"Lasciamo un po’ fare al Signore senza tanto affliggerci."
Don Orione

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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

La Parrocchia orionina di Ognissanti di Roma, nel popolare quartiere Appio Latino, ha partecipato ad un progetto di recupero delle eccedenze alimentari, coordinato da Fondazione Banco Alimentare.

Il progetto "Harvest" realizzato da KFC - Kentucky Fried Chicken - per recuperare e donare le eccedenze alimentari dei suoi ristorantiè al suo primo anno di attuazione in Italia ed ha distribuito oltre 5.300 pasti. Con "Harvest" KFC è stata la prima azienda della ristorazione veloce in Italia a intraprendere un'iniziativa di recupero e donazione delle eccedenze alimentari, un impegno reso possibile grazieal percorso indicato dalla legge Gadda 166 del 2016, e realizzato in collaborazione con le strutture di volontariato attive sui diversi territori coinvolte da Fondazione Banco Alimentare.

L'iniziativa è partita con i ristoranti KFC di Arese e Milano Bicocca, a cui si sono poi aggiunti altri in Lombardia, uno a Pompei e due a Roma, nei Centri Commerciali Happio ed Aura. Tra le organizzazioni destinatarie c'è anche la Parrocchia Ognissanti di via Appia Nuova a Roma.

Don Walter Groppello, parroco della Parrocchia di Ognissanti in via Appia Nuova,ha commentato l'iniziativa: "Ringraziamo il Banco Alimentare per l'opportunità data alla Parrocchia di Ognissanti di entrare a far parte del programma Siticibo. I prodotti alimentari ritirarti settimanalmente dal ristorante KFC situato nel Centro Commerciale Happio e distribuiti nei giorni di mercoledì e venerdì alle persone indigenti che gravitano nei pressi delle stazioni ferroviarie di Tuscolana e Ostiense, sono stati molto graditi oltre che per l'ottima qualità anche per il fatto che trattandosi di pollo possono essere consumati indifferentemente da tutti".

Le attività

"È per noi un onore e un privilegio collaborare con KFC, un'azienda leader nel settore della ristorazione veloce - commenta Giuliano Visconti, presidente del Banco Alimentare del Lazio Onlus - nella comune lotta alla riduzione degli sprechi alimentari. Grazie al loro supporto sarà possibile portare avanti la nostra missione di recuperare cibo per poi redistribuirlo ai più bisognosi: un atto davvero di grande altruismo e sensibilità da parte di KFC verso i più poveri e verso l'ambiente".

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Come se vedessero l’Invisibile” è il tema che ha caratterizzato il Convegno Nazionale Vocazionale svoltosi a Roma presso la Domus Pacis dal 3 al 5 gennaio. Una significativa rappresentanza orionina ha partecipato a questo evento ecclesiale: 5 sacerdoti, un diacono, un chierico, alcuni di questi impegnati direttamente nell’animazione vocazionale nella nostra Provincia.
Anche le nostre Suore hanno partecipato e con esse, a margine del Convegno, è stato condiviso un momento di confronto e programmazione della pastorale vocazionale in Italia.

Lo slogan del Convegno è stato preso dalla esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco al n. 150 ma in realtà è una citazione tratta dalla Evangelii nutiandi di San Paolo VI, Papa. Fa riferimento ad un’epoca che reclama sempre più cristiani capaci di dare testimonianza con la loro “autenticità […] evangelizzatori che parlino di un Dio che essi conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero l’Invisibile».
Il Convegno ha visto la partecipazione di esperti che hanno presentato le sfide della nuova evangelizzazione, di testimoni oculari e compagni di viaggio di alcuni santi di oggi quali Tonino Bello, i monaci di Tibhirine uccisi in Algeria nel 1996 e Chiara Corbella Petrillo con la testimonianza del marito.

