"Non dobbiamo vivere ciascuno per noi, ma ciascuno per tutti i fratelli."
Don Orione

Oggi pomeriggio alle 15, all'Ecoteatro di via Fezzan, a Milano, l'Opera don Orione vivrà un momento importante nel suo impegno di vivere le opere di carità "alla testa dei tempi".

Il Piccolo Cottolengo milanese inaugura con un convegno i nuovi nuclei Alzheimer recentemente ristrutturati, con il contributo di Fondazione Cariplo, Elet Stiftung e di molti benefattori. Il convegno si intitola Vivimeglio Alzheimer: dall'importanza della conoscenza all'accoglienza": questi i due temi che si sono intrecciati nei lavori di ristrutturazione e riprogettazione degli spazi destinati alle persone con demenza di Alzheimer, da un lato le proposte innovative derivate dalle ricerche e studi scientifici più attuali, dall'altro la volontà di mettere la persona al centro e quindi di ripensare gli spazi, i colori, il modo di lavorare del personale e la sua formazione specifica.

Oggi la presentazione ufficiale di questo progetto, con un dialogo tra operatori, familiari e cittadinanza su un tema sempre più attuale.

Alle ore 15.00 darà il benvenuto ai presenti Don Pierangelo Ondei, Direttore del Piccolo Cottolengo Don Orione, seguito dall’Arcivescovo di Milano S.E. Mons. Mario Delpini. Per le autorità civili sarà presente il Presidente della III Commissione Permanente Sanità e Politiche Sociali della Regione Lombardia Dott. Emanuele Monti.

A seguire gli interventi di relatori molto conosciuti nell'ambito della cura delle demenze: il Prof. Marco Trabucchi, Medico Geriatra, Direttore Scientifico Gruppo di Ricerca Geriatrica - Brescia,“L’Alzheimer non cancella la vita”, Gabriella Salvini Porro, Presidente Federazione Alzheimer Italia, “Dare voce alle persone con demenza: le Comunità Amiche”, il Dott. Pietro Vigorelli, Psicoterapeuta, Presidente del Gruppo Anchise, “Quale accoglienza per un anziano smemorato e disorientato?“, la Dott.ssa Silvia Vitali, Medico Geriatra e Direttore Medico dell’istituto Geriatrico Camillo Golgi di Abbiategrasso, “La Persona con Demenza al centro delle cure”, la Dott.ssa Barbara Eleonora Pozzoli, Psicologa, Musicista Musicoterapeuta,“Chi conserva la musica non perderà mai l’anima” (al pianoforte), infine il Dott. Roberto Naso Marvasi, Direttore Sanitario del Piccolo Cottolengo Milanese di Don Orione presenterà l’Equipe del Progetto “Vivimeglio Alzheimer”.

Modera il convegno il Prof. Roberto Franchini, Responsabile Piano Strategico Provincia Religiosa Madre della Divina Provvidenza.

 

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Domenica, 24 Marzo 2019

Bergamo - un medico per te

Domenica scorsa, durante la Santa Messa delle ore 10,00, al Centro Don Orione di Bergamo si è vissuto un momento di carità e di apertura al territorio.

Il Centro Don Orione e il Patronato San Vincenzo hanno siglato con la firma un accordo-progetto chiamato “Un medico per te”. Il Patronato San Vincenzo è un'opera molto conosciuta a Bergamo, fondata all'inizio del 1900 da don Bepo, un sacerdote che ha iniziato ad occuparsi di alcuni giovani senza famiglia e senza aiuti. Attualmente, l'Opera Diocesana Patronato San Vincenzo si occupa di ragazzi e di poveri, attraverso scuole professionali, case famiglia, servizi di accoglienza, mensa e ricovero notturno.

Il progetto "Un medico per te" prevede l’utilizzo gratuito degli ambulatori e della struttura medica per un anno per aiutare le persone seguite dal patronato.

La Santa Messa, animata dai canti del un gruppo dei giovani del patronato stesso, è stata presieduta da don Davide Rota, direttore del patronato, e concelebrata da don Alessio Cappelli, direttore del Centro Don Orione e da alcuni altri sacerdoti orionini. Al termine della Santa Messa don Alessio e don Davide hanno firmato sull’altare il documento di accordo.

