre relatori: uno mussulmano, uno ortodosso e uno cattolico. Anche i media locali hanno applaudito alla bontà della iniziativa che ha messo in evidenza alcune delle piaghe spesso nascoste di molte famiglie.
Il 15 aprile suor Teresa Alfano, delle suore Oblate della Madonna del Rosario, per il suo sostegno, che dona ormai da più di 20 anni, a molte famiglie povere di Bardhaj, ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Scutari. Un riconoscimento alle opere di carità compiute. Ha creato una rete di benefattori e amici a sostegno di ammalati, di bambini, delle famiglie più numerose e quelle nella estrema povertà. Il segno della Divina Provvidenza che sostiene i più deboli.
Il 16 Don Dorian ha radunato tutto il gruppo artistico per riprendere le prove del recital su Giovanni Paolo II. Il 21 aprile a Lezha con un gruppo di giovani abbiamo partecipato al ricordo dei 550 anni dalla morte dell’eroe nazionale Gjergj Kastrioti detto Skenderbeu, difensore della fede e della cristianità fino alla morte, davanti all’occupazione turca dei Balcani. Il 25 aprile con una solenne concelebrazione abbiamo ricordato il XXV anniversario della visita di Giovanni Paolo II in Albania, a Scutari. In quella occasione consacrò i primi 4 vescovi albanesi: Mons Frano Illia, Mons. Zef Simoni, Mons Robert Ashta e Mons. Rrok Mirdita ricostituendo ufficialmente la gerarchia in Albania, poi consacrò l’altare della cattedrale che tornava al suo stato originario. Per 25 anni era stata trasformata in palazzetto dello sport, e benedisse anche la prima pietra del santuario della Madonna del Buon Consiglio totalmente distrutto.

Il 26 abbiamo festeggiato la Madonna del Buon Consiglio sempre nell’ambito del XXV della storica visita del primo papa in Albania e i 25 anni dalla ripresa delle relazioni diplomatiche dell’Albania con la Santa Sede. Il primo nunzio fu Mons. Ivan Diaz. La presenza del presidente della Repubblica Illir Meta prima alla celebrazione e poi al pranzo in seminario con tutti i vescovi, sacerdoti e seminaristi ha voluto sottolineare l’importanza che quella visita ha avuto nella rinascita della Chiesa e della nazione albanese dopo la dittatura comunista che l’aveva isolata da ogni organizzazione internazionale. I festeggiamenti li abbiamo conclusi il sabato 28 con i nostri giovani che hanno riproposto al teatro dell’accademia delle belle arti di Tirana il recital “Lolek” il giovane Woitila, sulla vita di Giovanni Paolo II. Ci ha invitato l’arcivescovo di Tirana Mons. George Frendo. Era presente anche il nunzio apostolico Mons. Charles John Brown e l’ambasciatore polacco in Albania e un pubblico abbastanza numeroso. Tutti sono rimasti stupiti dalla bravura degli attori e dal messaggio di grande speranza che la fede e il messaggio evangelico diffonde anche nelle situazioni più drammatiche che si possono attraversare. È stata una bellissima esperienza anche per i nostri ragazzi. Siamo tornati a casa a mezzanotte, stanchi ma molto contenti.