Ciò che più ha colpito è stata la testimonianza di un giovane di Roma, Federico De Rosa, ragazzo autistico di 26 anni che assieme al padre Oreste ha interagito con l’assemblea del Convegno rispondendo alle molte domande che gli venivano rivolte. Dietro un apparente muro di incomunicabilità si è potuto assistere ad un qualcosa di semplicemente straordinario e toccante. Si è aperto un sipario attraverso il banale uso del computer con il quale questo ragazzo comunica con la realtà circostante e così ha resi partecipi i presenti di un mondo interiore impensabile agli occhi stereotipati che tutti noi spesso abbiamo di fronte ad una persona catalogata come disabile o portatore di handicap sia scientificamente che sociologicamente.

Davvero non c’era frase più appropriata di quella dello slogan del Convegno per dire quanto è importante avere occhi capaci di andare oltre ciò che appare e riuscire a cogliere il Mistero che c’è in ogni essere creato da Dio e soprattutto nell’uomo riflesso della Sua grandezza e bellezza.

In una delle molte risposte di Federico c’è un messaggio forte e provocante per tutti noi orionini. A Federico è stato chiesto quale consiglio darebbe ai molti sacerdoti, suore e laici impegnati presenti al Convegno. La sua risposta è stata: "Non avere paura della differenza. Includere non basta più, è necessario valorizzare ciascuno. Avete un chierichetto down? E un catechista cieco? E autistici? Queste persone stanno sole a casa mentre voi dite o partecipate alla messa? Andate a stanarli. La chiesa è una società al contrario del mondo. Da noi queste persone devono essere i primi”.

Un grande grazie va a Federico che con questa testimonianza aiuta a vedere l’Invisibile.

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Molte iniziative si sono svolte nella missione orionina di Elbasan, in Albania, nel periodo natalizio.

Dal pranzo tra i collaboratori della parrocchia a quello con i pooveri, dagli incontri formativi per i giovani alla distribuzione di alimenti ai bambini del doposcuola: ogni momento ha voluto ricordate le tante necessità delle persone che gravitano intorno alla missione orionina, senza dimenticare nessuno.

Momenti di festa e di preghiera, di condivisione e di amicizia per vivere il Natale nel modo più autentico.

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La politica italiana ha vissuto gli ultimi giorni del 2018 al cardiopalma nell'attesa dell'approvazione della Legge di Bilancio, approvata con voto di fiducia il 30 dicembre scorso.

Tra le novità una in particolare ha suscitato aspre critiche, l'aumento dell'IRES, l'imposta sul reddito delle società, per le associazioni non profit dall'aliquota del 12% al 24%. Anche il Cardinale Bassetti ha parlato in un'intervista di un grosso danno per il Paese, soprattutto in un momento di difficoltà come questo, in cui molte esigenze e bisogni della società sono coperte dalle associazioni senza fini di lucro.

Mentre il Governo studia una revisione del provvedimento, auspicata anche dal Presidente della Repubblica Mattarella, segnaliamo la riflessione del professor Luigino Bruni, economista, accademico e saggista, intervenuto come relatore anche in alcuni convegni dell'opera Don Orione.

Bruni, nell'articolo pubblicato ieri su Avvenire, ha fatto riferimento alla crisi sociale dell'Italia e dell'Europa,  in cui il "singolo" conta più della "comunità", riflettendo anche sull'articolo 2 della Costituzione, che recita: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

"L’umanesimo cristiano e laico che generò quella Carta - dice Bruni -  sapeva che senza la mediazione dei corpi intermedi i diritti inviolabili non vengono né riconosciuti né garantiti, perché non c’è uomo più violabile e violato dell’uomo isolato e solo, come l’albero senza bosco quando arrivano le grandi tempeste."

Non basta abolire la "tassa sulla bontà", bisogna ridare voce a quella maggioranza di persone per bene che in silenzio, senza far rumore sui social, continuano a fare del bene.

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Sono passati settant'anni eppure, nonostante sia un considerevole lasso di tempo, ci troviamo oggi a dover auspicare che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo non rimanga solo un documento, non siano solo parole. Settant’anni fa, infatti, il 10 dicembre 1948, a Parigi nel Palazzo de Chaillot nella sua terza sessione l’assemblea delle Nazioni Unite – composta da 58 Paesi – con la risoluzione 217A adotta la «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo» come «ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, alfine che ogni individuo e ogni organo della società si sforzi di promuovere il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto».