Alla Messa era presente anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che con la sua presenza ha sottolineato lo stretto legame che unisce il Centro Don Orione al territorio bergamasco e il suo impegno a rivolgersi sempre di più verso gli ultimi e le periferie esistenziali.

Per conoscere di più sul Patronato San Vincenzo clicca QUI

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Oggi si celebra la Giornata Missionaria Orionina, un momento per riscoprire e attualizzare l'ardore missionario di Don Orione.

Ma come si fa a essere missionari oggi?

Forse alcuni possono sentirsi esclusi da questa chiamata alla missione, pensando che non se la sentono di partire per qualche lontano paese. Ci sono molti modi per essere missionari: con il sostegno ai progetti che i sacerdoti orionini portano avanti in Albania, in Romania, in Ucraina e in molti altri Paesi del mondo, dall'Africa all'Asia, con le adozioni a distanza, per aiutare i piccoli a studiare e dare un futuro migliore alla propria terra, con il volontariato.

Ma le parole di Don Orione ci ricordano che ogni cristiano è missionario, perchè ha nel cuore un amore ardente per gli uomini, tutti gli altri uomini, un amore che "è un dolcissimo e folle amore di Dio e degli uomini che non è della terra", che non lo lascia stare tranquillo e lo spinge a fare del bene, a tutti. Un amore che trova pace solo quando avrà ricondotto tutti a Cristo, cuore del mondo.

Ecco l'inno programmatico dell'opera missionaria di Don Orione:

Anime! Anime!
Non saper vedere e amare nel mondo che le anime de’ nostri fratelli.
Anime di piccoli,
anime di poveri,
anime di peccatori,
anime di giusti,
anime di traviati,
anime di penitenti,
anime di ribelli alla volontà di Dio,
anime di ribelli alla S. Chiesa di Cristo,
anime di figli degeneri,
anime di sacerdoti sciagurati e perfidi,
anime sottomesse al dolore,
anime bianche come colombe,
anime semplici, pure, angeliche di vergini,
anime cadute nella tenebra del senso
e nella bassa bestialità della carne,
anime orgogliose nel male,
anime avide di potenza e di oro,
anime piene di sé, che solo vedono sé, anime smarrite che cercano una via,
anime dolenti che cercano un rifugio o una parola di pietà,
anime urlanti nella disperazione della condanna
o anime inebriate dalle ebbrezze della verità vissuta:
tutte sono amate da Cristo,
per tutte Cristo è morto,
tutte Cristo vuole salve
tra le sue braccia e sul suo Cuore trafitto

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Questo il titolo di un incontro promosso da Caritas, Fondazione Migrantes e Centro Astalli a Sacrofano, alle porte di Roma, dal 15 al 17 febbraio, con partecipanti provenienti da 90 diverse diocesi, anche diversi rifugiati e profughi di 38 Paesi diversi.

L'iniziativa ha voluto essere un incontro tra associazioni, famiglie e comunità che animate dall'insegnamento del Vangelo vivono l'accoglienza e la fraternità. Storie di vita, storie di aiuto, storie di speranza, storie di persone che, spesso, da accolte sono diventate accoglienti replicando verso altri il bene che hanno ricevuto. Come l’ ingegnere afghano Khalid, che, dopo aver trovato accoglienza, si è fatto carico di un’altra famiglia di rifugiati di cui ha seguito le sorti fino al totale ricongiungimento familiare e all’avviamento al lavoro. O come Kady, la senegalese che ha abbracciato il Papa e che a Foggia dedica più di un pomeriggio a dare una mano alla Caritas.

Anche Papa Francesco ha voluto essere presente in forma privata e  venerdì 15 febbraio, alle ore 16.00, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica. Ed i partecipanti, al termine di queste intense giornate, hanno lanciato a tutti i cristiani un messaggio: «Noi che ci siamo lasciati liberare dalla paura, che abbiamo sperimentato la gioia dell'incontro vogliamo, con le parole di papa Francesco, “Annunciare questo sui tetti, apertamente, per aiutare altri a fare lo stesso”».

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Conoscere in modo più approfondito il carisma di Don Orione per imparare da lui come si vive e si lavora nelle sue case: con questo obiettivo, lunedì 11 febbraio gli operatori del Centro Mater Dei di Tortona si sono messi in cammino.

