"Il cuore deve essere là, la vita là, là dov’è l’Ostia."
Don Orione

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VII Convegno Apostolico

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Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica Anno 2 / Numero 3

Venerdì, 21 Settembre 2018

Bergamo - E festa sia

Sabato 22 settembre p.v. presso il Centro Don Orione di Bergamo si concludono i festeggiamenti del 30esimo anniversario dell'istituto.
La giornata inizierà con la Santa Messa delle ore 10.15 presieduta dal Vescovo di Bergamo Sua Eccellenza Reverendissima Monsignore Francesco Beschi, a seguire ci sarà un grande rinfresco per tutti i presenti per arrivare alla grande festa in giardino del pomeriggio ove saranno presenti majorette e banda musicale.

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Domani è la giornata mondiale dedicata alla malattia di Alzheimer, la forma di demenza più diffusa oggi e destinata ad aumentare esponenzialmente nei prossimi decenni, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

In questa occasione, per il secondo anno, il Centro Diurno Don Orione e la Casa di Riposo si sono fatti promotori di un convegno di studio che approfondisce le terapie non farmacologiche possibili in questo tipo di disturbo: un modo per diffondere un'immagine diversa di questa malattia, un modo per ricordare che, oltre il muro che l'Alzheimer erige, c'è sempre la persona.

Il Convegno si svolgerà domani a Cagliari ed è organizzato grazie ad un lavoro corale: oltre al Centro Diurno Don Orione, che vive quotidianamente la realtà della malattia, hanno dato il patrocinio l'Azienda Tutela Salute della Sardegna, l'Associazione Italiana di Psicogeriatria, GeRoS, associazione onlus specializzata in servizi e ricerca in Gerontologia e Psicogeriatria e Endofap.

Il convegno è accreditato da Endofap Liguria per rilasciare i crediti formativi per le professioni sanitarie, secondo quanto previsto dall'educazione continua in medicina: sono stati esauriti i cento posti disponibili per l'evento.

Nel pomeriggio, al Centro Diurno Don Orione, sono previsti i laboratori esperienziali per familiari, volontari e operatori sulle tecniche di riattivazione nei disturbi cognitivi,  coordinati da Daniela Viale, psicologa del Centro Alzheimer dell'USL di Cagliari, Gesuina Asoni, psicologa del Centro valutazione Alzheimer dell'USL di Oristano, e Marta Malgarise, psicologa del Centro diurno Don Orione.

 

Clicca QUI per il programma completo del convegno.

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L’estate è quasi giunta al termine e per le varie cittadine circostanti prendono forma le ultime feste di paese. Gli ospiti del Centro Don Orione di Seregno, sempre presenti sul territorio, questa volta sono approdati alla “29°Festa popolare Madonna della Campagna”: venerdì sera sono andati un gruppo di ragazzi per ascoltare la “tribute band di Lucio Battisti” e i “Dik-Dik”, mentre i nonni hanno approfittato di una soleggiata domenica per fare un giro tra le bancarelle e gli animali per poi concludere con un pranzo tutti insieme.
Un ringraziamento speciale va al Comitato organizzativo che domenica ha offerto il pranzo ai nonni.

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È stato firmato l’accordo tra Don Orione e sindacati (FP CISL e FPL UIL) per il work life balance dei 200 lavoratori della struttura di cura di Bergamo, che offre, oltre ai posti letto di degenza assistenziale, anche servizi di Rsa aperta, riabilitazione, assistenza domiciliare, medicina dello sport e di specialistica poliambulatoriale.

In pratica, l’intesa raggiunta consiste in un accordo migliorativo per tutti i lavoratori della cura e dell’assistenza (è escluso solo il personale medico) che operano al Centro Don Orione, che si vedranno integrare l’indennità di congedo parentale, durante il primo mese di godimento, in modo tale da garantire un trattamento economico complessivo pari al 50% della retribuzione, comprensivo anche dell’indennità a carico dell’INPS; la possibilità di usufruire di uno sconto, molto competitivo e interessante, sulle prestazioni sanitarie in regime di solvenza erogate dai laboratori di diagnostica e cura del Centro Don Orione; l’incremento da due a sei ore annue retribuite del monte ore di permessi per sottoporsi ad accertamenti sanitari.

La piattaforma sindacale per l’accordo è stata girata a tutte le strutture sanitarie ospedaliere e residenziali di assistenza e cura private convenzionate di tutta la Provincia di Bergamo (67 strutture che occupano qualche migliaio di dipendenti), dal momento che un eventuale intesa con i sindacati entro il 31 agosto avrebbe permesso di accedere a sgravi fiscali per le aziende e gli enti sottoscrittori di un “secondo livello” capace di introdurre migliorie nel campo dell’equilibrio e della conciliazione tra lavoro e vita privata.