La Dichiarazione non è un documento vincolante per gli stati che lo hanno sottoscritto, ma costituisce, fin dalla sua nascita, un punto di riferimento imprescindibile per la tutela dei diritti degli ultimi. La «Dichiarazione» è composta da un preambolo e da 30 articoli con due grandi aree: i diritti civili e politici; i diritti economici, sociali e culturali. I 30 articoli sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona.

Anche Papa Francesco ha fatto sentire la sua voce, con un messaggio rivolto ai partecipanti alla Conferenza internazionale su “I diritti umani nel mondo contemporaneo: conquiste, omissioni, negazioni” promossa dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dalla Pontificia Università Gregoriana.

Il Pontefice afferma che "osservando con attenzione le nostre società contemporanee, si riscontrano numerose contraddizioni che inducono a chiederci se davvero l’eguale dignità di tutti gli esseri umani, solennemente proclamata 70 anni or sono, sia riconosciuta, rispettata, protetta e promossa in ogni circostanza".

Non può essere per i cristiani un tema indifferente, perché tra i diritti negati non ci sono solo le sofferenze causate da guerre e carestie, ma situazioni molti vicine anche al nostro mondo occidentale: Francesco pensa infatti anche "ai nascituri a cui è negato il diritto di venire al mondo; a coloro che non hanno accesso ai mezzi indispensabili per una vita dignitosa; a quanti sono esclusi da un’adeguata educazione; a chi è ingiustamente privato del lavoro o costretto a lavorare come uno schiavo; a coloro che sono detenuti in condizioni disumane, che subiscono torture o ai quali è negata la possibilità di redimersi; alle vittime di sparizioni forzate e alle loro famiglie."

Sono i desamparados di cui parlava anche Don Orione, gli ultimi degli ultimi, uomini senza diritti e senza qualcuno che combatta per loro.

Anche nelle realtà orionine si fatica ogni giorno perché avvenga quello che invoca il Papa: "Ciascuno è dunque chiamato a contribuire con coraggio e determinazione, nella specificità del proprio ruolo, al rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona, specialmente di quelle “invisibili”: di tanti che hanno fame e sete, che sono nudi, malati, stranieri o detenuti (cfr Mt 25,35-36), che vivono ai margini della società o ne sono scartati."

 

Clicca QUI per leggere il messaggio del Papa oppure scarica il pdf allegato all'articolo.

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Mercoledì, 05 Dicembre 2018

Seregno - Emergenza freddo

Per il secondo anno consecutivo, le braccia di Don Orione si aprono per accogliere i più bisognosi della comunità di Seregno e non solo.

Dopo il “successo” dell’anno passato, da sabato 17 novembre a lunedì 8 aprile, tutti i giorni dalle ore 18.30 alle ore 8 del mattino successivo, i sorrisi di educatori e volontari accolgono e accoglieranno i senza dimora che si presenteranno al 2° piano della Casa orionina, dove troveranno anche un letto ed un pasto caldo.

Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo, in primis alla Comunità Religiosa, che ha aperto le porte della Casa, all’amministrazione Comunale, al Sindaco Alberto Rossi e all’assessore dei servizi sociali Laura Capelli, alla Caritas e al centro di ascolto, alla comunità pastorale assicurata da Mons. Bruno Molinari ed a tutte le altre associazioni coinvolte.

Come diceva sempre il nostro amato Don Orione continuiamo a “Fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai a nessuno.”

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Sabato, 01 Dicembre 2018

Decreto Immigrazione e Sicurezza

Il decreto legge del 4 ottobre 2018 n.113 parla di argomenti caldi e attualissimi: sicurezza e immigrazione.

