"La preghiera è elevazione e voce della nostra speranza."
Don Orione

Con queste parole Don Roberto Simionato, superiore generale dell'Opera Don Orione nel 2004, commentava la canonizzazione di Don Orione. E con questa esortazione Don Giovanni Carollo ha introdotto la figura di San Luigi Orione ai partecipanti del percorso carismatico #seguilastella.
Oltre trenta dipendenti e collaboratori delle case orionine in Italia si sono ritrovati a Tortona: da Savignano Irpino, Reggio Calabria, Pescara, Milano, Santa Maria La Longa, Genova, Firenze, Bergamo, Fumo, Montebello della Battaglia.

L'economo provinciale Don Alessandro D'Acunto ha illustrato un po' di "geografia" orionina, mostrando le diverse opere che caratterizzano la realtà italiana, gli organi di governo e il loro sviluppo storico fino alla costituzione nel 2012 della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza.

Don Giovanni ha ripercorso la storia di Don Orione, grande nelle opere realizzate e ricca di interventi della Provvidenza, mostrando immagini e luoghi, raccontando fatti tutti legati dall'intento instancabile di "salvare sempre, salvare tutti". Davide Gandini, membro dell'équipe provinciale e segretario generale del Piccolo Cottolengo Genovese, ha invece collocata la figura di Don Orione nel suo contesto storico-culturale, con riferimenti alla storia, alla filosofia ed alle teorie economiche di ieri e di oggi.

E poi la visita ai luoghi dove don Orione è vissuto: il Santuario della Madonna della Guardia, il Paterno, il Duomo. Come accade a chi visita per la prima volta quei luoghi, anche in questa occasione gli occhi si sono velati di commozione nel trovarsi a pregare davanti all'urna che conserva il corpo di Don Orione, con le sue scarpe consumate dalla strada fatta per servire gli ultimi, i più poveri tra i poveri.

Approfittando di un tiepido sole, i partecipanti hanno percorso le strade di Tortona, suscitando la curiosità dei passanti, e sono stati accolti in Duomo per visitare le stanze in cui il chierico Orione viveva durante gli anni del seminario, in cui per mantenersi agli studi svolgeva l'incarico di custode della cattedrale: sono gli spazi in cui Luigi accoglie prima uno, poi molti bambini e ragazzi un po' troppo vivaci per fare dottrina e che formano il primo oratorio, il nucleo iniziale della sua congregazione.

Dopo aver pregato dalla finestrella che guarda dal voltone del Duomo al Tabernacolo, Fratel Lanus ha guidato il gruppo al Paterno, il luogo che custodisce tanti ricordi e tanti episodi della vita di Don Orione. Lì, momento culminante della visita, la sosta nella Cappella, vero cuore della famiglia orionina: Don Orione ha celebrato la santa messa, predicato ai suoi ragazzi, li ha salutati per l'ultima volta prima di partire per Sanremo dove poi sarebbe morto il 12 marzo del 1940.

Come a quei giovani l'8 marzo del 1940, così a questi dipendenti, a questi suoi laici Don Orione rinnova oggi l'invito a cercare di amare sempre il Signore, a camminare nella via di Dio.

Condividi su:

Giornata di confronto, condivisone e progettazione nelle Opere di Carità orionine: si è svolto ieri a Bergamo il secondo appuntamento del Segretariato Provinciale delle Opere di Carità del Nord Italia, preceduto dall'incontro di Tortona il 30 e seguito da quello di Trebaseleghe oggi.

Il Segretariato delle Opere di Carità nasce per “conservare e trasmettere in modo sicuro il carisma del fondatore nelle Opere caritative, pastorali ed educative della Provincia … che il Segretariato delle Opere si impegna a diffondere tra i religiosi, i collaboratori laici, i dipendenti e i volontari delle nostre Case. Mentre i valori sono un’esplicitazione del carisma, gli indicatori e le modalità di rilevazione sono uno strumento per verificare la presenza dei primi...”.

L’ordine del giorno è stato scandito dal Consigliere Don Giovanni Carollo che dopo una preghiera iniziale ha introdotto l’incontro. Il primo punto è stato di analisi e correzione del documento “Abbecedario linee guida per la promozione del carisma nelle Opere” che ha come scopo quello di contribuire ad “individuare le forme organizzative più atte ad esprimere i fini carismatici propri di Don Orione, così ben espressi dal Fondatore nella celebre lettera del 13 aprile 1935 sul Piccolo Cottolengo.” L’Abbecedario cerca di individuare le condizioni di base perché una casa di Don Orione possa esplicitamente perseguire il suo ruolo apostolico in un contesto storico-sociale che non è più quello di quando è nata.

