"Non so come farò in Paradiso a stare là sempre fermo; penso già di chiedere di passare da una stella all’altra a piantare tanti Cottolengo."
Don Orione

Si sono concluse a Pescara le Giornate Adriatiche di Flebolinfologia.
Il Presidente del convegno, il Dottor Nicola Chiulli ha aperto il convegno facendo riferimento alla storia medico-sanitaria di Pescara, con un omaggio alla sua tradizione.
La dottoressa Lucia Della Rovere, direttrice sanitaria del Don Orione di Pescara, ha parlato della storia dell'Istituto Don Orione, e al ruolo che ha avuto storicamente nel recupero della disabilità, che fino a quel momento era relegata nelle case e tenuto nascosto.

Sono arrivati professionisti da altre regioni d'Italia e si è discusso di patologia venoso-linfatica e della loro relazione con le alterazioni della postura.
Anche i terapisti del Don Orione hanno dato il loro contributo con una importante relazione della dottoressa Maria Conte.
I dati emersi sono interessanti, ma c’è ancora da studiare in questo campo.

La partecipazione del pubblico è stata più che soddisfacente sia come numero di presenze, rimasto costante dal mattino al pomeriggio, sia per l'interesse mostrato per gli argomenti trattati.

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Qual è il tesoro degli ENDO-FAP? È il carisma di Don Orione, che ha affidato a queste realtà le anime di giovani che hanno un bisogno sempre più urgente di essere riconosciuti, amati e accompagnati verso il loro futuro.

Così l'ultima giornata del segretariato delle scuole è stata dedicata al tema della pianificazione strategica. Don Felice Bruno, consigliere provinciale, ha rinnovato con fermezza l'invito a non perdere di vista il cuore dell'azione educativa e formativa: non le competenze tecniche, la qualifica, ma ascoltare la voce dei ragazzi facendosi loro compagni di viaggio, come fece Gesù a Emmaus, come ha indicato il Sinodo dei Giovani. E da questa richiesta di protagonismo dei giovani nasce un'iniziativa nuova: una settimana di campo di servizio con i disabili delle case orionine di Firenze e Voluntari, a luglio.

Il Presidente di ENDO-FAP Roberto Franchini ha ripreso l'intervento di Don Felice sottolienando che le organizzazione devono sapersi strutturare per accompagnare i ragazzi, attuando una pianificazione strategica per essere alla testa dei tempi, come voleva Don Orione, e cogliere le opportunità con coraggio. Tra queste, le nuove sfide per il mondo dell'IeFP sono il sistema duale, i servizi al lavoro ed il placement.

Su questo aspetto è intervenuto Federico Carollo, vice-presidente, che ha condiviso con i presenti l'intervento che Eugenio Gotti, esperto in Istruzione, Formazione e Lavoro di Noviter, ha presentato lo scorso 7 febbraio in un evento organizzato da FORMA e Confap alla Camera dei Deputati.

Innovare, dunque, significa "ripulire"  il carisma dalle incrostazioni dell'abitudine, delle prassi consolidate, del perimetro sicuro per trovare nuove forme con cui rispondere ai bisogni dei ragazzi che vivono nelle aule di ENDO-FAP: essere protagonisti del loro futuro attraverso il lavoro, per essere, come scriveva Don Orione, "buoni cristiani e onesti cittadini".

Prossimo appuntamento, a Palermo, il 27 e 28 maggio.

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La prima giornata del segretariato delle scuole orionine è iniziata all'insegna dell'ascolto di un testimone privilegiato del fermento vissuto durante e dopo il Sinodo dei Giovani, che si è svolto nell'ottobre scorso.

I direttori e coordinatori delle sedi ENDO-FAP e delle scuole hanno incontrato Don Rossano Sala, sacerdote salesiano, segretario speciale del Sinodo dei Giovani, che ha commentato il documento finale scaturito dai lavori sinodali, regalandone una copia a ciascun partecipante. Dopo l'introduzione di Don Felice Bruno, consigliere provinciale, e di Don Fernando Fornerod, consigliere generale, Don Rossano ha iniziato a illustrare la composizione del testo fornendo numerosi spunti di riflessione.

