"Con la preghiera si vincono anche le cose che sembrano impossibili."
Don Orione

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Giornata mondiale dei poveri

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Al reparto B1 del Don Orione di Bergamo ci sono una settantina di anziani che, ogni martedì, attendono con impazienza l’arrivo di Giambattista Goisis. Quando lo vedono entrare, i loro occhi si illuminano. Molti di loro non riescono più a parlare, ma con un piccolo gesto sanno comunicare tutto il loro affetto. Da quando 18 anni fa è andato in pensione, questo 70enne stezzanese ha deciso di dedicare la propria vita agli altri. Carattere aperto, spontaneo e allegro, Giambattista sa come risollevare il morale di chi, a causa di una malattia o di una disabilità, deve affrontare situazioni difficili. Goisis vive a Stezzano da quando si è sposato con Paola. Hanno un figlio che gli ha regalato due bellissimi nipoti. Ha lavorato per anni come meccanico alla Nuova Magrini Galileo di Bergamo, poi all’età di 52 anni è andato in pensione.


Altro che pensione. È stato in quel momento che ha deciso di dare una svolta alla sua vita: «Umanamente, tenere i contatti con le persone mi aiuta a tenermi giovane – spiega Giambattista –. Quando sono andato in pensione, l’idea di stare a casa tutto il giorno sul divano oppure di andare al bar per passare il tempo non mi piaceva per niente. Così ho pensato subito di dedicarmi al volontariato. Ho prestato servizio al centro ippoterapico di Verdello, dove aiutavo i bambini portatori di handicap ad andare a cavallo. I ragazzi ridevano e scherzavano. Poi il martedì, il giovedì e il sabato alla mattina vado al Museo del contadino di Verdello dove mi offro per sistemare gli oggetti, fare pulizie, tagliare l’erba».


Volontario al Don Orione. Da sei anni e mezzo Goisis è anche volontario Avo. Ogni martedì, dalle 14.30 alle 18, indossa il suo camice bianco e fa sorridere gli anziani della casa di riposo con la sua genuinità. «Ho iniziato a frequentare il Don Orione sette anni fa – racconta –. All’epoca andavo a trovare abitualmente un mio caro amico. Quando è venuto a mancare, mi ero talmente affezionato all’ambiente che appena ho saputo che cercavano un volontario Avo, mi sono proposto. Ho frequentato il corso per imparare le nozioni base e sono stato inserito nel reparto B1, dove ci sono una settantina di pazienti affetti da Alzheimer e demenza senile. Mi sono trovato benissimo anche se devo ammettere che non è sempre facile affrontare chi convive con questa malattia degenerativa». Molti di loro sono abbandonati, non hanno più nessuno, e quando vedono qualcuno che li va a trovare i loro occhi brillano di gioia. Ci sono giorni in cui qualche paziente non sta bene, non è lucido, ha bisogno di più attenzioni degli altri. Alcuni ripetono continuamente le stesse frasi, si impuntano su cose assurde a volte. Altri stanno sempre zitti perché non riescono più a comunicare, eppure con una stretta di mano vigorosa esprimono tutta la loro riconoscenza.
Ogni tanto c’è qualche paziente che spezza all’improvviso l’equilibrio precario che regna in sala. «Voglio la panna, voglio la panna!», inizia a ripetere un anziano all’improvviso. Lo fa in maniera ossessiva, come un mantra recitato senza sosta. Per spezzare il suo disagio, Giambattista lo prende per mano con tenerezza e lo accompagna al bar a far merenda. «Il segreto – ci svela il volontario – è entrare in sintonia con queste persone. Bisogna saperli prendere. Se ci riesci, diventa un’esperienza bellissima, gli anziani mi fanno tanti complimenti. È impossibile non volergli bene. Quando li vado a trovare resto sempre colpito dalla loro tenerezza, pare che non attendano altro che un mio cenno, un sorriso, una carezza per sentirsi meglio. A volte quando arrivo, l’infermiera caporeparto mi segnala che qualcuno non è particolarmente in forma. Allora, io mi impegno per farlo stare meglio. Ho un carattere aperto ed espansivo, mi piace far ridere gli anziani, tirarli su di morale facendo il matto: un bacetto, un abbraccio, qualche scherzetto. Ci sono cinque o sei pazienti che stanno meglio degli altri e posso accompagnarli al bar per bere qualcosa, altri invece ascoltano la musica e cantano le canzoni antiche. Si vede che quando sono in compagnia sono felici. Poi alle 17.30 li porto in mensa e imbocco i non autosufficienti».


