"A volte diventiamo raffinati nell’osservare e mettere in pubblico i difetti altrui."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

A differenza di ciò che accade nei Paesi in via di sviluppo, nelle nazioni avanzate stanno crescendo pericolosamente le disuguaglianze di reddito. Le cause sono da ricercarsi nel fenomeno della globalizzazione, nei cambiamenti tecnologici, nell’aumento del reddito da capitale, nelle trasformazioni del mercato lavorativo. È quanto sostengono i due studiosi Devis Geron e Tiziano Vecchiato nell’articolo “Come cambiano le disuguaglianze”, pubblicato su Studi Zancan 1/2018.

Secondo la Banca d’Italia (indagine 2018) il 30% delle famiglie italiane più povere rappresenta l’1% della ricchezza nazionale e circa il 75% di tali famiglie è a rischio povertà. Di contro il 30% dei nuclei più ricchi detiene il 75% della ricchezza complessiva e ben più del 40% di questo patrimonio è posseduto dal 5% della popolazione. Il reddito principale delle famiglie più abbienti è dovuto non ad attività lavorativa ma al capitale, motivo per cui esse non hanno subito la crisi del mercato del lavoro. I ricchi sono i primi ad avvantaggiarsi della ripresa economica e fra i primi a risentire dell’andamento positivo o negativo dei mercati finanziari. Le famiglie più povere, al contrario, risentono pesantemente dell’instabilità socio-economica del Paese.

Sempre la Banca d’Italia denuncia una disuguaglianza legata al territorio e alle generazioni: al Sud la percentuale di persone a rischio povertà è passata dal 19,6% del 2006 al 22,9% del 2016. In questo decennio hanno avuto maggiori problemi economici le famiglie con capofamiglia giovane, mentre hanno resistito meglio quelle con capofamiglia pensionato. Difficoltà anche per i nuclei con capofamiglia lavoratore dipendente o autonomo o in condizione non lavorativa. Nel Sud Italia il 13,3% di cittadini vive in una famiglia senza reddito.

Una situazione simile si registra anche nei Paesi OCSE: qui in media il 10% delle famiglie più ricche detiene la metà della ricchezza globale, mentre il 40% dei nuclei meno abbienti possiede appena il 3% del patrimonio totale.

L’aumento della disuguaglianza è dannoso anche e soprattutto per la crescita economica a lungo termine. “L’ossessione degli utili a breve (economici e politici) impedisce sguardi di più lungo periodo, necessari per fare spazio alla costruzione autentica del bene comune”.

Contribuisce alla crescita delle disuguaglianze anche la diminuzione della capacità distributiva. Obiettivo del welfare dovrebbe essere quello di raccogliere e redistribuire in modo equo e coerente, favorendo la coesione e la giustizia sociale, nell’osservanza del dettato costituzionale. Ma ciò non sta avvenendo, anzi sta aggravando il gap fra ceti sociali. Mentre negli ultimi la spesa sanitaria si è stabilizzata, l’assistenza sociale mostra un’incapacità di distribuzione equa dei servizi e delle prestazioni. La spesa assistenziale dovrebbe essere per eccellenza lo strumento di riduzione delle diseguaglianze ma in alcuni casi non solo non lo è ma contribuisce ad acuirle. È quello che viene definito dai due autori il welfare “degenerativo” e che richiede interventi e politiche che affrontino alla radice i problemi.

QUI l'articolo completo.

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L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto di celebrare la  Giornata Mondiale del Rifugiato il 20 giugno di ogni anno con la Risoluzione 55/76. Il documento è stato approvato il 4 dicembre 2000 in occasione del 50° anniversario della Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati.

Ogni anno si ricorda il dramma di migliaia di uomini e donne che, a causa di fame, guerre, persecuzioni, hanno perso la loro casa per intraprendere un lungo e pericoloso viaggio alla ricerca di un nuovo "amparo", un nuovo luogo da chiamare casa. Sono molte le storie come queste che si possono ascoltare da famiglie e persone ospiti delle case di Don Orione (leggi QUESTO ARTICOLO): sono questi uomini e donne i desamparados di oggi, parola cara a Don Orione, che esprime la disperazione e l'angoscia di chi non ha più nessuna sicurezza nè rifugio.

