"Ascolto la voce Tua, studio il Tuo volere, mentre Ti guardo e Ti amo, Ti amo e Ti amo! E anche Tu mi ami; oh se mi ami!"
Don Orione
Martedì, 02 Aprile 2019

Cristo vive e ti vuole vivo!

“Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. (...) Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!”: in queste prime parole la sintesi del messaggio che Papa Francesco rivolge “ai giovani e a tutto il popolo di Dio”, dopo il sinodo che si è celebrato nell'ottobre scorso a loro dedicato.

L'Esortazione Apostolica post sinodale “Christus vivit”, firmata il 25 marzo nella Santa Casa di Loreto, si presenta come una lettera, suddivisa in nove capitoli:

Cap.1 - Che cosa dice la Parola di Dio sui giovani?

Cap. 2 - Gesù Cristo sempre giovane

Cap. 3 - Voi siete l’adesso di Dio

Cap. 4 - Il grande annuncio per tutti i giovani

Cap. 5 - Percorsi di gioventù

Cap. 6 - Giovani con radici

Cap. 7- La pastorale dei giovani

Cap. 8 - La vocazione

Cap. 9 - Il discernimento

Clicca QUI per leggere il testo integrale dell'Esortazione Apostolica.

Clicca QUI per leggere un'ampia sintesi del documento.

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Un pellegrinaggio a Roma: per alcuni ospiti del Piccolo Cottolengo di Milano si realizza un desiderio a lungo sospirato. Operatori, familiari e volontari hanno organizzato il viaggio ed il soggiorno per trascorrere qualche giorno a Roma e vedere il Papa: non importano gli ostacoli quando la motivazione che sostiene è grande.

Prima tappa martedì la visita a Castel Sant'Angelo: dall'alto della terrazza il gruppo ha potuto godere di un bel tramonto su Roma, con la sua atmosfera decadente eppure sempre carica di promesse.

Ieri la giornata è iniziata molto presto la mattina con la colazione alle 6 e l'uscita dalla casa per ferie Giovanni Paolo II alle 6.30. Ancora un po' addormentati, ma con una voglia incredibile di vedere Papa Francesco tutti erano sorridenti e felici. Una parte è andata con i pulmini attrezzati per il trasporto delle carrozzine ed una parte insieme ai familiari con i mezzi pubblici. L'arrivo in Piazza San Pietro è stato motivo di gioia e l'attesa per l'arrivo del Papa è passata in un batter d'occhio. Alcuni degli ospiti erano sotto i gradini del sagrato e dopo l'udienza generale sono stati salutati personalmente da Francesco che, con una carezza paterna sul capo, li ha voluti benedire.

Sia gli ospiti che gli accompagnatori avevano le lacrime agli occhi, le emozioni vissute sono state così tante e così forti che non c'erano parole capaci di esprimerle, tutti sentivano qualcosa di grande nel cuore ma erano incapaci di tradurlo a parole: parlava per loro l'enorme sorriso che illuminava i volti di ciascuno.

Subito dopo la visita alla Basilica di San Pietro e poi il ritorno alla Casa per Ferie per un lauto pranzo. Nel pomeriggio un po' di chiacchiere e qualche racconto delle loro storie fino a cena. Poi, per i più temerari ed i meno stanchi, un gelato dopo cena, a coronamento di una bella giornata passata insieme, ricca di nuovi incontri ed emozioni da serbare nel cuore.

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Questo il titolo di un incontro promosso da Caritas, Fondazione Migrantes e Centro Astalli a Sacrofano, alle porte di Roma, dal 15 al 17 febbraio, con partecipanti provenienti da 90 diverse diocesi, anche diversi rifugiati e profughi di 38 Paesi diversi.

L'iniziativa ha voluto essere un incontro tra associazioni, famiglie e comunità che animate dall'insegnamento del Vangelo vivono l'accoglienza e la fraternità. Storie di vita, storie di aiuto, storie di speranza, storie di persone che, spesso, da accolte sono diventate accoglienti replicando verso altri il bene che hanno ricevuto. Come l’ ingegnere afghano Khalid, che, dopo aver trovato accoglienza, si è fatto carico di un’altra famiglia di rifugiati di cui ha seguito le sorti fino al totale ricongiungimento familiare e all’avviamento al lavoro. O come Kady, la senegalese che ha abbracciato il Papa e che a Foggia dedica più di un pomeriggio a dare una mano alla Caritas.

Anche Papa Francesco ha voluto essere presente in forma privata e  venerdì 15 febbraio, alle ore 16.00, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica. Ed i partecipanti, al termine di queste intense giornate, hanno lanciato a tutti i cristiani un messaggio: «Noi che ci siamo lasciati liberare dalla paura, che abbiamo sperimentato la gioia dell'incontro vogliamo, con le parole di papa Francesco, “Annunciare questo sui tetti, apertamente, per aiutare altri a fare lo stesso”».

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In tutte le diocesi si celebra oggi la 41esima giornata per la vita. Il Consiglio episcopale permanente della Cei ha pubblicato un messaggio, che invita a vedere nella vita nascente il futuro dell'uomo e della società, "il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù”.

