"Lo scoraggiamento ci fa sentire che la sola fonte della forza è Dio."
Don Orione

Questo il titolo di un incontro promosso da Caritas, Fondazione Migrantes e Centro Astalli a Sacrofano, alle porte di Roma, dal 15 al 17 febbraio, con partecipanti provenienti da 90 diverse diocesi, anche diversi rifugiati e profughi di 38 Paesi diversi.

L'iniziativa ha voluto essere un incontro tra associazioni, famiglie e comunità che animate dall'insegnamento del Vangelo vivono l'accoglienza e la fraternità. Storie di vita, storie di aiuto, storie di speranza, storie di persone che, spesso, da accolte sono diventate accoglienti replicando verso altri il bene che hanno ricevuto. Come l’ ingegnere afghano Khalid, che, dopo aver trovato accoglienza, si è fatto carico di un’altra famiglia di rifugiati di cui ha seguito le sorti fino al totale ricongiungimento familiare e all’avviamento al lavoro. O come Kady, la senegalese che ha abbracciato il Papa e che a Foggia dedica più di un pomeriggio a dare una mano alla Caritas.

Anche Papa Francesco ha voluto essere presente in forma privata e  venerdì 15 febbraio, alle ore 16.00, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica. Ed i partecipanti, al termine di queste intense giornate, hanno lanciato a tutti i cristiani un messaggio: «Noi che ci siamo lasciati liberare dalla paura, che abbiamo sperimentato la gioia dell'incontro vogliamo, con le parole di papa Francesco, “Annunciare questo sui tetti, apertamente, per aiutare altri a fare lo stesso”».

Condividi su:

Conoscere in modo più approfondito il carisma di Don Orione per imparare da lui come si vive e si lavora nelle sue case: con questo obiettivo, lunedì 11 febbraio gli operatori del Centro Mater Dei di Tortona si sono messi in cammino.

Ma non lo hanno fatto solo metaforicamente, ma anche percorrendo le strade della loro città e poi nei prossimi incontri lo faranno visitano altri luoghi simbolici della vita di don Orione: la casa dove visse fino alla morte, il Paterno, Villa Charitas dove si trovano le suore non vedenti, le Sacramentine, il Santuario di Montespineto e l'Eremo di Sant'Alberto di Butrio.

Il primo incontro di questo percorso dal titolo “La Carità tra noi: da ciò che facciamo a come lo facciamo" si è svolto a Tortona nei giorni 13-14-15 febbraio, per dare a tutti la possibilità di partecipare. Don Achille Morabito, direttore del Paterno, ha accolto gli operatori ed ha consegnato loro questo messaggio augurale: “possiate assaporare il profumo delle origini perché ‘qualcosa’ di Don Orione possa entrare nella nostra vita”.

Accompagnati da Fr. Ianus gli operatori hanno visitato, molti per la prima volta, gli ambienti nei quali il Santo ha vissuto e scoperto anche qualche aneddoto di santità. 

Fabio Mogni ha guidato il gruppo nella riflessione proposta dal sussidio provinciale sul tema dell'udire: è stata sviluppata questa scheda sull’udire, per partire dall’importanza dell’ascolto, di sé e degli altri, per  lavorare avendo sempre più chiaro nella mente e nel cuore ciò che facciamo, perché lo facciamo e come lo facciamo.

Condividi su:

Oggi la Chiesa ricorda la Vergine di Lourdes, che apparve a Bernadette l'11 febbraio 1858. Nello stesso giorno e anno si univano in matrimonio Vittorio Orione e Carolina Feltri, genitori di Don Orione. Un legame unisce il santo della carità con la Madonna e la cura dei più poveri ed abbandonati. Per essi aprì case che potessero accogliere ogni dolore, senza chiedere di dove sei, da dove vieni, di che nazione sei.

Papa Giovanni Paolo II nel 1992 volle che questo giorno fosse dedicato alla preghiera per i malati e per coloro che li assistono, perché "la forza del cristianesimo è data soprattutto da questo: esso dà significato alla sofferenza", come scrisse lo scrittore francese Francois Mauriac.