Ma non lo hanno fatto solo metaforicamente, ma anche percorrendo le strade della loro città e poi nei prossimi incontri lo faranno visitano altri luoghi simbolici della vita di don Orione: la casa dove visse fino alla morte, il Paterno, Villa Charitas dove si trovano le suore non vedenti, le Sacramentine, il Santuario di Montespineto e l'Eremo di Sant'Alberto di Butrio.

Il primo incontro di questo percorso dal titolo “La Carità tra noi: da ciò che facciamo a come lo facciamo" si è svolto a Tortona nei giorni 13-14-15 febbraio, per dare a tutti la possibilità di partecipare. Don Achille Morabito, direttore del Paterno, ha accolto gli operatori ed ha consegnato loro questo messaggio augurale: “possiate assaporare il profumo delle origini perché ‘qualcosa’ di Don Orione possa entrare nella nostra vita”.

Accompagnati da Fr. Ianus gli operatori hanno visitato, molti per la prima volta, gli ambienti nei quali il Santo ha vissuto e scoperto anche qualche aneddoto di santità. 

Fabio Mogni ha guidato il gruppo nella riflessione proposta dal sussidio provinciale sul tema dell'udire: è stata sviluppata questa scheda sull’udire, per partire dall’importanza dell’ascolto, di sé e degli altri, per  lavorare avendo sempre più chiaro nella mente e nel cuore ciò che facciamo, perché lo facciamo e come lo facciamo.

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Oggi la Chiesa ricorda la Vergine di Lourdes, che apparve a Bernadette l'11 febbraio 1858. Nello stesso giorno e anno si univano in matrimonio Vittorio Orione e Carolina Feltri, genitori di Don Orione. Un legame unisce il santo della carità con la Madonna e la cura dei più poveri ed abbandonati. Per essi aprì case che potessero accogliere ogni dolore, senza chiedere di dove sei, da dove vieni, di che nazione sei.

Papa Giovanni Paolo II nel 1992 volle che questo giorno fosse dedicato alla preghiera per i malati e per coloro che li assistono, perché "la forza del cristianesimo è data soprattutto da questo: esso dà significato alla sofferenza", come scrisse lo scrittore francese Francois Mauriac.

Papa Francesco ha intitolato il suo messaggio "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date", dal versetto 8 del capitolo 10 del Vangelo di Matteo. Dice il Papa, "Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture".

Sono molte le figure che, attorno agli ammalati, fanno del dono la chiave della loro vita: sono gli operatori che oltre alla loro professionalità sanno costruire relazioni, creare fiducia e ridare speranza, sono i volontari che donano il loro tempo per stare accanto a chi soffre portando un sorriso e una buona parola, senza aspettarsi nulla in cambio.

Ecco ancora Papa Francesco che sottolinea come "la dimensione della gratuità dovrebbe animare soprattutto le strutture sanitarie cattoliche, perché è la logica evangelica a qualificare il loro operare": un augurio a tutti gli operatori, volontari, ospiti delle case orionine e non solo, perché il loro vivere insieme la stagione della sofferenza sia un'esperienza di Chiesa, di comunione e di amore.

Clicca QUI per leggere il testo completo del messaggio del Santo Padre.

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Lunedì, 04 Febbraio 2019

Albania - Una lettera da Bardhaj

Don Rolando Reda, missionario orionino in Albania, scrive periodicamente ad amici e benefattori per aggiornarli sulla vita della missione a Bardhaj, paese a 100 km da Tirana, per far sentire il legame forte che unisce chi è legato dal comune amore per Don Orione e per i poveri.

Per non togliere l'autenticità alle parole di Don Rolando, ecco la sua lunga e appassionata lettera, seguita dalle immagini della comunità:


Carissimi confratelli, amici e benefattori vicini e lontani,

vi inviamo un piccolo resoconto delle attività principali svolte in questi mesi nella nostra missione di Bardhaj, nel nord dell’Albania per essere in comunione gli uni con gli altri e insieme possiamo rendere grazie al Signore per le meraviglie che opera in mezzo a noi e restiamo strumenti docili nelle sue mani.

