"Quando i malati si presentano alla porta del Piccolo Cottolengo, non si può chiedere di che religione o Nazione siano, ma se hanno un dolore da lenire."
Don Orione

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Giovedì, 07 Marzo 2019

Campocroce - E festa sia!

"Uffa, ma quando arrivano?"
Dice la piccola Rayhana mentre va su e giù per il corridoio, già con addosso il suo bel vestitino da coccinella, e continua a guardare fuori dalla vetrata nella speranza di veder arrivare Elisabetta e Ilaria, i "nonni" Alberto e Antonia con il loro nipotino Gioele...

Ma manca ancora un'ora dall'orario previsto dell'inizio della festa.

Arriva Rahma vestita da principessa, mentre Lara e la mamma Elena sfilano con parrucche sgargianti quanto mai.


È sempre così al Seminario della Vita di Campocroce; quando c'è da fare festa nessuno si tira indietro: tutti insieme, grandi e piccini, residenti, volontari e custodi tutti uniti con grande, grandissima semplicità, ma con grande gioia nel cuore.
Si vive anche nel momento di festa ciò che semplicemente si vive qui ogni giorno: la gioia di essere in una Casa che è Provvidenza per molti, non solo per chi l'ha incontrata in un momento particolare della propria vita, ma anche per chi la serve lavorando come custode o come responsabile della struttura.

Ma è così anche per coloro che danno il proprio tempo come volontari, come nel caso dei giovani amici di Camposampiero che, in questa occasione, sono raddoppiati presentando ai residenti del Seminario altri nuovi amici pronti a mettersi in gioco presso questa Opera Orionina che quest'anno festeggia 100 anni da quando San Luigi Orione la ricevette e 10 anni da quando ha avuto inizio l'attuale opera di carità della quale hanno beneficiato finora oltre 100 persone.

E FESTA SIA...
E festa è stata tra stelle filanti, danze, musica, corse e... pizza e frittelle per tutti!!!

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Questo il titolo di un incontro promosso da Caritas, Fondazione Migrantes e Centro Astalli a Sacrofano, alle porte di Roma, dal 15 al 17 febbraio, con partecipanti provenienti da 90 diverse diocesi, anche diversi rifugiati e profughi di 38 Paesi diversi.

L'iniziativa ha voluto essere un incontro tra associazioni, famiglie e comunità che animate dall'insegnamento del Vangelo vivono l'accoglienza e la fraternità. Storie di vita, storie di aiuto, storie di speranza, storie di persone che, spesso, da accolte sono diventate accoglienti replicando verso altri il bene che hanno ricevuto. Come l’ ingegnere afghano Khalid, che, dopo aver trovato accoglienza, si è fatto carico di un’altra famiglia di rifugiati di cui ha seguito le sorti fino al totale ricongiungimento familiare e all’avviamento al lavoro. O come Kady, la senegalese che ha abbracciato il Papa e che a Foggia dedica più di un pomeriggio a dare una mano alla Caritas.

Anche Papa Francesco ha voluto essere presente in forma privata e  venerdì 15 febbraio, alle ore 16.00, ha presieduto la Celebrazione Eucaristica. Ed i partecipanti, al termine di queste intense giornate, hanno lanciato a tutti i cristiani un messaggio: «Noi che ci siamo lasciati liberare dalla paura, che abbiamo sperimentato la gioia dell'incontro vogliamo, con le parole di papa Francesco, “Annunciare questo sui tetti, apertamente, per aiutare altri a fare lo stesso”».

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La Parrocchia orionina di Ognissanti di Roma, nel popolare quartiere Appio Latino, ha partecipato ad un progetto di recupero delle eccedenze alimentari, coordinato da Fondazione Banco Alimentare.

Il progetto "Harvest" realizzato da KFC - Kentucky Fried Chicken - per recuperare e donare le eccedenze alimentari dei suoi ristorantiè al suo primo anno di attuazione in Italia ed ha distribuito oltre 5.300 pasti. Con "Harvest" KFC è stata la prima azienda della ristorazione veloce in Italia a intraprendere un'iniziativa di recupero e donazione delle eccedenze alimentari, un impegno reso possibile grazieal percorso indicato dalla legge Gadda 166 del 2016, e realizzato in collaborazione con le strutture di volontariato attive sui diversi territori coinvolte da Fondazione Banco Alimentare.