Papa Francesco ha intitolato il suo messaggio "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date", dal versetto 8 del capitolo 10 del Vangelo di Matteo. Dice il Papa, "Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture".

Sono molte le figure che, attorno agli ammalati, fanno del dono la chiave della loro vita: sono gli operatori che oltre alla loro professionalità sanno costruire relazioni, creare fiducia e ridare speranza, sono i volontari che donano il loro tempo per stare accanto a chi soffre portando un sorriso e una buona parola, senza aspettarsi nulla in cambio.

Ecco ancora Papa Francesco che sottolinea come "la dimensione della gratuità dovrebbe animare soprattutto le strutture sanitarie cattoliche, perché è la logica evangelica a qualificare il loro operare": un augurio a tutti gli operatori, volontari, ospiti delle case orionine e non solo, perché il loro vivere insieme la stagione della sofferenza sia un'esperienza di Chiesa, di comunione e di amore.

Clicca QUI per leggere il testo completo del messaggio del Santo Padre.

Condividi su:

Lunedì, 04 Febbraio 2019

Albania - Una lettera da Bardhaj

Don Rolando Reda, missionario orionino in Albania, scrive periodicamente ad amici e benefattori per aggiornarli sulla vita della missione a Bardhaj, paese a 100 km da Tirana, per far sentire il legame forte che unisce chi è legato dal comune amore per Don Orione e per i poveri.

Per non togliere l'autenticità alle parole di Don Rolando, ecco la sua lunga e appassionata lettera, seguita dalle immagini della comunità:


Carissimi confratelli, amici e benefattori vicini e lontani,

vi inviamo un piccolo resoconto delle attività principali svolte in questi mesi nella nostra missione di Bardhaj, nel nord dell’Albania per essere in comunione gli uni con gli altri e insieme possiamo rendere grazie al Signore per le meraviglie che opera in mezzo a noi e restiamo strumenti docili nelle sue mani.

Il primo avvenimento registrato a fine settembre è che le suore cappuccine nostre collaboratrici soprattutto nei villaggi di Obot, Muriqan e anche Oblike, hanno lasciato Shiroka, la casa dove abbiamo abitato e si sono ritirate a Gramez, un villaggio della diocesi di Tirana, la loro prima sede. Le ringraziamo per la loro presenza e il lavoro svolto con giovani, ragazzi e ammalati nella formazione umana e cristiana, per 15 anni. 

Ogni anno, dopo la festa della Madonna del Rosario patrona della parrocchia di  Bardhaj, la prima domenica di ottobre, riprendiamo a pieno ritmo tutte le attività pastorali: oratorio, catechismo, incontri di formazione visite e benedizioni. La prima parte del nostro impegno è stato dedicato alla preparazione dei 50 giovani che il 3 novembre hanno ricevuto la cresima da mons. Angelo Massafra. L’arcivescovo  poi si è fermato con noi.

In serata sono arrivati anche il padre provinciale don Aurelio Fusi e il consigliere alla pastorale giovanile-vocazionale don Giuseppe Volponi che per la prima volta ha visitato l’Albania. La cena fraterna ha concluso la giornata di festa. I Superiori si sono fermati fino a mercoledì 7. I confratelli di Elbasan, don Giuseppe De Guglielmo, don Emilio Valente e il ch. Dritan Boka, sono venuti a Bardhaj e insieme abbiamo fatto una riflessione sulle prospettive della missione in Albania sottolineando potenzialità e difficoltà.