È iniziato poi il mese di maggio, mese dedicato alla Madonna. La devozione verso Maria è forte nella nostra gente e al mattino per tutto il mese più di 100 persone sono venute alla messa quotidiana, poi tutti a scuola o al lavoro. Il giorno 8 abbiamo festeggiato con le suore dopo la supplica di mezzogiorno alla Madonna del Rosario. Dal 10 al 13 a Oblike abbiamo celebrato un triduo di preparazione e la festa della Madonna di Fatima con la partecipazione di molte persone e la festa in onore di Maria organizzata dai giovani. Abbiamo avuto la visita sempre gradita di Don Felice, che ha partecipato a Oblike alla festa della Madonna, compreso il pellegrinaggio a piedi che abbiamo fatto con circa 80 giovani, fino al santuario della Madonna del buon Consiglio sabato 12. Ha predicato in albanese a Bardhaj domenica mattina e a Oblike domenica sera. Lunedi 14 lo abbiamo accompagnato fino ad Elbasan e nell’incontro con i confratelli ci ha aggiornato sugli ultimi avvenimenti della provincia, poi insieme abbiamo festeggiato in anticipo il Fondatore.Il 13 maggio Ascensione del Signore e ricordo delle apparizioni della Madonna a Fatima. Terminata la festa a Oblike, abbiamo iniziato il triduo di preparazione alla solennità di san Luigi Orione.
Il giorno 16 aprile c’è stata una grande partecipazione di fedeli sia nella messa del mattino presieduta da Don Dorian, sia in quella solenne del pomeriggio, alle 17.00, presieduta da Don Rolando. Avrebbe dovuto venire l’arcivescovo di Scutari Mons. Angelo Massafra, ma un attacco influenzale lo ha bloccato a letto. Gli abbiamo augurato una pronta guarigione. 400 persone, quasi tutti giovani: da Hoti i ri, da Oblike, da Obot e naturalmente da Bardhaj, hanno seguito con attenzione la celebrazione. I canti sono stati guidati dal maestro Luca Mllugja direttore del coro della cattedrale ed eseguiti dal coro di Hoti i ri. Don Rolando all’omelia ha presentato gli amori di Don Orione, gli ideali che hanno ispirato la sua vita e le sue opere: Gesù, il Papa, le anime e Maria. Subito dopo i giovani di Bardhaj hanno animato la festa. Canti, balli e poesie alternate da messaggi significativi tratti dagli scritti e fatti della vita di Don Orione hanno intrattenuto per un’ora gioiosa tutti i presenti. L’aperitivo finale è stato molto apprezzato, infatti è durato solo pochi minuti: le cose offerte erano ottime e l’appetito dei nostri giovani e bambini erano ottime. Abbiamo chiesto la protezione del nostro Santo fondatore sulle famiglie dei villaggi a noi affidati e che interceda per nuove e sante vocazioni.

Il giorno 19 maggio siamo andati con due autobus di fedeli in pellegrinaggio a Laç al Santuario di Santo Antonio tenuto dai frati minori. Qui in Albania c’è una grande devozione verso Sant’Antonio di Padova che supera tutte le differenze religiose, moltissimi mussulmani salgono sul colle a pregare e chiedere grazie al Santo e dicono che ne ricevono molte. Ogni sabato al Santuario della Madonna del buon Consiglio una folla di devoti che va e prega con fede. È uno spettacolo di devozione e di fede genuina di tantissima gente che cerca il consiglio e l’aiuto della mamma celeste.
Gli ultimi giorni del mese sono volati via tra incontri e momenti di preghiera in preparazione alle prime comunioni che 48 ragazzi di Bardhaj hanno ricevuto il 3 giugno festa del Corpus Domini, e la preparazione degli animatori per l’oratorio estivo iniziato a metà giugno alla fine della scuola. Chiediamo a tutti una preghiera e a quelli che possono un aiuto per le nostre attività estive.
Salutiamo di cuore tutti auguriamo ogni bene e benedizione dal Signore. “Fare del bene sempre, del bene a tutti del male mai a nessuno.” “Ave Maria e avanti”. (S. Luigi Orione).                                                                                      

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Visita del Vescovo Dimitry (Rudiuk)
In una delle manifestazioni che si sono tenute a L'viv durante la recente "Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani", c’è stato modo di conoscere e stringere amicizia con il giovane Metropolita di Lviv-Sokal, DIMITRY (Rudiuk). Il Metropolita (47 anni, ordinato vescovo all’età di 29 anni!) appartiene alla Chiesa ortodossa del patriarcato di Kiev. Dal 2010 risiede a L'viv.
Aveva dimostrato già in passato interesse per conoscere l’opera orionina a L’viv, e grazie anche all' amicizia col suo segretario, il diacono Igor Turek, si è riusciti ad organizzare una visita al centro orionino.

L'incontro è iniziato martedì 6 febbraio con la visita al monastero dei Santi Apostoli Pietro e Andrea e a Casa-Cafarnao, residenza dei giovani disabili. È proseguito poi in oratorio dal quale si è passati nella chiesa parrocchiale per una preghiera comune; il "Moleben" della Divina Misericordia che il vescovo Dimitry ha presieduto, attorniato dai religiosi e dai seminaristi che hanno animato il canto.
Terminato il "Moleben" il Metropolita si è intrattenuto davanti alla statuetta della "Madonna della Divina Provvidenza" conservata in chiesa. Don Egidio Montanari ha illustrato brevemente la storia della piccola statuetta ritrovata dallo stesso Don Orione durante la sua permanenza a Buenos Aires.