Successivamente il Segretariato ha espresso il proprio contributo per l’Assemblea Generale di verifica ed ha proposto degli spunti contenutistici per l’VIII Convegno Apostolico appuntamento annuale a cui sono interessate tutte le Opere di Carità orionine: Piccolo Cottolengo, Centri Diurni, Case di Riposo, Residenze Sanitarie Assistenziali, Comunità Accoglienza Minori, Comunità Accoglienza Ragazze Madri, Centri Aiuto alla Vita, Disabili residenziali, Accoglienza vita debole.
Il Convegno Apostolico è un indispensabile momento di riflessione sulle strategie per caratterizzare oggi in senso carismatico le opere, salvaguardando al contempo i necessari criteri di sostenibilità e di efficienza.

Condividi su:

È partito ieri, lunedì 7 gennaio 2019, il conto alla rovescia per l’Anno dei Giovani Orionini, un appuntamento che prenderà il via il 1° giugno 2019 fino al 30 giugno 2020 e che vuole far riaccendere e riscoprire la fede e il carisma di Don Orione attraverso il tema: “Ascoltare, discernere e vivere la missione”. Il desiderio è proseguire il cammino che la Chiesa ha iniziato con la XV Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani e che continuerà con la GMG a Panama, a gennaio 2019.

Questo anno speciale condurrà poi a un evento conclusivo aperto a tutta la Famiglia Carismatica Orionina che si terrà a Tortona dal 1° al 5 luglio 2020: la Giornata Mondiale dei Giovani Orionini.
Una grande opportunità per riaccendere la fede e riscoprire la missione: "Vivere ogni incontro con gli altri sempre sotto il segno della carità".

Per questo è online anche il sito tortona2020, un luogo virtuale dove dare appuntamento a tutti i giovani orionini per scambiarsi immagini, esperienze, pensieri ed emozioni.

QUI la lettera di invito scritta ai giovani e di seguito il video di lancio.

Sono attivi anche i canali social: Facebook, Instagram, Telegram.

Condividi su:

Martedì, 18 Dicembre 2018

Seregno - Corso di formazione

Martedì 27 novembre 2018, nella Casa di Seregno, ha preso il via il percorso formativo carismatico con Don Giovanni Carollo e Davide Gandini nella sua nuova formula. I dipendenti hanno partecipato numerosi ed hanno animato con interesse la discussione.

Con questo incontro inizia un nuovo triennio che si occuperà del tema della “Casa”: Abitare, lavorare, aver cura; lo spazio vicino. Il successivo triennio si occuperà dell’uscire, incontrare, gioire: lo spazio lontano, anche seguendo il Santo Padre che più volte ha raccomandato di uscire verso il mondo
Nella prefazione del fascicoletto distribuito a ciascun partecipante, Don Aurelio Fusi ricorda che il sessennio precedente si era occupato del “Tempo” soffermandosi sull’importanza delle dimensioni del presente, passato e futuro.

…“Il passato è un dono di Dio su cui radichiamo le nostre radici. Il presente è un’opportunità ed il futuro dovrà essere illuminato dalla storia e dalle azioni e potrà essere luminoso e significativo, solo se porterà iscritto la forza del servizio”…

I prossimi sei anni, dice il Padre Provinciale, si occuperanno dello “Spazio”. Vengono consegnati sei anni di cammino per entrare nel profondo dei nostri luoghi di incontro sia con le persone che con le cose.
Don Aurelio ricorda anche che: “Lo spazio è uno e indivisibile e comprende, come ha scritto Papa Benedetto XVI, l’ambiente, la vita, la sessualità, la famiglia, le relazioni sociali e altri aspetti”.
Don Orione ha sempre valorizzato molto le sue “piccole case” dicendo che: “Al Piccolo Cottolengo si vive allegramente, si prega, si lavora, nella misura consentita alle forze …”.
Con queste premesse, gli uditori del primo incontro, sono diventati parte attiva ed animata, rivolti all’ascolto e pronti alla condivisione.
Sentirsi parte di uno spazio che non è semplice luogo occupato, ma più profondamente “luogo dell’abitare” fa emergere il calore dello stare nella famiglia orionina.