L'iniziativa è partita con i ristoranti KFC di Arese e Milano Bicocca, a cui si sono poi aggiunti altri in Lombardia, uno a Pompei e due a Roma, nei Centri Commerciali Happio ed Aura. Tra le organizzazioni destinatarie c'è anche la Parrocchia Ognissanti di via Appia Nuova a Roma.

Don Walter Groppello, parroco della Parrocchia di Ognissanti in via Appia Nuova,ha commentato l'iniziativa: "Ringraziamo il Banco Alimentare per l'opportunità data alla Parrocchia di Ognissanti di entrare a far parte del programma Siticibo. I prodotti alimentari ritirarti settimanalmente dal ristorante KFC situato nel Centro Commerciale Happio e distribuiti nei giorni di mercoledì e venerdì alle persone indigenti che gravitano nei pressi delle stazioni ferroviarie di Tuscolana e Ostiense, sono stati molto graditi oltre che per l'ottima qualità anche per il fatto che trattandosi di pollo possono essere consumati indifferentemente da tutti".

Le attività

"È per noi un onore e un privilegio collaborare con KFC, un'azienda leader nel settore della ristorazione veloce - commenta Giuliano Visconti, presidente del Banco Alimentare del Lazio Onlus - nella comune lotta alla riduzione degli sprechi alimentari. Grazie al loro supporto sarà possibile portare avanti la nostra missione di recuperare cibo per poi redistribuirlo ai più bisognosi: un atto davvero di grande altruismo e sensibilità da parte di KFC verso i più poveri e verso l'ambiente".

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Come se vedessero l’Invisibile” è il tema che ha caratterizzato il Convegno Nazionale Vocazionale svoltosi a Roma presso la Domus Pacis dal 3 al 5 gennaio. Una significativa rappresentanza orionina ha partecipato a questo evento ecclesiale: 5 sacerdoti, un diacono, un chierico, alcuni di questi impegnati direttamente nell’animazione vocazionale nella nostra Provincia.
Anche le nostre Suore hanno partecipato e con esse, a margine del Convegno, è stato condiviso un momento di confronto e programmazione della pastorale vocazionale in Italia.

Lo slogan del Convegno è stato preso dalla esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco al n. 150 ma in realtà è una citazione tratta dalla Evangelii nutiandi di San Paolo VI, Papa. Fa riferimento ad un’epoca che reclama sempre più cristiani capaci di dare testimonianza con la loro “autenticità […] evangelizzatori che parlino di un Dio che essi conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero l’Invisibile».
Il Convegno ha visto la partecipazione di esperti che hanno presentato le sfide della nuova evangelizzazione, di testimoni oculari e compagni di viaggio di alcuni santi di oggi quali Tonino Bello, i monaci di Tibhirine uccisi in Algeria nel 1996 e Chiara Corbella Petrillo con la testimonianza del marito.

Ciò che più ha colpito è stata la testimonianza di un giovane di Roma, Federico De Rosa, ragazzo autistico di 26 anni che assieme al padre Oreste ha interagito con l’assemblea del Convegno rispondendo alle molte domande che gli venivano rivolte. Dietro un apparente muro di incomunicabilità si è potuto assistere ad un qualcosa di semplicemente straordinario e toccante. Si è aperto un sipario attraverso il banale uso del computer con il quale questo ragazzo comunica con la realtà circostante e così ha resi partecipi i presenti di un mondo interiore impensabile agli occhi stereotipati che tutti noi spesso abbiamo di fronte ad una persona catalogata come disabile o portatore di handicap sia scientificamente che sociologicamente.

Davvero non c’era frase più appropriata di quella dello slogan del Convegno per dire quanto è importante avere occhi capaci di andare oltre ciò che appare e riuscire a cogliere il Mistero che c’è in ogni essere creato da Dio e soprattutto nell’uomo riflesso della Sua grandezza e bellezza.