Il documento indica la via, mostra il metodo per incontrare i giovani di oggi, il metodo Emmaus: e forse, proprio pensando all'incontro tra Gesù risorto ed i discepoli di Emmaus, non si tratta di una novità in senso assoluto, quanto della riscoperta di essere una Chiesa sinodale, in cammino per aiutare ciascuno a riconoscere la sua vita, a interpretare il senso ed a scegliere per chi vivere.

Anche la scuola è Chiesa sinodale, nella misura in cui sa recuperare la prossimità verso le "periferie esistenziali" al suo interno, accogliendo e facendo sentire amati quei ragazzi che hanno sperimentato solo fallimenti, delusioni, abbandoni; è Chiesa sinodale quando sa recuperare la profondità attraverso gesti concreti e consapevoli di servizio; è Chiesa sinodale quando sa rischiare, fa scelte coraggiose, lasciando segni, piccoli e chiari, di cosa vuol dire la gioia del Vangelo.

Dopo la presentazione, il dialogo con don Rossano è proseguito con un momento di risonanza, per far emergere le differenti impressioni suscitate dal suo intervento.

Prima della cena, tutte le riflessioni del pomeriggio sono state portate sull'altare, dove nel silenzio ciascuno si è messo in ascolto: perché Dio non è mai silenzioso nel silenzio.

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Conoscere in modo più approfondito il carisma di Don Orione per imparare da lui come si vive e si lavora nelle sue case: con questo obiettivo, lunedì 11 febbraio gli operatori del Centro Mater Dei di Tortona si sono messi in cammino.

Ma non lo hanno fatto solo metaforicamente, ma anche percorrendo le strade della loro città e poi nei prossimi incontri lo faranno visitano altri luoghi simbolici della vita di don Orione: la casa dove visse fino alla morte, il Paterno, Villa Charitas dove si trovano le suore non vedenti, le Sacramentine, il Santuario di Montespineto e l'Eremo di Sant'Alberto di Butrio.

Il primo incontro di questo percorso dal titolo “La Carità tra noi: da ciò che facciamo a come lo facciamo" si è svolto a Tortona nei giorni 13-14-15 febbraio, per dare a tutti la possibilità di partecipare. Don Achille Morabito, direttore del Paterno, ha accolto gli operatori ed ha consegnato loro questo messaggio augurale: “possiate assaporare il profumo delle origini perché ‘qualcosa’ di Don Orione possa entrare nella nostra vita”.

Accompagnati da Fr. Ianus gli operatori hanno visitato, molti per la prima volta, gli ambienti nei quali il Santo ha vissuto e scoperto anche qualche aneddoto di santità. 

Fabio Mogni ha guidato il gruppo nella riflessione proposta dal sussidio provinciale sul tema dell'udire: è stata sviluppata questa scheda sull’udire, per partire dall’importanza dell’ascolto, di sé e degli altri, per  lavorare avendo sempre più chiaro nella mente e nel cuore ciò che facciamo, perché lo facciamo e come lo facciamo.

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Venerdì 8 febbraio 2019 il candidato Sindaco Sergio Tommasini, Laura Nante e Stefania Rossi, rispettivamente coordinatrice e membro del Gruppo dei Cento, hanno visitato l’Opera Don Orione di Sanremo accompagnati da una rappresentanza del Consiglio Direttivo. Dopo aver visto il Giardino Alzheimer, le belle terrazze con vista mare e il reparto che dispone ancora dell’antico soffitto ligneo seicentesco, hanno avuto modo di vedere le bambole Joyk, acquistate con il finanziamento erogato proprio dal Gruppo dei Cento, il quale in ottobre aveva organizzato una cena di beneficenza per avviare presso la struttura la “Doll Therapy”, o “Terapia della Bambola”, terapia non farmacologica per i pazienti affetti da disturbi comportamentali. Le sette bambole saranno poi oggetto nel 2019 di un corso di formazione specifico rivolto ai professionisti sanitari della struttura che utilizzeranno il metodo.