L'incontro si è poi concluso con una cena conviviale durante la quale l'illustre ospite ha raccontato alcuni episodi della sua gioventù, ha fornito dati interessanti e riflessioni molto utili sulla chiesa ortodossa presente in Ucraina.

Vi è stato lo scambio reciproco di doni, il metropolita ha donato una icona della "Madre di Dio" mentre Don Fabio Cerasa, superiore del monastero, ha donato al vescovo la recente biografia di San Luigi Orione, tradotta in lingua ucraina ed un libretto che racconta quanto è stato realizzato in questi anni, a L'viv, e quanto c'è in cantiere per il futuro.

Il Metropolita Dimitry ha espresso i suoi voti augurali per la crescita della nostra opera a L'viv, e non solo, h sottolineato come le opere di misericordia che attorniano il monastero (cappella, oratorio, la casa per disabili, la Caritas...) sono il segno che unisce e ci rende attenti gli uni verso gli altri al di là delle divisioni tra le chiese.
Ha concluso: "Non possiamo ritrovarci insieme a celebrare l'Eucarestia, intorno allo stesso calice, allo stesso pane, ma possiamo sempre pregare insieme. Verrò a trovarvi nuovamente per pregare e passare una serata con voi. Il Signore vi benedica e benedica i vostri progetti per il futuro".

"Come sarebbe stato felice Don Orione se fosse stato presente a questo incontro ecumenico informale!".
“L'Ecumenismo" parte dall'amicizia reciproca, si esprime con la preghiera e le opere di misericordia e si concretizza “nell'unità riconciliata".

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Domenica 26 febbraio 2017 alle ore 16 è cominciata la visita di Papa Francesco alla chiesa anglicana di “All Saints” a Roma in occasione del 200 anniversario della presenza anglicana nella città eterna e nella prossimità dell’anniversario dello storico incontro tra il beato papa Paolo VI e l’arcivescovo di Canterbury Gordon Ramsey avvenuto il 23 marzo 1966 pochi mesi dopo la chiusura del Concilio Vaticano II.
L’evento è stato ancora più significativo perché all’interno di questa cornice è avvenuta, per l’opera Incessante dello Spirito, una grazia che si riverbererà per gli anni a venire su entrambe le due comunità: quella cattolica e quella anglicana.

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Mercoledì 25 gennaio, anche nella città di Tortona, si è conclusa con la Celebrazione Ecumenica presso la Chiesa di Santa Maria Canale, la Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani che come da programma ha vissuto questi momenti, ogni giorno, nelle diverse parrocchie-santuari della Città. La Celebrazione è stata presieduta dal Vescovo Mons. Vittorio Viola, insieme a Lucilla Peyrot, Pastora della Chiesa Valdometodista di Alessandria e P. Catalin Aftodor, Parroco della Chiesa Ortodossa Rumena di S. Teodoro Studita di Tortona. A rappresentare la Congregazione orionina Don Renzo Vanoi rettore del Santuario, Don Egidio Montanari della Comunità orionina in Ucraina ed i laici Piero Cuniolo e Fabio Mogni.
La Celebrazione è stata preparata e guidata dal MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) dal tema “Riconciliati con Dio”.  Tale momento è stata caratterizzato, oltre che dalle tre riflessioni dei pastori sopra citati, da Inni, preghiere d’intercessione e la realizzazione di due gesti concreti. Il primo è stato nella preghiera di richiesta di perdono durante la quale sono stati portati dei mattoni che hanno formato un muro, che stava a significare la divisione tra Dio e i suoi figli per causa dei peccati che l’essere umano commette. Successivamente, è stato realizzato proprio dal primo, il secondo segno, ovvero i mattoni di questo muro sono crollati ed hanno formato una Croce, segno ed atto supremo dell’amore di Dio per l’umanità. Il nostro Vescovo Viola nella riflessione ha riassunto quanto è e sia importante la riconciliazione e l’amore di Dio e per Dio.

Leggi l’articolo completo e ascolta la riflessione QUI.