Oltre alle iniziative promosse dall'UNHCR, vogliamo ricordare le parole di Papa Francesco, pronunciate innoccasione della 104a giornata del migrante, celebrata il 14 gennaio scorso: accogliere, proteggere, promuovere e integrare, i pilastri della dottrina sociale della Chiesa.

"Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo," dice il Santo Padre: accogliere significa "offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione", proteggere è difendere la loro dignità ed i loro diritti, promuovere è "adoperarsi affinché tutti i migranti e i rifugiati così come le comunità che li accolgono siano messi in condizione di realizzarsi come persone in tutte le dimensioni che compongono l’umanità voluta dal Creatore", integrare è favorire la cultura dell'incontro.

Per rileggere il messaggio del Papa clicca QUI.

 

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In questi giorni, nel dibattito politico è tornato il tema dei rom: ma quali sono davvero i numeri e le caratteristiche della situazione in Italia?

Emergenza abitativa, Piano di inclusione, campi istituzionali e “campi tollerati”, discorsi d’odio e discriminazione. Sono questi i principali temi trattati nel Rapporto Rom Sinti 2017, presentato dall’Associazione 21 Luglio. Obiettivo dell’indagine focalizzare l’attenzione su quelle comunità Rom e Sinti che in Italia, a causa di politiche istituzionali che il rapporto definisce "discriminatorie”, vivono segregate nei cosidetti “campi rom”.

Dai dati raccolti risulta che sono circa ventiseimila le persone Rom e Sinti in condizioni di emergenza abitativa, costrette dunque a vivere in insediamenti formali e informali, centri di raccolta rom e micro insediamenti. Dati i disagi abitativi presenti in tali campi, molte famiglie (specie di etnia romena) hanno abbandonato il nostro Paese per muoversi in altre nazioni o ritornare nelle città di origine. Tuttavia, nonostante la lieve riduzione numerica e le diverse raccomandazioni di Ue e Enti Internazionali (e anche di associazioni a tutela dei diritti umani) sul nostro territorio permangono ancora 148 insediamenti formali in cui vivono circa 16.400 persone. Presso i campi informali ed i micro insediamenti, invece, abitano meno di diecimila rom, tutti cittadini comunitari.

Rispetto agli anni passati, il numero di campi è pressoché invariato. Il Rapporto evidenzia, infatti, che a fronte di qualche timido tentativo di “superamento dei campi” da parte di alcune Amministrazioni, dal 2012 ad oggi sono stati spesi 82 milioni di euro per mantenere il sistema. Ciò va in aperto contrasto con quanto sancito nella Strategia di Inclusione dei Rom e quindi con gli impegni presi dall’Italia davanti all’Ue.

A livello nazionale, la Capitale è ancora la città con più persone rom in emergenza abitativa (il 27% rispetto al dato italiano). Nella “mappa della vergogna”, come la definisce l’Associazione 21 Luglio, a Roma sono presenti 17 campi formali e 300 informali. Ma altre metropoli non stanno meglio, come ad esempio Torino e Napoli, ma ricordiamo anche le drammatiche situazioni di Giugliano e Foggia, dove sono presenti enormi campi rom in grave disagio socio-abitativo.

Una delle caratteristiche costanti della nostra società è l’atteggiamento di repulsione ed avversione. I media, la politica e l’opinione pubblica in generale sono concentrati ancora sulla “questione rom” e l’antigitanismo. I discorsi di odio sono la punta dell’icerberg di tale tendenza: nel 2017 l’Osservatorio 21 Luglio ha denunciato che i media diffondono hate speech ogni due giorni, ossia il 4% in più rispetto all’anno precedente. Sono 60 i casi segnalati solo a Roma. Parole offensive a cui non si sottraggono i rappresentanti politici e che richiedono la necessità di lavorare sul pensiero comune, il linguaggio della politica, i mezzi di comunicazione e gli atteggiamenti degli amministratori al fine di arginare la deriva morale e culturale della società.

Qui il rapporto integrale.