L’utilizzo della “Doll Therapy” nasce in Svezia dall’idea di Britt Marie Egedius Jakobsson, psicoterapeuta, che ha utilizzato la bambola per stimolare l’empatia e le emozioni del proprio figlio affetto da autismo. Da quel momento in poi, e con uno sviluppo sempre maggiore, le bambole dedicate alla terapia come le “Empathy Doll” diventano in tutta Europa un oggetto simbolo nella relazione di aiuto. Esse verranno usate per stimolare l’emotività e l’empatia di bambini ed adulti e successivamente come elemento di cura e terapia per i malati di demenza.

Utile sia a livello preventivo che di cura, l’intervento organizzato sistematicamente e professionalmente porta benefici, come la modulazione di stati d’ansia e di agitazione e delle loro manifestazioni sintomatiche (aggressività, insonnia, apatia o wandering), la conseguente possibilità di ridurre sensibilmente il ricorso ai sedativi, contrastando le condizioni di depressione caratterizzate da disinteresse ed inattività totale, la capacità di rispondere ai bisogni emotivi-affettivi che, malgrado il deterioramento cognitivo, rimangono presenti ma non sono più soddisfatti come in età precedenti, la possibilità di ostacolare il deterioramento di alcune abilità.
A partire dall’osservazione delle potenzialità di questa terapia, essa può essere considerata un metodo integrativo piuttosto che alternativo, ma anche uno strumento di riabilitazione in grado di aiutare a ridurre e compensare le compromissioni funzionali degenerative. Dati preliminari dimostrano come, nei pazienti dementi degenti in residenze socio assistenziali, la terapia con la bambola sia stata utile nel ridurre i sintomi di aggressività ed il carico infermieristico in pazienti lungodegenti con disturbi comportamentali.

Le bambole terapeutiche originali, denominate Joyk, possiedono caratteristiche particolari che potrebbero non farle apparire come le bambole più belle in vendita, ma che le rendono maggiormente in grado di suscitare emozioni e che per questo vengono definite anche “bambole empatiche”.
Grazie al sostegno economico del Gruppo dei Cento, l’Opera Don Orione ha acquistato le bambole Joyk per poter introdurre l’utilizzo della metodologia “ Doll Therapy” nell’approccio integrato delle terapie non farmacologiche per anziani affetti di demenza.

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Gli enti di formazione professionale di rilevanza nazionale, tra cui il nostro ENDO-FAP si sono riuniti nell’associazione di rappresentanza Forma, giovedì pomeriggio, presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio per il seminario "L'occupazione e lo sviluppo del Paese - Il sistema duale italiano, risultati e prospettive”. Per ENDO-FAP era presente Federico Carollo, vice-presidente, di cui riportiamo le riflessioni:

Il focus evidenziato dai relatori è la mancanza di dialogo e di collaborazione tra il mondo dell’educazione e quello dell’impresa, che riversa nel nostro paese il pessimo risultato in termini di occupazione. Raccogliere questa sfida è da sempre uno degli obiettivi principali del sistema di IeFP (Istruzione e Formazione Professionale). Con la sperimentazione del sistema duale si è potuto dimostrare che le imprese diventano veri e propri partner per la progettazione e la realizzazione congiunta dei percorsi formativi.

Ai gentili, ospiti, tra cui: la Vicepresidente della Camera On. Mara Cafragna che ci ha ospitati, l’On. Valentina Prea, l’On. Andra Giaccone e la Sen. Simona Malpezzi; sono stati evidenziati alcuni snodi che la FP ritiene essenziale:

·         Consolidamento dell’esperienza del sistema duale

·         Definizione di un ruolo esplicito e formale per gli enti di Formazione Professionale relativamente ai beneficiari del reddito di cittadinanza;

·         Rafforzamento del sistema ITS (Istruzione Tecnica Superiore);

·         Azione per il Sud, come è evidente resta ancora un eccessivo divario;

·         Utilizzo dei fondi PON

Noi tutti della formazione stiamo provando seriamente a cambiare le sorti del nostro paese e del futuro dei nostri figli e confidiamo che l’azione di questo seminario faccia breccia anche nella politica italiana e nei cuori di chi ci rappresenta.