In questi ultimi anni stiamo assistendo ad una depauperazione della nazione, le forze migliori, i giovani albanesi in questo momento storico sono proiettati verso l’emigrazione: Italia, Grecia, Germania, Inghilterra, Francia, Stati Uniti le mete desiderate perché qui non vedono una speranza di futuro per una vita serena e dignitosa. Studiano, imparano un mestiere per partire, si aggregano silenziosamente ai grandi flussi migratori dall’Africa e dal medio oriente con un vantaggio perché molti hanno già un punto di riferimento negli stati di destinazione: parenti, amici, conoscenti. Si illudono che il paradiso in terra sia in qualche stato europeo o negli USA, ma c’è in moltissimi questa convinzione e questa visione e quindi partono o sperano di partire.

Il confratello don Pavlin Preka ordinato sacerdote nel 2017 è stato destinato alla missione del Kenia ed è partito a metà ottobre verso la sua nuova destinazione. Don Giuseppe Bisceglia della comunità di Elbasan è stato nominato parroco della nostra parrocchia di Anzio, ed è rientrato in Italia. E’ arrivato il ch. Dritan Boka che farà i due anni del tirocinio nella comunità di Elbasan con un occhio particolare alla pastorale giovanile anche al nord.Pregate insieme con noi che il Signore ci mandi tante e sante vocazioni sacerdotali e religiose.

Il 10 dicembre le due comunità si sono incontrate ad Elbasan per riflettere sulla scheda di formazione permanente “Venite e vedete”  e per lo scambio di auguri per le feste ormai imminenti. Il periodo di avvento e il tempo di Natale con le feste di fine anno sono avvenimenti molto attesi con gioia ed entusiasmo da piccoli e grandi. Gli auguri, le aspettative, le luci, i regali, le visite riaccendono la speranza che l’anno che verrà sarà portatore di sorprese e avvenimenti positivi per tutti. La preparazione del presepe, dell’albero e soprattutto della festa di Natale ha coinvolto molti nostri giovani e ragazzi. Il giorno 21 dicembre è stata realizzata a Oblike, il 22 a Bardhaj. Protagonisti i ragazzi, partecipanti i familiari, una festa gioiosa che con canti, danze e la rappresentazione della nascita di Gesù hanno fatto risuonare nello spirito dei presenti il messaggio di pace e gioia che viene dalla grotta di Betlemme. Il tempo per tutto il periodo è stato bello e la temperatura mite. 

Il giorno 7 gennaio subito dopo l’Epifania che qui è caratterizzata dalla benedizione dell’acqua, son venuti a Bardhaj i confratelli di Elbasan per l’incontro mensile e ci siamo rinnovati gli auguri per il nuovo anno. L’8 gennaio, come ormai da tradizione, c’è stata la presentazione del messaggio di papa Francesco per la giornata mondiale della pace al teatro Migjeni, il principale della città di Scutari, alla presenza delle autorità civili, religiose e numeroso pubblico. Il nostro gruppo di balli popolari di Bardhaj e Oblike ha contribuito alla riuscita della manifestazione con grande gioia di tutti. Poi il 9 mattina ci ha sorpreso una grande nevicata: per tre giorni la neve è caduta abbondante imbiancando tutto con una coltre di 30-40 cm, paesaggio bellissimo, ma anche bloccando tutto in una città che non ha i mezzi adatti a fronteggiare una emergenza del genere. Le vacanze di Natale sono state prolungate di altri 10 giorni per tutte le scuole. Per fortuna che a metà mese di gennaio ha cominciato a piovere e la pioggia pian piano ha sciolto quel manto ormai congelato che ricopriva tutto.

Il freddo dell’inverno aumenta i disagi soprattutto delle famiglie più povere che non hanno una casa adeguata e un lavoro sicuro e quindi le richieste di aiuto si moltiplicano: viveri, legna, medicine. Il 24 gennaio è venuto Dritan dalla comunità di Elbasan e si è fermato una settimana tra noi. Secondo un programma stabilito ha incontrato i giovani di Bardhaj e quelli di Oblike iniziando un cammino di formazione umana e cristiana nello spirito di don Orione che speriamo porti frutti abbondanti.   

Auguriamo a tutti i confratelli, amici e benefattori ogni bene. Pregate per noi affinché la nostra missione in mezzo alla gente che ci è stata affidata sia fruttuosa e feconda di fede e di amore.