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Il 10 maggio 2018 la Conferenza Unificata ha approvato l’intesa sul documento recante Aggiornamento delle linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nei Disturbi dello Spettro Autistico


Il documento rappresenta un aggiornamento teorico e operativo delle linee di indirizzo nazionale per la promozione e il miglioramento della qualità e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali per le persone con Disturbi dello Spettro Autistico, sia a livello regionale che locale. Tali linee guida, approvate in Conferenza Unificata nel novembre del 2012, sono state elaborate dal Ministero della Salute in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e le Regioni. La necessità di promuoverne un aggiornamento nasce dal riscontro di una sostanziale eterogeneità geografica nelle loro applicazioni. Infatti, nonostante si possano rilevare iniziative di attivazione e esperienze positive dirette al conseguimento degli obiettivi indicati, emergono disparità di approccio alla gestione delle necessità manifestate dalle persone con Disturbi dello Spettro Autistico, una condizione estremamente complessa, ad alto costo sanitario e con un elevato impatto sociale.

Con l’obiettivo di promuovere coerenza operativa e garantire uniformità di risposte adeguate, il documento individua una serie di azioni prioritarie. Il focus, in particolare, è su alcuni settori specifici: interventi mirati di sanità pubblica con finalità strategiche, prevenzione ed interventi precoci, potenziamento della rete dei servizi per la diagnosi, la cura e la presa in carico, attività formativa rivolta alla rete curante ed educativa. Viene sottolineata inoltre l’importanza del coordinamento tra tutte le aree operative coinvolte (sanità, istruzione, servizi sociali, lavoro), la cui integrazione è necessaria per garantire la realizzazione di interventi appropriati ai bisogni, la continuità dei servizi dall’età evolutiva all’età adulta e, in generale, il miglioramento della qualità di vita delle persone con Disturbi dello Spettro Autistico e delle loro famiglie.


QUI il testo integrale

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Una Cucina per il Boschetto. Perché?
Innanzitutto, bisogna sapere cosa è il Boschetto:
Un monastero adibito a centro di accoglienza di emergenze abitative.
Ma si può anche vedere come:
Un luogo in cui sono raccolte persone che danno fastidio … perché diverse, perché alcune sporche, alcune disadattate, Rom, mussulmani, barboni …
Quindi un elemento di intrusione fastidioso innestato nel cuore della congregazione di Don Orione che trasforma questo “bruscolino” in una perla meravigliosa. Sì, il Boschetto è perla meravigliosa proprio perché “macedonia” di culture, razze, colori, povertà, miserie.
Allora l’Opera ha pensato di creare, come segno di unione, una cucina dove le famiglie potessero, con modestia ma nella dignità dell’essere umano, creare tavola, aggregazione, casa. Questa operazione sarà il primo passo per una completa rivisitazione della realtà del Boschetto. Questo nuovo Boschetto “2.0” è un progetto in piena collaborazione con il comune di Genova che, sia direttamente che indirettamente, con la presenza di assessori e loro delegati mercoledì 16 maggio hanno tagliato il nastro dell’inaugurazione dei locali.
L’economo provinciale Don Walter Groppello ha ricordato quanto questo luogo è stato, è e sarà “il luogo” dove si cercherà di incarnare oggi lo spirito di accoglienza del nostro fondatore San Luigi Orione. La scelta del 16 maggio, anniversario della canonizzazione, ha voluto rimarcare che gli sforzi sia economici che di risorse umane che vengono fatti, non sono per buonismo e populismo, ma per attualizzare l’imprenditorialità di San Luigi che voleva che le sue opere fossero alla testa dei tempi.
Per emulare il suo esempio bisogna ricordarsi quanto sia fondamentale la collaborazione con le istituzioni politiche e sociali del territorio. Questo evento è stato anche occasione di incontrare tutte le società ed i professionisti che stanno lavorando assieme all’Opera per cercare di fare questa svolta. La loro presenza in massa è il segno concreto di come La Carità sia contagiosa … Nel rispetto del lavoro ogni lavoratore “è un po’ come innamorato” di questo posto e mentre si prendono le misure della porta REI si lasciano al Boschetto una carrozzina ed un set di vestiti per i bambini, … mentre si testa la connessione remota della nuova caldaia, si regala la giornata … per aiutare Maya … che non ha i soldi per la gita scolastica …
Come ogni Festa, non poteva concludersi senza un rifresco, … Ma quello che doveva essere un modesto aperitivo con le solite patatine e stuzzichini “da sacchetto” è diventata una cena fredda a base di specialità genovesi e stuzzichini fatti a mano “dai volontari del Boschetto” che per tutta la giornata grazie alle derrate alimentari provenienti dal Banco Alimentare, non hanno voluto che venissero “sprecati soldi” e “la tavola imbandita” è stata fatta dalle mani nude delle persone con le tovaglie personali e la fatica di un giorno di lavoro.
È grande il desiderio di condividere questa gioia con chi legge, anche se non si riesce a trasmettere a pieno la gratitudine e la soddisfazione dei volti degli ospiti che, pressoché tutti presenti guardavano, applaudivano e gioivano questo “modo strano” di essere famiglia.