In una delle molte risposte di Federico c’è un messaggio forte e provocante per tutti noi orionini. A Federico è stato chiesto quale consiglio darebbe ai molti sacerdoti, suore e laici impegnati presenti al Convegno. La sua risposta è stata: "Non avere paura della differenza. Includere non basta più, è necessario valorizzare ciascuno. Avete un chierichetto down? E un catechista cieco? E autistici? Queste persone stanno sole a casa mentre voi dite o partecipate alla messa? Andate a stanarli. La chiesa è una società al contrario del mondo. Da noi queste persone devono essere i primi”.

Un grande grazie va a Federico che con questa testimonianza aiuta a vedere l’Invisibile.

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Molte iniziative si sono svolte nella missione orionina di Elbasan, in Albania, nel periodo natalizio.

Dal pranzo tra i collaboratori della parrocchia a quello con i pooveri, dagli incontri formativi per i giovani alla distribuzione di alimenti ai bambini del doposcuola: ogni momento ha voluto ricordate le tante necessità delle persone che gravitano intorno alla missione orionina, senza dimenticare nessuno.

Momenti di festa e di preghiera, di condivisione e di amicizia per vivere il Natale nel modo più autentico.

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La politica italiana ha vissuto gli ultimi giorni del 2018 al cardiopalma nell'attesa dell'approvazione della Legge di Bilancio, approvata con voto di fiducia il 30 dicembre scorso.

Tra le novità una in particolare ha suscitato aspre critiche, l'aumento dell'IRES, l'imposta sul reddito delle società, per le associazioni non profit dall'aliquota del 12% al 24%. Anche il Cardinale Bassetti ha parlato in un'intervista di un grosso danno per il Paese, soprattutto in un momento di difficoltà come questo, in cui molte esigenze e bisogni della società sono coperte dalle associazioni senza fini di lucro.

Mentre il Governo studia una revisione del provvedimento, auspicata anche dal Presidente della Repubblica Mattarella, segnaliamo la riflessione del professor Luigino Bruni, economista, accademico e saggista, intervenuto come relatore anche in alcuni convegni dell'opera Don Orione.

Bruni, nell'articolo pubblicato ieri su Avvenire, ha fatto riferimento alla crisi sociale dell'Italia e dell'Europa,  in cui il "singolo" conta più della "comunità", riflettendo anche sull'articolo 2 della Costituzione, che recita: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

"L’umanesimo cristiano e laico che generò quella Carta - dice Bruni -  sapeva che senza la mediazione dei corpi intermedi i diritti inviolabili non vengono né riconosciuti né garantiti, perché non c’è uomo più violabile e violato dell’uomo isolato e solo, come l’albero senza bosco quando arrivano le grandi tempeste."

Non basta abolire la "tassa sulla bontà", bisogna ridare voce a quella maggioranza di persone per bene che in silenzio, senza far rumore sui social, continuano a fare del bene.

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Sono passati settant'anni eppure, nonostante sia un considerevole lasso di tempo, ci troviamo oggi a dover auspicare che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo non rimanga solo un documento, non siano solo parole. Settant’anni fa, infatti, il 10 dicembre 1948, a Parigi nel Palazzo de Chaillot nella sua terza sessione l’assemblea delle Nazioni Unite – composta da 58 Paesi – con la risoluzione 217A adotta la «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo» come «ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, alfine che ogni individuo e ogni organo della società si sforzi di promuovere il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto».

La Dichiarazione non è un documento vincolante per gli stati che lo hanno sottoscritto, ma costituisce, fin dalla sua nascita, un punto di riferimento imprescindibile per la tutela dei diritti degli ultimi. La «Dichiarazione» è composta da un preambolo e da 30 articoli con due grandi aree: i diritti civili e politici; i diritti economici, sociali e culturali. I 30 articoli sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona.

Anche Papa Francesco ha fatto sentire la sua voce, con un messaggio rivolto ai partecipanti alla Conferenza internazionale su “I diritti umani nel mondo contemporaneo: conquiste, omissioni, negazioni” promossa dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dalla Pontificia Università Gregoriana.