Confidiamo nel vostro aiuto spirituale e materiale per far germogliare quei semi di speranza che il Signore ha seminato a larghe mani anche qui, nel profondo del cuore di ciascuno.
Don Rolando, don Dorian e don Giuseppe

 

 

 

Condividi su:

L’Alleanza contro la povertà in Italia ha divulgato un comunicato circa la propria posizione riguardo il reddito di cittadinanza (RdC).
L’Alleanza, nata nel 2013, è un’associazione di scopo - indipendente dalle forze politiche - che si batte per dotare l’Italia degli interventi necessari a fronteggiare la povertà assoluta. Attualmente raccoglie 38 organizzazioni tra cui la Piccola Opera della Divina Provvidenza di Don Orione.

Il comunicato spiega che il modello del reddito di cittadinanza incrementerà sensibilmente i fondi destinati a coloro i quali vivono in povertà. È il più ampio trasferimento di risorse per la lotta alla povertà mai effettuato in Italia. In concreto, ciò permetterà a molti di poter sostenere spese fondamentali per la propria vita quotidiana.

Il Reddito di Cittadinanza si rivolge ai poveri ma gli interventi previsti si concentrano sulla ricerca del lavoro. Tuttavia, numerosi poveri non sono in condizioni di lavorare, o non lo sono immediatamente, e – per chi lo è – le offerte di impiego debbono effettivamente esistere. In assenza di adeguate politiche finalizzate alla crescita dell’occupazione, attraverso forti investimenti, quest’ultimo è un presupposto molto fragile. L’errore di fondo consiste nel fare dell’incremento dell’occupazione, un obiettivo che non compete primariamente a queste, la ragion d’essere delle politiche contro la povertà.

Analogamente a queste criticità il comunicato parla delle differenze con il Rei, reddito d’inclusione, attualmente vigente che si basa su una visione della povertà in tutte le sue componenti. Il Rei nasce da un’attività di incessante pressione e da un’articolata proposta dell’Alleanza contro la Povertà in Italia, che raggruppa la gran parte di chi è quotidianamente a fianco dei poveri. Il Governo ha però deciso di superare il Rei, e la sua impostazione, mentre sarebbe stato più utile correggerne i difetti ed ampliare l’utenza.

L’Alleanza prende posizione circa tempi d’attuazione e sviluppi che il RdC può avere infatti esprime il rischio che si riveli la strada sbagliata per rispondere alle esigenze dei poveri, senza peraltro raggiungere gli obiettivi di incremento occupazionale. Ciononostante, quando si comprenderà che non si è scelta la via migliore per combattere l’esclusione sociale, tornare indietro sarà complicato.

Dalla sua l’Alleanza sta elaborando puntuali proposte di miglioramento del Decreto per poter avviare un approfondito confronto con il Governo e con il Parlamento nell’esclusivo interesse delle persone e delle famiglie che vivono in povertà in Italia.

QUI il comunicato completo.

Condividi su:

Giornata di confronto, condivisone e progettazione nelle Opere di Carità orionine: si è svolto ieri a Bergamo il secondo appuntamento del Segretariato Provinciale delle Opere di Carità del Nord Italia, preceduto dall'incontro di Tortona il 30 e seguito da quello di Trebaseleghe oggi.

Il Segretariato delle Opere di Carità nasce per “conservare e trasmettere in modo sicuro il carisma del fondatore nelle Opere caritative, pastorali ed educative della Provincia … che il Segretariato delle Opere si impegna a diffondere tra i religiosi, i collaboratori laici, i dipendenti e i volontari delle nostre Case. Mentre i valori sono un’esplicitazione del carisma, gli indicatori e le modalità di rilevazione sono uno strumento per verificare la presenza dei primi...”.

