"Educhiamo la gioventù ad una grande devozione eucaristica."
Don Orione

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

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Oggi si celebra la prima Giornata mondiale dei poveri, istituita da Papa Francesco al termine del Giubileo. Mentre in piazza San Pietro, insieme al Papa i protagonisti saranno gli ultimi, gli scartati, i desamparados, come scriveva Don Orione dall'America Latina, a Tortona cinque giovani saranno ordinati diaconi, per dire il loro sì a Cristo nella famiglia di Don Orione, per servire gli uomini e le donne esclusi dalla società.

Questi cinque giovani rappresentano il mondo intero, quel mondo sotto il manto azzurro della Madonna sognato da Don Orione: accompagniamo con la preghiera Andrews Arul Dhas (India), Da Silva Josimar Felipe (Brasile), Rodrigues Andreson Cristian (Brasile), Metuor Dabire Pogbeweleyebr Arsene (Burkina Faso), Mosak Piotr (Polonia).

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Mercoledì, 15 Novembre 2017

ARIS lettera aperta ai parlamentari

Pubblichiamo la lettera aperta dell’ARIS (Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari) scritta dal Presidente Nazionale P. Virginio Bebber ai Parlamentari.

Onorevoli signori Parlamentari
Ci rivolgiamo a voi, nostri rappresentanti istituzionali, a nome delle nostre centinaia di migliaia di persone malate che annualmente vengono a cercare cura e assistenza nelle nostre oltre 230 strutture sociosanitarie (Istituti Scientifici, Ospedali, Case di Cura, Centri di Riabilitazione, Residenze per Anziani gestiti da enti religiosi aderenti all’ARIS) e che sperimentano drammaticamente sulla loro pelle, cosa significa definanziare la sanità, pubblica o convenzionata che sia, come ormai da troppo tempo si sta facendo, quasi come prassi per il risanamento economico. Da operatori sanitari di lungo corso sappiamo bene cosa ha provocato tutto questo. Ma in questo momento responsabilmente cerchiamo di andare avanti e prendiamo atto della criticità della situazione del Paese. A voi chiediamo però di assumervi pienamente quelle responsabilità che noi, in quanto elettori, vi abbiamo affidato, e dunque di cercare vie alternative per reperire i fondi necessari almeno al minimo della sostenibilità. E dunque di non ignorare frettolosamente proposte, che nascono per la verità nel seno stesso delle Istituzioni, in grado di soddisfare qualche necessità. Anche a discapito di potentati che sembrano intoccabili, ma che poi in fin dei conti potrebbero esserlo molto meno.
È per questi motivi che l’ARIS intende manifestare la sua piena adesione all’iniziativa assunta dalla Presidente della Commissione Igiene e Sanità, Emilia Grazia De Biasi, sottoscritta all’unanimità dalla intera Commissione Sanità del Senato, nel presentare un emendamento alla Legge di bilancio in discussione in questi giorni, che propone di aumentare la tassazione sulle sigarette per una cifra complessiva pari a 600 milioni di euro da destinare ai farmaci anticancro innovativi e alle cure palliative, permettendo tra l’altro di adeguare il fabbisogno standard della sanità pubblica per il 2018 all’erogazione dei Lea ed alla incidenza dei costi contrattuali. Ricordiamo che la Lorenzin ci aveva provato già con Renzi ad aumentare le tasse sulle sigarette per pagare le cure oncologiche, ma l'ex premier si disse contrario perché “misura impopolare”. L’idea era stata rilanciata nell’aprile di quest’anno in occasione della cosiddetta “manovrina”. Ma anche quella volta cadde nel nulla: la Ministra, nel proporre questa “tassa di scopo”, ha solo ottenuto un inspiegabile ostracismo da parte del Governo. È chiaro che tutti i dati disponibili sul tema dicono che le ragioni delle multinazionali del tabacco prevalgono sugli interessi che riguardano la tutela della salute e i corretti stili di vita, in particolare per la fascia di età giovanile. Infatti nonostante l'incremento dei profitti delle multinazionali del tabacco a fronte anche della riduzione del numero dei fumatori, le critiche di parte all'introduzione della tassa di scopo pare trovino nel Governo più ascolto dell'allarme sulla tenuta del SSN. Infatti si contrappongono ripercussioni negative sul comparto produttivo pari a circa 50 milioni, tralasciando di dire che quest'ultimo è una parte marginale dell'intero settore in mano alle multinazionali (appena 200 milioni su circa 20 miliardi di fatturato), a fronte di una stima dei danni sulla salute e sulla produttività pari a 7,5 miliardi.
La tassa di scopo, è vero, purtroppo, non potrà ridurre in modo significativo il consumo di tabacco, ma certamente, se approvata, avrà il merito di garantire un introito da destinare al SSN, stimato in circa 700 milioni, per sostenere la spesa per farmaci innovativi oncologici. Anche in considerazione del fatto che per il 2018 il Fondo sanitario nazionale subirà una riduzione rispetto all'atteso di circa 604 milioni per far fronte al contributo dovuto dalle regioni a statuto speciale. Dunque ben vengano iniziative parlamentari come quella proposta dalla Presidente della Commissione Igiene e Sanità, Emilia Grazia De Biasi. Noi ci auguriamo che non resti voce inascoltata. Perché è anche la nostra voce.

