"Io vi adorerò sempre e sarò sempre vostro, o mio Dio! Nessuno mi staccherà da Voi!"
Don Orione

Il capitolo 3 del Vangelo di Luca racconta la vicenda di Giovanni in Battista.

L'evangelista ci fornisce le indicazioni storiche del potere politico e religioso del tempo: Gesù, la sua svolta inaugurata da Giovanni, si staglia netta sullo sfondo di questa storia universale.

Come il Battista, ciascuno di noi deve preparare la via al Signore che viene.

La domanda è sempre la stessa: come mi sto preparando alla venuta del Signore? Come mi sto preparando a questo Natale? Isaia dice che bisogna raddrizzare le strade tortuose, spianare le strade impervie: e le nostre tortuosità si chiamano orgoglio, egoismo, sfiducia.

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8 dicembre, festa della Madonna Immacolata. Come da tradizione, Papa Francesco si recherà a Roma, in Piazza di Spagna, per l'omaggio alla statua della Madonna Immacolata. Nel 2016, recitò una preghiera, che oggi possiamo fare nostra: ognuno di noi ha bisogno del cuore immacolato di Maria, del suo sguardo, del suo amore per impegnarsi a cambiare se stesso per cambiare il mondo.

O Maria, Madre nostra Immacolata,
nel giorno della tua festa vengo a Te, e non vengo solo:
porto con me tutti coloro che il tuo Figlio mi ha affidato,
perché Tu li benedica e li salvi dai pericoli.

Ti porto, Madre, i bambini,
specialmente quelli soli, abbandonati,
e che per questo vengono ingannati e sfruttati.

Ti porto, Madre, le famiglie,
che mandano avanti la vita e la società
con il loro impegno quotidiano e nascosto;
in modo particolare le famiglie che fanno più fatica
per tanti problemi interni ed esterni.

Ti porto, Madre, tutti i lavoratori, uomini e donne,
e ti affido soprattutto chi, per necessità,
si sforza di svolgere un lavoro indegno
e chi il lavoro l’ha perso o non riesce a trovarlo.

Abbiamo bisogno del tuo sguardo immacolato,
per ritrovare la capacità di guardare le persone e le cose
con rispetto e riconoscenza,
senza interessi egoistici o ipocrisie.

Abbiamo bisogno del tuo cuore immacolato,
per amare in maniera gratuita,
senza secondi fini ma cercando il bene dell’altro,
con semplicità e sincerità, rinunciando a maschere e trucchi.

Abbiamo bisogno delle tue mani immacolate,
per accarezzare con tenerezza,
per toccare la carne di Gesù
nei fratelli poveri, malati, disprezzati,
per rialzare chi è caduto e sostenere chi vacilla.

Abbiamo bisogno dei tuoi piedi immacolati,
per andare incontro a chi non sa fare il primo passo,
per camminare sui sentieri di chi è smarrito,
per andare a trovare le persone sole.

Ti ringraziamo, o Madre, perché mostrandoti a noi
libera da ogni macchia di peccato,
Tu ci ricordi che prima di tutto c’è la grazia di Dio,
c’è l’amore di Gesù Cristo che ha dato la vita per noi,
c’è la forza dello Spirito Santo che tutto rinnova.

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Domenica, 02 Dicembre 2018

I domenica di avvento - Vegliate!

Inizia oggi il tempo di avvento, un tempo liturgico tipico dell'occidente, che affonda le radici nelle chiese dei primi secoli.

Il brano di questa prima domenica in preparazione al Natale è parte del cosiddetto discorso escatologico: i segni nel cielo, nella luna e nelle stelle, il fragore e la paura. Con il linguaggio apocalittico del tempo l'evangelista annuncia il rinnovamento di tutte le cose quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria. Verso questo mondo nuovo, rinnovato i discepoli di Cristo orientano la loro attesa: questo nuovo mondo è frutto anche della cooperazione dell'uomo alla salvezza dell'intera umanità.

Il cristiano vive il suo avvento ogni giorno, perché Cristo viene ad ogni momento e bisogna essere pronti ad accoglierlo: bisogna avere un cuore grande e attento a riconoscerlo negli altri, sei fatti di ogni giorno. Un lavoro non facile, che richiede quanto ci dice il Vangelo: vigilare e pregare.

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Domenica, 25 Novembre 2018

Cristo, re dell'universo

Oggi la Chiesa, alla fine dell'anno liturgico, celebra la solennità di Cristo Re, Cristo meta finale dei tempi e dei cicli storici. Domenica prossima, prima domenica di avvento, inizia il nuovo anno liturgico, accompagnato dalla lettura del Vangelo di Luca.