Il Pontefice afferma che "osservando con attenzione le nostre società contemporanee, si riscontrano numerose contraddizioni che inducono a chiederci se davvero l’eguale dignità di tutti gli esseri umani, solennemente proclamata 70 anni or sono, sia riconosciuta, rispettata, protetta e promossa in ogni circostanza".

Non può essere per i cristiani un tema indifferente, perché tra i diritti negati non ci sono solo le sofferenze causate da guerre e carestie, ma situazioni molti vicine anche al nostro mondo occidentale: Francesco pensa infatti anche "ai nascituri a cui è negato il diritto di venire al mondo; a coloro che non hanno accesso ai mezzi indispensabili per una vita dignitosa; a quanti sono esclusi da un’adeguata educazione; a chi è ingiustamente privato del lavoro o costretto a lavorare come uno schiavo; a coloro che sono detenuti in condizioni disumane, che subiscono torture o ai quali è negata la possibilità di redimersi; alle vittime di sparizioni forzate e alle loro famiglie."

Sono i desamparados di cui parlava anche Don Orione, gli ultimi degli ultimi, uomini senza diritti e senza qualcuno che combatta per loro.

Anche nelle realtà orionine si fatica ogni giorno perché avvenga quello che invoca il Papa: "Ciascuno è dunque chiamato a contribuire con coraggio e determinazione, nella specificità del proprio ruolo, al rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona, specialmente di quelle “invisibili”: di tanti che hanno fame e sete, che sono nudi, malati, stranieri o detenuti (cfr Mt 25,35-36), che vivono ai margini della società o ne sono scartati."

 

Clicca QUI per leggere il messaggio del Papa oppure scarica il pdf allegato all'articolo.

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Mercoledì, 05 Dicembre 2018

Seregno - Emergenza freddo

Per il secondo anno consecutivo, le braccia di Don Orione si aprono per accogliere i più bisognosi della comunità di Seregno e non solo.

Dopo il “successo” dell’anno passato, da sabato 17 novembre a lunedì 8 aprile, tutti i giorni dalle ore 18.30 alle ore 8 del mattino successivo, i sorrisi di educatori e volontari accolgono e accoglieranno i senza dimora che si presenteranno al 2° piano della Casa orionina, dove troveranno anche un letto ed un pasto caldo.

Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo, in primis alla Comunità Religiosa, che ha aperto le porte della Casa, all’amministrazione Comunale, al Sindaco Alberto Rossi e all’assessore dei servizi sociali Laura Capelli, alla Caritas e al centro di ascolto, alla comunità pastorale assicurata da Mons. Bruno Molinari ed a tutte le altre associazioni coinvolte.

Come diceva sempre il nostro amato Don Orione continuiamo a “Fare del bene sempre, del bene a tutti, del male mai a nessuno.”

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Sabato, 01 Dicembre 2018

Decreto Immigrazione e Sicurezza

Il decreto legge del 4 ottobre 2018 n.113 parla di argomenti caldi e attualissimi: sicurezza e immigrazione.

Il decreto si compone di tre titoli (più un quarto che si occupa delle disposizioni finanziarie e finali): il primo si occupa della riforma del diritto d’asilo e della cittadinanza, il secondo di sicurezza pubblica e l’ultimo di amministrazione e gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.
L’articolo primo cancella il diritto al permesso di soggiorno umanitario, che era prevista dal Testo Unico sull’Immigrazione, e quindi l’accessibilità ad un asilo di due anni ove lo stato concedeva l’accesso al lavoro, all’assistenza sociale e al servizio sanitario nazionale.
Sempre nel primo articolo si fa riferimento al nuovo “tipo” di permesso di soggiorno che avrà nuove modalità e tempistiche, rendendo più inconsuete le azioni di protezione umanitaria; questi ultimi permessi sono: per “calamità” (sei mesi), per “protezione speciale” (un anno), per “cure mediche” (un anno), per “atti di particolare valore civile” (rilascio da parte del ministro dell’interno) e per “casi speciali”.
Scorrendo gli articoli si nota il prolungamento degli stranieri nei centri di permanenza, da 90 giorni a 180 giorni, per l’accertamento dell’identità e della nazionalità.
Per i migranti che compiranno reati sarà possibile la revoca della richiesta della protezione umanitaria e l’obbligo di abbandonare la Nazione.
 
