"Ci piace veder gli altri perfetti, ma intanto non correggiamo i nostri difetti."
Don Orione

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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

 

Los desamparados

Pubblicazione periodica di informazione scientifica

Nel giorno di San Giuseppe, Patrono della casa, si sono ritrovati a Botticino Sera (BS) centoventi Ex Allievi ed Amici per celebrare il loro incontro annuale.
Come sempre, è stato piacevole ritrovarsi tra le vecchie mura, con i conoscenti e i compagni di scuola, soprattutto con coloro che non si vedevano da tanto tempo.
La Santa Messa è stata presieduta da Don Pietro Vazzoler, che fu assistente a Botticino negli anni 1974 – 76. Da lì, il 6 novembre 1976 parti per il Madagascar dove, insieme a Don Agostino Casarin, diede inizio alla presenza orionina in quella terra, rimanendovi per ben 36 anni.
Durante la Santa Messa è stato ricordato, in modo particolare, Don Lorenzo Tosatto, deceduto a Genova lo scorso 26 febbraio, che fu a Botticino, prima assistente e poi direttore della casa, per ben 18 anni.
Insieme a lui il ricordo alla Signora Caterina Laffranchi, che, per oltre 20 anni, ha collaborato nel servizio delle pulizie e nella preparazione del pranzo della festa degli Ex Allievi.
Dal 2006 i Religiosi di Don Orione non sono più presenti a Botticino e da allora, la conduzione della Scuola è affidata alla Parrocchia di Botticino Sera.

botticino

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1967 - 2017
L’11 marzo scorso Nel Santuario di S. Antonio da Padova a Reggio Calabria, è stato celebrato il 50° anniversario del Parroco Don Domenico Crucitti. Don Domenico, appartenente alla famiglia di Don Orione, è da sempre esempio di una trascinante vitalità cristiana e fede alla Parola di Dio. In tantissimi hanno partecipato alla celebrazione Eucaristica, presieduta dai parroci della Diocesi dai religiosi Orionini, e in rappresentanza del Consiglio Provinciale il consigliere Don Maurizio Macchi dell’Opera don Orione, insieme all’emerito Vescovo Vittorio Mondello e all’Arcivescovo Metropolita di Reggio/Bova, padre Giuseppe Fiorini Morosini. Quest’ultimo, durante l’omelia, ha posto l’attenzione sia sulla missione portata avanti dal parroco che sul concetto di Vocazione, tema che tutta la Diocesi è portata quest’anno ad analizzare e studiare. “Il sacerdote non sceglie un mestiere. L’uomo che si consacra non sceglie una professione, ma sceglie di vivere con Cristo, in Cristo e come Cristo. Sceglie di vivere come il Figlio di Dio che si è fatto uomo e che ha scelto di vivere con l’Uomo. L’11 marzo sono stati celebrati i 50 anni di una persona che con gioia ed entusiasmo si è posta a servizio di Dio e della sua comunità. 50 anni di una persona che ha scelto di vivere con Cristo e come Cristo. Come Abramo, Don Domenico ha costruito la sua vita giorno dopo giorno seguendo il Progetto che Dio ha preparato per lui lavorando per quella stessa Terra che Dio promise ad Abramo. Abramo vive scoprendo ogni giorno ciò che Dio ha preparato per lui e scoprendo quotidianamente il grande progetto che Dio ha in serbo per tutti noi. La gioia della consacrazione sta proprio nello scoprire quotidianamente la volontà di Dio. Quella stessa volontà che deve guidarci e accompagnarci dal mattino e fino alla sera. Quella stessa volontà che accompagna ogni sacerdote e che lo rende consapevole che ovunque vada non manchi la gioia e la vitalità cristiana. Il sacerdote raggiunge la felicità quando sa di aver portato la Parola e di aver guidato la sua comunità verso i sacramenti. “Noi abbiamo scelto di accogliere il Signore e di divenire strumenti di salvezza per il popolo di Dio”, con queste importanti e significanti parole il Vescovo ha così dato il suo augurio a Don Domenico Crucitti. Parole che devono essere da stimolo per tutti i fedeli che scelgono ogni giorno di accogliere la Parola di Dio, che scelgono ogni giorno di credere. Seguendo le orme di Don Domenico, è necessario che ognuno di noi “ceda” all’amore di Dio. È necessario che ognuno di noi viva e trasmetta l’amore di un Padre misericordioso e buono. È necessario che ognuno di noi lavori per costruire una comunità fondata sulla Parola di Dio. A conclusione della S.S. Messa, lo stesso Parroco, veramente commosso ed emozionato, ha ringraziato tutti i gruppi parrocchiali per il Calice donatogli e consegnatogli all’offertorio, i Vescovi, il clero e alcuni rappresentanti del MLO di Roma, Napoli, Messina, Palermo e naturalmente di Reggio Calabria. Grande commozione per lui anche alla lettura della pergamena inviatagli da Papa Francesco. Ha poi proseguito, con voce tremolante per l’emozione, “Fin da piccolo ho iniziato a seguire le indicazioni del Signore. Ho servito Dio con gioia e con impegno in qualsiasi luogo e adesso sono contento di essere qui. Ringrazio tutti e come ripete sempre Papa Francesco “pregate per me” perché la fedeltà è un grande Dono di Dio”. Subito dopo, tutti nel salone comunitario parrocchiale a fare festa, con un rinfresco organizzato dal MLO di Reggio Calabria e con un video di ringraziamento che ancora una volta mostrava la bontà e l’amore di un Parroco verso la sua comunità.
"Che io non dimentichi mai che il ministero a me affidato è ministero di misericordia e usi coi miei fratelli peccatori un po' di quella carità infaticata, che tante volte usaste verso l'anima mia, o gran Dio".