 

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Con queste parole si è concluso il percorso carismatico che ha visto insieme per tre giorni dipendenti da vari luoghi d'Italia, sacerdoti e relatori laici.

La mattinata ha visto alternarsi gli interventi di Don Giovanni Carollo, Davide Gandini e Roberto Franchini: i primi due hanno approfondito il tema del carisma, mentre l'ultimo ha stimolato la riflessione sul lavoro all'interno delle opere di carità, alla ricerca dell'equilibrio tra legalità, sostenibilità e carisma.

Ma cosa dà energia e vita a tutte queste opere? La sorgente inesauribile è la carità, l'amore: una carità generosa e operosa, che non conosce fatica nè esitazione, come la descrive San Paolo nel capitolo 13 della prima lettera ai cristiani di Corinto. Una carità che trova la sua linfa vitale in Gesù Cristo, che ha mostrato agli uomini cosa vuol dire amare, perché li ha amati "da morire" per loro.

Anche oggi "al piccolo Cottolengo si vive allegramente", come scriveva Don Orione, perché nonostante la fatica e le difficoltà, si continua a fare di tutto per amare l'altro, altro come anziano, disabile, giovane, emarginato, collega o superiore, si continua a seguire l'indicazione di Don Orione di fare del bene sempre, del bene a tutti, del male a nessuno. E quando si fa del bene, si sta bene!

E così, dopo giornate piene di stimoli, ciascuno è tornato a casa, pronto a rituffarsi nella quotidianità, certo di non essere solo, ma di appartenere ad una famiglia grande, non solo perché numerosa e variegata, ma sopratutto perché ha di grande il cuore.

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Sono due le stelle luminose che hanno seguito i partecipanti al percorso formativo carismatico #seguilastella.

La prima l'hanno incontrata nell'Eremo di Sant'Alberto di Butrio, PV: si tratta di Frate Ave Maria, l'eremita cieco accolto da Don Orione e vissuto nell'eremo fino alla morte, nel 1964. Un uomo provato dall'improvvisa cecità seguita ad un incidente all'età di dodici anni, riscopre la luce nella sua vocazione e trasmette a tutti la sua felecità di vivere una "luminosa notte", perché illuminata dall'unica luce capace di penetrare le tenebre del cuore: Gesù.

Con la forza di questo esempio, don Giovanni Carollo ha presentato la seconda stella, Don Orione, spiegando le fondamenta della spiritualità orionina, i quattro amori di Don Orione: Gesù, la Madonna, il Papa e le anime. Questa la sorgente del suo agire: senza la sua fede in Dio ogni azione di Don Orione potrebbe essere ridotta banalmente a filantropia. Invece, il fare del bene non era solo un'azione di bontà umana, ma la volontà attraverso il bene di salvare le anime, di ridare ad ogni uomo sofferente la speranza che non delude, Gesù.

Nel pomeriggio è intervenuto don Gianni Giarolo, vicario provinciale, che ha descritto la figura di Don Orione educatore: non un vero pedagogista, impegnato a tratteggiare la sua teoria ed il suo metodo, ma un uomo pragmatico, portato all'azione animato da grande zelo e attenzione per gli altri. Mirabile esempio di questo atteggiamento l'incontro con il giovane Ignazio Silone, descritto nel famoso racconto "Incontro con uno strano prete".

A seguire Don Felice Bruno ha fatto fare ai partecipanti un "giro del mondo", visitando virtualmente le missioni orionine, dall'Africa all'India, dalle Filippine alla Romania, dall'Albania all'Ucraina, missione che proprio don Felice con altri due confratelli aprì nel 2001. Don Orione non si accontenta di un'opera locale, il suo cuore è troppo grande per non abbracciare anche i popoli più lontani e portare anche là un germe di speranza. E anche oggi molti sacerdoti, suore e volontari continuano ad allargare i confini della sua Opera.