Il primo avvenimento registrato a fine settembre è che le suore cappuccine nostre collaboratrici soprattutto nei villaggi di Obot, Muriqan e anche Oblike, hanno lasciato Shiroka, la casa dove abbiamo abitato e si sono ritirate a Gramez, un villaggio della diocesi di Tirana, la loro prima sede. Le ringraziamo per la loro presenza e il lavoro svolto con giovani, ragazzi e ammalati nella formazione umana e cristiana, per 15 anni. 

Ogni anno, dopo la festa della Madonna del Rosario patrona della parrocchia di  Bardhaj, la prima domenica di ottobre, riprendiamo a pieno ritmo tutte le attività pastorali: oratorio, catechismo, incontri di formazione visite e benedizioni. La prima parte del nostro impegno è stato dedicato alla preparazione dei 50 giovani che il 3 novembre hanno ricevuto la cresima da mons. Angelo Massafra. L’arcivescovo  poi si è fermato con noi.

In serata sono arrivati anche il padre provinciale don Aurelio Fusi e il consigliere alla pastorale giovanile-vocazionale don Giuseppe Volponi che per la prima volta ha visitato l’Albania. La cena fraterna ha concluso la giornata di festa. I Superiori si sono fermati fino a mercoledì 7. I confratelli di Elbasan, don Giuseppe De Guglielmo, don Emilio Valente e il ch. Dritan Boka, sono venuti a Bardhaj e insieme abbiamo fatto una riflessione sulle prospettive della missione in Albania sottolineando potenzialità e difficoltà.

In questi ultimi anni stiamo assistendo ad una depauperazione della nazione, le forze migliori, i giovani albanesi in questo momento storico sono proiettati verso l’emigrazione: Italia, Grecia, Germania, Inghilterra, Francia, Stati Uniti le mete desiderate perché qui non vedono una speranza di futuro per una vita serena e dignitosa. Studiano, imparano un mestiere per partire, si aggregano silenziosamente ai grandi flussi migratori dall’Africa e dal medio oriente con un vantaggio perché molti hanno già un punto di riferimento negli stati di destinazione: parenti, amici, conoscenti. Si illudono che il paradiso in terra sia in qualche stato europeo o negli USA, ma c’è in moltissimi questa convinzione e questa visione e quindi partono o sperano di partire.

Il confratello don Pavlin Preka ordinato sacerdote nel 2017 è stato destinato alla missione del Kenia ed è partito a metà ottobre verso la sua nuova destinazione. Don Giuseppe Bisceglia della comunità di Elbasan è stato nominato parroco della nostra parrocchia di Anzio, ed è rientrato in Italia. E’ arrivato il ch. Dritan Boka che farà i due anni del tirocinio nella comunità di Elbasan con un occhio particolare alla pastorale giovanile anche al nord.Pregate insieme con noi che il Signore ci mandi tante e sante vocazioni sacerdotali e religiose.

Il 10 dicembre le due comunità si sono incontrate ad Elbasan per riflettere sulla scheda di formazione permanente “Venite e vedete”  e per lo scambio di auguri per le feste ormai imminenti. Il periodo di avvento e il tempo di Natale con le feste di fine anno sono avvenimenti molto attesi con gioia ed entusiasmo da piccoli e grandi. Gli auguri, le aspettative, le luci, i regali, le visite riaccendono la speranza che l’anno che verrà sarà portatore di sorprese e avvenimenti positivi per tutti. La preparazione del presepe, dell’albero e soprattutto della festa di Natale ha coinvolto molti nostri giovani e ragazzi. Il giorno 21 dicembre è stata realizzata a Oblike, il 22 a Bardhaj. Protagonisti i ragazzi, partecipanti i familiari, una festa gioiosa che con canti, danze e la rappresentazione della nascita di Gesù hanno fatto risuonare nello spirito dei presenti il messaggio di pace e gioia che viene dalla grotta di Betlemme. Il tempo per tutto il periodo è stato bello e la temperatura mite. 