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Sabato 12 maggio, nella parrocchia di Ognissanti (Roma) sono iniziati i festeggiamenti in onore del nostro Santo fondatore, che termineranno il 16 maggio.
Sabato è stato organizzato un pranzo con i poveri, ormai tradizione per la nostra parrocchia, per dare l’avvio a questi giorni di festa nel migliore dei modi: la carità. Sono state ospitato più di 100 persone bisognose con l’aiuto di alcuni volontari dell’M.G.O. (Movimento Giovanile Orionino) e del M.O.V. (Movimento Orionino Volontari) ed alcuni novizi dell’Opera Don Orione. Vi è stata la presenza di tutta la Comunità, formata da Don Giuseppe Valiante, Don Francesco Mazzitelli e Don Francisc Lacatus.

Per gli ospiti è stato come passare un sabato in famiglia: hanno mangiato e parlato, ascoltato della musica e sono andati via soddisfatti e felici, con un bel ricordo da portare con loro. Anche i volontari hanno “ricevuto” qualcosa: vedere il sorriso sul volto di queste persone, far dimenticare loro per un paio di ore le difficili situazioni in cui si trovano, li ha resi felici e ha permesso loro di poter essere più vicini al prossimo e, quindi, a Gesù attraverso il servizio.

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Si è spento dopo una lunga malattia il regista e sceneggiatore Ermanno Olmi.
Molti lo ricordano per il film “L’albero degli zoccoli”, vincitore della Palma d’oro a Cannes, che racconta la vita dei contadini bergamaschi fatta di sacrifici e povertà, ma anche di grande dignità e carità verso i poveri.
Per noi, Olmi è il narratore della vita di Don Orione, colui che nel 1990 ha scritto la sceneggiatura del film “Qualcosa di Don Orione”, tradotta poi in immagini dal regista Marcello Siena, allievo dello stesso Olmi.
In questa pellicola, Don Orione è presentato come un uomo stanco e provato dalle immani fatiche che lo hanno portato in tutta l’Italia e anche oltre l’oceano, per portare aiuto e conforto ai più reietti.

Siamo nel 1937, al ritorno dal suo viaggio in Argentina: Don Orione è affaticato e porta i segni della sua malattia al cuore, ma lo sguardo – caratteristica impressa a fuoco nella memoria di chi lo ha conosciuto – è ardente e vivo, il suo cuore, seppur malato, brucia ancora per tutti i desamparados, coloro che non hanno al mondo alcun riparo, alcun punto di riferimento. In questo continuo slancio verso i poveri, Don Orione ricorda la sua storia, una storia di bene nel nome della Provvidenza.
Per capire l’intensità dello stile asciutto e sobrio del film, ricordiamo le parole di Enrico Maria Salerno, l’attore che interpreta Don Orione, parole che ha confidato in un colloquio avvenuto dopo le riprese: gli attori recitano, impersonano un personaggio, danno corpo a parole ed emozioni di qualcun altro, ma si tratta di una finzione scenica.

“Con Don Orione – dice Salerno – non ci sono riuscito”.

Per approfondire la figura di Ermanno Olmi
Intervista del Corriere della Sera, gennaio 2015,
Intervista di Avvenire, luglio 2011.