QUI la lettera disponibile al download.

 

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Domenica 12 novembre con il rito di ingresso del nuovo parroco Don Giuseppe Volponi e alla presenza di Sua Ecc.za Francesco Moraglia, la famiglia orionina ha allargato le tende a Marghera avendo ricevuto incarico dal Patriarca di Venezia della cura pastorale della Parrocchia di Gesù Lavoratore.
Si apre così in modo ufficiale una nuova pagina della vita e della storia di queste comunità chiamate a collaborare e condividere le sfide pastorali del nostro tempo. Come ben ha ricordato il nostro Provinciale Don Aurelio Fusi, presente alla celebrazione con Don Walter Groppello, con la nascita di questa collaborazione pastorale parrocchiale il carisma del nostro santo Fondatore di amore alla Chiesa e al Papa si completa mediante la presenza in una realtà tipicamente orionina di povertà e di periferia esistenziale. Lo stesso Patriarca Francesco ha sottolineato nel suo intervento la socialità e lo stile di San Luigi Orione, amante della Chiesa e del popolo. La parrocchia di Gesù Lavoratore è confinante con quella di San Pio X e si estende nella zona sud di Marghera. Una parrocchia da un forte passato di lotte sociali e caratterizzato dalla presenza di operai e lavoratori dell’area del porto di Marghera. Oggi vede una presenza significativa di extracomunitari e di non cristiani. La comunità locale vanta di un forte attaccamento alla tradizione cristiana nonostante le molteplici sacche di povertà e di degrado sociale. Uno stimolo in più come ha ricordato il neo Parroco, prendendo spunto dall’odierna Liturgia della Parola, ad uscire e andare incontro allo Sposo che viene e che rende l’oggi un tempo favorevole per portare Cristo al popolo attraverso una nuova azione di evangelizzazione. Questo giorno vede l’ingresso ufficiale anche di una comunità di tre suore indiane della Congregazione di San Giuseppe e di san Marco. Una presenza fortemente voluta dal Patriarca e che sarà significativa e preziosa per le parrocchie e per il Vicariato di Marghera. Saranno infatti inserite gradualmente nel servizio pastorale delle due parrocchie e nella mensa-dormitorio Papa Francesco presente nel territorio della parrocchia di San Pio X.

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Venerdì 3 novembre, alla presenza dell’Economo Provinciale don Walter Groppello, sono stati inaugurati i nuovi appartamenti che trasformano ulteriormente l’ex Seminario di Campocroce di Mirano (VE) con la possibilità di accoglienza e sollievo a nuove famiglie.