Il giorno 7 gennaio subito dopo l’Epifania che qui è caratterizzata dalla benedizione dell’acqua, son venuti a Bardhaj i confratelli di Elbasan per l’incontro mensile e ci siamo rinnovati gli auguri per il nuovo anno. L’8 gennaio, come ormai da tradizione, c’è stata la presentazione del messaggio di papa Francesco per la giornata mondiale della pace al teatro Migjeni, il principale della città di Scutari, alla presenza delle autorità civili, religiose e numeroso pubblico. Il nostro gruppo di balli popolari di Bardhaj e Oblike ha contribuito alla riuscita della manifestazione con grande gioia di tutti. Poi il 9 mattina ci ha sorpreso una grande nevicata: per tre giorni la neve è caduta abbondante imbiancando tutto con una coltre di 30-40 cm, paesaggio bellissimo, ma anche bloccando tutto in una città che non ha i mezzi adatti a fronteggiare una emergenza del genere. Le vacanze di Natale sono state prolungate di altri 10 giorni per tutte le scuole. Per fortuna che a metà mese di gennaio ha cominciato a piovere e la pioggia pian piano ha sciolto quel manto ormai congelato che ricopriva tutto.

Il freddo dell’inverno aumenta i disagi soprattutto delle famiglie più povere che non hanno una casa adeguata e un lavoro sicuro e quindi le richieste di aiuto si moltiplicano: viveri, legna, medicine. Il 24 gennaio è venuto Dritan dalla comunità di Elbasan e si è fermato una settimana tra noi. Secondo un programma stabilito ha incontrato i giovani di Bardhaj e quelli di Oblike iniziando un cammino di formazione umana e cristiana nello spirito di don Orione che speriamo porti frutti abbondanti.   

Auguriamo a tutti i confratelli, amici e benefattori ogni bene. Pregate per noi affinché la nostra missione in mezzo alla gente che ci è stata affidata sia fruttuosa e feconda di fede e di amore.

Confidiamo nel vostro aiuto spirituale e materiale per far germogliare quei semi di speranza che il Signore ha seminato a larghe mani anche qui, nel profondo del cuore di ciascuno.
Don Rolando, don Dorian e don Giuseppe

 

 

 

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L’Alleanza contro la povertà in Italia ha divulgato un comunicato circa la propria posizione riguardo il reddito di cittadinanza (RdC).
L’Alleanza, nata nel 2013, è un’associazione di scopo - indipendente dalle forze politiche - che si batte per dotare l’Italia degli interventi necessari a fronteggiare la povertà assoluta. Attualmente raccoglie 38 organizzazioni tra cui la Piccola Opera della Divina Provvidenza di Don Orione.

Il comunicato spiega che il modello del reddito di cittadinanza incrementerà sensibilmente i fondi destinati a coloro i quali vivono in povertà. È il più ampio trasferimento di risorse per la lotta alla povertà mai effettuato in Italia. In concreto, ciò permetterà a molti di poter sostenere spese fondamentali per la propria vita quotidiana.

Il Reddito di Cittadinanza si rivolge ai poveri ma gli interventi previsti si concentrano sulla ricerca del lavoro. Tuttavia, numerosi poveri non sono in condizioni di lavorare, o non lo sono immediatamente, e – per chi lo è – le offerte di impiego debbono effettivamente esistere. In assenza di adeguate politiche finalizzate alla crescita dell’occupazione, attraverso forti investimenti, quest’ultimo è un presupposto molto fragile. L’errore di fondo consiste nel fare dell’incremento dell’occupazione, un obiettivo che non compete primariamente a queste, la ragion d’essere delle politiche contro la povertà.

Analogamente a queste criticità il comunicato parla delle differenze con il Rei, reddito d’inclusione, attualmente vigente che si basa su una visione della povertà in tutte le sue componenti. Il Rei nasce da un’attività di incessante pressione e da un’articolata proposta dell’Alleanza contro la Povertà in Italia, che raggruppa la gran parte di chi è quotidianamente a fianco dei poveri. Il Governo ha però deciso di superare il Rei, e la sua impostazione, mentre sarebbe stato più utile correggerne i difetti ed ampliare l’utenza.

L’Alleanza prende posizione circa tempi d’attuazione e sviluppi che il RdC può avere infatti esprime il rischio che si riveli la strada sbagliata per rispondere alle esigenze dei poveri, senza peraltro raggiungere gli obiettivi di incremento occupazionale. Ciononostante, quando si comprenderà che non si è scelta la via migliore per combattere l’esclusione sociale, tornare indietro sarà complicato.