Di seguito il testo integrale del messaggio:

È VITA, È FUTURO

Germoglia la speranza
    «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa» (Is 43,19). L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia. È vita, è futuro nella famiglia! L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: «facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera» (1Tim 6, 18-19).

Vita che “ringiovanisce”
    Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo, dai pensieri, dalle emozioni e dalle relazioni alla vita spirituale, non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo, “ringiovanendosi” anche nella maturità e nell’anzianità, quando non si spegne l’entusiasmo di essere in questo mondo. Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti - geologici e dell’anima - che il nostro Paese attraversa.

Generazioni solidali
    Costruiamo oggi, pertanto, una solidale «alleanza tra le generazioni»  , come ci ricorda con insistenza Papa Francesco.  Così si consolida la certezza per il domani dei nostri figli e si spalanca l’orizzonte del dono di sé, che riempie di senso l’esistenza. «Il cristiano guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere pienamente la vita ‒ con i piedi ben piantati sulla terra ‒ e rispondere, con coraggio, alle innumerevoli sfide» , antiche e nuove. La mancanza di un lavoro stabile e dignitoso spegne nei più giovani l’anelito al futuro e aggrava il calo demografico, dovuto anche ad una mentalità antinatalista  che, «non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire» . Si rende sempre più necessario un patto per la natalità, che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese.

L’abbraccio alla vita fragile genera futuro
    Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale. Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile. Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti.
La vita fragile si genera in un abbraccio: «La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo» . Alla «piaga dell’aborto»  – che «non è un male minore, è un crimine»  – si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di «respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze» .
Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che «la vita è sempre un bene» , per noi e per i nostri figli. Per tutti. E’ un bene desiderabile e conseguibile.

 

 

 

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Dopo il Cineforum di ieri sera, iniziano oggi i lavori ufficiali del Convegno delle Parrocchie e dei Santuari orionini. Un incontro in cui, oltre all'italiano, si parleranno molte lingue, albanese, rumeno e ucraino, e soprattutto la lingua universale del Vangelo.

Proprio mentre Papa Francesco celebra con i giovani del mondo la XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù, anche le realtà pastorali orionine parlano dei giovani, alla luce del recente Sinodo. Il tema del Convegno infatti è "Sinodo: i giovani, da destinatari a protagonisti nella Chiesa!".

Il primo momento è dedicato all'ascolto di un protagonista dei lavori sinodali, Padre Salvatore Currò, C.S.I., Professore di Pastorale giovanile presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Salesiana di Roma e membro del Sinodo. A seguire ci sarà uno tempo il Confronto, nell'incontro con Federica Ancona, partecipante al Sinodo e alcuni ragazzi di Nuovi Orizzonti.

Sabato, momento conclusivo del convegno, i partecipanti dialogheranno alla ricerca di una via comune per condividere come rendere più protagonisti i giovani nelle parrocchie, protagonisti perché amati dalla parrocchia: come diceva Don Orione, "i giovani sono sempre di chi li illumina e li ama davvero".

In allegato la locandina del Convegno.

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Il prossimo 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, si celebra la XXVII giornata mondiale del malato. Papa Francesco ha scelto un versetto del Vangelo di Matteo, "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8), come traccia di riflessione per questa giornata.

Il dono è la chiave della cura e del prendersi cura per il Santo Padre, che nel messaggio dice:  "i gesti di dono gratuito, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione. La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è “caro”.".

Francesco ha parole di vivo ringraziamento per i volontari, che nel loro donarsi quotidiano sono l'incarnazione del Buon Samaritano: il volontario è un amico, capace di trasformare il malato da soggetto passivo di cure e assistenza a protagonista attivo di una relazione basata sulla reciprocità.

Nel discorso del Pontefice sono citate anche le strutture sanitarie cattoliche, richiamate con forza a valorizzare nel loro operato la dimensione della gratuità, perché essa viene direttamente dal Vangelo, l'autentica lina guida del loro agire. "Le strutture cattoliche sono chiamate ad esprimere il senso del dono, della gratuità e della solidarietà, in risposta alla logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento che non guarda alle persone"  dice Francesco.

E don Orione aveva ben presente questa gratuità che dilata il cuore, che spinge le azioni e muove le montagne, quando scriveva “Vorrei farmi cibo spirituale per i miei fratelli che hanno fame e sete di verità e di Dio; e vorrei vestire di Dio gli ignudi, dare la luce di Dio ai ciechi e ai bramosi maggiore luce, aprire i cuori alle innumerevoli miserie umane e farmi servo dei servi, distribuendo la mia vita ai più indigenti e derelitti; vorrei diventare lo stolto di Cristo, e vivere e morire nella stoltezza della carità per i miei fratelli!”.

 

Clicca QUI per leggere il messaggio di Papa Francesco.

 

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Si apre oggi a Panama la XXXIV Giornata Mondiale della Gioventù. Tra i giovani del mondo che si riuniscono insieme a Papa Francesco anche molti orionini da diverse parti del mondo.