Il decreto si compone di tre titoli (più un quarto che si occupa delle disposizioni finanziarie e finali): il primo si occupa della riforma del diritto d’asilo e della cittadinanza, il secondo di sicurezza pubblica e l’ultimo di amministrazione e gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.
L’articolo primo cancella il diritto al permesso di soggiorno umanitario, che era prevista dal Testo Unico sull’Immigrazione, e quindi l’accessibilità ad un asilo di due anni ove lo stato concedeva l’accesso al lavoro, all’assistenza sociale e al servizio sanitario nazionale.
Sempre nel primo articolo si fa riferimento al nuovo “tipo” di permesso di soggiorno che avrà nuove modalità e tempistiche, rendendo più inconsuete le azioni di protezione umanitaria; questi ultimi permessi sono: per “calamità” (sei mesi), per “protezione speciale” (un anno), per “cure mediche” (un anno), per “atti di particolare valore civile” (rilascio da parte del ministro dell’interno) e per “casi speciali”.
Scorrendo gli articoli si nota il prolungamento degli stranieri nei centri di permanenza, da 90 giorni a 180 giorni, per l’accertamento dell’identità e della nazionalità.
Per i migranti che compiranno reati sarà possibile la revoca della richiesta della protezione umanitaria e l’obbligo di abbandonare la Nazione.
 
Il decreto tratta anche delle cooperative sociali che saranno monitorate assiduamente e costrette a pubblicare trimestralmente, su apposite piattaforme digitali, l’elenco delle persone a cui vengono versate somme.
Voltando pagina ed inoltrandoci nella parte riguardante la “sicurezza” emergono fatti nuovi e importanti, come il braccialetto elettronico o il taser.
Il braccialetto, uno strumento di controllo elettronico, si potrà utilizzare anche per i casi di stalking o violenza domestica, le forze dell’ordine potranno accedere alla posizione ed altre informazioni dell’imputato.
La “pistola taser”, ovvero un’arma ad impulsi elettrici, sarà provato dalle forze dell’ordine municipali per sei mesi nei comuni con più di centomila abitanti.
Il “Daspo urbano”, introdotto da Minniti nel 2017, verrà esteso, oltre che a manifestazioni sportive anche a: fiere, nei presidi sanitari, nei mercati e dove si svolgono spettacoli pubblici; da parte di chi è indiziato per reati collegati al terrorismo.

Fino al 2025 verranno stanziati 360 milioni da erogare alla pubblica sicurezza ed ai pompieri, per l’acquisto di nuove attrezzature informative atte al contrasto del terrorismo internazionale e per straordinarie esigenze.
Passando al terzo titolo si entra nel mondo della criminalità organizzata, il decreto chiarisce la liberalizzazione dei beni confiscati alla mafia ampliando la platea degli acquirenti e verranno ceduti al miglior offerente (anche un privato), invece che solo a enti pubblici, associazioni di categoria o alle fondazioni bancarie. Monitorando l’esito della compravendita per verificare che il bene non torni alla malavita.
Nell’emendamento viene citato anche l’utilizzo sperimentale di droni a servizio di certe forze dell’ordine, al fine di incrementare e finanziare la videosorveglianza.

QUI il documento integrale del decreto.

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Blessing ragazza Nigeriana approdata in Italia e Ospite prediletta della struttura “Il Boschetto” custodisce con amore suo figlio nei ristretti spazi della struttura. Da subito il piccolo Honest si mette in mostra per la sua capacità nel controllo del pallone, e i pochi vetri rotti dal pallone tirato da lui erano quelli respinti a fatica dal portiere di turno.

Mario che da anni segue la società sportiva Fegino vede subito il talento e assegna a suo figlio Luca la formazione che rende Honest un fenomeno dei “primi calci”.
Al Boschetto vige la solidarietà e l’Amore di Don Orione contagia chi passa di lì, da lì la visibilità e le attenzioni delle varie squadre che vedono in Honest una promessa per la caparbia, la forza di volontà, la fantasia del suo gioco.

Una telefonata … Genoa Calcio … chiedono un appuntamento …
Alessio, dirigente sportivo, con un grande sorriso chiede a Marco, Coordinatore del Centro, se può prendersi cura di Blessing, mamma di Honest portandola al villaggio sportivo, affidandole un alloggio per lei e suo figlio, assegnandole così un lavoro di tutor con i ragazzi come suo figlio nel Genoa.

La gioia di tutti al Boschetto è stata massima, peccato che non si siano potuti fare i festeggiamenti, il trasloco è stato rapidissimo.
Ci piace pensare che il Signore ha guardato il pianto di una mamma che, sola, ha affidato il proprio figlio. Il Boschetto non poteva fare nulla per aiutarla, poteva solo custodirla ed affidarla a Don Orione.