Un emozionato John aspettava nel piazzale di Villa Soranzo di Campocroce di Mirano gli invitati alla festa. Venerdì è stato un giorno speciale non solo per la comunità del Seminario della Vita, ma anche per lui e la sua famiglia, la moglie Tessy ed i loro figli Nelly e Kevin. Sono loro la prima famiglia accolta nel Seminario nel novembre del 2008; da qualche anno l’Opera gli ha affidato il ruolo di custodi.
John e i suoi familiari erano emozionati perché stavano per entrare nella loro nuova casa. Oltre agli appartamenti destinati ad accogliere persone che necessitano di un sotegngo abitativo temporaneo, John e la sua famiglia hanno ora un appartamento nuovo tutto per loro.
Don Walter ha presieduto la Messa accompagnato da don Luca, don Luciano, don Bruno in rappresentanza delle Comunità delle altre Case orionine del Veneto, e da don Ruggero, parroco di Campocroce.La Messa è stata una vera festa di famiglia: oltre ai sacerdoti erano presenti anche gli incaricati d’Opera di Venezia, di Trebaseleghe e di Chirignago, i fornitori  e i tecnici che hanno svolto i lavori di ristrutturazione. Festa di famiglia anche perchè, come si fa in famiglia, anche in quella orionina, si è soliti aiutarsi per far sì che tutti possano stare bene. La ristrutturazione di questi nuovi appartamenti, infatti, è stata possibile poiché il Centro Culturale Don Orione Artigianelli di Venenzia ha sostenuto le spese a favore del Seminario della Vita.

Durante l’offertorio sono stati ricordati, uno per uno pronunciandone il nome, tutti coloro che dal novembre 2008 hanno trovato ospitalità, per tanto o anche poco tempo, nel Seminario della Vita: un lungo elenco non solo di nomi, m di storie, di volti, di persone che sono parte di questa famiglia.

Infine, il taglio del nastro con la benedizione dei vari ambienti ed il successivo momento conviviale con tante leccornie preparate dagli amici di Marghera, i bambini correvano incontro agli amici volontari di Camposampiero che, dopo la bellissima esperienza estiva, tornavano a trovarli e ad ammirare la loro nuova casa e le loro belle camerette colorate di verde e di azzurro.

 

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Mercoledì, 01 Novembre 2017

Rapporto Istat 2017

Ogni anno, con il suo Rapporto, l’Istat propone al Parlamento e ai cittadini una riflessione sulla situazione economica e sociale del Paese, descrivendone le differenze, le particolarità e indicandone le opportunità e i rischi.
Il Rapporto annuale del 2017 affronta questo compito guardando alla struttura sociale, letta attraverso le caratteristiche dei gruppi che formano la nostra società.
Ciascun gruppo sociale racchiude una pluralità di dimensioni e viene descritto e analizzato da più punti di vista. La scarsa mobilità sociale è stata spesso proposta come uno degli elementi alla base delle difficoltà di crescita del Paese (non soltanto in termini economici, ma anche di avanzamento della democrazia), ma le differenze sociali e l’eterogeneità dei comportamenti rappresentano altrettante potenzialità di ricchezza e di sviluppo.
I gruppi sociali individuati dalle nostre analisi hanno carattere strutturale, e tendono a perpetuarsi nel tempo. Non restituiscono l’immagine di una società liquida, molecolare, circolare, come è stata variamente definita. Contraddicono la diffusa sensazione soggettiva del venire meno dell’identità sociale.
Non rappresentano l’aggregazione temporanea di interessi convergenti, ma hanno contorni definiti a tutto tondo da una molteplicità di dimensioni: relative al reddito e alla ricchezza, ai comportamenti di consumo e di spesa, all’uso del tempo libero, alla partecipazione politica e sociale, alla pratica e ai consumi culturali, all’istruzione, all’asimmetria dei ruoli e alla parità di genere, ai luoghi di residenza e di vita a scala regionale e all’interno dei quartieri delle città. Elementi profondi, radicati, tra loro coerenti, in maggioranza culturali, che danno identità e stabilità ai gruppi sociali individuati.
Solamente una  elevata  e  diffusa  mobilità  sociale  nell’accesso  e  all’interno  del sistema educativo e lavorativo potrebbero cambiarne davvero i connotati.

Clicca QUI per leggere e scarica il rapporto annuale Istat 2017.