L’ordine del giorno è stato scandito dal Consigliere Don Giovanni Carollo che dopo una preghiera iniziale ha introdotto l’incontro. Il primo punto è stato di analisi e correzione del documento “Abbecedario linee guida per la promozione del carisma nelle Opere” che ha come scopo quello di contribuire ad “individuare le forme organizzative più atte ad esprimere i fini carismatici propri di Don Orione, così ben espressi dal Fondatore nella celebre lettera del 13 aprile 1935 sul Piccolo Cottolengo.” L’Abbecedario cerca di individuare le condizioni di base perché una casa di Don Orione possa esplicitamente perseguire il suo ruolo apostolico in un contesto storico-sociale che non è più quello di quando è nata.

Successivamente il Segretariato ha espresso il proprio contributo per l’Assemblea Generale di verifica ed ha proposto degli spunti contenutistici per l’VIII Convegno Apostolico appuntamento annuale a cui sono interessate tutte le Opere di Carità orionine: Piccolo Cottolengo, Centri Diurni, Case di Riposo, Residenze Sanitarie Assistenziali, Comunità Accoglienza Minori, Comunità Accoglienza Ragazze Madri, Centri Aiuto alla Vita, Disabili residenziali, Accoglienza vita debole.
Il Convegno Apostolico è un indispensabile momento di riflessione sulle strategie per caratterizzare oggi in senso carismatico le opere, salvaguardando al contempo i necessari criteri di sostenibilità e di efficienza.

Condividi su:

Il 28 dicembre del 1908 un devastante terremoto colpì lo Stretto, distruggendo Reggio Calabria e Messina, città in cui dopo il maremoto conseguente al sisma, furono distrutti il 90% degli edifici.

Tra le figure epiche di quella immane tragedia spicca Don Orione, all'epoca giovane sacerdote, era stato ordinato nel 1895, che partì senza indugio da Tortona il 4 gennaio e raggiunse prima Reggio il 13 gennaio del 1909 e poi il 14 gennaio Messina. Giunto in mezzo a quella desolazione e morte, don Orione scriveva "Noi daremo per gli orfani la vita. Ogni sacrificio, ogni sacrificio più umile, più nascosto, sarà dolce pur di riuscire a fare di noi un olocausto per gli orfani".

Messina, da sempre riconoscente a Don Orione, per aver non solo ricostruito la città, ma per averle ridato dignità e identità, lo ricorda con un convegno, preceduto da una settimana di eventi preparatori.

Il convegno ripercorre quei 36 mesi di lavoro incessante, caratterizzato da capacità di organizzare e conciliare, ma anche da prove e sofferenze: il suo incontro con il clero, i religiosi e le autorità civili e militari presenti in Messina subito dopo il terremoto del 28 dicembre 1908, per iniziare la ricostruzione, non solo materiale, della Città, rasa al suolo in tutti i sensi.

Insieme a don Orione operarono altri grandi della carità: Padre Annibale di Francia e Padre Antonino Celona, il quale collabora anche con il Santo Annibale Maria Di Francia nelle opere da quest’ultimo fondate a favore dei poveri e degli orfani.

In allegato il programma del convegno.

Condividi su:

Lunedì, 28 Gennaio 2019

Trebaseleghe - #storie di casa

Abitare: questo è il tema della formazione carismatica per tutte le strutture orionine italiane ed anche di un concorso fotografico a cui partecipa anche la Casa Don Orione di Trebaseleghe.

Il tema annuale è ispirato dalla lettera di Don Orione del 13 aprile 1935, scritta da Buenos Aires, sul Piccolo Cottolengo; egli, descrivendo la vita di quel luogo, diceva: "Al Piccolo Cottolengo si vive allegramente: si prega, si lavora, nella misura consentita dalle forze: si ama Dio, si amano e si servono i poveri. Negli abbandonati si vede e si serve Cristo, in santa letizia. Chi  più  felice  di  noi?”.