L’aspetto più triste di questa esperienza è il momento del distacco che, volente o nolente, prima o poi spezza il legame che con fatica si è cercato di costruire giorno dopo giorno. «Mi affeziono molto ai pazienti – esclama Giambattista – e quando muoiono è dura, si rimane male. L’altro giorno è morta una signora a cui avevano appena amputato una gamba. Tutte le volte che mi vedeva mi dava un bacio. Mi mancherà moltissimo. Al Don Orione ho trovato un bellissimo ambiente, è un bel complesso. I volontari Avo sono una quarantina in tutto, ma c’è sempre bisogno di aiuto. Ho sempre avuto il pallino del volontariato. Devo ringraziare anche mia moglie Paola, perché non mi impone mai di fare nulla, mi lascia libero di seguire le mie passioni».

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Si è conclusa la terza edizione del Summer Camp per bambini speciali, 3 settimane intense nella comunità di Savignano Irpino. QUI abbiamo parlato dell’inizio di questa splendida iniziativa.
La festa conclusiva è coincisa con la festa cittadina dell’inaugurazione dell’area camper, questo ha dato ancora più interesse e maggior partecipazione al Summer Camp.
I momenti che hanno interessato la giornata sono stati molteplici: giochi di gruppo, trenino, truccabimbi, spettacolo canoro e acrobatico, degustazione, lotteria.
La festa ha preso colore e calore grazie ai numerosi partecipanti e soprattutto grazie a tutti i bambini. Arrivati alla terza edizione si può dire che il Summer Camp for special Children è diventato una bella tradizione che è comunicazione e attenzione per star vicini alle famiglie ed ai bambini con disturbi del neurosviluppo, in particolare con disturbi dello spettro autistico.

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Martedì, 17 Luglio 2018

Pescara - Esperienza di volo!

Venerdì 13 luglio il Don Orione di Pescara ha vissuto un momento emozionante e bellissimo insieme all'11° reparto volo della Polizia di Stato presso l'aeroporto di Pescara.
Il Capitano Ettore Rossi attraverso i suoi più stretti collaboratori e alla presenza delle più alte cariche cittadine, provinciali e regionali come: il Questore, il Prefetto, il Sindaco di Pescara, il Sindaco di Sambuceto, Guardia di Finanza, Croce Rossa, Protezione Civile, e tantissime altre autorità presenti, ha dato luogo ad una mattinata meravigliosa, piena di sorprese.
Dopo la proiezione di alcuni video che hanno mostrato le varie attività del Corpo di Polizia, dalla prevenzione al soccorso sul territorio il Comandante Ettore Rossi e tutto il corpo di Polizia hanno fatto ai ragazzi del Don Orione di Pescara e loro famiglie, due infiniti regali. Il primo, quello di Leo e Matteo: Leo il cane che ha salvato la bambina di 11 anni nell'ultimo terremoto e Matteo il suo istruttore, si sono esibiti in spettacolari esercitazioni. La seconda: due piloti della polizia hanno acceso un elicottero e simulato una partenza di volo ed è stato permesso a tutti i bambini del Don Orione, famiglie ed amici, di poter salire a bordo del velivolo e dei vari elicotteri della polizia.
Più di 300 persone hanno potuto vivere momenti emozionanti. Un ringraziamento particolare da parte del Responsabile di struttura Renato Di Fiore e della Dottoressa Lucia della Rovere, Direttrice Sanitaria del Don Orione che hanno partecipato insieme a tutti i ragazzi e molti dipendenti con le loro famiglie. Grazie all' 11° Corpo di volo della Polizia.