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È stata presentata, lunedì 6 febbraio, la “Nuova Carta degli Operatori sanitari”, un manuale rivolto agli operatori che desiderano operare in conformità con il Magistero della Chiesa. Alcune delle novità al suo interno: il diritto e il dovere del medico di sottrarsi a volontà diverse dalla propria coscienza; l'eutanasia è richiesta in piena coscienza dal soggetto interessato e nessun operatore sanitario può farsi tutore esecutivo di un diritto inesistente. Viene ricordato inoltre la tutela della dignità della morte, rispettando il malato nella fase terminale della vita, escludendo sia l’eutanasia, sia l’accanimento terapeutico; il congelamento del tessuto ovarico viene ritenuto una risposta eticamente sostenibile nel caso di terapie oncologiche che possono alterare la fertilità della donna; ribadita inoltre la gravità morale dell’aborto e le sperimentazioni su minori e adulti incapaci a decidere.


Fabio Mogni, responsabile delle risorse umane del Centro “Mater Dei” di Tortona ci offre una sua riflessione con un riflesso orionino: “Se in una tasca come ci invita Papa Francesco, dovremmo avere il Vangelo, nell’altra non può mancare questo prezioso manuale! Attraverso questi strumenti la Chiesa ed in questo caso tramite il Dicastero del Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ci aiuta a comprende quanto la formazione umana, cristiana e professionale siano pezzi preziosi di un mosaico che formano la parola servizio. Per far ancora più nostro questo strumento desidero, riprendendo il prezioso quaderno n. 82 dei Messaggi di Don Orione dal tema “Il messaggio di carità nelle opere assistenziali”, dar voce a Don Orione sulle tre sezioni con cui l’attuale manuale è stato suddiviso: generare, vivere e morire. Questo ci sia di aiuto per una rilettura ed approfondimento di ciò che il Santo Fondatore desiderava ardentemente nelle sue opere.


- Don Orione genera e desidera apertura a tutti i bisogni della società

“Sono tempi nuovi? Via i timori, non esitiamo; muoviamo alla loro conquista con ardente e intenso spirito di apostolato, di sana, di intelligente modernità. Gettiamoci alle nuove forme, ai nuovi metodi di azione religiosa e sociale, con fede ferma, ma con criteri e spirito largo. Tutte le buone iniziative siano in veste moderna, pur di seminare e arare Gesù Cristo nella società”. Don Orione pertanto segna il passaggio da un’assistenza ai poveri basata unicamente sui loro bisogni elementari ad un aiuto differenziato e specializzato a seconda dei molteplici bisogni della società.