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Nell’ambito della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, che ha per tema: “L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione”, la città di Tortona ha suddiviso gli otto giorni di preghiera nelle diverse parrocchie-santuari proprio per “dare unità” a questo annuale appuntamento. Sabato 21 gennaio è stata la volta della nostra Basilica Santuario “Madonna della Guardia” Don Orione nella Santa Messa vespertina. Il sottotitolo indicato per la riflessione di questa celebrazione viene tratto dalla seconda Lettera di Paolo alla Comunità di Corinto: “Le cose vecchie sono passate”. È un messaggio “liberatorio” per un mondo che spesso vive nel passato. Guardare indietro può essere d‘aiuto, ed è spesso necessario per guarire le memorie ma con l’attenzione di non paralizzarci ed impedirci di vivere nel presente. Ecco allora che leggendo la storia delle nostre divisioni e della nostra reciproca mancanza di fiducia, cambiare iniziando da dentro noi stessi e dentro la nostra chiesa superare le divisioni e rafforzarci nell’unione. Il rettore Don Renzo Vanoi nell’omelia a nome di tutti ha richiamato al cammino dell’unità di preghiera e di intenti che ognuno deve compiere nella sua vita. Il Signore Gesù Cristo, lo stesso ieri, oggi e sempre, sani le ferite del passato, benedica il nostro pellegrinaggio verso l‘unità e ci guidi verso il futuro secondo la sua volontà, quando un giorno sarà tutto in tutti, con il Padre e lo Spirito Santo, per l’eternità.

Clicca QUI per ascoltare l'omelia.

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Lunedì, 23 Gennaio 2017

Anzio - Veglia per l’ecumenismo

Sabato 21 gennaio alle 19.00, nella parrocchia Sacro Cuore di Anzio, si è svolta la veglia vicariale prevista nell’ambito della settimana per l’Unità dei Cristiani. In riferimento all’incontro ecumenico di Lesbo del 16 Aprile 2016, la prima parte ha riguardato la preghiera per i profughi basata su Mt 25,31-46, in cui è stato chiesto perdono a Dio per tutte le indifferenze verso questi nostri fratelli.
Molto eloquente il segno scelto per il momento di preghiera: una croce (su cui sono state attaccate notizie e foto sui profughi e i naufraghi nel Mediterraneo) e un mazzo di fiori a ricordo del bouquet offerto da Papa Francesco a Lampedusa per tutti i profughi morti in mare.
Nella seconda parte dell'incontro Don Felice Bruno, responsabile per l’ecumenismo nella Provincia Religiosa Madonna della Divina Provvidenza, ha illustrato le motivazioni profonde dell’ecumenismo (la preghiera dello stesso Gesù per l'unità dei suoi discepoli, le indicazioni e la svolta del Concilio Vaticano II), mettendo poi a fuoco in particolare il dialogo cattolico-ortodosso (il dialogo della carità, il dialogo teologico e le prospettive, soprattutto in riferimento al primato del Vescovo di Roma). Alla domanda che tutti ci facciamo - quanta strada ci resta per raggiungere l'unità? - Don Felice ha risposto con le parole di speranza del Card. Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei Cristiani: "La situazione ecumenica è come viaggiare in un aereo: sembra non muoversi, sembra stare fermi, invece, senza quasi accorgersene, ci si avvicina alla meta".
Da sottolineare poi il vastissimo campo della collaborazione nell'ambito caritativo.
Il Centro di Accoglienza "Don Orione" di Anzio, infine è stato detto in un breve intervento del direttore parroco Don Natale Fiorentino, è un segno di "ecumenismo" ospitando persone bisognose di confessioni diverse che convivono pacificamente e si ritrovano anche in momenti di preghiera comuni.
Ha concluso l’incontro il saluto del direttore dell’Ufficio Ecumenico Diocesano di Albano, Don Francesco Angelucci, che tra l’altro ha ricordato con affetto don Sorani, prete dell’ Opera Don Orione, suo maestro nell’ecumenismo.