La liturgia di oggi ci offre parte del dialogo tra Gesù e Pilato, capitolo 18 del Vangelo di Giovanni, inizio della passione. Per l'evangelista non è solo il processo davanti al magistrato romano, bensì il grande processo tra Gesù e i Giudei, che non lo hanno riconosciuto. Nei versetti del Vangelo di oggi, Gesù spiega il senso della sua regalità: egli è il testimone per eccellenza della rivelazione messianica.

Ma di quale regalità si tratta? Gesù non regna dominando, scriveva il Cardinale Martini, ma attraendo a sè chiunque sa leggere nella croce la certezza di essere amato da Dio. Non si veste di abiti eleganti, ma si cinge di un asciugatoio per lavare i piedi dei discepoli, di tutta l'umanità: questa è la sconcertante e stupenda icona dell'onnipotenza di Dio, che ci ama fino a questo punto.

L'abito più bello, più regale è un asciugatoio, perché il nostro Re è tale nella sofferenza, nel servizio, nell'amore.

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Con questa domenica termina la lettura del Vangelo di Marco, domenica prossima terminerà l'anno liturgico con la Festa di Cristo Re dell'Universo e la lettura di un brano di Giovanni.

La liturgia di oggi ci offre parte del cosiddetto discorso escatologico di Marco: il testo comprende due parti, una in cui viene presentata la manifestazione gloriosa del Figlio dell'Uomo, l'altra con la breve parabola del fico.

Nel racconto escatologico sono evidenti i richiami alla mondo profetico dell'antico testamento e degli scritti apocaliottici, Marco descrive i segni nel cielo per significare i potenti interventi di Dio nella storia, l'apparizione del Figlio dell'Uomo e la riunificazione degli eletti.

E' un messaggio di speranza, l'ultima parola non spetta al male, il futuro è di Gesù Crocifisso, il Signore che verrà nella gloria, testimoniando che il suo amore donato è più potente anche dell morte.

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Terminato il dialogo con lo scriba, Marco ci dice che Gesù continuava a parlare insegnando, nel Tempio. Il brano di oggi si apre con un'aspra invettiva contro gli scribi, che amano ricevere saluti ed essere ammirati, essere in vista.

Gesù, sedutosi, osservava come la gente nel Tempio buttava la sua offerta: i ricchi buttavano molte monete, ma si trattava del superfluo, frutto magari di soprusi facilitati dalla loro posizione Una povera vedova, invece, nella sua povertà buttava due spiccioli, praticamente tutto ciò che aveva. Non aveva nulla, ma ha offerto a Dio il suo cuore.

E noi cosa diamo al Signore? Non ha bisogno di nulla, ma ha sete del nostro amore.

Briciole di tempo? Egli ci attende sempre a braccia aperte, in chiesa, sulla strada, nelle mani e nel cuore del bisognoso: Dio non ama gli abiti griffati, ma le vesti del mendicante. Non possiamo risolvere i problemi di tutti, ma siamo chiamati ad avere un cuore come quello della vedova, che si è affidata completamente al Signore, un cuore,come diceva don Orione, grande e magnanimo, capace di arrivare a tutti i dolori ed a tutte le lacrime.

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Dopo la guarigione di Bartimeo, il cieco di Gerico, Gesù fa il suo ingresso messianico a Gerusalemme, dove viene avvicinato dai sommi sacerdoti e dagli anziani, dai farisei ed erodiane e dai sadducei. 

Nel brano di oggi Gesù è avvicinato da uno scriba che gli chiede quale sia il primo comandamento di tutti i comandamenti, poiché c'erano ben seicentotredici precetti con cui i commentatori della Torah spiegavano la Legge di Mosè. La domanda dello scriba non era banale: come districarsi in questo gjnepraio?

Gesù richiama il testo del Deuteronomio, che ogni buon ebreo ben conosceva: ascolta Israele, il Signore Dio è l'unico Signore! Subito dopo cita un passo del Levitivo: amerai il prossimo tuo come te stesso. Marco parla di secondo comandamento, Matteo parla di simile, l'evangelista Luca li unisce.

Dio è al primo posto, ma la prova del nove sta nel secondo: la fede in Dio è credibile se diventa servizio ai fratelli. Amare solo Dio è falsa religione, amare solo il prossimo è idolatria, amare Dio per se stesso e il prossimo per amore di Dio è la novità cristiana, introdotta da Gesù Cristo.