- Don Orione vive e tramanda il desiderio di espressioni di delicatezza verso i poveri e collaborazione con tutti.

“I nostri cari poveri … sono i padroni e noi i loro servi; così si serve il Signore” Usate bontà! La bontà vince sempre! Usate pazienza: con la furia, la superbia, con la parola che punge, con quel fare avvelenato si allontanano i cuori e non si fa più bene!”. “La nostra politica dovrà consistere nel portare a Dio e alla Chiesa la povera gioventù e le anime … la nostra politica è la carità grande e divina che fa del bene a tutti!” Desiderio di Don Orione era la collaborazione con le istituzioni governative e statali.


- Don Orione sprona alla carità nella verità in una visione di eternità

“… Dobbiamo aumentare un coraggio superiore di ogni gran lunga alle forze che sentiamo … non lasciatevi sgomentare dalle difficoltà o dal poco frutto, e siate uniti nella carità di Gesù Cristo!”.
E’ in una fede salda che anche davanti alla morte Don Orione si mette in totale abbandona al Padre elevando dal cuore consolanti parole: “La fede mi fa sentire la vicinanza dei miei cari defunti, come si sente nel silenzio il battito del cuore di un amico che veglia su di noi. O fede! Come consoli l’anima in questi giorni in cui tutto è mestizia e dolore! Ogni foglia che cade mi avverte che la vita si dilegua; ogni rondine che emigra mi ricorda i miei cari che lasciarono la terra per l’eternità e mentre la natura non mi parla che di dolore, la fede non mi parla che di speranza”.
Ed infine ci detta un programma di azione: protocollo di affidamento alla Divina Provvidenza: “Noi potremo piantare e innaffiare, ma solo Dio può dare l’incremento, e però il mezzo più efficace di aiutare le opere nostre, le nostre fatiche, è quello che preghiate per tutti noi con fervore e costanza!”.

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Lunedì, 06 Febbraio 2017

Tortona - Il saluto al caro Ugo

“Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio”, è nel libro della Sapienza il titolo dell’ultimo capitolo della vita terrena del caro amico e vero laico orionino Ugo Lascio. È il capitolo del “saluto cristiano”, liturgicamente chiamato Rito Esequiale. Un capitolo che tutti i presenti, umanamente parlando, hanno faticato ad aprirlo per leggerlo. Era mercoledì mattina, al Centro “Mater Dei” e nella Basilica della “Madonna della Guardia”, regnava ancora l’incredulità di questa morte, avvenuta così come ci dice il Vangelo di Matteo, come un ladro in piena notte! Ma Ugo era vigile, aveva la “lampada della fede traboccante di olio”, tanto era colmo da riuscire ad illuminare di fede e di speranza il cuore di tutti i presenti in particolare quello della cara moglie Maria con la quale ha condiviso tutta la sua vita, nelle gioie e nei dolori perché incarnavano nella pratica un modello di vera famiglia cristiana. Ugo è entrato nel suo Santuario coperto di girasoli come la figlia Emanuela ha desiderato, perché il significato di questi fiori sono il suo riflesso: espressione di un carattere gioioso, allegro ed il sorriso per affrontare la vita!
Don Achille Morabito, suo carissimo amico e confidente, nell’omelia ha ricordato la sua fede: “semplice, robusta, arricchita in questa ultima parte della sua vita dal carisma orionino”. Il desiderio di far conoscere e amare Don Orione: “Voleva che fosse più amato, più conosciuto.”
Il saluto corale di tutti lo si esprime dando voce a Don Orione, le stesse parole a conclusione dell’omelia di Don Achille: “Riposa dunque nella pace di Cristo o dolce e benedetto Figliuolo, ti accompagnino in Paradiso gli Angeli del Signore, ti introducano nella Santa Gerusalemme e giunto sul cuore di Gesù Crocifisso prega per noi! È la preghiera che vogliamo esprimere a Ugo di pregare per noi”.

QUI l'articolo completo e l'omelia.