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Il centro di Accoglienza il Boschetto deve leggere la sua storia nel passato, il Boschetto nasce nel lontano XV secolo con il nome: Abbazia di San Nicolò del Boschetto, più conosciuta semplicemente come Badia del Boschetto.
Nel 1311, il patrizio genovese Magnone (o Magnano) Grimaldi, fece costruire una cappella, della quale dal 1312 i Grimaldi ed i loro eredi ebbero il giuspatronato. Nel 1410 vi si insediarono i benedettini, ai quali gli eredi di Magnone Grimaldi avevano donato la piccola chiesa intitolata a san Nicola e una piccola casa, che divenne la prima abitazione dei monaci. Tra il Seicento e il Settecento, l'abbazia subì notevoli trasformazioni di gusto barocco, secondo la tendenza dell'epoca, che ne alterarono l'originaria struttura gotica e rinascimentale. Il rifacimento del complesso in stile barocco fu finanziato con una cospicua somma dalla famiglia Grimaldi. Con la guerra di successione austriaca, nella quale fu coinvolta la Repubblica di Genova, per il monastero iniziò un periodo di decadenza. Il monastero fu occupato dalle truppe austriache ed i monaci dovettero trasferirsi in città, i monaci fecero ritorno al termine del conflitto, ma l'occupazione militare aveva prodotto numerosi danni al complesso. Nel maggio del 1797, nel corso dei tumulti popolari che portarono alla definitiva caduta del governo aristocratico, durante un'incursione nella chiesa furono distrutte molte delle insegne gentilizie che ornavano i sepolcri. I monaci dovettero nuovamente lasciare il monastero nel 1810, a seguito delle leggi napoleoniche sulla soppressione degli ordini religiosi. I benedettini tornarono nel 1912; l'abbazia fu definitivamente soppressa nel 1939. Nel 1960 il complesso fu affidato alla Piccola opera della Divina Provvidenza.

“Ho osservato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si impegnino. Egli ha fatto ogni cosa proporzionata al suo tempo; ha posto nell’uomo anche una certa visione d’insieme, senza però che gli riesca di afferrare l’inizio e la fine dell’opera che Dio ha fatto” (Qo 3,10-11)

La lettura storica di questo luogo sacro incrociata a quella del libro   “ canto della vita” Il  Qohelet , mi apre il cuore alla interpretazione delle vicende dei giorni d’oggi.
 
Il Boschetto in passato aveva raggiunto una alta soglia di criticità: povertà, miseria e degrado incontravano, nella clandestinità, l’equilibrio di vita.
L’opera Don Orione con la direzione di Alberto Di Feo ha saputo trasformare questo luogo in un centro di accoglienza della Carità allontanando forme di illegalità con il solo strumento della condivisione, dell’amore, della tolleranza e della intransigenza verso i prepotenti. La pazienza di saper aspettare perché “I nostri tempi non sono i suoi tempi”.

Ora Alberto è chiamato ad un nuovo mandato ed il Boschetto si sta preparando a fare un nuovo passo verso il rinnovamento.
L’Opera Don Orione si prepara a fare questo avendo come linee guida:
“… Essere alla testa dei tempi … Al servizio dei poveri … legati alla Divina Provvidenza” (Don Orione)