“Solo il Don Orione ha accolto il nostro invito – dicono Caterina Dezio e Giulio Pennacchia di CISL FP Bergamo -, e questo nonostante la contrattazione nazionale per la sanità privata sia ferma da quasi dieci anni e i lavoratori di queste strutture non sempre godano di accordi di secondo livello particolarmente interessanti, laddove siano presenti; e dove la previdenza complementare non è mai nemmeno iniziata. C’erano sicuramente degli ostacoli da superare: la tempistica breve, la complessità della gestione e dell’organizzazione del lavoro all’interno delle aziende coinvolte in questo difficile momento di carenze di risorse sia umane che economiche, e non per ultimo, il periodo centrale di ferie estive per tutti. Ebbene, a dimostrazione del fatto che la volontà supera ogni difficoltà, grazie all’impegno di tutti gli attori coinvolti, l’accordo è stato firmato, e presto lo si illustrerà, in un’assemblea, anche ai lavoratori dell’ente”.

Questa intesa, proseguono i sindacalisti, “è un segno di riconoscimento per tutti i professionisti che, all’interno della struttura, con impegno quotidiano, portano avanti, giorno dopo giorno, un lavoro difficilissimo e molto delicato. Con loro, abbiamo realizzato una bella pagina di collaborazione tra azienda e sindacato, giungendo così alla formalizzazione e alla sottoscrizione di questo accordo che è volto a migliorare la conciliazione dei tempi di vita-lavoro in ambito socio-sanitario”.

Fonte

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Giovedì, 16 Agosto 2018

Sanremo - La musica unisce

La musica è un linguaggio universale, capace di superare le diversità linguistiche e culturali. A volte riesce anche a restituire capacità a chi sembra non averne più.

Al Piccolo Cottolengo Don Orione di Sanremo, basta una fisarmonica per riaccendere gli sguardi, far venire voglia di tenere il tempo con un tamburello, battere le mani a ritmo di musica. Un'attività che è ricordo di melodie e tempi passati, che è stare insieme in modo lieto, che è stimolazione dei sensi e del movimento.

Nella ricerca di una vita di qualità per le persone anziane a volte bastano un pizzico di creatività, uno strumento musicale e la voglia di stare insieme.

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Tra le tantissime iniziative dell’estate, al PCDO di Seregno sta prendendo forma un nuovo progetto firmato Don Graziano de Col, il direttore. A fine luglio è stato inaugurato il “giardino biologico” una nuova zona verde per il quotidiano relax non solo dei nostri ospiti ma anche di parenti e amici.


“Dovete sapere che gli ospiti che risiedono al Piccolo Cottolengo sono felici quando sanno che qualcuno pensa a loro e in qualche modo, in qualsiasi modo, sentono la vicinanza tangibile e concreta di persone che vogliono loro bene e il loro benessere. Si sentono amati, ricordati e ancora al centro di attenzioni!” sono le parole che don Graziano ha usato per dire grazie a tutti quelli che hanno collaborato alla realizzazione di questo progetto, contribuendo all’acquisto di vasi e pianti. “Gesti commoventi che dicono quanta sensibilità ci sia ancora oggi!"

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Mercoledì, 01 Agosto 2018

Seregno - Gita al Lago di Pusiano

In una bellissima giornata estiva come quella di giovedì 26 luglio, non poteva mancare una gita fuori porta. I nonni del centro Don Orione di Seregno, accompagnati dalle animatrici e dal volontario, hanno trascorso la giornata al lago di Pusiano: un giro sul battello con la guida della proloco di Pusiano, che ha spiegato precisamente flora e della fauna locale, una pizza in compagnia e un fresco gelato in riva al lago hanno regalato ai nonni una giornata indimenticabile, ricca di emozioni e di sensazioni che non provavano da tanto tempo.

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Martedì, 31 Luglio 2018

Bergamo - Festa Country

Sabato 14 luglio nel giardino del centro Don Orione di Bergamo si è esibita una scuola di “Line dance”.
Passi semplici, abbigliamento informale, movimenti di gruppo, senza contatto tra ballerini, musica tipica del “Far West” sono la formula tipica del ballo Country.
Moltissimi i balli in successione, illustrati, volta per volta dal maestro. L’entusiasmo degli spettatori era alle stelle.
Ma non è stato tutto qui. Alla festa erano presenti anche alcuni bikers con le loro fiammanti Harley Davidson, con le quali gli ospiti si sono fatti immortalare da un fotografo presente per l’occasione.
La festa è durata oltre l’ora programmata e i ballerini hanno continuato a grande richiesta, la loro esibizione.
Il ringraziamento del centro va’ al maestro e ai suoi collaboratori che hanno contribuito alla gioia di tutti gli ospiti presenti.