La rivista Care e Management, una rivista trimestrale destinata alle aziende socio-sanitarie pubblicata da Editrice Dapero, ha indetto anche per il 2019 un concorso fotografico. Il titolo di quest’anno è #Storie di casa, un titolo perfettamente in linea con la mission delle case orionine.

L’intento è quello di cogliere momenti di vita all’interno di ambienti di cura, vissuti come luoghi familiari nei quali non si abbia la sensazione di essere costretti, ma stimati e liberi per poter essere gli stessi di sempre con la propria identità e unicità. Il luogo come parte importante del bisogno di sicurezza di autonomia, di accoglimento. Il luogo del ricordo ma anche di vita e di condivisione nel qui e ora.

La casa Don Orione di Trebaseleghe partecipa al concorso con 4 scatti nella speranza di aver colto il significato del vivere al Don Orione di Trebaseleghe, lo sforzo quotidiano degli operatori di dare alle persone che abitano quella casa una vita di qualità.

Premio: la copertina della rivista Care e management (rivista rivolta ai professionisti delle strutture per anziani).

Per votare basta entrare nella pagina FB di Editrice Dapero e cercare le foto inviate dalla Casa Don Orione di Trebaseleghe: votate!

 

Condividi su:

Mercoledì, 23 Gennaio 2019

Campocroce - 29 anni e non sentirli!

Il 15 gennaio 1990 è nato l’Orione Musical Group. E da 29 anni, ogni anno, il ricordo di quel giorno viene festeggiato e celebrato, così come è accaduto domenica 20 gennaio, con oltre 70 persone riunite per festeggiare presso l’Istituto Marco Soranzo, lì, dove tutto ha avuto inizio.

Un incontro di famiglie nella grande famiglia del Seminario della Vita. Un momento insieme, innanzitutto per ringraziare per le tante occasioni che la Provvidenza ha offerto al gruppo per essere in servizio in quest’ultimo anno: le tante animazioni liturgiche, la testimonianza “Io ci provo!” replicata in 4 occasioni all’Istituto Berna di Mestre, nel giorno della Festa di San Luigi Orione (ARTICOLO), la Cena di solidarietà per le missioni orionine durante la Festa del Radicchio di Martellago, gli incontri di preghiera con don Luca Ingrascì per le vocazioni orionine (ARTICOLO), le occasioni di servizio a Chirignago o a Campocroce, le cene condivise, le riunioni, l’amicizia, i sorrisi, la carità, la famiglia, i canti, il servizio.

Ed il modo migliore e più adeguato per ringraziare non poteva che essere con la celebrazione della Santa Messa. Quasi ogni momento di festa del gruppo inizia con la Santa Messa, in questa occasione celebrata da don Stefano Bortolato, direttore dell'Istituto Berna.

La festa di compleanno dell’Orione Musical Group è caduta nella domenica in cui il Vangelo ci porta a Cana di Galilea; e qui, l’occhio attento di Maria, richiama l’attenzione sul fatto che sta venendo meno il vino. E quando sta per mancare il “vino” nella vita cosa bisogna fare? Seguire il consiglio di Maria: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2, 15). Mettersi in ascolto e fidarsi di Lui. La fede è dire sì, io ci provo… faccio la mia parte, metto la mia “acqua”, sapendo che può diventare “vino buono”, se mi affido a Gesù.

Durante la celebrazione sono stati ricordati poi in più occasioni: Marilisa, Fabio, Claudio ed Angela (ARTICOLO), ora Angeli che dal Paradiso, sorridono agli amici dell’OMG e di sicuro, in maniera diversa, sono stati presenti ed hanno partecipato alla bella festa. Questi nostri amici sono stati ricordati in modo particolare al termine dell’Eucarestia, con il canto “Angelo di Dio” intonato prima da alcuni bambini del gruppo e poi da tutti i presenti. Ognuno cantava pensando agli angeli custodi di tutti, ma soprattutto a questi quattro speciali ed unici che sono stati parte viva dell’Orione Musical Group.