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Fra le varie misure di lotta alle difficoltà economiche erogate sul territorio nazionale, il Reddito di Inclusione costituisce un’opportunità concreta di lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Il REI sono stati introdotti dal D.lgs. 147/2017 in sostituzione al SIA (Sostegno per l’Inclusione Attiva) ed al ASDI (Assegno Sociale di Disoccupazione). Tale strumento è costituito da due parti:

1. un beneficio economico, erogato mensilmente mediante una carta di pagamento elettronica (Carta REI);
2. un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa mirato al superamento della condizione di povertà, elaborato a cura dei servizi sociali del Comune.

I soggetti attuatori della misura sono l’Inps ed i Comuni, in forma singola o associata. Questi ultimi, in particolare, sono responsabili dell’elaborazione dei progetti personalizzati di attivazione sociale e lavorativa, ossia della presa in carico dei nuclei familiari attraverso un’analisi multidimensionale dei bisogni e delle problematiche.

Chi può richiedere il Reddito di Inclusione? I destinatari sono i nuclei familiari con determinati requisiti di residenza, soggiorno, familiari ed economici. Al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata dell’erogazione del beneficio, il richiedente deve possedere dei requisiti di residenza e soggiorno e il nucleo familiare deve avere i requisiti economici ed altri requisiti (incompatibilità con la fruizione di ammortizzatori sociali e con il possesso di natanti e di autoveicoli e motoveicoli di recente prima immatricolazione). I requisiti familiari, invece, devono sussistere solo al momento di presentazione della domanda.

Requisiti di residenza
Il Richiedente deve essere congiuntamente:
• cittadino dell’Unione (o familiare di un cittadino dell’Unione in possesso del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente) ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria); per familiare di cittadino dell’Unione si intende il coniuge, i discendenti diretti di età inferiore a 21 anni o a carico e quelli del coniuge e gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge (ai sensi del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 “Attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”);
• residente in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.

Requisiti economici
Il nucleo familiare del richiedente deve essere in possesso di:

1. un valore dell’ISEE, in corso di validità, non superiore ad euro 6.000;
2. un valore dell’ISRE ai fini REI (l’indicatore reddituale dell’ISEE diviso la scala di equivalenza, al netto delle maggiorazioni) non superiore ad euro 3.000;
3. un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad euro 20.000;
4. un valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti corrente, etc.), non superiore ad una soglia di euro 6.000, accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000.

Requisiti familiari
Nel nucleo del richiedente al momento della domanda, deve essere presente almeno un soggetto con le seguenti caratteristiche:
• un componente di età minore di anni 18;
• una persona con disabilità e di almeno un suo genitore, ovvero di un suo tutore;
• una donna in stato di gravidanza accertata;
• almeno un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni:
- che si trovi in stato di disoccupazione:
- per licenziamento, anche collettivo,
- dimissioni per giusta causa;
- risoluzione consensuale (legge 604/1966);
- ed abbia cessato, da almeno tre mesi, di beneficiare dell’intera prestazione per la disoccupazione, oppure in mancanza dei requisiti, si trovi in stato di disoccupazione da almeno tre mesi.

Requisiti di compatibilità
Il REI sono compatibili con lo svolgimento di attività lavorativa da parte di uno o più componenti il nucleo familiare, a patto che:
- si proceda a comunicare entro 30 giorni tale nuova occupazione;
- si rispettino i requisiti economici indicati sopra.

QUI il documento integrale.

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Insieme si può…
Dopo il progetto Ratatouille e gli interventi di manutenzione a Boscopelato a Genova, la cooperativa Dono ha offerto ai ragazzi migranti, ospiti delle proprie strutture, un corso sull’apicoltura a cui hanno partecipato con grande entusiasmo.
Il corso, tenuto dal Professor Marco Corzetto - docente dell’Istituto Tecnico Agrario “Marsano” – titolare dello Studio Tecnico Del Verde, è stato finanziato grazie alle risorse che i soci della Dono, hanno offerto per la sua realizzazione.
È un segno tangibile di come, anche all’interno di una piccola realtà come la Dono, sia possibile realizzare degli interventi di welfare di comunità.
Grazie a tutti coloro che hanno voluto sostenere economicamente la realizzazione di questo micro-progetto e, in particolare, al Professor Corzetto per l’offerta della propria disponibilità, e ad Endofap Liguria per aver messo a disposizione le aule per la formazione.