Lavorare in un Piccolo Cottolengo deve inevitabilmente lasciare una traccia indelebile nel patrimonio esperienziale di ciascuno e dagli interventi aleggia nell’aria quel valore aggiunto che troppo spesso viene dimenticato tra le fatiche del “fare”, tra relazioni stanche e malandate, a volte, e tra tribolazioni e dolori non solo degli ospiti, ma anche di colleghi con cui si lavora quotidianamente.

Don Giovanni, la visione religiosa e Davide Gandini, la visione laica hanno guidato i presenti alla riscoperta dei sensi, al godimento “pieno” della vita, alla riscoperta dell’”avere cura” dal di dentro e hanno così mostrato nuovi e variegati significati della “bellezza e dell’accorgersi”.
Il servizio è dono, scelto e di valore, in ogni istante. Stare con gli ospiti è porsi in con-vivenza, è entrare nell’intimo della Casa come luogo e come cuore.
La Casa deve ritornare ad abbondare di umanità, di ospitalità, di accoglienza, come chiede il Santo Padre, incorniciandola di vera e elevata professionalità.

Condividi su:

Lo scorso sabato 8 dicembre, con una celebrazione eucaristica presieduta dal Superiore Generale dell’Opera Don Orione, Don Tarcisio Vieira, e concelebrata dai confratelli sacerdoti della Comunità orionina di Genova, si è chiuso il Giubileo per i 900 anni di consacrazione della Chiesa di San Giovanni Battista del Paverano (1118-2018). L’apertura del Giubileo era avvenuta lo scorso 16 maggio, festa di San Luigi Orione, con una Messa celebrata dal Cardinale Arcivescovo Angelo Bagnasco.

Nell’omelia della Messa, alla quale ha partecipato l’intera Famiglia orionina di Genova (Ospiti e loro familiari, Volontari, Dipendenti, Amici), il Superiore Generale degli Orionini ha detto:
«Un Giubileo è sempre qualcosa di straordinario e tanto più è straordinario celebrare i 900 anni di consacrazione di una chiesa: pensate che questa chiesa è molto più antica della mia nazione brasiliana! Ed ora, terminato il Giubileo, si torna alla ordinarietà, finito il periodo straordinario, si torna all’ordinario. Ma quali sono gli insegnamenti che questo Giubileo può lasciare nelle nostre vite? Papa Gelasio II, nel 1118, in occasione del suo soggiorno genovese, ebbe l’occasione di consacrare solennemente la nuova Cattedrale di san Lorenzo e questa chiesa di San Giovanni Battista del Paverano. La Cattedrale di Genova e la nostra chiesa sono contemporanee: il Giubileo ci ricorda l’importanza del restare uniti e in piena comunione con il Vescovo».

Prendendo poi spunto dal fatto che l’itinerario storico della chiesa del Paverano l’ha sempre vista connessa ad una opera di carità (nel 1600 fu aperto un lazzaretto per prestare soccorso agli appestati, nel 1800 il Comune di Genova realizzò un ricovero per i poveri mendicanti, fino a Don Orione che ne fece il centro di una grande opera di carità, faro di fede e di civiltà per la città di Genova), Don Tarcisio ha ricordato che dall’insegnamento di Don Orione ai suoi Figli  - “è prassi presso di noi di unire sempre all’opera di culto una opera di carità e viceversa, ad una opera di culto unire sempre una opera di carità” - viene anche un insegnamento per la nostra vita: sempre culto e carità procedono uniti.
«Anche dopo la chiusura del Giubileo la porta della chiesa del Paverano resterà comunque sempre aperta, nella ordinarietà, segno e simbolo di quel cuore di Cristo che continua a dire alla umanità bisognosa di speranza e di senso: venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi darò conforto. Anche noi come la Madonna siamo chiamati ad accogliere pienamente Dio e la Sua grazia nella nostra vita, siamo chiamati a diventare portatori di Cristo e testimoni del Suo amore, guardando soprattutto a coloro che sono i privilegiati agli occhi di Gesù, come si fa qui al Paverano.
Concluso il Giubileo si ricomincia la ordinarietà della nostra vita, vogliamo vivere ogni giorno nella grazia del signore, uniti ai Vescovi e al Papa, unendo il culto alla carità e incontrando ogni giorno il Signore Gesù nelle persone dei nostri fratelli e delle nostre sorelle».