Prima Mario, poi la Società Genoa sono diventati gli strumenti della Divina Provvidenza, una nuova pagina si apre per Blessing ed Honest, adesso entrambi devono prendere il controllo “del pallone”!

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Venerdì 16 novembre, al Seminario della Vita a Campocroce, Tessy e John hanno ricordato il loro arrivo, dieci anni fa festeggiando con semplicità assieme alle altre famiglie ospitate nella Casa di cui loro, ora, sono i custodi.

“Pronto Don Walter, ciao! Sono Don Marco, parroco di Santa Bertilla a Spinea.
Ho un’urgenza e subito ho pensato a voi di Don Orione. A che punto siete per l’avvio dell’attività a Campocroce di cui mi hai parlato?”

“Ciao Don Marco. Diciamo che ci manca ancora qualcosa per poter dare avvio al servizio in maniera adeguata. Speriamo per la prossima primavera di poter inaugurare la nuova Opera di Carità di Don Orione a Campocroce. Ma dimmi che urgenza hai?”

“Ho qui John e la moglie Tessy… da un momento all’altro potrebbe partorire. Sono due signori nigeriani che improvvisamente si sono trovati fuori di casa, con tutte le loro cose chiuse dentro che non possono neppure recuperare. Riesci ad accoglierle anche se in questo momento non sei ancora pronto a partire?”

“La Provvidenza oggi ci “provoca”… ma non possiamo certamente dirle di no! Venite, vi aspettiamo”.

E la sera del 16 novembre 2008, John e Tessy arrivarono verso le 21.30 presso il futuro Seminario della Vita creato nello storico Istituto Soranzo di Campocroce.

Era in corso un momento di preghiera guidato dallo stesso Don Walter con gli amici dell’Orione Musical Group ed alcune signore che abitavano in Via Canaceo… e subito tutti, accogliendo quel signore alto dagli occhi belli ma smarriti e la moglie impaurita e preoccupata di non poter dare un riparo alla figlia ormai in arrivo, sperimentarono cosa significa essere orionini: “se bussano alla tua porta non chiedere chi è ma di cosa ha bisogno”.

Il Seminario della Vita venne poi inaugurato nel maggio 2009 ma il vero servizio, il primo, quello che ha dato speranza ed ha fatto capire di essere davvero sulla strada giusta per lasciare ancora un segno orionino importante nel territorio, ebbe inizio quel giorno, quella sera, quando ci si trovò a festeggiare il “Natale a novembre”, come disse Don Walter. “Non c’era posto per loro nell’albergo”… ma c’era posto per loro nel grande cuore di San Luigi Orione.

John e Tessy, genitori oltre che di Nelly (nata due giorni dopo il loro arrivo) anche di Kevin, ricordano sempre con grande emozione Don Marco che si prese a cuore la loro situazione e Don Walter che immediatamente, senza esitazione, disse: "Venite, vi aspettiamo". Provano grandissima riconoscenza per il Seminario della Vita e per Katia in particolare che da 10 anni è responsabile della Casa e si è presa cura di loro in ogni modo.

john e tessy

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"Bambini, maestre, ragazzi, signore. Vi spiego il gioco serio del teatro. Qua non ci sono voti. Se una vocina dentro di voi dirà che avete “fatto male”, concedetevi una sonora pernacchia". E così quello sberleffo antico e irriverente, decine di volte risuona oltre alle dodici file di poltroncine blu, in alto fino ai riflettori e in giro per tutta la sala.
Ridono e scherzano sull’imperfezione umana, venticinque bambini di terza elementare, una decina di signore - qualcuna in carrozzina qualcuna avvinta ad un’infanzia eterna - e ridono di gusto i migranti: provengono dalla Libia, dall’India, dal Ghana, dal Burkina Faso.