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Il 29 luglio si è conclusa la Colonia per i Bambini di Don Orione a Reggio Calabria: per il terzo anno consecutivo, grazie alla generosità dei benefattori, che hanno sposato a pieno il Progetto “ I Bambini di Don Orione” del MLO di Reggio Calabria, 19 bambini dagli 8 ai 13 anni, che vivono in condizioni disagiate, hanno trascorso un’estate diversa, ricca di grandi emozioni e divertimenti. Tiziana Praticò, una delle responsabili del Progetto, spiega il tema scelto per il campo 2017, “La Carità è un “Viaggio”  verso il Fratello”: un viaggio a tappe, che ha portato i Bambini a conoscere i vari aspetti della vita, dalla Bibbia, alla Carità di don Orione, alla legalità, al soccorso,  agli anziani,alla storia della propria terra natia e soprattutto la bellezza della parola di Dio.
Prima tappa di questo viaggio è l’incontro con i signori e le signore residenti nella casa di riposo Don Orione, giunti  da Reggio, accompagnati dalle assistenti e dal responsabile di struttura Domenico Talladira. Accolti calorosamente dai bambini,  gli ospiti si sono sentiti subito dei nonni e  hanno raccontato la propria storia e insegnato i giochi che praticavano da ragazzini.
Altra tappa importate del viaggio è stato l’incontro con un Testimone di Giustizia,  Franco Gaetano Caminiti, il quale ha raccontato la sua esperienza di lotta alla ‘ndrangheta e soprattutto ha parlato ai bambini di legalità. Un dialogo fluido grazie anche alla semplicità di Franco, che con molta energia ha raccomandato loro di essere sempre  onesti e di non farsi “ammaliare e tentare” dalla ‘Ndragheta:  “non accettate mai, ricordate se lo  farete, sarete persone senza futuro e schiavi di questo potere malvagio. La Fede in Dio, continua Franco, mi ha dato la forza di andare avanti. É un miracolo se sono uscito illeso da un agguato perpetrato a colpi di pistola da un malavitoso, così come dal’incendio del mio negozio. Ma vi  ripeto, Dio non mi ha abbandonato. Io non ho paura, oggi sono qui con voi e senza scorta, anzi ce l’ho, è mia moglie che non mi lascia mai”.
Il viaggio per i bambini è continuato con un’altra tappa importante, l’amore verso l’altro: al mattina presto della domenica sentono il suono assordante di una  sirena provenire dal cancello di entrata della colonia. Un po’ impauriti e un po’ incuriositi si affacciano dalle finestre delle loro stanze, non sanno che quella ambulanza è per loro e che loro saranno i protagonisti del soccorso. Tutti giù in cortile ad accogliere Lilla e Leo, due Soccorritori specializzati della Confraternita  Misericordie di Reggio: saranno loro ad insegnare ai ragazzi i metodi di soccorso e le procedure da compiere in caso di infortunio a loro o ad altri.
Si parte poi per Bova (Vùa in lingua Greca) un paesino dell’entroterra Reggino  che secondo la leggenda fu fondato da una Regina greca , che sbarcata lungo la costa, sarebbe risalita verso l’interno e fissando la sua residenza sulla cime del colle Bova, presumibilmente entro le rocche dell’antico castello. Qui infatti ancora oggi, oltre al dialetto Reggino e all’italiano si parla e si scrive in Greco.
Ma naturalmente  tutti i viaggi hanno una fine e questo è terminato sabato 29 luglio. Il programma finale è ricco di avvenimenti, si inizia con la recita, preparata durante la permanenza in colonia ,e presentata nel pomeriggio alla presenza dei genitori e dei benefattori. Come ogni nostro campo, anche questo ha un momento solenne, la Celebrazione Eucaristica, che per questo anno è stata officiata da don Primo Coletta arrivato da Velletri. Dopo la festa, non resta che scambiarsi con affetto un arrivederci al 2018!

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Un gruppo di giovani studenti di 17 anni di Camposampiero (Padova) ha vissuto un’intensa settimana di servizio presso il Seminario della Vita di Campocroce di Mirano, la  realtà orionina a servizio dal 2009 di famiglie in difficoltà con bambini piccoli.

Il campo è stato realizzato grazie alla disponibilità dei ragazzi, desiderosi di continuare l’esperienza vissuta nell’estate 2016, e grazie alla supervisione della responsabile della struttura, Katia Landi e dei due educatori Anna e Mattia.
“I ragazzi, dice Katia Landi,  hanno vissuto un'esperienza fatta di cose semplici, genuine, con l'aiuto anche dei volontari storici che frequentano la casa, in uno spirito di vera famiglia o meglio di famiglia di famiglie: l'accompagnamento nello svolgimento dei compiti dei bambini, qualche attività di animazione e di laboratorio, il riordino del guardaroba... ma anche momenti di formazione, di confronto, di riflessione, di scoperta di qualcosa di San Luigi Orione, come è accaduto nella serata del giovedì sera. Grazie alla disponibilità di alcuni amici dell'Orione Musical Group, dal 1990 presente nella casa di Campocroce, si è raccontato qualcosa del Santo della carità e di come il gruppo ha cercato di esprimersi e di seguirne le orme.”