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Sabato 9 giugno 2018 si è tenuta la Mostra “La relazione …dà frutto” in cui sono stati esposti gli elaborati di un esperimento sociale – educativo – di cura proposto dalla Psicologa Francesca Rendano Coordinatore del Centro diurno Piccolo Cottolengo Don Orione Moresco e dalle Insegnanti Laura Costa Reghini e Chiara Rendano della classe I D della Scuola primaria “C. Palli” dell’Istituto Comprensivo Genova Quarto.
Persone affette da demenza e bambini si sono incontrati durante questo anno e la relazione ha dato “i suoi frutti”.
I bambini hanno ascoltato le storie di vita degli anziani, realizzando loro colorati ritratti e la passione comune per la musica ha accompagnato tutti all’esprimere il proprio sé attraverso il linguaggio del gesto e del movimento.
L’allestimento comprendeva tracce di vita e pensieri spensierati che hanno arricchito il percorso espositivo.
Tale proposta esperienziale “Progetto intergenerazionale. La relazione: spazio e tempo in cui ciascuno è risorsa per l’altro” nasce dalla sintonia e dalla vicinanza di idee e impostazioni tra il Piano di cura e assistenza che riguarda la struttura socio sanitaria diurna e il Progetto di educazione e insegnamento rivolto ai bambini, in entrambi i casi si attribuisce centralità alla relazione.
La demenza colpisce la persona nella sua identità, nell’idea coerente e positiva di sé.
La persona malata si trova a fare i conti con la perdita, dell’autonomia, delle forze, dei ruoli, oltreché dei ricordi e reagisce nel tentativo di riaffermare la propria individualità, l’autodeterminazione e la libertà personale.
Il riaffermare il proprio “esserci” diventa il bisogno più urgente per il malato e, dunque, il prendersi cura si esercita rispondendo a questo, riconoscendo, restituendo una “forma all’esistenza” (Levinas), dando senso, pensiero, parole a ciò che l’altro sente (Bion), sostenendo la motivazione e il desiderio a stare a contatto con la realtà esterna e le altre persone.
La cura si realizza quindi nella relazione e attraverso lo sguardo dell’altro, che struttura e cambia il nostro essere in tutto l’arco della nostra esistenza.
L’esperienza con i bambini ha costruito occasione di interazione autentica, in cui l’anziano con demenza ha potuto ritrovare ed esercitare un ruolo e competenze sociali conservate, essere coinvolto nella globalità di sé, negli aspetti emozionali, affettivi, cognitivi e corporei. Si sono espresse emozioni, commozione, risate, bambini e anziani si sono accarezzati, abbracciati, dati la mano, cercati e in qualche modo attesi.

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Giovedì, 12 Luglio 2018

Sanremo - Il giornalino di luglio

Pubblichiamo il Giornalino dell'Opera Don Orione di Sanremo, un utile mezzo per condividere il progetto orionino e le attività della Casa Ligure.

In questo numero la festa di San Luigi Orione, il mese Mariano trascorso a Villa Santa Clotilde, una testimonianza sull’Alzheimer e l’inaugurazione del giardino Alzheimer per il verde terapeutico, i vari progetti: progetto di orto e giardinaggio iniziato da maggio 2017, il progetto della pizza in giardino appuntamento di giugno, i progetti e le attività di animazione.

Leggi e scarica QUI il giornalino.

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Giovedì, 12 Luglio 2018

Seregno - Karaoke estivo

Una domenica canora al PCDO di Seregno per accogliere ad ugole schierate l’arrivo dell’estate.
Durante il pomeriggio, gli ospiti si sono esibiti cantando le più belle canzoni italiane: Dario, con il suo cavallo di battaglia "Gianna Gianna", ha aperto le danze; Federico e Giuseppe si sono esibiti nella canzone d'eccellenza estiva i "Watussi", mentre Giuseppina ed Ernesta hanno fatto innamorare i presenti con "Rose rosse".
Ma non è finita qui! Tantissime altre sono state le canzoni cantate dagli ospiti: dai grandi classici estivi a quelle romantiche che hanno deliziato i presenti, da quelle più lente a quelle più movimentate che hanno fatto ballare tutti!

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Festa di inizio estate nel reparto Don Sterpi del villaggio della carità di Genova Camaldoli dove grazie alla disponibilità degli operatori e di alcuni amici un pomeriggio come tanti si trasforma in una serata di festa.
Allestiti i tavoli, cucinato salsiccia e carne accompagnate da patatine fritte, la cena sembra non avere fine così come l'allegria e l'amicizia tra i partecipanti alla festa.
Un grazie in particolare ai cuochi per la disponibilità e l'impegno.