La giornata è proseguita con il tradizionale momento di incontro che il Superiore Generale ha tenuto al Paverano con la Famiglia genovese di Don Orione, nel quale ha condiviso con i presenti le ultime fatiche e belle novità della vita della Congregazione orionina, presente oggi in quattro continenti. Dopo il pranzo insieme, la visita del Superiore Generale, accompagnato dal nuovo Direttore del Piccolo Cottolengo genovese, Don Dorino Zordan, è proseguita alla Casa di Bogliasco “Famiglia Moresco” per la consueta festa di famiglia del giorno dell’Immacolata.

Condividi su:

Pubblichiamo un breve episodio raccontato dal Direttore del Centro Don Orione di Ercolano, Don Nello Tombacco, durante il quale la Provvidenza ha saputo fare del bene.


Al chiudersi della seconda settimana di novembre in uno dei pochi tranquilli pomeriggi, perché un po’ più scarico del solito rispetto alle mille preoccupazioni della gestione ordinaria dei due Centri di cui sono responsabile, mi trovavo in ufficio e, dal centralino, mi sono state annunciate due persone che desideravano parlarmi.
Fattele accomodare, non hanno tardato a darmi ragione della loro visita.
“Vede, Direttore, ci siamo rivolti al responsabile degli ambulatori per chiedere una prestazione medica di logopedia e psicomotricità in favore di una bimba di quattro anni ma ci è stato detto che la lista di attesa è molto lunga; la bimba in questione, però, non può aspettare perché i problemi che presenta o si risolvono subito oppure, più avanti nel rispetto della lista, ogni intervento sarà pressoché superfluo! Ma davvero non si può far niente?”
Al che ho risposto: “È possibile intervenire per via privata”. “NO – mi hanno ribadito – perché i genitori non possono assolutamente permetterselo”. E allora – ho precisato – è difficile anche per me in quanto le domande di aiuto straordinario sono sempre tante e vanno in crescendo”. Questi signori, tuttavia, non si sono arresi e, nel salutarmi, son tornati a ricordarmi la giovanissima età della “paziente” rilanciando: “Ma davvero non si può far niente?”
Devo riconoscere che la sottolineatura della giovane età – quattro anni -  mi ha comunque lasciato preoccupato al punto tale che mi è sfuggito un “Vedrò cosa poter fare!”.

Di lì a qualche giorno confrontandomi col responsabile di riferimento ho avuto conferma di quanto dettomi da quei due “ambasciatori” mentre quei quattro anni continuavano a ronzarmi in testa portandomi alla domanda: “Quanto costerebbe l’intervento richiesto?”. “Sugli 800 euro” mi è stato risposto. Al che ho rilanciato: “Dite che è arrivata un’offerta e si… proceda”.
Passa ancora qualche giorno e domenica 18 – giornata mondiale del povero, voluta da Papa Francesco – al termine della messa vengo avvicinato da una fedele che, allungando la mano mi ha consegnato una bustina rosa dicendomi: “Tenga! Un’offerta per il Don Orione”. “Libera?” le chiedo e lei:” Sì, sì la impegni come meglio crede per il bene del Centro”.
Ho preso quella busta rosa sentendola, più consistente del solito, l’ho quindi messa in tasca ringraziando la donatrice.

Solo il giorno dopo, nel riprenderla in mano mi sono reso conto del suo contenuto: 740 euro!
A quel punto il mio pensiero è tornato alla bambina e al fatto che il giorno dopo avremmo celebrato, festeggiandola come di dovere, la solennità liturgica di famiglia: La Madre della Divina Provvidenza.

Questo il fatto di fronte al quale ritengo che ogni commento sia superfluo. Solo mi sono confermato nella convinzione che le Opere di carità sanno ancora insegnare.