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Spesso il tema salute e la relativa spesa vengono ricondotti solo alla questione sanità, ma la sostenibilità del sistema sanitario è innanzitutto un problema culturale e politico. È quanto sostiene la Fondazione GIMBE (ente di diritto privato costituita dall'associazione Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze) nel terzo Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Lo studio prende in esame la situazione del nostro SSN, analizzandolo sotto diversi aspetti qualitativi e quantitativi.

L’aspetto fondamentale che il Rapporto GIMBE sottolinea è che il benessere della popolazione si evince da più fattori: ambiente, contesto politico, sociale ed economico e, ovviamente, stato di salute. In particolare, sono gli indicatori sul nostro stato di salute che valore al nostro Paese: durata e qualità di vita libera da disabilità; capacità di mantenere la salute; benessere psichico; soglia del dolore; capacità di esprimere sentimenti ed emozioni, attitudine a preservare l’ambiente.

“I Governi - afferma la Fondazione GIMBE - devono investire nei sistemi sanitari per garantire ai cittadini la libertà di essere e fare ciò che vogliono, in quanto il fine ultimo di un sistema sanitario consiste proprio nell’offrire ai cittadini le migliori opportunità per scegliere la vita che desiderano vivere. Di conseguenza, il successo di un sistema sanitario non può essere misurato solo con set più o meno ampi di indicatori, ma deve essere valutato soprattutto sulla base delle libertà che il nostro status di salute ci concede per scegliere la vita che desideriamo vivere. Purtroppo, indipendentemente dal colore politico, limiti e contraddizioni dei Governi che si sono alternati negli ultimi 20 anni hanno offuscato aspirazioni e prospettive dei cittadini italiani e, cosa ancora più grave, quelle delle future generazioni”.

La critica mossa dalla Fondazione è che il dibattito pubblico sulla sostenibilità del SSN venga ancora affrontato sotto prospettive di categoria o prendendo in esame singoli aspetti politici, organizzativi ed economici, oppure focalizzandosi su analisi di numero e percentuali attestanti tre certezze (riduzione del finanziamento pubblico, aumento della spesa out-of-pocket e ipotrofia della spesa intermediata).

Tale tipo di approccio, lamenta GIMBE, rischia di far perdere di vista il modello di servizio sanitario pubblico equo e universalistico, alla base della dignità sociale e dell’eguaglianza dei cittadini. Per questa problematica, nel 2013 è stata lanciata la campagna “Salviamo il Nostro Servizio Sanitario Nazionale” (#salviamoSSN). Inoltre nel 2016, il “Rapporto GIMBE per la sostenibilità del SSN 2016-2025” ha ribadito che per salvarlo è fondamentale rimettere al centro dell’agenda politica la sanità pubblica e, più in generale, l’intero sistema di welfare. Nel settembre 2016 è stato quindi lanciato l’Osservatorio GIMBE sulla sostenibilità del SSN, per un monitoraggio continuo e indipendente di tutti gli stakeholders.

Il 3° Rapporto GIMBE si articola in 5 capitoli:

• benchmark internazionali del nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN

• spesa sanitaria 2016

• macro-determinanti della crisi di sostenibilità del SSN

• rivalutazione delle prognosi del SSN al 2025

• piano di salvataggio” del SSN elaborato dalla Fondazione GIMBE

In conclusione, con il 3° Report sulla sostenibilità del SSN, la Fondazione GIMBE afferma con decisione l’importanza della sanità pubblica, a garanzia non solo della salute, ma soprattutto della dignità dei cittadini e della loro capacità di realizzare ambizioni e obiettivi, obiettivi questi alla base della vera politica di investimenti in sanità, nell’ottica di welfare e nella (ri)programmazione sociosanitaria.

QUI il rapporto integrale.

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Al reparto B1 del Don Orione di Bergamo ci sono una settantina di anziani che, ogni martedì, attendono con impazienza l’arrivo di Giambattista Goisis. Quando lo vedono entrare, i loro occhi si illuminano. Molti di loro non riescono più a parlare, ma con un piccolo gesto sanno comunicare tutto il loro affetto. Da quando 18 anni fa è andato in pensione, questo 70enne stezzanese ha deciso di dedicare la propria vita agli altri. Carattere aperto, spontaneo e allegro, Giambattista sa come risollevare il morale di chi, a causa di una malattia o di una disabilità, deve affrontare situazioni difficili. Goisis vive a Stezzano da quando si è sposato con Paola. Hanno un figlio che gli ha regalato due bellissimi nipoti. Ha lavorato per anni come meccanico alla Nuova Magrini Galileo di Bergamo, poi all’età di 52 anni è andato in pensione.