Il decreto tratta anche delle cooperative sociali che saranno monitorate assiduamente e costrette a pubblicare trimestralmente, su apposite piattaforme digitali, l’elenco delle persone a cui vengono versate somme.
Voltando pagina ed inoltrandoci nella parte riguardante la “sicurezza” emergono fatti nuovi e importanti, come il braccialetto elettronico o il taser.
Il braccialetto, uno strumento di controllo elettronico, si potrà utilizzare anche per i casi di stalking o violenza domestica, le forze dell’ordine potranno accedere alla posizione ed altre informazioni dell’imputato.
La “pistola taser”, ovvero un’arma ad impulsi elettrici, sarà provato dalle forze dell’ordine municipali per sei mesi nei comuni con più di centomila abitanti.
Il “Daspo urbano”, introdotto da Minniti nel 2017, verrà esteso, oltre che a manifestazioni sportive anche a: fiere, nei presidi sanitari, nei mercati e dove si svolgono spettacoli pubblici; da parte di chi è indiziato per reati collegati al terrorismo.

Fino al 2025 verranno stanziati 360 milioni da erogare alla pubblica sicurezza ed ai pompieri, per l’acquisto di nuove attrezzature informative atte al contrasto del terrorismo internazionale e per straordinarie esigenze.
Passando al terzo titolo si entra nel mondo della criminalità organizzata, il decreto chiarisce la liberalizzazione dei beni confiscati alla mafia ampliando la platea degli acquirenti e verranno ceduti al miglior offerente (anche un privato), invece che solo a enti pubblici, associazioni di categoria o alle fondazioni bancarie. Monitorando l’esito della compravendita per verificare che il bene non torni alla malavita.
Nell’emendamento viene citato anche l’utilizzo sperimentale di droni a servizio di certe forze dell’ordine, al fine di incrementare e finanziare la videosorveglianza.

QUI il documento integrale del decreto.

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Blessing ragazza Nigeriana approdata in Italia e Ospite prediletta della struttura “Il Boschetto” custodisce con amore suo figlio nei ristretti spazi della struttura. Da subito il piccolo Honest si mette in mostra per la sua capacità nel controllo del pallone, e i pochi vetri rotti dal pallone tirato da lui erano quelli respinti a fatica dal portiere di turno.

Mario che da anni segue la società sportiva Fegino vede subito il talento e assegna a suo figlio Luca la formazione che rende Honest un fenomeno dei “primi calci”.
Al Boschetto vige la solidarietà e l’Amore di Don Orione contagia chi passa di lì, da lì la visibilità e le attenzioni delle varie squadre che vedono in Honest una promessa per la caparbia, la forza di volontà, la fantasia del suo gioco.

Una telefonata … Genoa Calcio … chiedono un appuntamento …
Alessio, dirigente sportivo, con un grande sorriso chiede a Marco, Coordinatore del Centro, se può prendersi cura di Blessing, mamma di Honest portandola al villaggio sportivo, affidandole un alloggio per lei e suo figlio, assegnandole così un lavoro di tutor con i ragazzi come suo figlio nel Genoa.

La gioia di tutti al Boschetto è stata massima, peccato che non si siano potuti fare i festeggiamenti, il trasloco è stato rapidissimo.
Ci piace pensare che il Signore ha guardato il pianto di una mamma che, sola, ha affidato il proprio figlio. Il Boschetto non poteva fare nulla per aiutarla, poteva solo custodirla ed affidarla a Don Orione.

Prima Mario, poi la Società Genoa sono diventati gli strumenti della Divina Provvidenza, una nuova pagina si apre per Blessing ed Honest, adesso entrambi devono prendere il controllo “del pallone”!

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