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Un altro mese è giunto al termine e al PCDO di Seregno significa solo una cosa: Festa dei compleanni!
Sulle note di “tanti auguri a te”, cantata dall’amico Franco Ballabio che ha intrattenuto per tutto il pomeriggio gli ospiti i familiari ed il personale, hanno spento le candeline sulla tanto attesa e buonissima torta tiramisù: Guido, Filomena, Mirella, Enrico, Emilio, Vittorio, Silvana, Angelo, Giuliano, Edd, Giuseppina, Comba, Luigi, Ferdinando, Tina, Gian Carlo, Anselmo, Enrico, Carlo e Bambina.
Tanti auguri a tutti!

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Le eccezionali piogge che nel pomeriggio di martedì 3 luglio hanno flagellato gran parte del Trentino hanno provocato notevoli danni e disagi. La zona maggiormente colpita dalle piogge è stata la bassa valle di Fassa ed in particolare l'abitato di Moena, a circa 3 km da Soraga. L'acqua ha invaso il centro di Moena nel tardo pomeriggio, tra le 17.30 alle 18, creando in breve un vero e proprio torrente di fango, alimentato anche dall'esondazione del rio Costalunga. Si sono registrati anche degli smottamenti che hanno provocato il blocco della circolazione. A scopo precauzionale una cinquantina persone tra Moena e il passo San Pellegrino sono state evacuate dalle proprie abitazioni, parzialmente allagate. Evacuato per inagibilità temporanea anche un albergo, i cui ospiti sono stati trasferiti dalle unità addette all’emergenza presso la nostra casa di Soraga, il “Soggiorno Don Orione”, affidato alle cure della famiglia Tarquini.
Si tratta di un gruppo parrocchiale di Rimini, composto da 63 ragazzi tra i 10 ed i 15 anni insieme ai loro accompagnatori. Giunti al Don Orione infreddoliti, bagnati ed impauriti, hanno trovato persone gentili, un ambiente ben riscaldato, phon, asciugamani e bevande calde. La cucina si è subito messa in moto per rifocillare i malcapitati con cotolette e tante patatine fritte, portando un sorriso sui quei visi dove poche ore prima c’era qualche lacrima.
Per questi giovani, la casa di Don Orione si è rivelata un rifugio sicuro e tranquillo in un momento di grande tensione, paura e preoccupazione. Il “Soggiorno Don Orione” ha spalancato le porte, pronto ad accogliere chi bussa con un bisogno. Un sentito ringraziamento va ad Agostino Tarquini, alla sua famiglia ed allo staff del Soggiorno: non hanno esitato a rendersi disponibili e a testimoniare, anche nell’emergenza, lo spirito e l’accoglienza che caratterizza le Case di Ospitalità di San Luigi Orione.

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L’8 giugno in Albania è terminata la scuola e dall’11 al 30 giugno si è svolto a Bardhaj l’oratorio estivo. Il tema pensato e presentato da Don Dorian è stato “Ho aperto le braccia ed il cuore, un momento di preghiera, un brano del vangelo poi un fatto della vita di Don Orione come traccia formativa sulla formazione umana e cristiana che ci educa alla solidarietà, alla collaborazione, alla pace.
Poi giochi, balli, laboratori e bans di gruppo. 30 giovani animatori hanno guidato per 20 giorni 150 ragazzi in tutte queste attività. La partecipazione è stata sempre entusiasta e gioiosa e si è conclusa il 30 giugno con la festa del Papa. L’arcivescovo mons. Angelo Massafra ha presieduto la concelebrazione conclusiva di ringraziamento e poi la festa.
Tutto era stato preparato all’aperto nel cortile, ma la pioggia arrivata improvvisamente, ha costretto lo svolgimento all’interno del salone che è grande, ma non poteva contenere tutti: ragazzi, parenti e amici, più di 500 persone. Tutti i presenti, anche se stretti, hanno assistito ai balli, canti, poesie e sketch che i ragazzi avevano preparato, intervallati dal messaggio del Papa sulla felicità.
Il saluto e la benedizione dell’arcivescovo ha chiuso l’incontro. All’uscita un gelato per tutti, offerto dalla comunità, ha addolcito la tristezza della fine dell’oratorio estivo.
L’augurio è che i messaggi di speranza, di pace e di gioia seminati nel cuore di tutti questi ragazzi portino frutti abbondanti di bene nella loro vita, nella comunità e nella società.

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