Al termine della Santa Messa sono stati letti gli auguri di don Moreno Cattelan, fondatore del gruppo, che dal 2004 si trova in Ucraina, nella missione orionina di Leopoli. Nonostante gli oltre mille km di distanza, don Moreno è sempre vicino all’Orione Musical Group e quando non può esserlo fisicamente, lo è sempre con il pensiero e con il cuore. Queste alcune delle parole del suo augurio:
 “Ci attende sempre una nuova sfida. Un rinnovamento. Un ritrovare motivi e passione.
Nuovi amici dove… c’è posto per tutti nella legge dell’Amor.
E’ questo il mio augurio a tutti e a ciascuno.
Nel nome della Divina Provvidenza si cammina e si costruisce.
Un abbraccio per dirvi semplicemente un immenso grazie!
Un abbraccio per confermarvi tutta la mia stima e gratitudine.
Un abbraccio per contagiarvi ancora e lanciarvi nel futuro che ci attende.
Tra un ricordo, un progetto, una nuova idea, una carezza ed una certezza:
Siate sempre e ovunque protagonisti dei vostri sogni!”.

La festa è continuata nella sala da pranzo dell’Istituto Soranzo, dal 2009 sede del Seminario della Vita, nel quale sono accolte famiglie in difficoltà spesso con bambini piccoli. Gran parte di loro sono state presenti al bel momento conviviale. A festeggiare con gli amici dell’Orione Musical Group c’erano anche alcuni ospiti del Centro don Orione di Chirignago.

La giornata è stata vissuta da tutti, adulti e bambini, con grande gioia. Gioia che l’Orione Musical Group prova a mettere da 29 anni nel testimoniare il messaggio di San Luigi Orione, accogliendo questo suo invito "Noi dobbiamo irradiare la gioia, la letizia di Dio, la felicità di Dio: far sentire che servire e amare Dio è vita, è calore, è ardore, è vivere sempre allegramente, - e che solo i servi di Dio sentono la pace gioiosa e il bene e la gioia santa della vita" (S. Luigi Orione, Scritti 21, 179, lettera del 9 novembre 1934).

 

 

Condividi su:

Il Centro Medico Sociale Don Orione di Savignano Irpino ha aderito in modo orginale alla campagna natalizia della Fondazione Don Orione, a sostegno della PAOFI Don Orione Foundation di Lucena nelle Filippine, una missione che sostiene 350 bambini con progammi di sotegno alimentare e scolastico.

Nell'anno in cui la casa irpina ha festeggiato il cinquantesimo di apertura, si è voluto ricordare questa lunga storia di carità realizzando un calendario che accompagnerà tutto il 2019 e che può portare un po' di aiuto in una terra bisognosa; questo perché "il tempo, per un cristiano, non si misura solo nei giorni o nelle ore, ma nella musira in cui ci si fa dono agli altri", dice il direttore del Centro Fabrizio Lanciotti nel testo introduttivo.

Il Calendario presenta per ogni mese l'immagine di un'opera del pittore Antonio Boatto (1936-2015), artista geniale ed allievo di Don Orione, che ha realizzato numerosi lavori proprio nelle chiese orionine di Marghera, Milano, Avezzano e Foggia e nel Santuario della Madonna della Guardia di Tortona. Le immagini accompagnano il tema scelto per il calendario, un versetto del Vangelo di Matteo: "ero forestiero".

Per ogni mese, sono presentati alcuni testi: una frase della Bibbia, che racconta la lunga storia d'amore tra Dio e l'umanità; la parola del Papa, da Palo VI a Francesco, che richiama l'urgenza di una Chiesa aperta e accogliente; un pensiero di Don Orione, l'apostolo della carità, che ci rinnova il suo appello ad avere un cuore grande e generoso.

A questa opera hanno collaborato oltre al Direttore del Centro, l'ingegner Mario Vernacchia per il progetto grafico e Don Achille Morabito per la selezione dei testi.

Per informazioni sul calendario è possibile scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Condividi su:

Pagina 1 di 8