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Dal 26 al 28 gennaio, presso il Centro Don Orione di Monte Mario a Roma si è svolto il Convegno delle parrocchie e santuari orionini dal titolo: “Famiglia: dalle periferie al centro della evangelizzazione”. Buona partecipazione di sacerdoti e collaborati giunti da tutta l’Italia. La linea guida del Convegno è stata l’Enciclica del Santo Padre Francesco “Amoris Laetitia”.
Alla sera di giovedì 26 gennaio, insieme alla gioia del ritrovarsi di persone provenienti da un punto all’altro dell’Italia, accomunate dallo stesso impegno pastorale e orionino, c’è stato già un approccio alla tematica del convegno mediante un cineforum sul film “Perfetti sconosciuti” che presentava una ventaglio delle situazioni familiari nella società d’oggi. Il convegno è stato suddiviso in tre momenti: tempo dell’ascolto, della testimonianza e della condivisione.
Dopo l’apertura ed i saluti di benvenuto del consigliere provinciale Don Leonardo Verrilli, i convegnisti sono entrati nel vivo di questi giorni di riflessione e di lavoro. Nel primo momento dell’ascolto, il relatore è stato Don Renzo Bonetti, grande esperto della Pastorale Famigliare, attualmente Presidente della Fondazione Famiglia “Dono Grande”. Nella sua riflessione ha sottolineato la “teologia del matrimonio”, ricordando a tutti quanto dentro la Famiglia c’è la potenza di Dio. Il secondo momento della testimonianza è stato donato dal gruppo Retrouville, composto da un sacerdote e due coppie di sposi che hanno presentato il cammino di misericordia e perdono per ristabilire all’interno della coppia la “relazione dell’amore”. L’ultimo giorno è stato dedicato alla condivisione. Dopo essersi divisi in gruppi di lavoro, in assemblea si sono riportate le esperienza di ogni realtà e la condivisione di percorsi e di modalità che anche attraverso la lettura dell’Amoris Laetitia vengono chiesti per il rinnovamento della Chiesa, della famiglia e della società. Il punto nodale è stato sviluppato intorno alla riflessione sul Sacramento del Matrimonio e dell’Ordine che sono fondamentalmente “relazione”. Si sono sviluppati all’interno di un discorso molto ampio che cercava di dare corpo ad un esperienza: il riuscire a non invecchiare, a non banalizzare, a non perdere mai quella bussola che punta diritta sul cuore di Cristo e che ci invita sempre alla Relazione.

Ascolta le omelie e la relazione di Don Renzo Bonetti QUI.

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Lunedì, 23 Gennaio 2017

Anzio - Veglia per l’ecumenismo

Sabato 21 gennaio alle 19.00, nella parrocchia Sacro Cuore di Anzio, si è svolta la veglia vicariale prevista nell’ambito della settimana per l’Unità dei Cristiani. In riferimento all’incontro ecumenico di Lesbo del 16 Aprile 2016, la prima parte ha riguardato la preghiera per i profughi basata su Mt 25,31-46, in cui è stato chiesto perdono a Dio per tutte le indifferenze verso questi nostri fratelli.
Molto eloquente il segno scelto per il momento di preghiera: una croce (su cui sono state attaccate notizie e foto sui profughi e i naufraghi nel Mediterraneo) e un mazzo di fiori a ricordo del bouquet offerto da Papa Francesco a Lampedusa per tutti i profughi morti in mare.
Nella seconda parte dell'incontro Don Felice Bruno, responsabile per l’ecumenismo nella Provincia Religiosa Madonna della Divina Provvidenza, ha illustrato le motivazioni profonde dell’ecumenismo (la preghiera dello stesso Gesù per l'unità dei suoi discepoli, le indicazioni e la svolta del Concilio Vaticano II), mettendo poi a fuoco in particolare il dialogo cattolico-ortodosso (il dialogo della carità, il dialogo teologico e le prospettive, soprattutto in riferimento al primato del Vescovo di Roma). Alla domanda che tutti ci facciamo - quanta strada ci resta per raggiungere l'unità? - Don Felice ha risposto con le parole di speranza del Card. Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei Cristiani: "La situazione ecumenica è come viaggiare in un aereo: sembra non muoversi, sembra stare fermi, invece, senza quasi accorgersene, ci si avvicina alla meta".
Da sottolineare poi il vastissimo campo della collaborazione nell'ambito caritativo.
Il Centro di Accoglienza "Don Orione" di Anzio, infine è stato detto in un breve intervento del direttore parroco Don Natale Fiorentino, è un segno di "ecumenismo" ospitando persone bisognose di confessioni diverse che convivono pacificamente e si ritrovano anche in momenti di preghiera comuni.
Ha concluso l’incontro il saluto del direttore dell’Ufficio Ecumenico Diocesano di Albano, Don Francesco Angelucci, che tra l’altro ha ricordato con affetto don Sorani, prete dell’ Opera Don Orione, suo maestro nell’ecumenismo.