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Il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire: così terminava il Vangelo di Domenica scorsa.

A questo punto Marco informa che Gesù ed i discepoli, nel loro cammino verso Gerusalmemme, sono arrivati a Gerico e, nel lasciare la città, incontrano un cieco. Anche Matteo e Luca raccontano questo episodio: mettendo in sinossi i tre brani, ci si accorge che il racconto di marco è più vivace e arricchito di alcuni particolari.

Fin dall'inizio del racconto, marco si concentra sulla figura del cieco: ci dice il nome del protagonista, Bartimeo, figlio di Timeo, e l'annota l'esortazione della gente "Coraggio, alzati! Ti chiama!". Solo Marco descrive con un'immagine vivida la reazione del cieco e la sua invocazione in aramaico.

Per l'evangelista il cieco diventa il simbolo del discepolo che segue Gesù: il modello da imitare è lui, non i discepoli. I discepoli sono i veri ciechi, che non hanno ancora compreso la missione di Gesù e non hanno di meglio a cui pensare se non ai primi posti. Bartimeo era cieco, ora ci vede. Era seduto, ora segue Gesù. La potenza di Dio lo ha trasformato, ma a due condizioni: la preghiera, "Gesù abbi pietà di me!", e la fede, "Va', la tua fede ti ha salvato". Bartimeo "vede" Gesù prima di essere guarito e si alza per andare da lui.

Il primo miracolo compiuto da Gesù è stato la liberazione di un indemoniato nella sinagoga di Cafarnao, l'ultimo la guarigione del cieco a Gerico: non dono due gesti casuali. Illustrano, dice il biblista Bruno Maggioni, la vittoria di Gesù sulle due forze ostili che ostacolano la sua presenza tra gli uomini: il Maligno e la cecità degli uomini. C'è sempre un cieco dentro di noi, avvolto dal buio del dubbio e dalla durezza di cuore, che sta perennemente seduto prigioniero della propria arroganza: allora bisogna ripetere spesso, Rabbunì, ridonami la vista!

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Dopo il terzo annuncio della passione, Giovanni e Giacomo chiedono a Gesù di potergli sedere accanto quando sarà nella gloria.

Nonostante gli annunci precedenti, i discepoli faticano a comprendere il messaggio di Gesù, faticano ad accettare la logica della croce, a capire che la gloria di Gesù e del discepolo è la stessa: offire la propria vita per gli altri.

I discepoli continuano a disputare sul potere e sul loro posto: non hanno ancora capito cosa significa seguire Gesù, lo capiranno dopo la Resurrezione. Noi abbiamo secoli di cristianesimo alle spalle e dovremmo aver compreso bene cosa vuol dire seguire il Maestro, ma il carrierismo è una lebbra, come ha detto papa Francesco in un discorso del 2013.

La vera grandezza del discepolo è bere lo stesso calice di Gesù e fare come Lui ha fatto: chi vuol essere il primo sia l'ultimo di tutti ed il servo di tutti.

 

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Nel suo viaggio verso Gerusalemme, Gesù continua il suo insegnamento sui requisiti della sequela.

Il Vangelo di oggi aggiunge un'altra condizione per seguire Gesù: la povertà. Un tale corre incontro a Gesù e gli chiede cosa deve fare per avere la vita eterna. Si tratta di un uomo animato da spirito sincero, perché giunto davanti a Gesù si inginocchia ai suoi piedi e gli apre il cuore: è quello che definiremmo una brava persona, che rispetta tutti i comandamenti. Cosa deve fare di più?

Il racconto è incastonato tra due sguardi di Gesù e due diverse reazioni. Gesù fissa lo sguardo su quell'uomo, lo ama e lo invita a vendere i suoi bene per seguirlo. Il giovane si rattrista e se ne va.

Il secondo sguardo è rivolto ai discepoli. Gesù dice loro che è difficile per chi possiede molte ricchezze entrare nel Regno dei Cieli e ricorre ad un'iperbole diventata famosa: è più facile che un cammello entri nella cruna dell'ago che un ricco entri nel regno dei cieli".

In questo brano, colpisce il contrasto tra l'entusiasmo iniziale del giovane e la sua chiusura finale all'invito di Gesù: l'attaccamento ai beni materiali gli ha impedito di aderire all'unico vero bene, che è Gesù. L'ostacolo non sono i beni in sè, ma l'attaccamento a questi, il metterli prima delle cose importanti.

 

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