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Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani - 18-25 Gennaio 2017

Carissimi confratelli,
colpisce come il nostro Fondatore fin dalle prime formulazioni carismatiche, a partire dal 1898, inserisca negli articoli, nei promemoria ed infine nelle bozze della regola, di impegnarci per ottenere l’unione delle Chiese separate. Un’ispirazione definitivamente confermata dall’ <<Altissimo consiglio>> di Leone XIII del 10 gennaio 1902. Non poteva essere diversamente, essendo nel cuore del carisma il motto di “instaurare omnia in Christo”. E in quell’ <<omnia>> c’è ovviamente l’unità dei Cristiani, ricercata con la preghiera (visita quotidiana al SS.mo per l’unione delle Chiese), con l’<<ecumenismo della carità>> dei Piccoli Cottolengo aperti a tutti e con l’espansione della Congregazione nelle frontiere ecumeniche (Palestina, Rodi, Albania, Inghilterra, USA…).
Se coltivò una passione ecumenica in periodi difficili e non certo aperti al dialogo, possiamo solo immaginare quanto gioirebbe ora Don Orione dopo la svolta conciliare, chissà con che passione si adopererebbe per la causa dell’unità. Non credo di osare molto se pensassi che il nostro Fondatore direbbe: “sull’impegno ecumenico non dobbiamo essere secondi a nessuno”. E’ per questo che l’azione per l’unità, inserita al n. 8 delle Costituzioni e, quanto mai attuale, dovrebbe essere per noi un incentivo a coltivare una sensibilità ecumenica e a vivere in modo fruttuoso l’Ottavario incipiente.
Quest’anno la Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani cade nel V centenario della Riforma ed il leit motiv è quello di mettere in luce come, dopo quello di Berlino, ci siano ancora tanti muri che ci separano dai nostri fratelli cristiani non cattolici e che devono essere abbattuti. La commissione che ha elaborato il testo ha ricordato che il muro di Berlino è caduto a cominciare dal movimento “Peace prayer”, che metteva candele alle finestre, alle porte e pregava per la libertà. Tanto è vero che Horst Sindermann, uno dei leader della Repubblica Democratica Tedesca, sentenziò a posteriori: “Avevamo pianificato tutto, eravamo preparati a tutto, ma non alle candele e alle preghiere”.
La preghiera e le “candele” (nel senso della testimonianza comune) sono i due strumenti necessari per far cadere i muri che tuttora dividono i cristiani. Innanzitutto la preghiera, poiché l’unità non è tanto frutto di sforzi umani, quanto un dono dall’alto: non per niente Gesù non ha imposto ai suoi di stare uniti, bensì ha pregato, ha chiesto al Padre che fossero una cosa sola, riconoscendo che non è opera semplicemente umana. Allora in questa settimana sensibilizziamo, preghiamo e facciamo pregare “ut unum sint”! Nel contempo dobbiamo “accendere la candela”: dobbiamo illuminare le tenebre della divisione, dei muri, dei pregiudizi, dei conflitti con la luce dell’umiltà, dell’accoglienza, del rispetto, del dialogo. Sarebbe bello che attraverso il delegato diocesano, in parrocchia o in comunità, al posto della solita riunione, si invitasse un fratello della Chiesa Ortodossa o Riformata, per conoscere lui e gli accenti caratteristici della sua comunità. Oppure, perché no, invitare uno di loro per un ritiro, a partire da un brano biblico! Quanti muri cadrebbero con la conoscenza vera dell’altro e con la collaborazione!
Concludo con alcune indicazioni che possono essere utili per vivere la Settimana di preghiera per l’unità in parrocchia e in comunità.
1. Innanzitutto è utile riscoprire e valorizzare quanto già esiste per noi nella liturgia: il Padre nostro, le Preghiere eucaristiche (tutte le 13 Anafore del Messale, dopo l’offerta che segue la narrazione della Cena, rivolgono al Padre la supplica per l’unità della Chiesa), i formulari di Messa proposti dal Messale, il sussidio per l’Ottavario, la preghiera dei fedeli, la visita al Santissimo Sacramento...
2. Nella settimana dal 18 al 25 gennaio è opportuno ricordare ogni giorno, e a maggior ragione la domenica, il tema dell’unità dei cristiani. Nella celebrazione eucaristica e nella liturgia delle Ore è utile inserire intenzioni di preghiera specifiche.
3. Se si fanno preghiere comuni con fratelli e sorelle di altre confessioni cristiane, è buona cosa, dopo una breve presentazione, seguire lo schema di una liturgia della Parola con brani scelti e concordati prima; l’omelia può essere anche a più voci da parte di coloro che presiedono.
4. Si può suggerire anche una preghiera da fare in famiglia ogni giorno della settimana, in particolare la recita del Padre nostro o la preghiera dell’Abbé Couturier, precedentemente distribuita in parrocchia.
5. Particolari argomenti di riflessione in comune possono essere gli inviti del Papa all’unità, la conoscenza dei suoi scritti e, in particolare, il Decreto conciliare per l’Ecumenismo “Unitatis Redintegratio”, l’Enciclica “Ut Unum Sint” e la Lettera Apostolica “Orientale Lumen”.
Spronati dall’esempio di Don Orione e dal forte appello di Papa Francesco, convinciamoci che “l’ecumenismo non è più una opzione per esperti, ma un obbligo per tutti” (card. Hume). Si, un dolce obbligo di figli che accolgono gioiosi l’eredità paterna.