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Sabato, 21 Gennaio 2017

La formazione continua nelle opere

In questi giorni la Provincia Religiosa ha ricevuto l’approvazione (e il relativo finanziamento) dei Progetti di Formazione, presentati sia a beneficio del personale delle opere sociali e sociosanitarie che per il personale dei Centri di Formazione Professionale (Endofap).
I Piani Formativi aziendali si ispirano alle indicazioni date ad inizio anno pastorale da Don Aurelio Fusi, Direttore Provinciale (QUI): per la Provincia San Marziano il piano “Vivere e operare con passione” è composto da 19 corsi per un totale di 200 ore; per la Provincia San Benedetto il piano “Vivere con passione la mission orionina” è formato da 15 corsi, 236 ore; il piano della Provincia Santi Apostoli “Vivere con passione, nel nome di Don Orione” consta di 14 progetti per un ammontare complessivo di 148 ore.
Anche Endofap Sicilia e Endofap Borgonovo stanno per iniziare un piano formativo dal titolo “Educare con Don Orione, composto da 4 corsi, uno per la sede piacentina, tre per Palermo e Paternò, con un monte ore di 62 ore.
L’aiuto finanziario dei fondi interprofessionali è solo uno strumento a supporto dello sforzo che la Provincia e le comunità locali stanno facendo per pianificare la formazione di tutto il personale, a tutti i livelli (carismatico, professionale, organizzativo e relazionale). La formazione e l’aggiornamento professionale sono un’importante occasione per investire sulle persone facendo crescere le loro competenze e la loro motivazione.
Non solo: per “vivere il presente con passione”, occorre anche essere sostenuti dal fuoco del carisma, che ci spinge a raggiungere le persone con uno sguardo rinnovato, qualificando al contempo il nostro agire alla luce delle più innovative ed efficaci metodologie di volta in volta educative, sanitarie e didattiche.
La formazione continua è solo uno dei tasselli del progetto formativo provinciale, che si completa con i due convegni annuali (Amministrativo ed Apostolico), i segretariati, la formazione carismatica iniziale dei nuovi (e vecchi…) collaboratori (nuova offerta in attivazione ad aprile) e la formazione dei responsabili di struttura.

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Sono disponibili online i video degli interventi del XXII Convegno Amministrativo, svoltosi a Venezia.
Il tema quest’anno è ruotato attorno all’ENERGIA approfondita in tutti i suoi aspetti peculiari: gestionale, contabile, tecnico ma anche ecologico, ambientale e motivazionale.


Non c’è movimento se non c’è energia: sceglierla, utilizzarla, generarla, salvaguardarla allora è una precisa responsabilità per chi quotidianamente gestisce e amministra una delle nostre Case.
Abbiamo registrato i video degli interventi e raccolti in una playlist pubblica e condivisibile, che potete trovare QUI.

Di seguito tutti i video.