Dalla sua l’Alleanza sta elaborando puntuali proposte di miglioramento del Decreto per poter avviare un approfondito confronto con il Governo e con il Parlamento nell’esclusivo interesse delle persone e delle famiglie che vivono in povertà in Italia.

QUI il comunicato completo.

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Giornata di confronto, condivisone e progettazione nelle Opere di Carità orionine: si è svolto ieri a Bergamo il secondo appuntamento del Segretariato Provinciale delle Opere di Carità del Nord Italia, preceduto dall'incontro di Tortona il 30 e seguito da quello di Trebaseleghe oggi.

Il Segretariato delle Opere di Carità nasce per “conservare e trasmettere in modo sicuro il carisma del fondatore nelle Opere caritative, pastorali ed educative della Provincia … che il Segretariato delle Opere si impegna a diffondere tra i religiosi, i collaboratori laici, i dipendenti e i volontari delle nostre Case. Mentre i valori sono un’esplicitazione del carisma, gli indicatori e le modalità di rilevazione sono uno strumento per verificare la presenza dei primi...”.

L’ordine del giorno è stato scandito dal Consigliere Don Giovanni Carollo che dopo una preghiera iniziale ha introdotto l’incontro. Il primo punto è stato di analisi e correzione del documento “Abbecedario linee guida per la promozione del carisma nelle Opere” che ha come scopo quello di contribuire ad “individuare le forme organizzative più atte ad esprimere i fini carismatici propri di Don Orione, così ben espressi dal Fondatore nella celebre lettera del 13 aprile 1935 sul Piccolo Cottolengo.” L’Abbecedario cerca di individuare le condizioni di base perché una casa di Don Orione possa esplicitamente perseguire il suo ruolo apostolico in un contesto storico-sociale che non è più quello di quando è nata.

Successivamente il Segretariato ha espresso il proprio contributo per l’Assemblea Generale di verifica ed ha proposto degli spunti contenutistici per l’VIII Convegno Apostolico appuntamento annuale a cui sono interessate tutte le Opere di Carità orionine: Piccolo Cottolengo, Centri Diurni, Case di Riposo, Residenze Sanitarie Assistenziali, Comunità Accoglienza Minori, Comunità Accoglienza Ragazze Madri, Centri Aiuto alla Vita, Disabili residenziali, Accoglienza vita debole.
Il Convegno Apostolico è un indispensabile momento di riflessione sulle strategie per caratterizzare oggi in senso carismatico le opere, salvaguardando al contempo i necessari criteri di sostenibilità e di efficienza.

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Il 28 dicembre del 1908 un devastante terremoto colpì lo Stretto, distruggendo Reggio Calabria e Messina, città in cui dopo il maremoto conseguente al sisma, furono distrutti il 90% degli edifici.

Tra le figure epiche di quella immane tragedia spicca Don Orione, all'epoca giovane sacerdote, era stato ordinato nel 1895, che partì senza indugio da Tortona il 4 gennaio e raggiunse prima Reggio il 13 gennaio del 1909 e poi il 14 gennaio Messina. Giunto in mezzo a quella desolazione e morte, don Orione scriveva "Noi daremo per gli orfani la vita. Ogni sacrificio, ogni sacrificio più umile, più nascosto, sarà dolce pur di riuscire a fare di noi un olocausto per gli orfani".

Messina, da sempre riconoscente a Don Orione, per aver non solo ricostruito la città, ma per averle ridato dignità e identità, lo ricorda con un convegno, preceduto da una settimana di eventi preparatori.

Il convegno ripercorre quei 36 mesi di lavoro incessante, caratterizzato da capacità di organizzare e conciliare, ma anche da prove e sofferenze: il suo incontro con il clero, i religiosi e le autorità civili e militari presenti in Messina subito dopo il terremoto del 28 dicembre 1908, per iniziare la ricostruzione, non solo materiale, della Città, rasa al suolo in tutti i sensi.

Insieme a don Orione operarono altri grandi della carità: Padre Annibale di Francia e Padre Antonino Celona, il quale collabora anche con il Santo Annibale Maria Di Francia nelle opere da quest’ultimo fondate a favore dei poveri e degli orfani.

In allegato il programma del convegno.

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