corso api

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Giovedì 8 febbraio, il giorno in cui si ricorda Santa Giuseppina Bakhita, una religiosa africana vissuta in Veneto e che veniva chiamata affettuosamente Madre Moretta, sono stati inaugurati i nuovi appartamenti del Seminario della Vita, con la presenza dell’Economo Provinciale don Walter Groppello e del parroco di Mirano Don Artemio Favaro.

 “Te piase casa mia?”… una euforica Monica accoglieva così tutti gli ospiti che stavano visitando il bellissimo appartamento che è stato assegnato a lei e al marito.
Un’ora prima don Walter, all’inizio della Santa Messa solenne in onore di Santa Bakhita, salutando ed accogliendo tutti i presenti e dopo aver fatto un po’ di storia raccontando le origini e lo sviluppo della casa fin da quando fu data a Don Orione nel 1919, ricordò cosa accadde la sera del 3 novembre scorso, giorno dell’ultima inaugurazione.
Quella sera, pensando a Santa Bakhita (il cui padrino fu proprio il conte Soranzo, proprietario della Villa che ora ospita il Seminario della Vita) lo stesso don Walter lanciò un nuovo desiderio, una sorte di sfida. Ci mettiamo all’opera in modo che riusciamo a ricavare altri appartamenti, al fine di dare accoglienza sempre migliore a chi ha bisogno di aiuto e sostegno qui da noi? Il sì entusiasta di tutti rimbombò nella chiesa ma la data fissata per l’inaugurazione (l’8 febbraio) era troppo vicina… Come riusciremo a farcela?
Dopo aver ringraziato calorosamente i titolari delle ditte che hanno lavorato in questi mesi “quasi giorno e notte”, tutti i presenti e la corale di Campocroce che ha animato la Santa Messa don Walter ha lasciato la parola al parroco di Mirano don Artemio.
“Ho sentito tanto parlare di questa casa ma mai avevo avuto l’occasione di visitarla… sono contento di essere qui oggi, di aver sentito il suo sviluppo, capire come questa casa ha fatto tanto bene e nel tempo si è adeguata alle necessità, ma sempre a servizio di chi ha bisogno. Bello sapere che da Seminario è ora diventata Seminario della Vita per aiutare le persone a ricostruirsi”.
Anche in questa occasione, oltre ai titolari delle ditte, agli amici e volontari della Casa erano presenti rappresentanti della Casa di Riposo Don Orione di Trebaseleghe e dell’Istituto Berna di Mestre. Don Walter ha ringraziato in maniera particolare la responsabile Daniela Niero della Casa di ospitalità di Venezia, opera orionina che ancora una volta ha sostenuto tutte le spese dei lavori.
Come sempre particolare cura è stata riservata al momento della preghiera dei fedeli (bellissima e toccante quella composta e letta dalla piccola Nelly che ha ricordato gli ospiti e gli amici volontari che vivono un particolare momento di salute) e all’Offertorio durante il quale sono state portate all’altare le targhe per gli ultimi quattro appartamenti inaugurati che sono stati dedicati a San Martino de Porres, San Pio X, Don Carlo Sterpi e Santa Giuseppina Bakhita. Questi si uniscono agli altri santi titolari degli appartamenti, giganti della carità e cari all’Opera Don Orione: San Giuseppe Benedetto Cottolengo, San Luigi Guanella e Santa Gianna Beretta Molla.
Al termine della S.Messa ci si è trasferiti in Villa per il taglio del nastro e la benedizione dei nuovi ambienti
Come sempre il clima di festa si è mescolato al clima di grande famiglia di famiglie della Casa di Campocroce con i bambini che, pur tra le tante persone presenti, trovavano il modo di essere protagonisti, di correre, di giocare, di colorare, di muoversi a casa propria come dei veri padroni di casa, lì, in quell’opera orionina provvidenziale per loro e per le loro famiglie.

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