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Con queste parole Don Roberto Simionato, superiore generale dell'Opera Don Orione nel 2004, commentava la canonizzazione di Don Orione. E con questa esortazione Don Giovanni Carollo ha introdotto la figura di San Luigi Orione ai partecipanti del percorso carismatico #seguilastella.
Oltre trenta dipendenti e collaboratori delle case orionine in Italia si sono ritrovati a Tortona: da Savignano Irpino, Reggio Calabria, Pescara, Milano, Santa Maria La Longa, Genova, Firenze, Bergamo, Fumo, Montebello della Battaglia.

L'economo provinciale Don Alessandro D'Acunto ha illustrato un po' di "geografia" orionina, mostrando le diverse opere che caratterizzano la realtà italiana, gli organi di governo e il loro sviluppo storico fino alla costituzione nel 2012 della Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza.

Don Giovanni ha ripercorso la storia di Don Orione, grande nelle opere realizzate e ricca di interventi della Provvidenza, mostrando immagini e luoghi, raccontando fatti tutti legati dall'intento instancabile di "salvare sempre, salvare tutti". Davide Gandini, membro dell'équipe provinciale e segretario generale del Piccolo Cottolengo Genovese, ha invece collocata la figura di Don Orione nel suo contesto storico-culturale, con riferimenti alla storia, alla filosofia ed alle teorie economiche di ieri e di oggi.

E poi la visita ai luoghi dove don Orione è vissuto: il Santuario della Madonna della Guardia, il Paterno, il Duomo. Come accade a chi visita per la prima volta quei luoghi, anche in questa occasione gli occhi si sono velati di commozione nel trovarsi a pregare davanti all'urna che conserva il corpo di Don Orione, con le sue scarpe consumate dalla strada fatta per servire gli ultimi, i più poveri tra i poveri.

Approfittando di un tiepido sole, i partecipanti hanno percorso le strade di Tortona, suscitando la curiosità dei passanti, e sono stati accolti in Duomo per visitare le stanze in cui il chierico Orione viveva durante gli anni del seminario, in cui per mantenersi agli studi svolgeva l'incarico di custode della cattedrale: sono gli spazi in cui Luigi accoglie prima uno, poi molti bambini e ragazzi un po' troppo vivaci per fare dottrina e che formano il primo oratorio, il nucleo iniziale della sua congregazione.

Dopo aver pregato dalla finestrella che guarda dal voltone del Duomo al Tabernacolo, Fratel Lanus ha guidato il gruppo al Paterno, il luogo che custodisce tanti ricordi e tanti episodi della vita di Don Orione. Lì, momento culminante della visita, la sosta nella Cappella, vero cuore della famiglia orionina: Don Orione ha celebrato la santa messa, predicato ai suoi ragazzi, li ha salutati per l'ultima volta prima di partire per Sanremo dove poi sarebbe morto il 12 marzo del 1940.

Come a quei giovani l'8 marzo del 1940, così a questi dipendenti, a questi suoi laici Don Orione rinnova oggi l'invito a cercare di amare sempre il Signore, a camminare nella via di Dio.

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Mercoledì, 06 Febbraio 2019

Firenze - Segretariato Amministrativo

Si è svolto a Firenze, lunedì mattina, presso la casa per ferie Don Secchiaroli, l’incontro del Segretariato Amministrativo.

Il team di lavoro, guidato dall’Economo Provinciale Don Alessandro D’Acunto, ha cominciato a gettare le basi dell’organizzazione del prossimo Convegno Amministrativo (giunto alla sua 25^ edizione), appuntamento annuale che riunisce gli economi e gli amministrativi delle di tutte le case orionine per vivere insieme qualche giorno di confronto, condivisione e formazione.

Dopo la S. Messa del mattino e le lodi, i lavori del Segretariato hanno preso avvio dall’analisi dei questionari di gradimento del Convegno 2018: da qui la riflessione su criticità, punti di forza, aspettative dei partecipanti.

I presenti si sono poi confrontati molto sui contenuti da proporre, sulle modalità di svolgimento delle singole giornate, sul modo più efficace di strutturare il Convegno 2019 affinché le giornate siano momento di crescita e formazione efficace, in linea con quanto indicato dal Padre Provinciale circa i temi di questo triennio.

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