Condividi su:

Il popolo romeno, vestito a festa, oggi 1° dicembre, fa memoria di uno dei più grandi e significativi momenti della propria storia moderna: la realizzazione del grande ideale di vivere in unità e libertà in un unico Stato chiamato Romania. Il 1 dicembre 1918, è per il popolo romeno un giorno che ricorda un evento, ma anche l’identità, la lungimiranza e il sacrificio dei propri antenati che, alla fine della Prima Guerra Mondiale, dopo molti anni di dominazione straniera, portarono alla realizzazione non solo la liberazione dei romeni che si trovavano sotto il dominio straniero, specialmente sotto l’impero Austro-Ungarico, ma anche il completamento dello Stato nazionale grazie all’unificazione di tutte le province abitate dai romeni con il già esistente stato della Romania (1859).

Questo particolare evento della storia romena diventa molto significativo anche per la Congregazione di Don Orione. Infatti, la Piccola Opera della Divina Provvidenza, una volta chiusasi la dolorosa pagina storica del comunismo verso la fine degli anni ’90, seguendo l’invito di Papa Giovanni Paolo II, si inserisce e contribuisce alla rinascita del popolo romeno disorientato e oppresso dalla povertà materiale e culturale. A Oradea, a Bucarest e a Iasi, cioè nella regione della Transilvania, della Valacchia, e della Moldavia, quindi nella Grande Romania, la Congregazione ha cominciato, e continua, a proporre l’ideale della carità di Don Orione, che ha la forza di vincolare nell’unità e di rendere e indicare l’autentica libertà, cioè di instaurare omnia in Christo, illuminando il presente dell’uomo e della società con la luce della fede.

Festeggiare un momento così significativo come il Centenario di una persona, di una comunità, di un paese, in questo caso della Romania, ci obbliga in qualche maniera a ripercorrere la strada fatta non solo per riepilogare ciò che è stato, ma per rimemorare quei punti chiave, quei momenti di svolta -non necessariamente positivi-, che hanno fatto sì che oggi il popolo romeno possa festeggiare 100 anni di unità. Infatti, lo sguardo sulla storia personale o comunitaria fa tenere sempre viva la propria coscienza, identità e appartenenza ad un popolo e ad una comunità. Ancora, lo sguardo attento alla storia riporta alla memoria e alla vita ciò che ha animato le persone e i leader di allora, in questo caso, il popolo romeno: il cercare costantemente le circostanze migliori per la realizzazione le proprie legittime aspirazioni e la valorizzazione di queste opportunità. Quindi, lo scrutare il passato evidenzia ideali, progetti, valori e anche errori che sempre accompagnano l’essere umano e le comunità, ma, oltre a questo, scrutare la vita passata fa svegliare il presente e accendere la speranza futura. La forza di non dimenticare e di lasciarci docilmente insegnare dal passato illumina e riporta alla presenza del nostro oggi quegli ideali che scandiscono la storia da sempre: la pace, la libertà, l’unità.

Che sia questo l’augurio che caratterizzi la nostra storia, il popolo romeno e la nostra Congregazione in Romania e nel mondo: che abbiamo il coraggio di leggere, e riflettere scrutando gli eventi della storia per diventare, a nostra volta e nel nostro piccolo, ‘costruttori’ di una nuova società edificata sulla pace, sulla libertà, sull’unità, quindi sulla carità.

Condividi su:

Blessing ragazza Nigeriana approdata in Italia e Ospite prediletta della struttura “Il Boschetto” custodisce con amore suo figlio nei ristretti spazi della struttura. Da subito il piccolo Honest si mette in mostra per la sua capacità nel controllo del pallone, e i pochi vetri rotti dal pallone tirato da lui erano quelli respinti a fatica dal portiere di turno.

Mario che da anni segue la società sportiva Fegino vede subito il talento e assegna a suo figlio Luca la formazione che rende Honest un fenomeno dei “primi calci”.
Al Boschetto vige la solidarietà e l’Amore di Don Orione contagia chi passa di lì, da lì la visibilità e le attenzioni delle varie squadre che vedono in Honest una promessa per la caparbia, la forza di volontà, la fantasia del suo gioco.

Una telefonata … Genoa Calcio … chiedono un appuntamento …
Alessio, dirigente sportivo, con un grande sorriso chiede a Marco, Coordinatore del Centro, se può prendersi cura di Blessing, mamma di Honest portandola al villaggio sportivo, affidandole un alloggio per lei e suo figlio, assegnandole così un lavoro di tutor con i ragazzi come suo figlio nel Genoa.