Venerdì è stato il giorno della la gita l'Azienda Agricola di Fabiano a Cà Menego di Summaga di Portogruaro, aperta, nell'occasione, solo per bambini e volontari, con tanto di splendido giro in trattore per la campagna.
L'ultima serata insieme è stata caratterizzata dalla cena multietnica preparata dalle mamme residenti nel Seminario della Vita e poi tanta musica e tante danze, che hanno coinvolto tutti dai grandi ai piccoli, dai volontari ai residenti con musiche caratteristiche anche marocchine ed africane.
Per concludere questa settimana, la domenica mattina nella chiesetta del Seminario, l'economo provinciale don Walter Groppello, con don Claudio, parroco di Camposampiero, ha celebrato la Santa Messa preparata, curata ed animata dai giovani volontari.
La riflessione di don Walter è stata tutto un invito a vivere l'incontro ed il servizio verso il prossimo con gesti e parole autentiche, in un continuo "darsi" agli altri che riempie sempre e non ti svuota mai perché, -sottolineava- quando si è autentici si tocca il cuore di Dio.
Don Claudio, nel ringraziare l'Opera don Orione e la comunità di Campocroce in particolare, ha augurato ai suoi giovani parrocchiani che Gesù possa diventare la sorgente della loro autenticità.
Toccante poi il momento conclusivo quando ogni volontario ha ricevuto dalle mani dei bambini un piccolo vaso di fiori quale segno di ringraziamento per la loro presenza ed il loro servizio in quei giorni.

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Difficile spiegare a parole che cos'è il Centro Accoglienza presso l'Abazia del Boschetto di Genova: difficile perché le parole tante volte vengono vestite dal significato che ciascuno ha nella propria testa. E a volte il significato e il colore delle parole che abbiamo è molto diverso da quello che lo scrittore vuole rappresentare.
Possiamo dire che il Boschetto è una "macedonia" di carità, la carità della accoglienza con il criterio della regola del solo Amore, Luce ed ombra di questa Abazia trasformata in emergenza abitativa. Per capire meglio gli ingredienti di questa macedonia possiamo prendere a modello l’attività più allegra: la tavola comunitaria.La struttura non ha una mensa, ma un locale comune dove ospiti e famiglie accolte possono provvedere in autonomia a prepararsi i pasti. E allora ecco che compare Renzo Pastore che con la sua fidata Jessica preparano da mangiare per sé e per tutti i “nipoti e nipotini acquisiti” della struttura.
Il resto viene tutto da sé: genitori e nonni presenti che chiedono anche loro di aggiungersi alla tavola ed il cuore di Renzo risponde sempre con un semplice sorriso. Così tutti i giorni a mezzogiorno, di tutti mesi di tutto l’anno Jessica, da saggia mamma, prepara un “primo mediterraneo” cucinato per lo più con le verdure provenienti dall’Orto della Abazia e Renzo lo distribuisce ai suoi compagni di tavola. E’ la gioia della Festa, della tavola, la gioia della gratuità del volontariato che dona senza riserve, dona di proprio, del proprio piatto. E’ il dono senza spreco, infatti se qualche bambino non finisce il piatto di pasta non può accedere al dolce sempre presente per chi si ferma fino alla fine del pasto. Una tavola comunitaria in cui prima di iniziare, sempre, Domenico il saggio collaboratore dell’opera, benedice rendendo grazie alla Divina Provvidenza e Don Orione della gioia di questi doni. E’ la festa di bambini che spensierati non vedono le lacrime nascoste dei loro genitori perché non sanno se domani potranno ancora avere un pasto caldo per loro e per i loro figli.
E’ la festa dei popoli! Sì con naturalezza fianco a fianco bambini africani, asiatici, dell’Europa dell’est e del Nord, dei paesi arabi che litigano, giocano, si servono l’acqua reciprocamente ed infine corrono via lasciando tutto sporco ed in disordine. Ma a questo pensano Jessica e Renzo.