 

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Continua al Piccolo Cottolengo genovese la stagione 2016/17 degli incontri di formazione carismatica per il personale

Il 28, 29 e 30 novembre scorsi (a Camaldoli, Castagna e Paverano) si sono svolti tre incontri di formazione carismatica professionale per tutti gli operatori del Piccolo Cottolengo genovese: "Incontro e accanto: l'accompagnamento della persona nelle RSA".
Il titolo è lo stesso del libro che Carlo Boneschi ha scritto per raccontare qualcosa della sua intensa esperienza di OSS per 38 anni al Piccolo Cottolengo di Seregno. Per l'occasione il Vicario provinciale, Don Gianni Giarolo, ha accettato con entusiasmo di partecipare agli incontri, introducendo la testimonianza dell'Autore con una riflessione sulla identità carismatica dei Piccoli Cottolengo.
La formazione carismatica del personale che svolgiamo non si ferma alla pur insostituibile dimensione interiore e spirituale, ma entra anche nelle dinamiche lavorative e di servizio, perché sono proprio queste ultime quelle che raggiungono "i nostri padroni", le amiche e gli amici che abitano e vivono nelle nostre Case. Amiche ed amici da incontrare ogni giorno e con i quali vivere, “con ascolto attento, disponibilità umile e silenzi buoni” come ha testimoniato Carlo Boneschi. “L’operatore si accorge di chi ha di fronte mentre fa, capisce che il suo lavoro è un prestare gesti a chi non li ha più perché la vecchiaia o la malattia glieli ha portati via, o glieli toglie sempre di più. Capisce l’importanza del modo con cui si fa, che non deve essere solo gesto, ma insieme al gesto deve anche esprimere prossimità. Questo vale anche nel rapporto con i colleghi. Chi pone l’accento solo sul fare crea competizione, divide, vuole prevaricare, quel che fa è imporsi… Chi, invece, pone l’accento sul modo crea collaborazione, dà spazio, perché capisce l’importanza del lavoro di rete nel rispondere a un bisogno. I suddetti due modi di porsi esprimono due culture: la cultura dell’avere e la cultura dell’essere. I valori propri dell’avere creano divisioni, mentre la cultura dell’essere crea collaborazione, crea amicizia, e il nostro lavoro deve seminare amicizia”.

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Mercoledì 30 novembre 2016, Don Walter Groppello, accompagnato da Antonino Cerroni, Fabrizio Farina, Roberto Franchini, Marco Interdonato, Paolo Pastori e Demetrio Patrevita, invitato a presentare l’esperienza di gestione della Provincia Religiosa dalla Commissione Salute della USG e UISG (Unione Superiori Generali e Unione Internazionale Superiore Generali), ha illustrato le modalità del servizio svolto dall’Equipe Provinciale in occasione del convegno che si è tenuto a Roma a tema “Laici e Religiosi per una governance condivisa”.
La crescente onerosità e complessità nella gestione delle Opere che si occupano di salute, ha fatto sorgere la necessità, da parte delle Congregazioni impegnate nei servizi alla persona, di confrontarsi ed ascoltare esperienze feconde già in essere, al fine di trarre alcuni spunti per la conduzione delle proprie attività.
Ciò si pone in piena sintonia con le intenzioni della Chiesa, che ha dato indicazioni in merito alla gestione dei beni degli Istituti di Vita Consacrata, e con la richiesta di ricercare una maggiore professionalità nei collaboratori da parte degli enti gestori.
Inoltre, sempre più si sta manifestando un’accresciuta sensibilità, da parte dei Religiosi, nella condivisione della gestione e del carisma con i Laici, esplicitata attraverso una formazione condivisa della gestione dei beni.
Nella fedeltà al carisma, pertanto, occorre ripensare a nuove forme di gestione; i tecnici laici sono chiamati ad assicurare la competenza e a mantenere anche lo spirito dei Fondatori attraverso moderni stili di amministrazione.
Volendo meglio rispondere alle sfide di oggi, quindi, si può proficuamente attingere a vocazioni ed esperienze diverse che sono in grado di arricchire qualitativamente il servizio reso alle persone affidate alle nostre Opere, nel rispetto delle peculiarità carismatiche.
L’incontro si è chiuso con l’apprezzamento dei presenti all’esperienza orionina e con la consapevolezza che la capacità di innovare e di creare modelli che rispondono a esigenze effettive è un segno di attenzione ai bisogni e di “freschezza” creativa; leggere la propria realtà in modo nuovo, suggerisce uno strumento che rappresenta una capacità di governo che non si stacca dall’originalità carismatica.

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