La Giornata Mondiale della Gioventù non è semplicemente un grande evento ecclesiale: è qualcosa di molto di più. E' un'esperienza che, per chi l'ha vissuta almeno una volta, ti entra dentro e ti accompagna anche quando sei un po' meno giovane.

E' un'esperienza di Chiesa viva e in cammino, fatta di ragazzi e ragazze carichi di entusiasmo, provenienti da ogni parte del mondo per “incontrare” il Papa e per porsi in ascolto delle sue parole.

A tutti i giovani del mondo auguriamo di trovare a Panama, nell'incontro con Cristo vivo nella sua Chiesa pellegrina, la risposta alle inquietudini del proprio cuore, la strada che concude alla felicità piena che ricercano eche è la molla di questo particolare tempo della vita che è la gioventù.

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Con la celebrazione dei primi vespri si è aperta ieri la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, nella basilica di San Paolo fuori le mura, davanti all'Apostolo delle genti. Il tema di quest'anno è un versetto del Deuteronomio, "Cercate di essere veramente giusti”, proposto dalla Chiesa indonesiana che ha anche preparato i testi che accompagnano la Settimana.

Il Papa, nella sua omelia, ha parlato del tema della giustizia come uguaglianza tra tutti i membri di una comunità. “Quando la società non ha più come fondamento il principio della solidarietà e del bene comune - ha detto il Pontefice - assistiamo allo scandalo di persone che vivono nell’estrema miseria accanto a grattacieli, alberghi imponenti e lussuosi centri commerciali, simboli di strepitosa ricchezza. Ci siamo scordati della saggezza della legge mosaica, secondo la quale, se la ricchezza non è condivisa, la società si divide".

La Chiesa deve essere esempio di questa unità senza sminuire o disprezzare i doni che il Signore ha concesso ad altri fratelli, ma riconoscendo la grazia concessa alle altre comunità cristiane e partecipando ai doni altrui.

Per i sussidi della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani clicca QUI

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Oggi, primo giorno del 2019, si celebra la 52esima Giornata mondiale della Pace.

Nel suo Messaggio, Papa Francesco ci ricorda che la pace può essere raggiunta a livello di politica mondiale, ma anche a partire dall'impegno e dalla responsabilità di ogni uomo.

La responsabilità politica appartiene a ogni cittadino, e in particolare a chi ha ricevuto il mandato di proteggere e governare. Questa missione consiste nel salvaguardare il diritto e nell’incoraggiare il dialogo tra gli attori della società, tra le generazioni e tra le culture. Non c’è pace senza fiducia reciproca. E la fiducia ha come prima condizione il rispetto della parola data. L’impegno politico — che è una delle più alte espressioni della carità — porta la preoccupazione per il futuro della vita e del pianeta, dei più giovani e dei più piccoli, nella loro sete di compimento.

Quando l’uomo è rispettato nei suoi diritti — come ricordava Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in terris (1963) — germoglia in lui il senso del dovere di rispettare i diritti degli altri. I diritti e i doveri dell’uomo accrescono la coscienza di appartenere a una stessa comunità, con gli altri e con Dio (cfr. ivi, 45). Siamo pertanto chiamati a portare e ad annunciare la pace come la buona notizia di un futuro dove ogni vivente verrà considerato nella sua dignità e nei suoi diritti.

Clicca QUI per leggere il messaggio di papa Francesco.

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Mercoledì, 26 Dicembre 2018

Preghiamo con il Papa per l'Ucraina

Nel tradizionale messaggio alla città di Roma e al mondo, Urbi et Orbi, Papa Francesco ha esortato i cristiani a vivere la fraternità che Gesù ci ha donato, perché nascendo in mezzo a noi ci ha rivelato che Dio è Padre e noi siamo fratelli.

Nel suo messaggio ha ricordato anche l'Ucraina, paese in cui si trova una missione orionina, a Leopoli. Il Paese vive da tempo forti tensioni che stentano a trovare una via di risoluzione: il missionario orionino don Moreno Cattelan, commentando il ricordo del Papa scrive "...e anche quest'anno ci siamo", a sottolineare il protrarsi di questa condizione.

Papa Francesco ha detto: "Il Signore che nasce porti sollievo all’amata Ucraina, ansiosa di riconquistare una pace duratura che tarda a venire. Solo con la pace, rispettosa dei diritti di ogni nazione, il Paese può riprendersi dalle sofferenze subite e ristabilire condizioni di vita dignitose per i propri cittadini. Sono vicino alle comunità cristiane di quella Regione, e prego che si possano tessere rapporti di fraternità e di amicizia."

Se vale quello che ha detto il Papa "Questo Natale ci faccia riscoprire i legami di fraternità che ci uniscono come esseri umani e legano tutti i popoli", non possiamo non ricordare anche noi nella preghiera i missionari orionini a Leopoli. Nel giorno in cui la Chiesa ricorda Santo Stefano, colui che ha dato la vita per testimoniare la sua fede, preghiamo per i sacerdoti che a Leopoli si dedicano alla pastorale giovanile e vocazionale, alle famiglie ed ai bambini della parrocchia ed ai disabili del centro Cafarnao.

Per leggere il messaggio Urbi et Orbi del Papa clicca QUI

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