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Pubblichiamo le righe di Marco, responsabile di struttura della Casa del Giovane Lavoratore di Milano, che racconta in prima persona la visita canonica (leggi QUI) ricevuta presso la struttura.
A fine maggio presso la realtà Don Orione di Milano c’è stato il ricorsivo appuntamento con la visita canonica
In qualità di responsabile di struttura della Casa Del Giovane Lavoratore mi sentivo molto teso, non dico preoccupato, ma sicuramente pensieroso e nervoso, perché nonostante tutti i miei sforzi non sono riuscito a portare il risultato chiesto e quel disavanzo sul bilancio … Mi infastidiva alquanto …
L’appuntamento è alle 15:00 come uno scolaro alle 14:55 ero sotto gli uffici della provincia … poi la telefonata si rimanda di un’ora …
Ho con me tutti gli appunti ed una decina di files per cercare di “difendermi” …
Ecco mi chiamano … Davanti c’è sempre Lui Paolo con quel “cavolo” di sistema Solinf che non parla la stessa lingua del sistema Ad Hoc che utilizzo io … ed io nelle traduzioni sono sempre stato un disastro …
Ma poi il padre provinciale Don Aurelio mi chiama per nome e mi sorride, Don Walter “la faina” del consiglio mi sorride e mi chiede come stanno i miei nipoti.
Paolo chiude lo schermo del computer e con naturalezza mi chiedono di parlargli della Casa Del Giovane Lavoratore.
Mi sono preparato ho un Power Point da 21 pagine ed inizio l’esposizione … Sono teso perché ho negli occhi “i miei ragazzi della Casa” che sono in difficoltà … la retta del pensionato riescono a pagarla a stento … qualche volta rinunciando alle ultime cene, andando a sfamarsi alle mense dei senza fissa dimora…
Ci ho provato ma non ce l’ho fatta a stare dentro ai costi … Devo però difendere la retta e non farla aumentare …
Sono indaffarato a cercare scuse, promettere di tagliare …  Poi incrocio lo sguardo paterno di Don Pierangelo, … e Don Walter mi ferma e con pacatezza e amore osserva: Il trend dei costi è pressoché costante, i fatturati lentamente aumentano, la struttura sta restituendo i soldi prestati … Cerca di migliorare ma non mancare l’attenzione ai tuoi ospiti …
A quelle parole un senso di calore mi invade sanando il tremore che mi irrigidiva gli arti ed il cuore pian piano ha rallentato la sua corsa …
Che bello sentirsi compresi …
Poi la visita ed in ogni angolo l’incitazione a rendere più bello, a curare … anche se si devono investire dei soldi …
Inizia la messa nella cappella della CDGL, mi immagino i soliti 10 ragazzi ed invece, mentre entrano i sacerdoti sento l’organo che suona ed una corale improvvisata che anima la messa, la cappella non riusciva a contenerci tutti e si è dovuto aprire il separé con la sala riunione  …
Don Aurelio inizia la messa con il segno della croce e con quel sorriso che conforta chi lo incrocia, ci parla con pazienza e ci fa sentire che si trova bene con noi …
Dopo la messa inizia la cena comunitaria Don Walter che scherza con noi operatori, Don Aurelio che si intrattiene a parlare con i ragazzi, i consulenti dell’Equipe provinciale che invece di “guardare la polvere sotto i tappeti” mi suggeriscono una serie di accorgimenti importanti! Con amicizia e rincuoramento.
I ragazzi che festeggiano, Il consiglio che brinda! Quando penso di aver finito con i piatti ecco che “i ragazzi” portano il dolce! Tutto a mia insaputa …
Ma non è questa la visita che mi aspettavo … Mi immaginavo un incontro formale ed attento e mi sono trovato abbracciato dalla mia comunità, l’Opera Don Orione.
Mi aspettavo un esame che cercasse i punti deboli e mi sono trovato un sostegno per dove sono più fragile …
Grazie piccola Opera Della Divina Provvidenza, o più semplicemente, grazie ad ognuno di voi, grazie perché la Visita Canonica per noi della CDGL è stato un po’ come l’incontro con dei fratelli maggiori che hanno condiviso con noi le nostre fatiche incoraggiandoci e facendoci sentire la vostra vicinanza.

 

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