La gioia di tutti al Boschetto è stata massima, peccato che non si siano potuti fare i festeggiamenti, il trasloco è stato rapidissimo.
Ci piace pensare che il Signore ha guardato il pianto di una mamma che, sola, ha affidato il proprio figlio. Il Boschetto non poteva fare nulla per aiutarla, poteva solo custodirla ed affidarla a Don Orione.

Prima Mario, poi la Società Genoa sono diventati gli strumenti della Divina Provvidenza, una nuova pagina si apre per Blessing ed Honest, adesso entrambi devono prendere il controllo “del pallone”!

Condividi su:

Venerdì 16 novembre, al Seminario della Vita a Campocroce, Tessy e John hanno ricordato il loro arrivo, dieci anni fa festeggiando con semplicità assieme alle altre famiglie ospitate nella Casa di cui loro, ora, sono i custodi.

“Pronto Don Walter, ciao! Sono Don Marco, parroco di Santa Bertilla a Spinea.
Ho un’urgenza e subito ho pensato a voi di Don Orione. A che punto siete per l’avvio dell’attività a Campocroce di cui mi hai parlato?”

“Ciao Don Marco. Diciamo che ci manca ancora qualcosa per poter dare avvio al servizio in maniera adeguata. Speriamo per la prossima primavera di poter inaugurare la nuova Opera di Carità di Don Orione a Campocroce. Ma dimmi che urgenza hai?”

“Ho qui John e la moglie Tessy… da un momento all’altro potrebbe partorire. Sono due signori nigeriani che improvvisamente si sono trovati fuori di casa, con tutte le loro cose chiuse dentro che non possono neppure recuperare. Riesci ad accoglierle anche se in questo momento non sei ancora pronto a partire?”

“La Provvidenza oggi ci “provoca”… ma non possiamo certamente dirle di no! Venite, vi aspettiamo”.

E la sera del 16 novembre 2008, John e Tessy arrivarono verso le 21.30 presso il futuro Seminario della Vita creato nello storico Istituto Soranzo di Campocroce.

Era in corso un momento di preghiera guidato dallo stesso Don Walter con gli amici dell’Orione Musical Group ed alcune signore che abitavano in Via Canaceo… e subito tutti, accogliendo quel signore alto dagli occhi belli ma smarriti e la moglie impaurita e preoccupata di non poter dare un riparo alla figlia ormai in arrivo, sperimentarono cosa significa essere orionini: “se bussano alla tua porta non chiedere chi è ma di cosa ha bisogno”.

Il Seminario della Vita venne poi inaugurato nel maggio 2009 ma il vero servizio, il primo, quello che ha dato speranza ed ha fatto capire di essere davvero sulla strada giusta per lasciare ancora un segno orionino importante nel territorio, ebbe inizio quel giorno, quella sera, quando ci si trovò a festeggiare il “Natale a novembre”, come disse Don Walter. “Non c’era posto per loro nell’albergo”… ma c’era posto per loro nel grande cuore di San Luigi Orione.

John e Tessy, genitori oltre che di Nelly (nata due giorni dopo il loro arrivo) anche di Kevin, ricordano sempre con grande emozione Don Marco che si prese a cuore la loro situazione e Don Walter che immediatamente, senza esitazione, disse: "Venite, vi aspettiamo". Provano grandissima riconoscenza per il Seminario della Vita e per Katia in particolare che da 10 anni è responsabile della Casa e si è presa cura di loro in ogni modo.

john e tessy

Condividi su:

Martedì, 16 Ottobre 2018

Paolo VI proclamato Santo

Domenica 14 ottobre Papa Paolo VI è proclamato Santo!
Paolo VI, Giovan Battista Montini, Arcivescovo di Milano dal 1954 al 1963, ha omaggiato la Casa di Milano con le seguenti parole:

“Il bene che il Piccolo Cottolengo compie a Milano, lo compie per Milano, e io mi sento beneficato da questa Istituzione che si rivolge a tanti ai quali la mia stessa premura dovrebbe rivolgersi. Mi sento in mano uno strumento di carità e di assistenza agli umili e ai poveri, che mi arricchisce, che mi placa nella mia preoccupazione di dover direttamente soccorrere e provvedere”.

Tutta la famiglia del Piccolo Cottolengo Milanese si unisce col cuore e con la preghiera all’immensa gioia per la sua Canonizzazione!

 

Condividi su:

Pagina 1 di 9