Don Felice Bruno

Clicca QUI per i sussidi: Sussidio per la Giornata del Dialogo Ebraico cristiano, Sussidio della Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani, intenzioni che si possono aggiungere alle “invocazioni” e alle “intercessioni”, presentazione della Settimana per l’unità.

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Lunedì, 25 Gennaio 2016

Cuori che ardono per l’unità

Pubblichiamo oggi la parte del sussidio alla preghiera per l'ottavo giorno della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Ricordiamo che trovate QUI l'opuscolo completo.

VIII GIORNO     Cuori che ardono per l’unità
    
Isaia 52, 7-9     
Quant’è bello vedere arrivare sui monti un messaggero di buone notizie, che annunzia la pace
Salmo 30 [29], 1-13     
Hai cambiato il mio pianto in una danza
Colossesi 1, 27-29     
[…] questo progetto segreto, grande e magnifico, preparato per tutti gli uomini. E il segreto è questo: Cristo è presente in voi
Luca 24, 13-36     
[…] spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia che lo riguardavano. Cominciò dai Libri di Mosè fino agli scritti di tutti i profeti

Commento

Diverse chiese, in Lettonia, sono state in grado di lavorare insieme nell’evangelizzazione mediante l’Alpha Course, sviluppato nella chiesa anglicana della Santa Trinità, a Brompton, Londra. I Lettoni che sono rinati alla fede attraverso questo programma, rimangono aperti ad imparare ed essere arricchiti dai doni di altre comunità cristiane. Questa esperienza ha suggerito le riflessioni odierne.

I discepoli delusi che lasciano Gerusalemme per Emmaus hanno perso la loro speranza che Gesù fosse il Messia e si incamminano fuori dalla comunità. È un viaggio di separazione e di isolamento.
Per contrasto, il loro ritorno a Gerusalemme è pieno di speranza, con un messaggio evangelico sulle loro labbra. Questo è un messaggio di resurrezione che li conduce nuovamente all’origine, al cuore della comunità e verso una comunione di amicizia.
Assai spesso i cristiani tentano di evangelizzare con uno spirito di competizione, sperando così di poter riempire le loro chiese. L’ambizione supera il desiderio che gli altri ascoltino il messaggio evangelico che dà vita. La vera evangelizzazione è come un viaggio da Emmaus a Gerusalemme, un viaggio dall’isolamento all’unità.

Domande per la riflessione personale

Quali sono i motivi di scontento che ci isolano dagli altri?
Quali sono i doni (iniziative, metodi e programmi) che possiamo ricevere dalle altre comunità cristiane?

Preghiera

O Signore Gesù, Tu hai fatto ardere il cuore dentro di noi, e ci hai inviato nuovamente sulla strada verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, con il messaggio del Vangelo sulle nostre labbra. Aiutaci a capire che la speranza e l’obbedienza ai tuoi comandamenti conduce ad una maggiore unità del tuo popolo. Amen.

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Presso la Basilica Santuario “Madonna della Guardia” don Orione di Tortona, sabato 23 gennaio è stata celebrata la santa messa vespertina con particolare solennità e preghiera per l’unità dei cristiani. La città di Tortona infatti ha suddiviso gli otto giorni nelle diverse parrocchie-santuari proprio per “dare unità” a questa orazione.  Il tema proposto per questa giornata: “Ascolta questo sogno”. Che cosa significa porre i nostri sogni per l‘unità dei cristiani ai piedi della croce di Cristo?  In quale modo la visione di unità del Signore chiama oggi le chiese al rinnovamento e al cambiamento?

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