Benvenuti all’Arca 2.0: il laboratorio teatrale dove i difetti non contano, sono peculiarità come tutte le altre, e dove non è la recita finale il cuore del progetto bensì quell’incontro, due alla settimana, al teatro Von Pauer dentro al Piccolo Cottolengo “Don Orione” la sala è un piccolo palco nel quartiere genovese di San Fruttuoso, dove durante le ore di scuola i bambini studiano teatro d’integrazione. Detto così, sembra il solito slogan.
Guardando il cerchio di mani e piedi, il coro, il ballo stupefacente di Gabriella, ragazza down , e quello appena accennato di Blessy, giovane indiana, viene da dire che questo sì, è lo spettacolo più bello del mondo.

«Un fatto unico», dice con semplicità Giuseppe Pellegrini il trascinatore, colui che a cinquant’anni suonati tra lavoro di educatore, counselor, pedagogista e attore, salta, balla, suona la chitarra e canta, parla di emozioni e speranze: e gli vanno tutti dietro in questa prova di spettacolo che chissà come finisce ma è già chiaro come si svolge: c’è tutta la terza B della scuola Solari con le maestre allineate, c’è un gruppo di volontarie - tengono per mano le più deboli - e sorride col camice bianco, Paola Fontana, la direttrice sanitaria che autorizza le ore di teatro per le ospiti disabili del Centro: «Questo è veramente teatro integrato: disabili, alunni e migranti», osserva.
Accanto a lei, il direttore Don Dorino Zordan non sa se questo progetto unico in Italia sia noto alle alte sfere della Curia, ma il suo è un augurio di sostanza: «Dare piccoli segnali positivi in quest’epoca. Insegnare a saper cogliere il valore della persona. Questo teatro rispecchia il pensiero di Don Orione».

La prima parte del laboratorio è un cerchio composito di tanti “welcome”, nomi e colori simbolo dello stato d’animo. Associano loro stessi ad una tinta, il blu, anche Tunko 20 anni dalla Gambia, e Yussif, stessa età, proveniente dal Burkina Faso.
Quasi sottovoce rammentano di essere arrivati qui con barconi e di aver lasciato alle spalle guerra e paura: «Qua ci sono persone di cuore», dice Tunko battendosi il petto. Entrambi in Italia da giugno, rientrano in progetti umanitari (Melograno e Villa Maria Quarto) e a Genova sono già stati cuochi, assistenti volontari per disabili, attori accanto ai bambini: «Qua ritroviamo nonni e fratelli», sorridono.

La seconda parte del laboratorio va oltre il welcome generale. L’occhio periferico, strategia teatrale, è insegnato ai bambini quale sguardo sulla vita, a ben inquadrare se stessi in un ambiente. La prova di teatro vanta nomi, età, volti e razze diverse. C’è Naima che, capo coperto e occhi di velluto nero, confida ai compagni di palco, «di essere felice quando al telefono sento che padre e figli stanno bene». E c’è Rosalda, una bella signora bionda, che dalla sedia a rotelle si dichiara «sempre di buonumore qualsiasi cosa accada». Come non crederle.

Qua si sta vicini, ogni tanto si annoda un abbraccio, e una presa in giro esplode sotto la sapiente regia di Pellegrini che sembra giocare solo sull’improvvisazione.
In realtà tutto ha ritmo, bilanciamento e spinta ad allestire uno spettacolo ora poetico ora allegramente drammatico. Tutti arrivano da posti diversi, - scuola, famiglia, il mare degli scafisti, la stanza di una casa di riposo -, ma tutti approdano allo stesso porto: l’Arca 2.0. Il debutto non sarà a maggio, la prima è già iniziata.

Il progetto: dieci anni di idee tutte positive da condividere Progetto “Arca di Noè 2.0” è il laboratorio teatrale integrato giunto al decimo anno che unisce ospiti dell’Opera Don Orione (22 tra anziani e persone con disabilità), 25 bambini e due insegnanti della Scuola Primaria Solari (classe III B) e migranti seguiti dal CPIA Genova Centro Levante Primaria Bracelli con la loro insegnante. Questo progetto è unico in Italia e fuori, sostiene Giuseppe Pellegrini, anima del tutto: «È ricchezza di storie, idee positive, da condividere».

Fonte

articolo giornale

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