Altro che pensione. È stato in quel momento che ha deciso di dare una svolta alla sua vita: «Umanamente, tenere i contatti con le persone mi aiuta a tenermi giovane – spiega Giambattista –. Quando sono andato in pensione, l’idea di stare a casa tutto il giorno sul divano oppure di andare al bar per passare il tempo non mi piaceva per niente. Così ho pensato subito di dedicarmi al volontariato. Ho prestato servizio al centro ippoterapico di Verdello, dove aiutavo i bambini portatori di handicap ad andare a cavallo. I ragazzi ridevano e scherzavano. Poi il martedì, il giovedì e il sabato alla mattina vado al Museo del contadino di Verdello dove mi offro per sistemare gli oggetti, fare pulizie, tagliare l’erba».


Volontario al Don Orione. Da sei anni e mezzo Goisis è anche volontario Avo. Ogni martedì, dalle 14.30 alle 18, indossa il suo camice bianco e fa sorridere gli anziani della casa di riposo con la sua genuinità. «Ho iniziato a frequentare il Don Orione sette anni fa – racconta –. All’epoca andavo a trovare abitualmente un mio caro amico. Quando è venuto a mancare, mi ero talmente affezionato all’ambiente che appena ho saputo che cercavano un volontario Avo, mi sono proposto. Ho frequentato il corso per imparare le nozioni base e sono stato inserito nel reparto B1, dove ci sono una settantina di pazienti affetti da Alzheimer e demenza senile. Mi sono trovato benissimo anche se devo ammettere che non è sempre facile affrontare chi convive con questa malattia degenerativa». Molti di loro sono abbandonati, non hanno più nessuno, e quando vedono qualcuno che li va a trovare i loro occhi brillano di gioia. Ci sono giorni in cui qualche paziente non sta bene, non è lucido, ha bisogno di più attenzioni degli altri. Alcuni ripetono continuamente le stesse frasi, si impuntano su cose assurde a volte. Altri stanno sempre zitti perché non riescono più a comunicare, eppure con una stretta di mano vigorosa esprimono tutta la loro riconoscenza.
Ogni tanto c’è qualche paziente che spezza all’improvviso l’equilibrio precario che regna in sala. «Voglio la panna, voglio la panna!», inizia a ripetere un anziano all’improvviso. Lo fa in maniera ossessiva, come un mantra recitato senza sosta. Per spezzare il suo disagio, Giambattista lo prende per mano con tenerezza e lo accompagna al bar a far merenda. «Il segreto – ci svela il volontario – è entrare in sintonia con queste persone. Bisogna saperli prendere. Se ci riesci, diventa un’esperienza bellissima, gli anziani mi fanno tanti complimenti. È impossibile non volergli bene. Quando li vado a trovare resto sempre colpito dalla loro tenerezza, pare che non attendano altro che un mio cenno, un sorriso, una carezza per sentirsi meglio. A volte quando arrivo, l’infermiera caporeparto mi segnala che qualcuno non è particolarmente in forma. Allora, io mi impegno per farlo stare meglio. Ho un carattere aperto ed espansivo, mi piace far ridere gli anziani, tirarli su di morale facendo il matto: un bacetto, un abbraccio, qualche scherzetto. Ci sono cinque o sei pazienti che stanno meglio degli altri e posso accompagnarli al bar per bere qualcosa, altri invece ascoltano la musica e cantano le canzoni antiche. Si vede che quando sono in compagnia sono felici. Poi alle 17.30 li porto in mensa e imbocco i non autosufficienti».


L’aspetto più triste di questa esperienza è il momento del distacco che, volente o nolente, prima o poi spezza il legame che con fatica si è cercato di costruire giorno dopo giorno. «Mi affeziono molto ai pazienti – esclama Giambattista – e quando muoiono è dura, si rimane male. L’altro giorno è morta una signora a cui avevano appena amputato una gamba. Tutte le volte che mi vedeva mi dava un bacio. Mi mancherà moltissimo. Al Don Orione ho trovato un bellissimo ambiente, è un bel complesso. I volontari Avo sono una quarantina in tutto, ma c’è sempre bisogno di aiuto. Ho sempre avuto il pallino del volontariato. Devo ringraziare anche mia moglie Paola, perché non mi impone mai di fare nulla, mi lascia libero di seguire le mie passioni».

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